Lo stato futuro 8869832090, 9788869832093

Uomo dall'erudizione multiforme, versato nei più diversi campi del sapere e delle arti, Pavel Florenskij (nato a Ev

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INTRODUZIONE

PAVEL FLORENSKIJ E IL PROGETTO DI UNO STATO FUTURO Kristina Mamayusupova

I.

Pavel Florenskij: una vita tra scienza e religione

La scienza, per secoli considerata antitetica alla religione, si unisce armoniosamente a quest’ultima nell’anima di una poliedrica figura russa del Ventesimo secolo, ben nota alla comunità scientifico-religiosa: si tratta di Pavel Aleksandrovic Florenskij1. Uomo dalla sconfinata curiosità epistemologicognoseologica e logico-linguistica verso la filosofia, la teologia, l’estetica, la poesia, le lingue straniere, la musica, la matemati­ ca, l’ingegneria, la mineralogia, la fisica c la chimica, Florenskij è per di più un autorevole educatore per i suoi figli, per sua moglie e per quella parte dell’umanità che, leggendo i suoi plu­ rimi saggi, partecipa col maestro a un equilibrato dialogo for­ mativo ed educativo. Nato il 9 gennaio 1882 nella piccola città di Evlach (Azer­ baigian), dopo un anno e mezzo circa Florenskij è a Tbilisi (Georgia) a causa del trasferimento lavorativo del padre, inge­ gnere ferroviario dall’alta competenza progettuale e di coordi­ namento. Crescendo con numerosi fratelli (Julija, Elizaveta, Alcksandr, Ol’ga, Raisa e Andrej), il piccolo Pavel è circondato dall’affetto della casa paterna, immersa nel calore umano di una1 1. Per un maggior approfondimento della bibliografia di c su Pavel Florenskij vedasi la dettagliata bibliografia presente nel testo di Maria Gio­ vanna Valcnziano Florenskij. La luce della veritìi (1986), pubblicato da Edizioni Stadium, Roma, c in quello di Avril Pyman Pavel Florenskij. La prima biografia di un grande genio cristiano del XX secolo (2010), edito da Lindau, Torino.

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famiglia unita. Aleksandr Ivanovic (1850-1908) e Ol’ga Pav­ lovna (1859-1951), genitori cólti e dal temperamento sensibile, cercano di preservare l’educazione e l’istruzione culturale dei figli dalla rozzezza e dalla volgarità, da sempre perniciose per l’essere umano-in-formazione-e-educazione. Così, assumendo un atteggiamento di chiusura nei confronti della società, creano, all’interno della loro famiglia, un piccolo mondo, intriso di alta cultura classica. Proprio in questa “serra” culturale spuntano i primi “germogli scientifici” della formazione florenskijana, favorendo l’intensificarsi della sua curiosità per le leggi della natura, la cui struttura morfologica si svela durante un’accurata osservazione delle piante e dei minerali. È il padre a trasmettere a Florenskij il valore essenziale, maturato nel proprio animo durante le approfondite letture di Shakespeare, della Celovecnost’ (Umanità). Tale valore prima­ rio, riposto nell’essere profondo del figlio, rappresenta il punto originario di un complesso sistema morale che l’adolescente tra­ sformerà in maturo equilibrio filosofico-religioso. Nelle figure femminili, ovvero nella madre Ol’ga Pavlov­ na Saparova e nella zia Julija Ivanovna Florenskaja, Florenskij riscontra una pacatezza affettuosa, contraddistinta dalla polarità di distacco e passione. È la zia Julija che, attraverso continui dialoghi concernenti il mondo, la scienza e la vita, alimenta l’autopoietica formazione del nipote, formazione vivificata dal­ la scienza e determinante la sua visione del mondo (mirovozzrenie). L’incessante interesse di Florenskij verso i fenomeni scien­ tifici lo porta all’individuazione, all’interno di essi, dei nuclei noumenici, rintracciabili per mezzo di un’osservazione epistemologico-gnoseologica affiancata a una prolungata analisi logi­ co-dialettica. Tra gli anni di studio presso il ginnasio di Tbilisi (18921900), terminati con la medaglia d’oro, spicca il 1899, quando Florenskij comprende l’incompletezza di un mondo fenomenico separato dall’universale armonia divina. A causa del possente rivolgimento spirituale provocato dalla lettura del testo di Lev Tolstoj Ispoved’ (La Confessione, 1879-82), Florenskij fa la rivoluzionaria scoperta di un primo formema (cfr. Gennari, 6

