Teoria della illusione finanziaria


239 60 45MB

Italian Pages 303 [301] Year 1903

Report DMCA / Copyright

DOWNLOAD PDF FILE

Table of contents :
Teoria della illusione finanziaria
AL LETTORE
CAPO I. - Dell'illusione politica in generale
1. Illusione politica, sua natura e sue divisioni
2. Spinta e controspinta contributiva
3. Gli enetti delf illusione finanziaria sono rappresentabili con espressioni grafiche. Punto d' indifferenza. Linea d'indifferenza
4. Gli effetti dell'illusione ottimistica e pessimistica espressi graficamente
5. Come i cittadini e i contribuenti prendano un posto speciale nello Stato a seconda dei loro calcoli edonistici
6. Come sul postopreso dai cittadini e contribuenti nello stato influisca l'illusione
II. - L'illusione finanziaria
7. Specie fondamentali di illusioni nelle spese pubbliche
8. Specie fondamentali d'illusione nelle entrate pubbliche
9. Illusioni per occultamento degli effetti penosi immediati dell'imposta. Modi coi quali l'occultamento è ottenuto: 1°. Coll'avvicinamento delle pene inflitte dall'imposta a certi momenti di intenso benessere del contribuente
10. Illusione per occultamento degli effetti penosi immediati dell' imposta. Modi coi quali l'occultamento è ottenuto: 2°. Coll'avvicinamiento delle pene infiitle da una imposta a pene infiitte da alire imposte o da eventi penosi estra-finanziari
11. Illusioni per occultamento degli effelti penosi immediati dell'imposta - Modi coi quali l'occultamento è ottenuto: 3° Collo sminuzzamento dell'imposta in modo, che questa si trasformi in una, serie di stimoli non eccitanti sensazioni penose o eccitanti una serie di sensazioni penose decrescenti
III. - Occultamento di masse di ricchezza requisita in relazione alle singole fonti di questa
12. Dell'illusione per occultazione di ricchezze requisite in generale
13. Occultamento di ricchezza requisita nei redditi e nelle alienazioni dei beni demaniali
14. Occultamento di ricchezza requisita nel prezzo dei prodotti
15. Occultamento di ricchezza requisita colle alterazioni della moneta
16. Occultamento di perdite di patrimonio in dipendenza dalle imposte e dai prestiti
17. Occultamento dell' ammontare dei prestiti pubblici e dei loro interessi
18. Occultamento di ricchezza requisita mediante la vendita di uffìci pubblici
19. Occultamento di ricchezze requisibili con false promesse dell' autorità pubblica
IV. - Occultamenti nella quantità, qualità e durata delle spese e delle entrate pubbliche in sede di bilancio
20. Varie specie di talioccultamonti
21. Occultamenti più o meno larghi dell'imposizione nel suo insieme e della spesa con istituti e pratiche attinenti alla struttura contabile del bilancio d'entrata e d'uscita
22. Segue l'argomento del paragrafo precedente
23. Occultamenti più o meno larghi dell' imposizione nel suo insieme e della spesa con istituti e pratiche attinenti all' alta amministrazione
24. Istituti e pratiche attinenti all' alla amminisirazione elle occultm'ono l'insieme delle entrate e spese pubbliche in modo indiretto
25. Continuazione
V. Occultamento nella qualità, quantità e durata delle spese e delle entrate pubbliche in sede di bilancio
26. Occultamenti nella qualità, quantità e durata delle spese e delle entrate pubbliche con fatti d'indole còntabile
27. Segue l'argomento con speciale riguardo alla Francia
28. Fatti d'indole contabile o anche d'indole politica, dipendenti dall' opera delle persone incaricale della formazione del bilancio
29. Occultamenti dell' imposizione nel suo insieme con ordinamenti d'indole costituzionale. I - Occultamenti dipendenti dalla composizione degli organt incaricati dell' approvazione del bilancio
30. Occultamento dell'imposizione nel suo insieme con istituti e provvedimenti d'indole costituzionale.-II Occultamenti dipendenti dalla composizione degli organi incaricati del controllo del bilancio
31. Conclusione
VI. - Illusioni dipendenti dal collegamento dell'imposta a piaceri d'origine privata del contribuente
32. La spinta contributiva in dipendenza da certe soddisfazioni immediate del contribuente
33. Soddisfazioni, piacevoli d'origine privata, alle quali furono legate te imposte sui trasferimenti della proprietà a titolo gratuito
34. Soddisfazioni piacevoli d'indole prit'ata, alle quali furono legate le imposte sui trasferimenti a titolo oneroso
35. Soddisfazioni piacevoli d'indole privata, alle quali furono legate certe imposte di consumo
VII. - Servigi pubblici speciali ingranditi da godimenti di origine privata i quali attenuano il peso dell'imposta
36. lnfiuenza, che eventi privati piacevoli esercitano nel giudizio dell'utilità fornita da servigi pubblici speciali
37. Soddisfazioni dipendenti da vincoli familiari e colpite da tasse
38. Soddisfazioni dipendenti da divertimenti pubblici o privati e colpite da tasse o da imposte
39. Soddisfazioni collegate all'apertura di esercizi industriali e colpite datasse o da imposte
40. Soddisfazioni collegate alla frequenza di scuole pubbliche e all' ottenimento di gradi onorifici lucrativi, e colpite da tasse o da imposte
41. Soddisfazioni dipendenti dal recente ottenimento di un uffìcio pubblico o di una promozione e soggette a tasse o ad imposte complementari
42. Soddisfazioni speciali di classe, pròvocate dall'imposta ed attenuanti il peso di questa
VIII. - Illusione finanziaria scaturente dal porsi di uu male maggiore evitabile minore dell'imposta
43. Natura di questa fallacia e sue specie più importanti
44. L'imposta nuova erroneamente preferita ad una vecchia
45. Mezzi d'attenuazione del peso d'imposte ingiustamente pagate
46. L'imposta apparente come mezzo di liberazione d' un'offesa agli scopi giuridici o di prosperità dello Stato
IX. - Illusione finanziaria mediante associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene
47. Una legge psichida e la sua applicazione nella finanza
48. L'imposta stabilita sul contribuente nel momento dello sfacelo delle sue sostanze
49. L'imposta sui condannati
50. L'imposta di successione sui parenti più prossimi del defunto
51. Le varie specie d'illusione nelle imposte di successione
52. L'attenuazione del peso delle imposte di successione pei parenti più prossimi del defunto dipende da un l'estringimento dei bisogni dei sensi speciali
53. Altre imposte, stabilite in occasione della morte di un prossimo parente, delle quali la penosità è mitigata o annullata da un restringimento dei bisogni del sensorio comune
54. Associazione delle pene delle imposte fra loro
X. - II1usione dipendente dalla dissuciazione della ricchezza requisibile
55. Una nuova mitigazione della sensazione penosa, derivante dal frazionamento dell'imposta
56. Essa si fonda in, primo luogo su due leggi psico-fisiche
57. Essa si fonda inoltre su ragioni in dominio della Teoria finanziaria
XI. - Illusione sulla persona
58. Sua natura e partizioni fondamentali
59. Illusione sulla persona del contribuente attraverso il tempo. a) L'imposta consolidata su contribuenti passati ed apparente su contribuenti presenti
60. Illusioni sulla persona del contribuente attraverso il tempo: b) Appoggiate sulla erronea convinzione nelle generazioni presenti di essere liberate dagli effetti penosi di tributi, stabiliti su genelazioni passate
61. Illusioni sulla personli del contribuente attraver so il tempo: c) Apparente liberazione dei contribuenti attuali con un supposto riversamento di gravame sui futuri
62. L'illusione per errore sulla persona di contribuenti contemporanei: a) Si vede un contribuente di fatto in chi non è tale
63. L'illusione per errore nella persona di contribuenti contemporanei: b) Si vede una persona esente da imposta in chi la sopporta
XII. - L'Illusione finanziaria nelle varie classi sociali
64. L'illustone nella persona del contribuente
65. Come si distribuisca l'illusione circa le spese pubbliche fra le varie classi sociali
66. Segue l'argomento
67. Come si distribuiscono fra le classi sociali le varie specie d'illusione nelle entrate pubbliche. a) Le illusioni sulle imposte dei ceti superiori
68. Come si distribuiscono fra le classi sociali le varie specie d'illusione. b) Le illusioni sulle imposte dei ceti inferiori
69. Conclusione
XIII. - L'illusione finanziaria nel suo sviluppo storico
70. L'illusione finanziaria nei primi Secoli dopo il mille
71. L'illusione finanziaria nel periodo feudale
72. L'illusione finanziaria nel periodo borghese
XIV. - Le cause dell'illusione finanziaria
73. Le circostanze più speciali e variabili e le circostanze meno speciali e meno variabili, determinanti l'illusione finanziaria
74. L'estremo movente delle illusioni tributarie dipende dalla costituzione economica e dalle sue vicende
APPENDICE. - Della disillusione finanziaria
1. La disillusione finanziaria nell' epoca moderna
2. Come i motivi della disillusione finanziaria siano prevalentemente economici
3. La disillusione finanziaria nel secolo XVIII
INDICE
Recommend Papers

Teoria della illusione finanziaria

  • 0 0 0
  • Like this paper and download? You can publish your own PDF file online for free in a few minutes! Sign Up
File loading please wait...
Citation preview

PROF. AMILCARE PUVIANI deli' Univel'sità di Perugia

TEORIA DELl.A

ILLUSIONE FINANZIARIA 11 yulgo ne ya sempre preso oon quello ohe pare.. . e 1Iel monùo non è se non vlllgo, e gli pochi han 1000 quando gli altri non hanno dove appoggiarsi. MAcHlAvEr.LI, Il pt"incipe, oap. XIII. Fra le istruzioni; ohc un tedesoo dava Il Cado IV vi era questll: Quando l'Imperatore entrerà in unl\ oittà, faooia gridm'e: « ViYIl l'ol1ore, viva la santa libertà, IllUOillllO le gabelle o i dazi j eoco 11. grazia di Cosllro, ohe oon paco e giustizi" abbatte ogni tirannide.» Queste parole aocendo\'a1l1l0 i OIlOri dei cittadini e il pupolo adorerà. il suo nomc. OIlJRARIO, Econumilt del medio evo, I, p,205. E se pure PIlÒ darsi una regola generllle, da modificarsi nei oasi particolari Il seoonda dello circostanzo, sarà. quella che rende i pesi, quànto più è possibilo, insensibili ed occulti, siechè i sudditi paghino volontariamente, senza la necessità di venire alln coazione forzosI!.. DE LUCA, Il principe cristiano p"atico, Roma, 1680, p. 244.

1903 REMO SANDRON -

EDITORE

Libraio della R. Casa MILANO-P ALERMO-N APOLI

OPERE DELLO STESSO AU'rORE Il Sistema Economie') Borghese ÙI. rapporto alla civiltà. Zanichelli. Bologna. Questioni Preliminari ad uno studio clell'Imposta nei ./l'a7Jbricati. « Archivio Giuridioo ». Fava. e Garagnaui. Bologna. Il Contenu/o deU I Imposta su; FablJricltti. Santu(\ci, Perugia. Il Prodotto Ricostituente 11 e Il' Indlls/I·ja dei Fa7Jbriclcti. «Arohivio Giuridioo •• Fo.va (\ Garagnl1ni. Bologna. Teoria de li' Illusione Finanziaria. Sandi·on. Palel·mo.

OPUSOOLI Moventi c Fenomeni Economici in una casa di forza, «Riforma Sooiale., faso. XII, allno Il, volume IV. Il Problemct Edonistico nella Scienza delle Finanze. «Riforma· I!ooio.le!>, faso. V, a.nno III, volume VI. Sulle Idee Finanzial'ie di Adct1no Smith. « Riforma Sooiale •. fasc.I, anno V, Tolnme VIII. OsscI'vazioni In/lla Spinta Oontt'i[Jtltivlt delle Tasse: «Giorna.lo degli Eoonomisti 1>, Volume XV, Agosto. SuUa Ragione dell' ImpORta. «Giornale degli Economisti., Volume XXII, Gennaio.

eco., eoc.

Proprietà letteraria dell' Editore REMO SANDRON

TiP. fRATELLI VENA, PALEftMQ,

AL LETTORE Circa la prima metà di questo laroro apparve nel 1&97, in parte (capi I- VI) negli Annali della Facoltà Giuridica dell' Università di Perugia ed in pa'rte (cap. VII) nel Giornale degli Economisti. Essa qui riappare, ma considerevolmente accresciuta e corretta. La seconda 'metà circa di questo volume viene ora alla luce per la prima volta. Non di meno essa era giti stata se'ritta quattro anni or sono. L'opera adunque, nella sua interezza, a1Jrebbe potuto essere pubblicata da molto tempo, se cir'C(lStanze estranee .alla m.ia volontà non vi si fossero opposte. Esse hanno avuto per effetto anche di disamorarmi di ricerche, che un dì m'interessarono e di distogliermi dal proposito altra volta espr'esso nella Riforma Sociale (llproblema edonistico nella scienza delle finanze) di scrivere due monografie, l'una sul-l'Illusione Politica e l'altra sui Mali di coazione e .

i

.

6

beni di corruzione. Quest'ultùno argoménto ho fugace ..

mente esposto nelle sue linee pii;, generali nel cap. XII, § 69 di questo volume. Non ho saputo indurmi a fare altrettanto, cpme logicamente avrei dpvuto, dell'altro tema, la teoria dell' Illusione Politica; qui le mie ricerche erano state più numel'ose e mi é mancato l'animo di "accoglierle e forse di sciuparle in poche pagine.

-

. ~ . . .. ~ . . . ~ /

.

CAPO I.

Dell'illusione politica in gene1 ale. 1

§ 1.

Illusione politica, sua natura e sue divisioni. Per illusione s'intende una rappresentazione erronea nella nostra mente di fenomeni per forza di circostanze della più varia natUl'a. Queste forze, conducenti il. tali risultati, . considerate nella loro attività, connessione e continuità, costituiscono il processo attivo dell'illusione. In quanto l'illusione sia ottenuta da queste forze in modo indiretto, f~rtivo , mascherato, può essere detta suggestione (da sub-ge~·ere). Chi subisce l'illusione, il suo soggetto paziente, chiamasi illuso. Di tutte le illusioni, in cui possiamo cadere, una specie particolare assai comprensiva è quella delle illusioni politiche, la quale in ampio senso comprende i giudizi politici erronei delle masse sociali. Questa specie di illusioni include yarie soltospecie: noi ci limitiamo a ricordare qui .l'illusione pOlitica in stretto senso e l'iliu-

8

sione finanzia1'ia. La pl'ima si riferisce alle fallacie delle masse intorno ai fini dello Stato e agli effetti della sua attività; la seconda si riferisce agli erl'ori su certi mezzi,

e 110n su tutti, che l'ente politico adopera per raggillngere i suoi scopi e più precisamente sulle entrate e sulle spese pubbliche. L'illusione finanziaria racchiude adunque una categoria di errori che tende ad alterare il co. sto dello stato, ed un' altra che tende ad alterarne l'utilità. Gli errori studiati dalla teoria dell' illusione nelle spese pubbliche nOll rappresentano tutti quanti gli errOl'i, che tendono ad alterare l'utilità dello Stato nella nostra mente, ma soltanto qu~lli che si riferiscono a certe modalità dell'impiego del danaro pubblico, mentre gli alt1'i er1'ol'i, che si riferiscono alle conseguenze dell'attività politica o ai fini dello Stato o che sono a questi più intimamente cOlluessi, sono chia1'iti dalla teoria dell' illusione politica in sh'etto senso. ID pa1'i modo, gli errori studiati dalla teoria dell' illusione nelle entrate pubbliche non costituiscono tutte le fallacie possibili in-'tOl'110 al costo dell' elite politico, ma solo quelle che si rifer'iscollO al costo pl'odotto dalla imposizione, e non già quelle che hallllo rigua1'do ad altre specie di pene inflitte dallo Stato: sel'vizio militare, servizio di giurato, l'estl'izioni imposte dalle leggi alla libertà ed alla propl'ietà, persecuzioni a certe classi, ecc. Adunque possiamo dire che per illusione finanzia,.r·ia s'intende una l'appresentazione e1'ronea delle ricchezze pagate o da pagal'si a titolo d'imposta o di ce1'te moda.. lità del 101'0 "impiego, 'l'ali el'1'ori, che possono essere considerati l'ispetto alla condizione 1~eale (modo di essere presente, passato o futul'o) delle entrate e delle spese pubbliche ed hanno quindi pel' questo l'iguardo una importanza speculativa o teoretica, assumono una specialissima importanza pra, tica in quanto per essl:'consideratirispetto ad uno stato ideale della finanza, tenda a modificarsi il valore, che il suddito, il cittadino, il-contl'ibuente attribuiscono allo Stato, e la loro condotta polit~ca, I giudizi nelle spese

9

pubblich~, coll' ocçultare certi impieghi di danal'o, col metterne in evidenza altri, riescono ordinariamente ad esagerare il valore dello Stato, ma talvolta anche a scemarlo oltre i giusti limiti. Anche i giudizi er['onei sulla imposizione possono accrescere eccessivamente,!' entità di. ques~a o attenuarla, il quale ultimo caso avviene assai più di frequente. Pel' modo che le nostre ricerch~ d~vl'anno sovratutto avere per materia errori sulle spese e sulle enti'ate pubbliche aventi pel' risultato di scemare il costo e di accrescere l'utilità dell'ente politico, appunto perchè tali furono quasi' sempre gli effetti dell'illusione finanzial'ia. Non trascureremo tuttavia di studiare quei momenti eccezionali in cui l'illusione finanziaria si risolve in una occultazione di servizi pubblici veramente resi e in una esagerazione del peso e dei difetti delie imposte (capo XV). L'illusione nella sua tendenza a modificare il giudi-;zio valutativo dello stato e più particolarmente nei suoi ~ffetti sul benessere dell'illuso è piacevole ed ottimistica O dolorosa e pessimistica. Illusione piacevo'.e si ha quando essa, col rappresentare maggiore del vero la somma dei vantaggi ottenuti od attendibili dagli ' enti politici e minore del vero la somma delle prestazioni da 101'0 chieste, ha pel' effetto di aumentare la nostl'a felicità o di scemare le nostre pene. In quanto poi con ciò la nostra concezione degli enti politici ,e della vita sia spinta verso un sistema al'monico e benefico, l'illusione potremo dire ottimistica. Quando poi false appal'enze inducano masse di contribuenti a l'i tenere maggiori del vero i loro sacrifizi contributivi e a. stimare meno del giusto o del tutto nocivi i servizi pubblici ottenuti o attendibili, potrà parlarsi d'illusioni dolol'osee pessimistiche. Passando dall'aspetto materiale dell' illusione finanzial'ia al suo aspetto (ormale, ci limitiamo a distinguerla in positiva e negativa. La prima consiste in un veder~ cose che non sussistono. Tutte le volte che l' Hlusione dipende da un vedel'e ciò che non è (illusione positiva), potrà essere designata colla voce evocazione, che signi-