,’015) trascendentale, nato in séguito all’embrionale interazione col Divino. Ispoved’ raccoglie le più intime confessioni di Tol•tloj sulla propria vita, sprecata nella vana ricerca di fama, suc­ cesso e autenticità, perfetta cornice esistenziale di un ragionare privo di impulso religioso. Assediato dagli interrogativi sull'ovata (ossia la “sostanza”) non più scientifica del mondo, del­ l’uomo e di Dio, Florenskij stende, emozionato, una lettera a Iblsloj che non riceverà risposta. Contraddistinto da un pensieH» che, digiuno di trascendenza, muove verso la religione, Floicnskij apre la sua vita al rapporto dialettico scienza-religione, nel cui segno s’intesseranno la formazione e l’educazione floicnskijane agli albori del Ventesimo secolo. Il Novecento irrompe nella storia, ricca di numerosi episo­ di che daranno vita a un insieme di avvenimenti tragici e cause­ ranno il deformarsi dell’umanità segnata dallo sradicamento dcH’iiinano nell’uomo. Le Rivoluzioni russe, seguite dalle due ( ì ucrrc mondiali, provocheranno il fortificarsi dei regimi totalilari (fascismo, nazionalismo e stalinismo) con il dilagare della morte nel mondo intero, accompagnando la storia mondiale lun­ go il secolo della violenza e dello sterminio. Nel 1900 il giovane Florenskij viene ammesso all’Univer­ sità di Mosca (Facoltà fisico-matematica), dove continua a edi­ ficare le basi scientifiche di una solida conoscenza pluridisciplinare. Alle lezioni di matematica in chiave filosofica del Profes­ sor N. Bugaev (1837-1903), Florenskij affianca i saperi concer­ nenti l’aritmologia, l’astronomia, la fisica, la chimica e la geo­ logia, percependone l’unica voce universale, verso cui tendono anche storia c filosofia, poesia e semiotica: la Scienza. All’ini zio degli studi universitari, Florenskij diviene amico dei poeti simbolisti del Serebrjannyj vek (Secolo d’argento) A. Bclyj (1880-1934), D. Merezhkovskij (1865-1941), Z. Gippuis (1869 1945), A. Blok (1880-1921) e V. Brjusov (1873-1924), la cui poeticità del pensiero e forza sentimentale l’avevano affascina­ lo inaspettatamente. Così, dall’animo florenskijano si sprigiona­ no le prime liriche rivestite da simboli inconsueti: V poezde (Sul treno), Za cteniem Sellinga (Leggendo Schelling), Soli (Il sogno) e Vlesti (Nel bosco). Temi religiosi verranno espressi da 7

Florenskij nelle poesie Otryvok iz gimna (Un brano dell’inno) e Na motiv iz. Platona (Su un tema platonico), facenti parte della raccolta V vecnoj glazuri (Nell’eternità celeste), pubblicata nel 1907. Nondimeno, Florenskij rimane attratto dalle leggi della natura e dalle loro eccezioni: «La legge è un autentico recinto della natura; ma anche il muro più spesso ha crepe sottilissime attraverso le quali si infiltra il mistero» (Florenskij, 1917-1923: 243). Già nel 1902, coordinando all’Università il circolo mate­ matico, Florenskij avvertiva in sé un forte impulso verso la con­ templazione, quando il pensiero oltrepassava tutte le certezze scientifiche e si dirigeva verso il Divino. Educato alla dialetticità dei lavori di Platone e Kant, il pensiero florenskijano, senza l’e­ lemento religioso, risultava fragile dinanzi alla nozione di tota­ lità. E la lettura meditata del Nuovo Testamento e dell’opera Opravdanie dobra (La Giustificazione del Bene, 1897) di Vla­ dimir Solov’ev (1853-1900), nonché rincontro del 1904 con il vescovo Antonij (A. Florensov, 1847-1918) a rinvigorire in Flo­ renskij la determinazione a intraprendere la via del monacheSi­ mo, impegnandosi quotidianamente nella ricerca di Dio, della Pace e della Verità. Gli scritti di maggior interesse scientificoreligioso in questo periodo sono alcuni tra i paragrafi del testo Mnimosti v geometrii (Immaginario in geometria), saggio che vedrà la luce nel 1922. Notevole rilevanza, agli inizi del Novecento, ha poi l’arti­ colo O sueverìi i cude (Sulla superstizione e il miracolo, 19021903), pubblicato nel terzo numero della rivista “Novyj put’” (“La via nuova”), in cui si tratta della fondatezza del miracolo religioso, contrapposto alla falsa credenza della superstizione. Dopo la fusione armonica di scienza e religione, avvertita con certezza nel proprio essere, Florenskij comunica alla madre, nella lettera del 3 marzo 1904, di essere persuaso che col tempo dovranno essere create la «scienza religiosa e la Religione scientifica» (Florenskij, 2015: 559, trad. mia). Conclusi gli studi universitari, Florenskij continua le ricer­ che all’Accademia Spirituale di Mosca (con sede a Sergiev Posad), decidendo irrevocabilmente di consacrare la sua vita “al religioso”. L’esito degli anni trascorsi nello studio religioso è 8