lO fica un h'arre fuori, un trar l'e innanzi a sè come esistenti cose o pel'sone non esistenti (evocare spiriti, defunti ecc.). DiI'emo adunque che t'illusione finanziaria. positiva consiste in una evocazione dicel'te imposte o della loro forza aftlittiva o in una..e/;ocazione di spese o utilità di certi servizi pubblici. In altri casi l'illusione dipende iII vece · da un non vedere, da un non sentire l'imposta t'ealmente pagata o pagabile o spese fatte o da. farsi o servizi pubblici realmente ettenuti od attendibili. Qui abbiamo l'illusione negativa, che si J'isolve in un occultamento più 'o meno esteso dell' imposta o della sua. forza afflittiva, di certe spese o della utilità di certi servizi p\lbblici. Nondimeno fr'a queste due specie d'illusione, la positiva e la negativa, non esiste una separazione assoluta. Infatti l'illusione positiva o evocazione d'imposte, di spese o disel'vizi pubblici suppone bensì un vedere ciò che non è, mt\ sUIJpone ancora un non vedel'e ciò che è, un occultamento di ciò che è, sicchè sotto un certo aspetto ogni specie d'illusione positiva è anche negativa (illusione di correlazione).

§ 2. Spinta e cont1"ospinta contributiva,.

Ohiamel'emo (}oi spinta conl"'ibutiva la forza morale impellente al pagamento dell' imposta. Essa dipende da. un giudizio speciale di ciascun contribuente, p,el' cui egli trova 6he la pena del tt'ibuto è compensata da un vantaggio maggiore. Questa eccedenza di piacere sulla pena può essere maggiol'e o minol'e; essa misura il grado dp.lla spinta contl'ibutiva. Quando la pena temuta è maggiore del piacere atteso, si ha Ulla fot'za contl'astante il pagamento del tl'ibuto, che si può chiamare controspi'J'ita contributiva. Anch' essa può essere più o meno gt'ande sécondo l'estenzioue dell' eccedenza del dolore e cioè può avere anch'essa gradi divet'si, Le ilIlJsioni ottimistiche tendono ad .ingrandil'e la

11

spinta contributiva come se fossero reali e non immaginarie diminuzioni di pena. Le illusioni pessimistiche tendono ad ingl'andire la controspinta conh'ibuti va come se tossero reali aumenti di pena temuta o reali diminuzioni tli utilità spel'ata. § 3. Gli enetti delf illusione finanziaria sono rappresentabili con espressioni grafiche. Punto d' indifferenza,. Linea d·indiffe,~enza.

Gli effetti dell'illusione finanzia,'ia ottimistica e pessimistica sulle disposizioni d'animo ,e sulla condotta del cittadino e del contl'ibuente verso lo stato sono suscettibili di ,'app,'esentazioni grafiche. Con esse si vede a colpo d'occhio come il contribuente pl'enda posti diversi nello spazio secuudu il w'aJu della spinta e contl'ospinta contl'ibutim e secondo che queste 'siano inHuenzate più o meno qa:lla illusione. Cominciamo dall'ammettere che un contl'ibuente noti con esattezza una certa parte di sel'vizi che lo Stato gli rende, e dei sacrifici che gli impone. Quei sel'vigi avrann'o pel' lui un gl'ado di utilità di una certa importanza, poniamo di 100. Egualmente dicasi d911e pene sotfel'te da quel contribuente. Queste gli recheI'auno un dolol'e di una certa entità, che noi possiamo supp0l're del pari= 100. ' - In questa condizione di cose il cittadino si t,'overà in ' uno stato d'animo nè favorevole nè sfavorevol~ allo Stato, e che possiamo chiamare il punto d'indiffer'enza, Sulla OY, indicante tutte le utilità di qualsiasi specie, vere o immaginal'ie, atteQdibili dallo Stato, si prenda una porzione OA = 100 di utilità vel'e, e sulla OX, indicante tutti i sacrifizi, veri o immaginari, cagionati dallo Stato, si prenda la porzione OB = 100 di pene vere. Dopo ciò tiriamo dal punto B la retta CB parallela alla AO e dal

12

punto A la AO parallela ad . OB e tiriamo la diagonale 00. y

C

AIOO

75

--

50 25 O 50

75

100 B

X

Il cittadino, che si , h'ovi in C, avrà da un lato 100 di utilità, essendo CB AO; e 100 di pella, essendo AC = OH; quindi esso si tl'ovel'à in una condizione di indif....; fel'enZl:\ l'ispetto ·allo Statò. Se invece di 100 di utilità e 100 di pena si avesse 75 di utilità e 75 di pena, il punto C cadrebbe sulla diagonale OC un po' più in basso, e pÌ'ecisamente nel punto in cui si illcontrerebbel'o la retta elevata perpendicolar..:. mente sulla OX dal numero 75 e la retta elevata perpendicolarmente sulla OY dal numero 75. Se invece di 75 di utilità e 75 di pena, il cittadino ne avesse 50 o 25 o 10 o 5 il punto c: cadl'ebbe sempre più in basso lungo la diagonale OC, la quale, rappresentando così la condizione di chi attenda dallo Stato pelle ed utilità eguali, si potrà chiamare linea d'indifferenza.

=

§4. Gli effetti dell'illusione ottimistic.a e peSSimistica espr'essi graficamente,

A questo punto uoi ci troviamo in grado di esprimere ·

13

graficamente in modo assai semplice gli effetti dell'illusione sulla condotta del contl'ibuellte verso lo stato. Nel caso in cui il peso delle Imposte vel'amentepagate da un contribuente C' gli appaia minore del vero, cioè nel caso in cui, a mo' d'esempio, la O B venga ad accorciarsi della metà. è chiaro che il contribuente Or non verrà a trovarsi sul punto di indifferenza C, ma in un punto tanto lontano da C e tanto più vicino ad A, -quanto più sia grande la parte di O B, che si nasconde .al conb'ibuente C'. Lo stesso deve dirsi dell'illusione che consiste nell'esagerare la utilità dei sel'vigi pu bblici o nel travisarne gli effetti dannosi in effetti utili. Si supponga un contribuente C', il quale, pure avendo una esatta conoscenza delle sue imposte uguali a 100 di penosità, consideri il valore dei servigi pubblici uguali a 200, mentl'e questo sia per un citt'adino disilluso uguale a 100. Anche qui C' non potrà cadere sulla linea d'indifferenza O C o sul prolungamento di questa, poichè ciò supporrebbe che C' sentisse il peso 100 delle imposte pal'i a 200 ossia che egli considet'asse anche la O B raddoppiata (figura 1"). Ma quest'ultima circostanza essendo esclusaper la ipotesi in esame, C' non potrà tt'ovarsi sul prolungamento della O C, ma si troverà spinto tanto di.;.. stante da C verso il vertice della O A raddoppiata, quanto è il vantaggio derivante dalla liberazione delle pene, che lo avrebbero spinto allo stato d'indifferenza. . Fin qui abbiamo espressi graficamente gli effetti dell'illusione ottimistica. Con pari facilità potrebbero essere indicati gli effetti dell'illusiond pessimistica, sia che si ri~ ferisca alle tlntrateo alle spese pubbliche. Il contribuente C', che stimi esattamente i servigi pubblici, ma esageri la pena dei sacrifici inftittigli dallo Stato; o veda nettamente questi, ma supponga minori del vero quelli. verrà a trovarsi sulla C B (o sulle perpen~icolari elevate sul prolungamento della O B) tanto più distante da C e tanto più verso B, quanto è

14

maggio.re pet' lui il valo.re negativo. sul valo.re positivo. dello. Stato. (1). II massimo. risultato. dell'illusio.ne pessimistica si o.ttiene quando. l'illuso. è ad un tempo. do.minato. da false immagini, che attenuano. i set'vigi pubblici D privati o.ttenuti Dd attendibili dallo. Stato. e che esagerano. i sacl'i- ' fici che questo. infligge. D'altro. canto. e pet' co.nverso, il massimo. l'Ìsultato. dell'illusio.ne o.ttimistica si o.ttiene, quan· do. l'illuso. suppo.o.e di; ~icev:ere .ser.vigiche no.ll o.ttiene e di sOPPo.rtare s,acl'ifici infel'io.ri al vero.. La co.esistenza di illu'5io.ni o.ttirn'ì sticlle e pessimistiche tende a neutralizzare gli effetti di esse. Anche qui si po.trebbe l'iCOl'rere a rappresentazio.ni gt'afiche. No.i pret'et'iamo. passare a co.se più impor,talltì.

§ 5. Come i cittadini e i contribuenti prendano un posto speciale nello Stato Il seconda dei loro calcoli edonistici.