i ondcnstito nel capolavoro Stolp i utverzhdenie istiny (La colon­ na c il fondamento della verità, 1914). Tale saggio è strutturato •mondo categorie filosofico-religiose, quali: istina (verità), iMikovnost’ (essenza meditativa cristiano-ortodossa), Boy (Dio), lisus Christos (Gesù), Svjatoj Duch (Spirito Santo), Ilo.hfslvcnnyj svet (luce di Dio), Troitsa (Trinità), zitizìi’ i \mrit' (vita c morte), pamjat’ (memoria), svjatost’ (santità) c Inule altre. Per questo lavoro Florenskij riceverà lodi mai prima • .ptessc dalle autorità religiose, ma anche critiche filosoficotellglose (la più spietata gli verrà rivolta dal filosofo N. Ilridjaev). Parallelamente alla stesura di questo saggio, intriso di lede cristiana, Florenskij attraversa due eventi fondamentali pei In sua formazione spirituale: nel 1910 sposa Anna Giatsinh »vii ( 1889-1973), che gli darà cinque figli, e nel 1911 entra nel •acenlozio ortodosso. Nonostante l’ateismo sovietico impedisse la libera espres­ sione della vita e del pensiero religiosi nell’uomo, anche attra­ verso la distruzione fisica dei luoghi di culto e l’annientamento spietato del clero da parte dei bolscevichi, la vita privata di Flolenskij, invece, oltre a essere contraddistinta dalla stesura dei saggi dedicati alla Chiesa e al suo rapporto con l’uomo e con I >io, è costantemente alimentata da preghiere e liturgie, svolle did 1912 al 1921 nella chiesa dell’orfanotrofio delle Sorelle di Misericordia della Croce Rossa, situata a Scrgiev Posad. Preci­ samente nel 1917, quando la Rivoluzione russa fa cadere il regi­ me zarista c comincia una lotta con la religione su tutto il terriloiio, Florenskij, prevedendo la sua fine tragica, incomincia a stendere le prime righe del testamento ai suoi figli dal titolo I hi ¡ani moim. Vospominanija proslych dnej (Ai miei figli. Memorie di giorni passati, 1917-1923). In questo breve ma den­ so lavoro pedagogico Florenskij concentra tutte le sue idee fon­ danti la formazione e l’educazione dell’uomo, cercando di ren­ derle esplicite ai figli. Successivamente, nell’atmosfera di un • li II uso terrore della morte, Florenskij, addolorato per lo sradi­ camento della spiritualità dalle anime dell’intero popolo russo, sposta la sua attenzione scientifica dall’insegnamento presso PAccademia Spirituale (svolto tra il 1908 c il 1919 in qualità di 9

Docente di Storia della Filosofia Antica), all’attività di insegna­ mento presso il Vchutemas (Istituto superiore d’arte) e alla ricer­ ca tecnico-scientifica presso la fabbrica “Karbolit”. Lavora nel­ l’amministrazione principale dell’industria elettrica (Glavelektró), impiegando un insieme di competenze fisiche, ingegneri­ stiche ed elettrotecniche. Insistendo nell’indossare l’abito tala­ re, simbolo della sua diretta appartenenza al mondo religioso, Florenskij verrà chiamato dall’insigne poeta futurista Majakovskij (1893-1930) lo «scienziato in tonaca». Proprio negli anni Venti vengono dati alle stampe i testi Dielektriki i ich techniceskoe primenenie (Dielettrici e la loro applicazione tecnica, 1924) e Karbolit. Ego proizvodstvo i svojstva (Carbolite. La sua produzione e le proprietà, 1928); più tar­ di Florenskij firmerà ancora lo scritto Kurs elektrotechniceskogo materialovedenija (Il corso sulla scienza dei materiali elet­ trotecnici, 1932) e decine di articoli della voluminosa Enciclo­ pedia Tecnica (1927-1933). In questo periodo, il pensiero florenskijano ruota anche attorno al plesso categoriale filosofiareligione-cultura, spingendosi verso delicate riflessioni sul cul­ to, sull’icona, sul nome. Il culto di Dio e quello dell’uomo si fondono nel saggio Filosofija kul’ta (La filosofia del culto, 1918-1922) e nel pensiero che, divenuto Divino-umano, assume una dimensione interpretativo-meditativa — esito dell’ermeneusi religiosa — , generando un discorso erotematico sul misti­ cismo, l’esoterismo e la mitologia. Il termine “culto” deriva dal latino cidtus (“coltivazione”, “venerazione” e “adorazione”), ed è proprio il cultus a dare vita alla cultura (dal lat. cultura, deri­ vato di cultus'). Dal culto sgorga la filosofia, ritornando al culto stesso dopo averlo fatto scorrere nel “setaccio” delle categorie religiose. Ed è il culto a emergere nella riflessione plurisemantica dell’uomo, desideroso di diventare /dptg, ossia “pieno di grazia”. Negli anni 1918-1920 Florenskij è segretario scientifi­ co e custode della sagrestia della “Commissione della salvaguardia delle opere d’arte e dell’antichità” presso il Monastero della Trinità di San Sergio (nelle vicinanze di Mosca), per con­ trastare il vandalismo bolscevico, deciso a estirpare dall’anima umana ogni germoglio di fede religiosa. Il magico, l’onirico e

l’invisibile, avvolti nell’estetica e nell’etica della formazione I lorcnskijana, risplendono nei testi Chramovoe dejstvo kak sintez iskusstv (Il rito ortodosso come sintesi delle arti, 1918), Troitse-Sergieva Lavra i Rossija (Il Monastero della Trinità di San Sergio e la Russia, 1918) e Molènnye icony prepodobnogo Sergija (Le icone miracolose del monaco Sergio, 1918), nati dal desiderio di proteggere la libertà ortodossa, la Chiesa e l’icona. In Chiesa tutto si tesse in un’unica tela spirituale, dove la poe­ sia e la musica, insieme alle coreografie religiose, contornano la messa ortodossa, e dove l’abbigliamento dei preti, gli oggetti sacri c il profumo che essi emanano si uniscono in un tutto indi­ visibile. Il ponte tra il mondo visibile e quello invisibile (che si riflettono, incrociati, nell’infinito) viene edificato da Florenskij attraverso l’idea di icona nel saggio Ikonostas (Le porte regali. Saggio sull’icona, 1922). Nella premessa al saggio L’icona come metafisica concreta. Neoplatonismo e magia nella conce­ zione dell’arte di Pavel Florenskij (2011), Chiara Contelli sot­ tolinea che l’icona è un «paradigma dell’arte per annullare i confini tra sé e la realtà che si propone di rappresentare» (Conlelli, 2011: 9); essa è anche «Dio in persona» (ibid.‘. 10); non è quindi l’«“immagine somigliante la verità”, un “come se”, ma è questa stessa verità, e lo è perché la sua prospettiva (rovesciata rispetto a quella rinascimentale) è paradossalmente aderente al modo in cui le cose si offrono alla (...) percezione» (ibid.: 21). In seguito alla campagna bolscevica della sostituzione dei nomi delle istituzioni religiose e del saccheggio dei luoghi di cullo, Florenskij stende un saggio, intitolato Inietta (I nomi, IV24), per riflettere sull’essenza dell’uomo. Essenza conferita­ gli anche dal suo nome, senza il quale l’uomo non esiste né polilicamcnte, né economicamente, né culturalmente né socialmen­ te, e con il quale, invece, torna ad essere. Ogni nome è un mon­ do, i cui strati epistemologici riconducono l’uomo alle origini dello stesso nome: etimologiche, morfologiche e fonetiche, non­ ché antropologiche. Spiritualmente unito all’Apostolo Paolo, Florenskij avvia l’indagine sull’etimologia del nome ebreo Savi (o Saul, Saulle, Saulo). Savi, in cui Paul è insito spiritualmente, deriva dall’aramaico Shaul (“desiderato, richiesto, implorato”), 11