Dopo. ciò è facile immaginare tutti i cittadini di un dato. paese distl'ibuiti su di una certa superficie a distanze maggio.ri D mino.ri dal punto. d'indifferenza verso. lo. Stato., seco.ndo. che traggo.no. da questo. una utilitd differen~iale D una penosità differenziale maggio.re D mino.re. Alla linea d'indifferenza no.i po.ssiamo. attribuire un lato. destro. ed uno. sinistl·o.: Se tale distinzio.ne no.i facoiamo. dal punto. di vista di chi o.sservi la linea d'illdif-

(1) Tutto ciò fu dimGstrato in modo esteso e con vari diagrammi nella prima. edizione fIi questo capo comparso negli Annali della Facoltà Giuridica nell'Università di Pèrugia.Qui però a.bbiamo C1'eduto di procedere più speditamente su queste generalità.

15

fel'enza dall'alto in basso, potremo, per IEl cose esposte, concludere che l'illusione ottimistica tende a spingere il cittadino o il contribuente alla destra, l'illusione pessimistica alla sinistra. y massima

c

Spinta

8

~

00

~.

8

~------------------------~~--

X

Sulla desh'a pel'tanto noi possiamo figurarci di vedel'e raccolte le masse di pei'soue che, tutto sommato, secondo j loro relativi calcoli, trovano più utile aderir'e all'ordine politico e tributario costituito. Sulla sioistl'a vengono invece a riunirsi coloro, che in definitiva trovano lo Stato più nocivo che utile. Da un Iato e dall' altro quelle due moltitudini non sono raccolte casualmente in un punto piuttosto che in un altro , nè si trovano uniti alla rinfu sa i mem bl'i di uno stesso gruppo. Ma ognuno viene a prendere un posto speciale, quale gli è assegnato dalla distl'ibuzione degli oneri e degli utili pubblici (la quale distribuzione a sua volta non è arbitral'ia) e dal suo modo di apprezzarli, il quale dipende,oltrechè dalla sua intelligenza e dalla sua coltura speciale economica e politica, ed oltrechè dalla mutevole complessità e varietà degli artifici, che tendono ad offuscare la giusta visione dell'utilità e del costo dello Stato, dipende, dico. nache dalla sua sensibilità individuale e dalle modifica-

16 zioni, che questa riceve a seconda della sua diversa ric";' chezza, del grado sociale, ecc. Quanto più le forze piacevoli o penose agiscono e:scI usi vamente e quanto più l'azione di esse è intensa. tanto più i cittadini vengono a collocarsi accanto ai punti estremi Y e X; quanto più quelle forze agiscono con·giuntamente e tendono ad equilibrarsi, tanto più i cittadini si avvicinano al punto d'indiffel'enza O. OosÌ accant() al ' punto Y verl'anno a pOI'si il princi pe, la famiglia reale. i cortigiani, i gl'andi, e in generale tutti coloro, ai quali lo Stato dispensa i maggiori bonefizi (esenzioni dal servizio militare, sinecure onorifiche, lucrose, ecc.) di contro a un minimo di oneri; mentre intorno al punto X gravitano coloro, che si son sentiti impotenti a SOPPOI'tal'e le condizioni imposte dall'ordine costituito ed hannopreferito affI'ontare la rivolta e i suoi pericoli, l'esilio. l'emigl'azione. Nei punti intermedi fl'a 1- e C- si dispongono le falangi, che accettano in definitiva l'ol'dinamentopolitico in vigore, ma che, non paghi di certe pal'ti più o meno larghe di questo, propugnano, coi mezzi consentiti dalla legalità, pacifiche riforme; invece uei punti intermedi fl'a X e O si trovano colol'o, che, respingendò in definitiva lo statu qua, si accontentano tuttavia di certi istituti vigenti. Le quali disposizioni d'animo verso ,lo Stato volendoIloiconsideral'e più particolarmente nel rispetto tributario, tr'overemo il nucleo dei conservatori raccolto intorno a Y composto di coloro, che accettano e difendoll(} il sistema tributario vigente come l'ottimo o il migliore in quel dato momento storico e si oppongono alle rifOI'me da altri vagheggiate; cosÌ come appunto facevano anCOl':l due o tre lustri prima della Rivoluzione francese i Parlamenti, l'alto Clero e la Nobiltà; e troveremo il nu":' cleo raccolto intorno al punto X composto di quelli, che respingono come 'é'à ttivo l'intel'o sistema delle imposte in tutte le sue parti e si rifiutano di piegarsi ad esso. Anche questo ultimo nucleo può divenire numerosissimo, siccome avvenne appunto in Francia sotto Enrico III e

17

più tardi dUl'ailte il ministero di Richelieu, e -da ultimo alla vigilia della Rivoluzione francese, quando ibaillages con vel'O 'plebiscito nei loro cahiers, condannavano tutte quante le membra dell'antico sistema tributario e quando, durante tutta la Rivoluzione, le imposte _ per la maggiol~ parte divennero d'impossibile percezione. - Negli :spazi interm'edi fl'a Y e C incontriamo quei contribuenti che, pur accettando in definitiva l'ol'dinamento dei tributi in vigore, ne combattono alcuni, che considel'ano come cattivi, mentre negli spazi fra X e C ac-cederà chi, pur rifiutandosi di pagare certi tributi esistenti e sfidando per riguardo ad essi i pericoli della ribellione, acconsente poi a sottostare ad altre imposte fOI'_manti pal'te del sistema tributario legale. In questa sede si -dOVl'ebbel'o collocarE; quei famosi croquants, che nel 1593 si rifiutavano di. pagare la taglia, raccogliendosi in torme armate di trenta o quaranta mila uomini chiedenti al , Re diminuzioni d~lla taglia e degli uffici di finanza. Colà prendevano posto da noi coloro, che insorsel'o e tumultuarono nell'atto in cui l'imposta del macinato veniva instaUl'ata, e più di recente coloro, che corsel'O alle armi ed al saccheggio in Sicilia e nella Penisola, l'ifiutandosi di pagal'e ce l'ti dazi comunali. Così adunque ogni cittadino, ogni contribuente, dai ,risultati definitivi di certe valutazioni, è condotto a prendel'e un certo posto; cosÌ tutta la popolazione di uno Stato si distribuisce in un cel'to ordine. Tuttavia questo non resta fisso, immanente. Le disposizioni d'animo dei cittadini rispetto allo Stato, dei contl'ibuenti l'ispetto alle imposte, 30no in un continuo movimento. Vi è un mutamento continuo di posti. Ma qui anCOI'a tutto procede secondo certe norme e con ordine, Ol'a più lentamente, ora più rapidamente, ora pel' movimenti di grandi masse, ora per movimenti alla spicciolata: e ristretti, secondo che le cause determinanti la sopl'affazione del dolore sul piacere o del piacel'e sul do-

18

101'e .agiscono con intensità e su supel'ficie maggiol'e o mino.ce. Noi ci add()utrel'emo nei -successivi capitoli in questo complesso .a.'gomento. Qui ci arl'estiamo un momento pel' notare ima gene l'aie tendenza dei cittadini e dei còntd~, buenti a !'Ipostal'si da destra verso sinistl'a. Questo grande movimento è dete.l'minato anzitutto dal fatto che.Io stato non mantiene appieno le pl'omesse .esplicitamente date o eccitate indirettamente coll'equivoco nell'ora suprema a tutti colo l'O che ne promossero l'avvento. In secondo luogo, la esplicazione dell'attività della classe economica al potere lascia dietro di sè uno st.'ascico di soccombenti, di vittime, così sul terreno economico che sul politico. Questi malcontenti aumentano, aumentano sempre più, llecessa.'iamente, per il fatto che ogni costituzione economica, nel suo sviluppo, determina le cause della sua dissoluzione e trasfol'mazione. Questo lavorio detritico può essere rallentato nella sua discesa, momentaneamente sospeso; non già definitivamente al'restato. Allorchè esso ha raggiunto una certa importanza, lo stato. apparendo antiedonistico alla più gran. parte dei suoi membri, Boggiace ad una crisi decisiva, fondamentale, colla quale è ricondotto un denso ripòpolamento di tutti i posti ve.'so destl'a.