nome della tradizione Biblica risalente agli anni dal 1022 a.C. al 1000 a.C. portato già dal Re d’Israele Saul. Lo stesso Paolo di Tarso fu chiamato Saul prima della sua conversione dal giudai­ smo al cristianesimo. Florenskij considera ciascun essere umano quale anello di un’infinita catena genealogica. L’eredità storico-genealogica della propria stirpe è concentrata, secondo Florenskij, nel nome umano, specchio dell’essenza (suscnost’), del fondamento (osnova) e dell’autenticità (podlinnost’) dell’uomo che si è. Anche il cognome rivela l’identità storico-geografica dell’uo­ mo; così, provenendo da Flora, la Dea dei fiori, il cognome Flo­ renskij sembra sia “tessuto” con fiori; floreas, inoltre, si associa al nome Florentsija (Firenze), uno dei paradisi storico-artistici della cultura mondiale. Parallelamente a Jmena, Florenskij lavora al saggio U vodorazdelov mysli. Certy konkretnoj metafiziki (Agli spartiac­ que del pensiero. Caratteristiche della metafisica concreta, 1917-1926), interrogandosi sull’antropologia filosofica. Coa­ diuvata dalla filosofia, l’antropologia cerca di interpretare l’uo­ mo quale segno, simbolo e forma di Dio e, basandosi sul meto­ do dialettico, mira a descrivere l’uomo, ponendogli interrogati­ vi epistemologico-gnoseologici mai definitivamente risolti e percorrendo le strade della riflessione metafisica. Due anni dopo, il 21 maggio 1928, Florenskij viene arresta­ to poiché accusato di aver partecipato a un evento di natura con­ trorivoluzionaria, ove un ignoto aveva sparato a un capo del Comitato de\VAgitprop. Il giorno successivo Florenskij viene condotto nella prigione moscovita di Butyrskaja per essere inter­ rogato circa le sue idee politiche. Lì afferma di rispettare lo zar Nicola II riconoscendo altresì il potere sovietico quale «unica forza reale, capace di migliorare la condizione» attuale «delle masse», e aggiungendo però che «su alcune azioni del governo sovietico non» è «d’accordo» in quanto «assolutamente contra­ rio a qualsiasi tipo di intervento degli Stati Esteri, sia esso mili­ tare o economico» (Igumen Andronik, 2007: 104-105, trad. mia). L’8 giugno 1928, in séguito all’annullamento della condanna, Florenskij viene liberato, ma le sue case — quella di Mosca e 12

• pirlla di Sergiev Posad — sono sottoposte a regolari perquisi­ zioni. Presagendo il suo arresto, già nel 1917 Florenskij aveva Iniziato a stendere il testamento (di spiccato valore pedagogico) Dcljam moim (Ai miei figli), che verrà terminato solo nel 1921. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 1933, accusato di nVcr guidato un’organizzazione controrivoluzionaria nazi-fascisln — chiamata Partito della Rinascita Russa e creata nel 1932 dagli uomini del NKVD (Commissariato del Popolo per gli Afla11 Interni) per la lotta contro soggetti “socialmente pericolosi” — Florenskij viene nuovamente arrestato. In carcere Florenskij dii fonde calunnie su sé stesso per salvare i compagni detenuti, contribuendo così alla riduzione della loro pena complessiva (che terminerà comunque con feroci fucilazioni). La condanna definitiva viene pronunciata da una trojka (tre uomini) dell’OGl'tl (Direttorato Politico dello Stato): dieci anni di lavoro nei lngcr a partire dal 25 febbraio 1933. Il 15 agosto dello stesso unno, Florenskij viene deportato verso l’estremo oriente russo: nel lagcr “Svobodnyj”, in cui getterà le basi di una nuova scien/n, la merzlotovedenie (glaciologia). A ottobre del 1934 Fioren­ do I viene trasferito nel lager “Solovetskij” (SLON, acronimo di Solovetskij Lager’ osobogo Naznacenija, in italiano si traduce con la parola “elefante”), situato sulle isole del Mar Bianco. Lì, dinante tre anni di lavoro, darà vita alle prime teorie sulle alghe (palcobotanica), affiancandole a riflessioni sulla microbiologia. Inoltre, insieme a N. Brjantsev (1889-1937) e R. Litvinov (18901937), estrarrà lo iodio c l’agar-agar, lavorerà nella biblioteca locale catalogando libri in lingua straniera e pianificando l’orga­ ni//azione di una mostra poligrafica, impartirà lezioni di fisica agli adulti dirigendo inoltre il centro matematico degli ingegneiì, e terrà lezioni di matematica. Nel frattanto completerà il poe­ ma Oro (che dalla lingua degli oroceny si traduce in russo con la parola olen’, “alce”), dedicato al figlio più piccolo Michail, soprannominato Mika: vi si narra dell’amicizia di un bambino della popolazione di oroceny con un prigioniero georgiano, dive­ nulo successivamente eccellente studioso dei ghiacci. L’occhio della censura del SLON è costantemente fisso sulle lettere di Florenskij e su quelle dei suoi familiari, nonché 13

sulle parole spese dallo scienziato nelle conversazioni con i pri­ gionieri. Nelle sue lettere (in totale circa 105) inviate alla fami­ glia dalle isole Solovetskie, soltanto una volta Florenskij nomi­ nerà Dio, attraverso la parafrasi «Volontà Superiore». Un’altra occasione si offrirà nel poema Oro, dove, rivolgendosi al figlio piccolo, scriverà affettuosamente: «Vorrei che ti coprisse il silenzio Divino» (Florcnskij-Zhivolup, 2004: 429, trad. mia). Nel 1937 avviene la trasformazione del lager “Solovetskij” in prigione speciale e così, ad agosto dello stesso anno, dalla pri­ gione circa 1200 prigionieri verrano trasferiti a 232 km di distanza da Leningrado, nel Lodejnoe Pole. Lì essi saranno suc­ cessivamente fucilati tra la fine di ottobre e l’inizio di novem­ bre. La stessa sorte toccherà a Pavel Florenskij, con altri 508 prigionieri, 1’8 dicembre 1937. Infine, a confermare la genesi scientifico-religiosa dei generatori culturali (cfr. Gennari, 2018) florenskijani, sono la storia e la cultura russa a partire dall’ottocento, di cui la forma­ zione, l’educazione e l’istruzione dell’insigne scienziato russo si alimenteranno quasi impercettibilmente.

2.

Dalla rinascita spirituale russa dell’ottocento al pensiero filosofico-religioso nel periodo sovietico

Prima che il pensiero filosofico-religioso russo divenisse epicentro del Novecento, fu necessario un lungo cammino, con­ traddistinto dalla rinascita spirituale del popolo russo a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. Nel 1755 l’Università di Mosca apre le porte ai primi studenti, offrendo loro l’insegna­ mento laico della filosofia. Sul fronte storico, invece, l’anno 1812 è segnato dalla sanguinosa sconfitta delle truppe napoleo­ niche per mano dell’impero russo. Nella società si osserva una rapida diffusione di idee slavofile, espresse tramite il concetto di sobornost’ (ecumenicità), coniato dal filosofo, teologo e poeta russo A. Chomjakov (1804-1860). Nel suo testo Tserkov’ odna (La Chiesa è una, 1864), pubblicato postumo dalla rivista orto­ dossi) “Pravoslavnoe obozrenie” (“La rassegna ortodossa”), si 14

legge: «La Chiesa» è detta «sobornaja (...) e apostolica, perche essa è una sola e santa, perché essa appartiene a tutto il mondo r non ad una qualche località» particolare, «perche per suo tra­ mite si santifica tutta l’umanità e tutta la terra» (Chomjakov, I864: 18). L’idea chomjakoviana sull’universalità della Chiesa si affianca successivamente a quella di un percorso autentico che l’impero russo dovrà percorrere. La rinascita spirituale russa si consolida soprattutto nel XIX secolo con scrittori come F. Dostoevskij (1821-1881) e L. Iblstoj (1828-1910), nonché con il celebre filosofo V. Solov’èv (1853-1900) insieme ai simbolisti D. Merezhkovskij (18651941), Z. Gippius (1869-1945) e V. Ivanov (1866-1949), grazie al cui operato, il pensiero filosofico-religioso si irrobustisce nel­ la conoscenza di Dio. Nel 1879 Tolstoj, l’autore che influenzerà Florenskij con le sue idee filosofico-religiose, fino ad allora altratto solo dall’«autoperfezionamento» (Pacini, 2000: 105) laico, cristianizza il proprio pensiero, stendendo lo scritto Ispovrd' (La confessione, 1879-82), in cui afferma che «tutto resi­ stente — così come al principio di ogni cosa — si cela nell’inIinilo» (Tolstoj, 1879-82: 96). Nel 1882, Tolstoj aggiungerà al l’opera tre pagine conclusive, in cui racconterà del sogno deci­ sivo per la sua conversione all’Ortodossia. Il protagonista, sdraiato su un letto posto all’altezza di una torre, è sospeso nel­ l’aria, trattenuto miracolosamente da una sola cinghia: ultima tra quelle di corda intrecciata, fissate ai lati del letto. Presenten­ do la prossima caduta, il protagonista rivolge in alto uno sguar­ do supplichevole e sente una voce discendere su di sé: «Bada! E proprio questo!» (ibid.: 98). Il protagonista scopre nel suo inti­ mo la più felice beatitudine: «E anche senza guardarmi attorno, avverto con tutto il corpo la cinghia su cui mi reggo. E sento (...) che mi reggo saldamente» (ibid:. 99). Nel Diciannovesimo secolo l’uomo si percepisce quale csscrc-in-cerca-di-Dio, lacerato dal raskol (Io scisma) settecenlesco che divise, a causa delle riforme niconiane, la Chiesa rus­ sa in Chiesa ortodossa e staroobrjadtsy (movimento dei Vecchi Credenti). I testi dei maggiori scrittori russi in quegli anni sono innervati dal plesso categoriale religione-vita-verità. 15