§ 6. Come sul pos.topreso dai cittadini e coni1'ibuenii nello stato influisca l'illusione. .-

Tutto ciò interessa il nostro tema, perocchè l'illusione abbia appunto un' influenza degna di considerazione sul posto, che ciascun cittadino e contribuente prende verso lo stato e sul grado di celerità o di lentezza del movi-· mento discendente, che abbiamo segnalato (§ 5). 'l'aie movimento non si compie già senza l'esistenze, ma è infl'enato Qa mezzi pacifici e violenti. Fra i pacifici, ordinariamente preferiti ai violenti, hanno il primo posto

l~

19 riforme accolte dallo stato e che valgono, non vi ha

dubbio, a quietare certi malcontenti. Sarebbe tuttavia un grave errore attribuire alle riforme accolte ed accoglibili dallo Stato una importanza decisiva. Il bisogno di riforme, come si è visto, tendé ad ampliarsi ed elevarsi per guisa da implicare da ultimo la l'ovina dello Stato e della classe economica, da cui è l'etto, che provoca quelle riforme col suo stesso sviluppo. Le forze che plasmano e dirigono lo Stato, in vista della loro stessa conservazione devono quindi reagire quanto più sia )01'0 possibile contro le tendenze riformiste. Le riforme non sono introdotte che timidamente, lentamente e in quella misura, che sembra coinvolgere il vantaggio più immediato ed urgente della. classe dominante, vantaggio che quasi sempre coincide con una utilità prossima o remota, accOl'data altresì a qualcuua delle classi in contesa COll'ol~lline costituito. Le riforme consentite, fhichè lo Stato ha forza sufficiente per consel'varsi, divent.ano sempre meno atte ad acqtiie- ' tare i malcontenti e costituiscono un pericolo sempre più gl'ave per chi le consente. Un'altra forza pacifica agisce accanto alle rifoI'IDe e nello stesso senso, contro la tendenza degli animi all'al-' lontanamento dallo Stato e. dal sistema tributario. Questa sèconda forza consiste nei beni speciali accordati dallo Stato agli individui, ai gl'uppi malcont~mti più forti, più temibili (§ 69). Questo mezzo per un certo tempo è molto più economico e meno dannoso delle riforme. Ma anche esso diventa di più in più onerOSO e finalm~nte insopportabile, quando lo Stato e le fOl'ze economiche che lo muovono sono giunti a un certo grado di debolezza e di esaurimento. Infine un terzo mezzo pacifico di l'esistenza al malcontento si riscontra nelle illusioni ottimistiche circa le entrate e le spese pubblichè. Esse giovano ad occultal'e una parte notevole dei s.acrificLcontributivi dei cittadini e a far credere che molti istituti e forme d'attività pubbliche inutili o nocive siano vantaggiose e ad esagerare il valore delle .riforme dallo' Stato introdotte.

20

Cosicchè si può ritenere che in virtù dell'illusione ottimistica lo stato acquisti una maggio l'e stabilità. Ma quando s'avvicina il momento, in cui la classe economica avente il potere politico e le forme politiche allestite per la sua difesa si dissolvono, allora l'illusione muta atteggiamento e scopo. Essa non vale· più come freno nella discesa degli animi, ma si trasforma in una. nuova spinta, in un movente di quella discesa. La punta delle ·critiche, che s'innalzano da ogni parte del territorio contl'O gl'istituti politici e tributari, il sentirsi riuniti in grandi masse formanti una forza irresistibile, mentre rendono il dolo l'e, già altra volta sopportato, in·· tollerabile, promuovono, organizzano una gl'ande eccitazione negli animi, una gl'ande esagerazione in senso pes~ simistico per l'ispetto a tutto ciò che . fo.rma . parte del sistema politico; ora in discredito. Si trova tutto cattivo. tutto dannoso. Un' illusione pessimistica avvolge tutto quanto l'edificio politico e tributario morituro e ne affretta .la caduta. Gli è ciò che ~i ebbe alla vigilia della Rivoluzione francese, come l;1ttestano quasi unanimemente i cahiers dei tre Ordini domandanti che il voto di una costituzione preceda qualsivoglia altra deliberazione e condannanti tutte quante le vecchie imposte senza alcuna distinzione (l). In pari tempo però a questo indirizzo dell' opinione pubblica se ne intreccia un altro di esagerata fiducia per l'ordine di cose atteso. È la nuova illusione ottimistica con tutte le sue aspettative, in gran parte caduche, che si accompagna al sOl'gere di ogni stato (2). (1) GOMEL, Histoire de r Assemblée costituente. Se ne veggano i primi tre capi. (2) «Gli uomini mutano yolentieri signore, .credendo mi.;. gliol·aro ..... di che :)'ingannano, perché veggono poi per esperienza: aver peggiorato. E non ti puoi mantenere amici quelli che vi ti hanno messo (al governo) per non li poter soddisfare in quel modo che si erano presupposti.» MACHIAVELLI,[l principe, cap. III.

21

Sarebbe el'rore nondimeno il credere che in questa dissoluzione di vecchie credenze e in questa composizione di nuove tutto quanto l'antico tessuto delle illusioni politiche e tl'ibutarie fosse lacerato, distrutto e rifatto ex novo. Certe parti della antica opera rimangono intatte. Anzi qui vi è un fondo stagnante di credenze erronee, di pregiudizi, di superstizioni, che non è commosso neanche dalle più gra,ndi burrasche politiche. Esso resta a presidio di tutte le forme politiche. D'altro canto un certo numero delle antiche illusioni ottimistiche, condannate nel momento della illusione pessimistica, ben pl'esto è rimesso in onore. Quanto vi ha nell'antico ordine di cose, che possa servire al nuovo, è dalle forze di difesa di questo rievocato e redento ; così riappare buono ed utile sotto nuovi aspetti ciò, che sotto altri parve cattivo e nocivo. Per quanto adunque in ogni tempo si agiti in ciascuno un contrasto di illusioni ottimistiche e pessimistiche, i cui effetti finali riescono soltanto in parte a neutralizzarsi e che ad ogni modo male si riesce ad apprezzare, nondimeno volta a volta, seC'ondo cel~te circostanze, grandi correnti di ottimismo politico e finanziario invadono le. masse e sopravanzano a gran pezza la forza delle concezioni pessimistiche e viceversa. Una gl'ande fantasmagoria si dispiega sui giudizi delle moltitudini in una nebbia a strati ora più leggeri, Ol'a più densi, qua rosei, là caliginosi. Così nel campo politico in genere, come nel finanziario in ispecie, si riscon~ tra uno strano giuoco di luci e di ombre, che nascondono la. verità. Non si vede più dò che è e si vede ciò che non è; vane parvenze prendono corpo e cose vere prendono l'aspetto di ombre e scompaiono.

CAPO II.

L'illusione finanzia t'io.

§ 7. Specie fondamentali di illusioni nelle spese pubbliche.

I giudizi erl'onei, che costituiscono l'illusione finanziaria, sono numerosissimi ed assai vari. Ebbene, hanno delle relazioni fra loro? Si unifol'mano a certi principi? Per quanto a prima vista. si presentino sotto le ditfel'enze più varie, alla rinfusa e come estl'anei a qualunque norma e disciplina, riesce ,dopo una attenta osservazione, di scoprire' alcuni principi fondamentali, a cui tutti quanti si collegano o da cui dipendono. Limitandoci qui a discorr'el'e di quelle illusioni nella spesa, le quali hanno per effetto o di scemare il costo dei servizi pubblici o di aumentarne l'utilità (illusione ottimistica), noi li distinguiamo nel modo seguente: a) Ignoranza della uscita di certe somme di danar'o dalle casse pubbliche; . b) Ignoranza del vero impiego della spesa. Ciò avviene, p. es., se non si sappia che una parte dell'entrata fu o sarà impiegata a comperare giornali favorevoli al Ministero, ad acquistargli voti in epoche di elezioni ', mantenere spie, ecc. Questa illl1;sione può accompagnarsi colla erronea convinzione (illusione di correlazione) che

a

23

sieno rimasti in cassa residui di danaro, che sono usciti (lett. a); oppure colla erronea · co~vinzione che le pubbliche entrate sieno state usate pel' comperare sel'vigi pubblici morali o armi, navi, ecc. e che in questi impie~ ghi sia stato assorbito anche il danaro, che fu speso · in impieghi sconosciuti; c) Ignoranza nella quantità della spesa. Qui laqua-. lità dell' impiego è Ilota, ma può supporsi il suo prezz.o inferiore al vero; nel qual caso, data la conoscenza dell'ammontare delle entrate pubbliche, può sorgere l·' illusione, di cui alla lett. a (l)j d) Ignoraqza nella durata della spesa. La spesa viene supp'osta temporanea ed invece è permanente o viene supposta più breve di quello che vel'amente sarà; e) Ignoranza del momento in cui la spesa é compiu!a. Spesso si fa credere che in seguito soltanto, se.,. condo fu ordinato dalla legge del bilancio, sarà fatta una spesa, che invece è già stata compiuta o almeno iniziata; f) Ignoranza dello scopo che lo Stato si propone di l'aggiungere coUa spesa. Non bisogna confondere l', impiego o motivo della spesa (Iett. b) col suo scopo. Il motivo o l'impiego della spesa si riferiscono al suo modo di esplicazione, ai mezzi necessari perchè essa raggiun,ga il suo fine; quest'ultimo invece si riferisce sempre al~a soddisfazione di un bisogno umano. Si ha illusione nell'impiego o nel motivo della spesa se si ignori in genere l'acquisto di corazzate o in ispecie di ceeti tipi di corazzate; si ha invece illusione nel fine della spesa se s'ignori che la esistenza del nostro naviglio o di certe sue unità vale o valse in una data oontingenza ad impedire l'attacco delle nostre coste da parte di una potenza vicina. Come sappiamo già, l'illusione nei finì della spèsacostituisce l'illusione politica in stretto sellSO, mentre l'illusione nell' impiego rientra nell' illusione finanziaria; (1) In quanto il prezzo della. spesa. si supponga superiore al vai'o, si ha un caso d'illusione pessimistica, !mIla quale qui non cade Il discorso,

24 .