Un alleo insigne pensatore del XIX secolo che influirà sul pensiero filosofico-religioso nel periodo sovietico è Vladimir Solov’èv (1853-1900). Le illustri menti filosofiche di P. Floren­ skij, N. Berdjaev c S. Bulgakov, affiancate alla sensibile poeticità simbolista di A. Bclyj, V. Ivanov e A. Blok assorbiranno le sue idee, disseminate nel testo del 1897 Opravdanie dohra (La Giu­ stificazione del Bene). Per Solov’èv, l’essenza dell’uomo — la forma interiore assoluta — genera il bene dopo aver provato il pudore, al quale si accostano pietà e devozione, elementi carat­ terizzanti l’uomo stesso quale soggetto morale. Nelle pagine del­ lo scritto l’autore indaga l’eticità del bene in rapporto al dogma religioso. Secondo Solov’èv, il Bene Assoluto è Dio e l’uomo — essere imperfetto — lo accoglie per avvicinarsi alla perfezione. Inoltre, i Tri rcizgovora o vojne, progresse i kontse vsemirnoj istorii, so vkljuceniem kratkoj povesti ob Antichriste (I tre dialo­ ghi e il racconto dell’Anticristo, 1900) — opera presto proibita dalla censura ecclesiastica — mette in chiaro il collegamento tra alcuni elementi della verità cristiana e il problema del male. Nel­ l’Appendice al testo Solov’èv formula il quesito che ciascun cit­ tadino russo da sempre rivolge a se stesso: “Cosa ne sarà della Russia nel futuro?”. La risposta non tarda a delinearsi: «Di lei sarà ciò che piace a Dio» (Solov’èv, 1900: 232). Il pensiero mistico sul futuro dell’impero russo si annida nella teorija vseedinstva (teoria dell’unitotalità), concernente innanzitutto l’Essere, e palesata anche nel testo metafisico del 1878 Ctenija o Bogocelovecestve (Sulla Divinoumanità e altri scritti), in cui Solov’èv afferma che la religione è il legame dell’uomo e del mondo con l’origine assoluta e con tutto ciò che è vivo (cfr. Solov’èv, 1878). Si potrebbe parlare di una formazione Divinoumana dell’uomo, concepita da Solov’èv come «sintesi tra la scienza, la filosofia e la teologia» (Modesto, 1990: 8) e realizza­ ta conseguentemente da Florenskij nei suoi molteplici saggi. All’inizio del XX secolo le idee religiose vengono coltiva­ te in circoli intellettuali di visibilità politica pressoché nulla. A San Pietroburgo, negli anni 1901-1903, si svolgono una ventina di incontri filosofico-religiosi, vólti ad avvicinare gli uomini di cultura, chiamali anche bogoiskateli (coloro che cercano Dio),

lilla lede ortodossa. 1 temi di questi incontri, organizzati dai sim­ bolisti Mcrczhkovskij e Gippius, dal filosofo Rozanov e da altri, vertono sulla questione della Chiesa, dello Stato e deWintelligcnlsija russa, sui possibili rapporti reciproci e sulla libera osservazione dei dogmi religiosi. Presto Merezhkovskij, inizial­ mente entusiasta della partecipazione attiva nella rinascita reli­ giosa russa, resta però deluso dalla Chiesa e le rivolge una crili» a spietata. I risultati di tali incontri si registrano nella rivista "Novyj put’” (“La via nuova”), dove nel 1904 vengono pubbli­ cati anche alcuni articoli di Florenskij. Per reprimere la “rivolu­ zione delle idee” maturata durante tali riunioni c scatenatasi poi del initi vamente sotto forma di tumulti, scioperi e manifestazio­ ni. lo zar Nicola II emana le Regole temporanee minacciando i partecipanti agli scioperi, ovvero gli studenti, di sospensione c coscrizione. Nel frattempo, la rivista di V. Lenin “Iskra” (“La scintilla”) tenta nei suoi articoli di avvicinare gli studenti al movimento operaio. Florenskij, anch’egli studente, non è pre­ sente tra gli scioperanti, ma nel 1901, sentendosi comunque par­ tecipe dei disordini socio-politici, redige un’autodenuncia, inviandola al Rettore universitario: «Ho l’onore di comunicare a Vostra Eminenza che io, comprensivo verso i miei compagni i lic hanno partecipato ai disordini e considerando me stesso moralmente solidale con loro, chiedo e esigo una punizione uguale alla loro, in quanto non sono stato presente fisicamente a essi a motivo di alcune mie considerazioni, che oggi certo non mi avrebbero impedito la partecipazione ai disordini» (Floren­ skij, 2011: 311, trad. mia). Tale documento viene misteriosa­ mente “smarrito” da N. Bugaev, Direttore della Facoltà fisico­ matematica, per preservare il futuro del promettente scienziato lusso. Ulteriori manifestazioni dei giovani universitari esplodeinnno nel 1905, quando Florenskij, ormai studente dell’Accade­ mia Spirituale di Mosca, pronuncerà nel suo circolo filosofico una dissertazione dal titolo “Absoljutizm i anarchija” (“Assolu­ tismo c anarchia”), che verrà pubblicata per la prima volta in Russia negli anni Novanta con il titolo O tseli i smysle progres­ so (Sull’obiettivo e sul significato del progresso, 1905). I celebri incontri filosofico-religiosi, tenuti a San Pictro17

burgo agli inizi del Novecento, favoriscono la formazione del pensiero filosofico-religioso di P. Florenskij, V. Rozanov, S. Bulgakov e N. Berdjaev. L’amicizia di Florenskij con Bulgakov, filosofo religioso, prete e teologo che nel giugno 1918 diventerà sacerdote e quattro anni dopo verrà espulso dall’Unione Sovie­ tica in quanto “soggetto appartenente al clero”, e con Rozanov, filosofo religioso e critico letterario, si consolidano attraverso un intenso scambio epistolare, ricco di riflessioni e critiche. I temi principali delle lettere tra Rozanov e Florenskij, datate 1903-1919, concernono la religione, l’ebraismo, il cristianesi­ mo, la Chiesa, la Sofìa, il linguaggio, l’arte, la genealogia, la famiglia e la gnoseologia. Inoltre, le lettere ospitano discorsi antitetici sull’uomo e su Dio, sul finito e sull’infinito. Rozanov ritrova la fede cristiana grazie all’“accompagnamento spiritua­ le” di Florenskij. Nel 1919, prima di unire definitivamente il suo spirito a Dio, Rozanov farà la sua ultima confessione davanti a Florenskij, divenuto dal 1903 il suo padre spirituale. Con Bulgakov, prima fiancheggiatore di Berdjaev ed ex marxista, quindi prete ortodosso e caro amico, Florenskij si incontra nel 1910 presso il circolo della formazione religiosa, dove entrambi cercano la verità in Dio. Così, nel 1914 Floren­ skij dà alla luce il suo capolavoro Stolp i utverzhdenie istiny (La colonna e il fondamento della verità), mentre negli anni 1911-16 Bulgakov stende il testo Svet nevecernij. Sozertsanija i umozrenija (La luce senza tramonto), pubblicandolo nel 1917. Analiz­ zando il rapporto tra il trascendente e l’immanente, Bulgakov nega l’esistenza di un “sapere spirituale” necessario a conosce­ re Dio, poiché Dio è libertà, Dio è miracolo. Il mistero (ovvero il trascendente) può manifestarsi avvicinandosi all’immanente attraverso la rivelazione, che è, per Bulgakov, l’elemento gno­ seologico della fede in Dio. I dogmi, invece, secondo Bulgakov, devono essere considerati quale tentativo di immanentizzare l’essenza trascendente della religione (cfr. Bulgakov, 1917). Nel 1922 Bulgakov viene esiliato all’estero e Florenskij non lo vedrà mai più. Dio ha unito i loro spiriti, così come nel mondo immanente il pittore russo M. Nesterov (1862-1942) ha affian­ cato i due grandi pensatori sovietici nel quadro “I filosofi”. Nel 18

1922, mentre Florenskij dà alle stampe i suoi saggi Mnimosti v >< c Ikonostas, con il mercantile tedesco “OberbiirgmeiMei llaken”, ribattezzato da M. Glavatskij “nave dei filosofi”, vengono allontanati per sempre N. Losskij (1870-1965), S. Bulgnkov (1871-1944), S. Frank (1877-1950), L. Karsavin (1882I9*>2), I. ll’in (1882-1954) e tutta l’élite dell’intelligentsija rus