g) Ignoranza degli effetti immediati o mediati della spesa. Tali effetti econon;lici, morali, politici, ecc., possono derivare così ;d all' impiegò della spesa come dalio scopo di questa. Illusione sugli effetti imr~ediati dell'impiego si ha, p. es., quando si supponga a torto che la costl'uzione di una ferro\'ia da pal'te dello stato sia pel' esseee fargamente produttiva; illusione mediata si aVl'ebbe invece quando si ignorasse che quella fel'l'ovia fosse per avere per conseguenza di sottl'at'l'e il capitale necessario a certe industrie esistenti o di attenual'e il salario dei lavol'atol'i, l'uoi colla riduzione del capitale salal'i, vuoi con un'imposta sui consumi, uecessaria per pagare gli interessi del prestito, che siasi dovuto conti'ael'e. Si avrebbe poi illusione sugli effetti immediati dello scopo della spesa allorchè si supponesse che un certo tronco fel'roviario fosse statocostl'uito. per soddisfare alle esigenze del tl'affico nazionalé od internazionale, mentre invece si ebbe di mira semplicemente di dal'e 'soddisfazione a smodate pl'etese locali o al desidel'io di un gruppo di capitalisti d'impiegare i loro capitali inattivi in Ulla impresa garantita dallo Stato.; si aVl'ebbe poi illusione negli effetti mediati dello scopo -l'aggiunto dalla spesa, quando si disconosceS3e l'indebolimento dello spirito unital'io . na· zionale, risultante dalle sollecitudini del govel'no ad accontentare i bisogni meno necessari della viabilità di cel'te pl'ovince con sacrificio di altre meno favol'ito. Si comprende come il dominare col pensiel'o la sel'ie degli effetti derivanti dalle spese si faccia tanto più difficile, quanto più quella sel'ie si pl'olullghi e si discosti 11elle sue esplicazioni dalla causa prima. 'l'OI'na a proposito qui una ossel'vazione, che fal'emo più tat'di in rigual'do agli effetti mediati delle- entrate pubbliche; cioè che essi si sottraggono quasi intel'amente, non pure alla. mente delle moltitudini ignoranti, ma alle investigazioni delle persone più colte ed acute. Il che fa s~ che un giudizio pienamente illuminato ed approfonditoslil vero va· lore dello. Stato sia forse i1'raggiungibile dalla intelligenza umana; sebbene possa parlarsi l'agionevolmente di certi

25

ceti, peiquali le tenebre sieno' meno fitte che per altri. specialmente se si abbia riguardo agli effetti più prossimi della spesa; h) Ignoranza sulle cause delle spese. Ma vi il un altro genere d'illusione ottimistica nelle spese pubbliche, la quale pure merita un cenno e che consiste, non' già in un nascondimento di IIna spesa veramente 'compiuta, ma nell'apparenza di una spesa che non è ~tata eseguita. Tale fenomeno è spesso promosso"dall'uomo politico' e mira ad ' .accl"escere nella" mente dei cittadini 'la somma delle utilità pubbliche, di cui !lono indizio le spese -compiute. L'illusione, ddla quale qui si pal'la, è di quelle che chiamammo positive, pel'chè consiste in un vedere ciò che non è; consiste cioè, non già in una attenuazione o elisione di spesa, ma piuttosto in una sua ostentazione od evocazione (1), Questa illusione anch'essa può cader'e evidentemente sulla qualità, sulla quantità;, sul momento della sua esecuzione, sulla sua durata, sul suo scopo, sui 'Suoi effetti ecc. Le vaI'ie specie d'illusione finanziaria nelle spese pubbliche, che abbiamo qui accennate, sono state ottenute dalla pl'atiça con UH,a grande ricchezza di modi, i quali, tuttavia costituiscono lIna parte soltanto dei modi, con cui furono ottenute le illusioni nelle entrate pubbliche, T~Ii, a mo' d'esempio, l'obbligo del segreto noi tesorieri, il bilancio al netto, l'approvazione delle spese per grandi sezioni, il nascondimento di esse nel pl'eventivo e la 101'0 introduzione nel' consuntiVo' o nel bilancio straordinario o in casse speciali slegate ed indipendenti dal bilau(l) A -1 uesto proposito possono essere ricordate opportunamente le seguenti parole di Adamo Smith: « Iln ministro or~o­ glioso d'una corte fastosa si compiacel'à. spesso di fal'e eseguire un'opera d'èclat e di magnificenza, come una. 'strada, ehe è tutti i momenti. sugli occhi di quell'alta pobiltà.,' di cui gli elogi ,lusingano la sua vanità. e contribuiscono di più a sostenere il suo credito alla corte,» SMITH, Rich. d. Nat. II, p. 382, Ed, GuilliLumin.

26

cio ecc. Ora, dovendo noi più innanzi esaminare attentamente e diffusamente tutti questi modi ·di occultazione in riguardo alle entrate pubbliche, di essi dit'emo allora. anche per ciò che abbiano riferimento alle spesepubbliche, evitando cosÌ inutili l'ipetizioni. ' Ma quanto ai modi d'impiego .leldenaro pubblico~ generanti illusioni, la maggio,l' pal'te non sono opera ' del finanzier~, ma del politico. OÒ§Ìvisono mOdi \ d~impiego del da~aro pubblico pet' ottenel'e che la persona del PI'incipe appaia alle moltitudini piella di maestà, degna di ammirazione; altl'j modi coi quali la Magistratura durante l'esel'cizio delle sue funzioni si pl'esenti con solen~ità" dignità e come ispirata ai supremi principii dell' etica; altl'i modi coi quali si esagera al volgo la potenza militare dello stato, si eccitano nelle milizie gli istinti ni della Camera (1). Il diritto di appt'opriazione, che in Illghiltel','a el'a riuscito, se non a togliere, certo ad infrellal'e, l'arbitl'io del Pt'incipe neile spese, in Francia non fu conquistato che molto più tal'di; e lo dimostra l'uso prolungato dei Comptants. Questi consistevano in ol'dini di pagamento, che il Re traeva sulle val'ie casse, senza il controllo di verun funzionario. Le ol'dinallze del Re o del contl'ollore generale furono di due specie. Le une regolarmente notificate , che menzionavano l' oggettò della spesa e che figuravano negli états officiels e controllate dalle Ohambres des comptes; le altre mantenute fuori di ogni conti'ollo e pubblicità. Queste ordonnances de comptants si riferivano a dOIli, a gratificazioni, a pensioni, ad acquisti o scambi di demanio. Già gli stati Generali Ilei 1614 avevano chiesto invano al Re l'abolizione dei Comptants. Siccome con essi si autorizzavano pagamenti relativi a spese segrete, così gli Stati proposero al Re che ordinasse, al principio del-

(I) p.185.

MACAULAY,

Storia dell' lnghillerm, I, cap. II, § X,

82

l'anno, mel'Cè d(lllo stato delle finanze, quali somme dovevano essere poste nella sua cassa particolare (1). Queste spese ~egr'ete raggiunsel'o talvolta i cento milioni, una ' cifra enol'llIe, se si tenga conto dell' ammontare deL bilancio d'allol'a. 11 Re aveva sentito la necessità di compilare uno stato di tutte le spese annuali e ne aveva incaricato l'ufticio del controllo generale delle finanze, dove erano , centralizzati più o meno completamente i documenti contabili., Poi, lo stato preparato dall'ufficio del controllo ge- ' nerale el'a esaminato . da.l Consiglio del Rei una volta approvato da questo in modo definitivo, diveniva ciò che si chiamava etat au 'v rai e faceva legge per le Camere, ohe erano obbligate a conformal'visi. In Ispagna Filippo II, come già Caterina de' Medici in D'l'ancia, dichiarava reo di lesa maestà chiunque proponesse la convocazione degli stati Genera li. Sul finire del secolo XVII, te Oortes ricevettero pl'oibizione di riferire ai Comuni le materie discusse. In Piemonte, da Emanuele Filiberto in poi, gli Stati Genel'ali nOIl fm'ono adunati che di raro e non ottennero mai l'autorità che acqujstarono in Francia, specialmente nel 13r,5 sotto Giovanni il Buono e poscia in Inghiltel'ra. Solo,11el 1848 in Piemonte fu sollevato il velo, da cui era stata coperta la vera condizione delle finanze, con uua relazione del conte Ottavio di Revel, ministro delle finanze, sulle viceude dell'economia dèllo stato dal prin:cipio del regno di Carlo Alberto fino al 1846. In Toscana la pubblicità dei conti fu sempre evitata, . malgrado gli elogi prodigati ad essa pubblicità da Pier Leopoldo in una sua prima lettera del 1781 a suo fratello 'Giuseppe II e in una seconda del 25 gennaio 1799 a Maria Cristina (2). 1. c., p. 92t~3, CLAMAGERAN, 1. c., II. p. 445. Sulla abolizione delle ordonnances de cornptants vediGomel, 1. c.; p. 93.

(1)

GOMEL,

Furono in seguito abusate da Calonne (ivi). (2) N~lla prima lettera l riferendosi al Oornpte Rendu di

83

Del re~to, il pubbliéo, com~ era da attendersi, ~on conquistò il dil'itto di assistere alle s~dute, nelle quali si discutevano i suoi int~ressi ed i suoi conti, se non assai tal'di e con difficoltà. In Inghilterra l'esclusione del pubblico daila Camera dei Comuni valse, in un primo periodo, a garanti1'9 il deputato da denuncie presso il Re o la Corte del Banco del Re e, cioè, a garantil'e la piena libel'tà di parola; in un secondo periodo invece, quando la corruzione sQvI'aneggiò nella Camera (paragrafo seguente), questa si sel'vi di quel provvedimento come di difesa dai malumol'i e dalle minaccie del popolo. Anche la stampa dei discOI'si tenuti alla Camel'a fu pI'oibita (atto del 1641). Già i due pl'imi Stuarts avevano · pel'seguitato fel'ocemente gli autori, gli stampatori e gli importatori di libl'i proibiti. La censul'a, la Camera stellata, la mutila' zione, la gogna, il mal'chio imposero silenzio alle discussioni politiche. Anche Giacomo II fu sevel'issimo conteo la stampa. Dopo la Rivoluzione, q ualldo la . corl'uzione allagò la Camera, questa osteggiò fiel'amente ogni minima allusione alle sue discussioni. Solo verso la line del Regno della Regina Anna, poterono eSSel'9 pubblicati i resoconti

Necker, Pier Leopoldo scl'iveva : « Ho per gloriosa, utile e giusta l'idea di far rendere conto dal Sovrano al pubblico dello stato delle finanze e della 101'0 amministra.zione; le finanze, come tutto il rimanente, essendo del pubblico », Nella seconda I~ttera era detto: « Credo che il Sovrano deve render conto esatto Il annualmente della erogazione delle l'endite pubbliche e delle finanze; che egli hon ha il diritto d'impone arbitl'ariamente tasse I gabelle e imposizioni qualunque; che il solo popolo ha questo diritto, dopo che il Sonano gli ha espo$ti i bisogni dello 'Stato e che il popolo per mezzo di tutti i Rappresentanti suoi . ne ha riconosciuta la legittimi tà; che l'imposte non possono accordarsi se non come ~ussidl e per un anno, e che la Nazione , non può prolungarle prima che il Sovrano abbia reso conto esatto, circostanziato e soddisfacente del loro iìnpiego ».

84

parlamentari, ma in modo estremamente impeL'fetto. Fu difficoltato ai giol'nalisti presenti alla Camera di Pl'endere appunti, sia perchè mancò a questi un postospeeiale, sia perchè il luogo risel'vato al pubblico fu angustissi mo. Del resto fu proibito al resocolltista d'indicare i nomi degli oratori e i disco l'si , da esso alterati più o meno sostanzialmente, vennero attribuiti a peL'sonaggi il':" lustri dell'antichità classica (1). Ad ogni modo il pubblico potè sempL'e esseL'e escluso anche dietro . proposta di un . solo membro della Camera. Ciò accadeva anche nel 1810. « Tutte le volte che un membro. popolare dell'opposizione si sforzava di farsi intendel'e dal popolo, el'ano chiuse · le porte ». La pubblicità delle discussioni, se metteva in evidenza gli Ol'atori, lasciava nell'ombra i silenziosi, gli assenti e la maggioranza dominante. «Roussell diceva di quei membri della maggior'anza, i cui nomi restavano ignoti: essi sono Re assoluti; non sono contenuti da nessuna regola nell' esercizio del loro potere, non hanno nulla a temere daUà censura pubblica nel seguire i loro disegni egoistici; non SOIlO neanche influenzati dall'atnore della lode e dalla fama, che muove i Sovrani più dispotici). Nel 1836 si cominciarono a pubblicare i nomi dei deputati che votavano (2). In Francia l'occultazione al popolo delle cose finanzia- . rie, da uno stato di fatto irregolare, poco a poco diventa uno stato di fatto normale. Allora questo è difeso, legittimato, assunto come principio di buon govel'uo. «Il segreto; che nascondeva l'impiego fatto dal Re del denal'o della ·

(1) Il discorso pronunziato da Pitt il 23 maggio 1803 sul rinnovamento delle ostilità. colla Francia non potè in alcuna sua parte essel'e stampato, perchè il pubblico fu ammesso solo · ad ora assai tarda. (2) Su tutto ciò vedi ERSKINE MAY, Histoire CQnstitutionelle de l'Angleterre. Levis. Paris, I da p. 484 a 511.

85

Francia, era pl'esentato come una necessità. politica, poichè si diceva: è mestieri ch~ lo st~aniero ignori la situazione talora difficile del toso l'O e sappia solo che il Re di Francia è abbastanza l'iccù da non recedere innanzi a qualsiasi impresa, voluta dalla grandezza nazionale» (l). Le antìche Monarchie avevano accreditata l'opinione che il segreto sui conti ùel danal'o pubblico fosse provvedimento richiesto dallapl'ospel'ità generale. ' Esse si mostl'arono convinte che; fl'a i loro privilegi, si tl'ovasse quello di dislJol'l'e a pl'oprio talento dei tl'ibuti dei sud, diti e quello di l'ipal'tirlo fl'a i vari Ministeri. ~l paese, non consultato sulle :::0 mm'e che pagava e senza informazioni sulle spese, poco a poco finiva col disinteressal'si delle materie finanziarie. Pee concludel'e, gli spedienti di alta amministrazione, coi q uali il Pl'incipato direttamente intese a nascondere i con ti pubblici, consistettel'o: o

1. o nell' obbligo del segreto imposto agli ufficiali superiori dell' amministrazione finanziaria ed ai lOl'O addetti; 2.° nel dispensarsi, per quanto fosse possibile, dal convocare gli B[aU Generali; 3.° nel minacciare chi ne sollecitasse la convocazione; 4. Il nel comun,icare ai rappresentanti dei tre Ordini il mino'" numero di notizie finanziarie e solo sommariamente; 5. ° nello alteral'le; 6.° infine nel proibire dle se ne prendesse copia e .se ne lliscutesse in sedute plenw'ie.

(1) GOMEL, L. c, p. XXIV, V.

86

§ 24. Istituti e pratiche attinenti all' alla amminisirazione~ elle occultm'ono l'insieme delle entrate e spese pubbliche in modo indiretto.

F'in qui (§ 23) abbiamo veduto istituti di alta ammi':' , nistrazione, per mezzo dei quali il supremo potere politico occultava direttamente e quasi scopertamente i conti pubblici. Altre volte invece esso intese allo stesso risultato indirettamente e celatamente con . opportune pr'atiche, disinteressando da un accurato esame della materia finanzial'ia a) i corpi incaricati di consentire le entrate llubbliche, b) i corpi allenti l'alto controllo finan~iario (1).

(l) Spesso entro la stessa amministrazione finanzial·ilJ. si trovarono compresi elementi contrastanti la regolarità e chia.rezza dei conti pubblici. ( funzionari delL' amlninìstrazione non furono scelti sempre dal Sovrano con atto libelo e(1 ispiratoagli interessi di una gestione unitaria, ma furollo scelti con riguardi politici e coll'intento di soddisfare grandi personaggi, che talora contrabilanciavano l'autorità -regia. Cosi mancò nell' amministrazionetinanziaria una perfetta organizzazione eia. disciplina get'archicaj mancò non di raro 'l'obbedienza degli infel'Ìori alla legge ed ai superiori, come d'altI'o canto mancò a. , questi ultimi il fermo proposito o la }los:iibilita di adempiere esattamente ai loro doveri. «Nel 1517 in Sicilia venne prescrittoche il Maestro GiUl'ato mandasse i conti delle università già. quietanzati all'ufficio dei Maestl'i Razionali .. , Con cosi fatto provo vedimento non si ovviò al disordine (delle amministrazioni comunali), perché molto ed istraordinario era il potere dei Maestri Giurati e se ne valsero assai nel male, poco nel bene, d'altl'onde troppo vicini eSSÌ-.erano sovente all' ahbandono ed alla corruzione e troppo distanti stavano i Maestri Razionali pe~ vegliare l'amministl'azione municipale. » BIANCHINI, Sioda economico'civile della Sicilia, Il, p. 272, 273). I ritardi considerevoli nelle esazioni, dovuti alla prepotenz&

87 a) Coloro, che ebbero , facoltà di 'conseIitire le entrate pubbliche, fUl'ono staccj.lti dagli interessi e dalla causa dei contribuenti, con esenzione piena o serntpiena delle imposte, con pensioni, cariche pubbliclle ed onor'i. . l dueptimi bl'acci -dellHantiche Assemblee rappre':" sentative, quelli della Nobiltà e del ClCI'O, andal'ono intel'amente o in gl'an pal't.e immuni da gl'avezze. Ançhe le imposizioni, che flll'ono loro chieste dil'attamente, il più spesso, per dil'itto o pel' fOI'za, vennero rigettate sugli inferiol'i. I rappl'esentanti dei Comuni in certi momenti storici furon.o ufficiali l'egi o persone in ce l'ca del favore Sovrano, di onori o di cal'iche pubbliche. In Piemonte, gli Stati Genel'ali diedet'o di ral'o prove d' indipendenza. In ' Sicilia mancò nei Parlamenti la l'appl'esentallza alle città demaniali, perocchè i procurato l'i di esse «o non avevano forza ed opinione, 0ppUl'e essendo stati scelti fra gli avvocati, erano stl'ettamente ambiziosi di qualche magistratUl'a e quindi tradivano la 101'0 missione. Videsi pure che talune delle pI'incipali città estimavansi fortunate, quand'o potevano avere pel' loro procuratol'e qualche segl'etal'io od altI'a pel'sona famigliare del Vicerè » (l)~ Nei Pal'lamenti in Napoli gli interessi del popolo non el'ano difesi.... Invano i comuni avevano facoltà di eleggere deputati. Questi perdettel'o in Napoli autorità pl'ima che in altt'i paesi d·EUl·opa.... l donativi venivano in Napoli determinati da Assemblee, le quali, illvilite' () COI'rotte, secolldavano sempl'e le rnil'e del lontano Monal'ca (2).

e agli abusi dei regi ufticiali nel regno di Napoli, durante e dopo il regno di Ferdinando d' AI'agona, vedi in RIANCHINI, Storia delle Finanze, 11, p. 103. (n Francia sotto Francesco Il (1559, 1560) gli agenti contabili speculavano sulle somme del Re rimesse nefle loro mani. CLAMAGERAN, l. c., II, p. 14\:1. (l, BlANCHINI, Sto/'ia eùoltomico-civile di Sicilia, Il, p lO. (2) BIANCHINl, storia delle finanze, Il, p. 148, 310.

88

La stessa condotta era tenuta dagli elementi borghesi delle Cortes al tempo di Oarlo V, che li compl'ò e corruppe con doni, pensioni e.d onori (l). _ In Ft'ancia, nel 1561, le elezioni dei Rappresentanti dei tl'e Ordini erano state fatte sotto una pressione durissima del Governo (2). Nelle elezioni degli Stati Generali nel 1576-77 vi erano state delle irregolarità, delle fl'odi, degli abusi d'influenza, delle minacce, delle violenzeiil Govet'no era intervenuto, gli ' utIiciali regi avevano sostenute certe candidatul'e. Negli Stati Generali del 1614 i 'bOl'ghesi el'ano per la maggior pUI'te membri del co l'i'o giudiziario ed ufficiali l'egi (3). Pdma della Rivoluzione in Inghilterra, i membri della Oamel'a dei Oomuni furono ' spesso indotti a provvedimenti contrari agli intet'essi del popolo, da mezzi violenti, dalla paU/'a. Sotto i regni dei 'l'udol's, la prerogativa era stata abbastanza fOI'te, perchè si potesse ricorl'ere piuttosto alla coazione che alla COI'['uzione. Questa divenne sistematica da Cado II in poi e l'egnò sovI'ana tino al tempo di Pitt. « Gl' impieghi e le pensioni fm'ol,lo riguardate come il prezzo dell' indipendenza politica.» Molti borghLotteJ\e\'cUlO somme cospicue vendendo il loro , voto, ed il pl'ezzo di questo fu quotato alla bOl'sa ed offel'to al mag~ ' giol'e offerente, il dil'itto di peoprietà sui borghi essendo riconosciuto e suscettibile di vendita. Dove poi sì avevano elettoJ'i poco numerosi. se ne compravano i voti. Nelle città gl'impiegati delle dogane e delle contl'ibuzioni erano costretti al voto. Nelle camgagne il voto della gentry e della yeomanry era influenzato dall' aristocrazia. Questa, e colol'o che SI erano arl'icchiti nelle lòdieorien(l) RINAUDO, Saggio start?Jo delle origini del governo rappresentativo, p. 18. (2) CLAMAGERAN, l. C., II, p. 205. (3) CLAMAGERAN, l.

c.; p. 414.

89

tali ed occident'ali, disponevano del Pal'lamento. La maggiol'anza della Carnei':! dei Comuni fu eletta da un pico colo llumel'O d'uomini. Il duca di Richmond, nel 1780, afe fet'mava che più della metà della Camera dei Comuni el'a nominata da sei mila pel'sone. Nella petizione della Società degli amici del popolo, presentata da M. Gl'ey nel 179:3, era allegato che 84 individui sceglievano 157 membl'i del Padamento; che 70 perdone influenti assicUl'avano l'elezione di 150 altl'i membl'i e che quindi 307 membl'i, cioè più della metà della Camel'a, eI'ano nominati da 154 .padl'oni. Nel 1821 Lambton dichial'ava che era pronto a .proval'e che 180 individui facevano eleggere 350 membri. Di contro ' alle ingenti somme, che erano spese dai membri della Camera, stavano, come contro partita, i lauti pl'ofttti che essi potevano ottenel'e col vendere forniture, titoli dibal'onett.o. ed altl'i titoli onol'ifici;coll'assicurare il patl'onato ed il favore della COl'te; col dispensal'e impieghi, doni o pensioni e sovrattutto col mel'canteggiare il 101'0 voto e venderlo ca!,o al Govel'no ed al Re, che lo. pagava colla sua cassetta particolal'e. Per tal modo l'ufficio di deputato spesso costitui un impiego speculativo, senza dubbio coi slloi rischi, ma in gencl'e altamente rimunerativo (1). Ebbene, allol'chè chi consentiva entl'ate pubbliche el'a esonel'ato daUe imposte o laegamente compensato di esse, non portava una seeia attenzione sul vel'o ammontal'e d~lle contribuzioni concesse, sulle fonti più adatte a sopportal'le e sugli abusi · nelle esazioni, che le dovevano fOl'se l'addoppiare. Tutto ciò non lo intel'essava. La vera somma di gravezze, gettata sul popolo, era ignol'ata. da coloeo che la consentivano. Il qual fatto non fu certo l'ultima causa del discredito, in cui cadde ad un dato punto il sistema delle Rap(1) Su tutto ciò vedi ERSKINE MAY , Risloil'e conslitutionelle de Z'Angleter1'e. LEVIS, Paris, I, ch. VI ed inoltre MACAULAY,

Saggi biografici e critici. Torino. Hl (Walpole).

90 presentanze e della sua scomparsa, la quale non è spiegata a sunìcienza, quando si dice che fu opera del despotismo (l). Il despota non è tale se non in grazia di forze, chene assicurino e secondino i procedimenti. Ora, quali furono queste forze, che aiutarono il Principe a spegnereil sistema delle Rappresentanze ~ Non certo il popolo minuto rinunziò di buon gl'ado a. diritto di consenti l'e le imposte, finchè si sentì in condizione di rifiutarsi nei Parlamenti alle domande ingordedel fisco. L'appoggio principale il Sovrano dovette invece tl'ovare nella borghesia più ricca. L'alta magistl'atura, i contl'ollori, i C1'editori pubblici, gli appaltatori,. gli arl'endatol'i in Sicilia, i fiscalal'i in Napoli, i traitans, i financiérs, i cr'oupiérs, i fermiérs in Fr'ancia, i fuggers in Germania, i purveyors in Inghilterra, tutti costo l'O, chedivoravano avidamente le entl'ate pubbliche, si trovarono-

(I) Il despota anzi ha mostrato spesso opinioni favor·evol. al diritto popolare del bila ncio, alla sempliticazione ed al buon ordine delle tlnanze. Enl'Ìco IV tl'ovava che la. facoltù, dei sudditi di aCI~ordal'e tributi era il migliol' mezzo per ottenel'e danaro. Ciò che impedisce al despota la soppressi(ll}6 degli abusi e la semplitlcazione tributaria è lo. somma degli interessi dell'alta Borghesia e della Nobiltà, su cui deve appoggiarsi. Luigi XV; una perfetta incarnazione dello spirito dispotico, contessava al Duca di Choiseul lo. pl'opl'ia impotenza a porre riparo ai disordini scandalosi, ('he si commettevano nella amministrazione della stessa casa del Re. « Les voleries dans ma maison sont enormes, mais il est impossible de les t'aire cesser; trop degens et sourtout tl'Op de gens puissants y sont intel'essés pOlir se tiatter' d'en venir à bout, Tous Ics ministl'es, que j'ai eus, ont tOUiOUI'S formé le projet d'y mettl'e de l'ordre; mais, etl'rayés de l\~xecution, ils l' ont abandonné. Le cardinal de Fleul'y était bien puissant, puisqu' il -était le maitre de lo. France; il est mort sans o;:;er effectuer auculle des idées, qu' il avait eues sur cet objet. Ainsi, cl'Oyez-moi, calmez·vous et lassez subsister un vice incurable. » GOMEL, l. c" pago 4.

91

in un' opposizione la più spiccata d'interessi con ogni; provvedimento inteso ad ordinare, semplificare e chial'ire' la materia tributaria. La ré!;istenza di quei parassiti non fu~ cel'to l'ultima delle difficoltà., che impedirono a Sully di ottenArequello stato generale delle entrate delle spese. 'pel quale si affaticò ostinatamente; nè fu l'ultima ditHcoltà,.' che si oppose a Colbert, pel'chè venisse ' attuata la sua bella massima: «II faut l'endre la matière des finances si simple, qu' elle puisse ètre facilement entendue par' toutes sortesdes pel'sonBes, » D'altro canto lu classi nobilesche, là dove i 101'0 intel'essi tl'ovano il più valido ~ppoggio nella forma politica, si disinteressano al sindacato dei conti e al consentimento delle imposte, pUl'chè , col tl'asfol'mal'si dei, tt'ibuti dil'etti, da pl'estazioni straordinarie in ordinarie,queste vengano addossate soltanto o qu~~i ai ceti infe'riOl'i (1). Dopo il quale avvenimento, le classi pl'ivilej.tiate· diventauo cosÌ arrendevoli nel concedere nelle adunanze degli stati bulzelli gl'a \'an ti la massa della popolazione,. quanto el'ano state resistenti a concedere imposte per' Pl'OPI'io conto. E perchè il concel'to della Nobiltà e del elel'o e di molti. utIiciali e dignitari bOl'ghesi assicurava la maggiol'anza nelle votazioni agli intel'e~si aristocratici, le Assemble~ si dovevano l'ivelal'e un' inutile (, costosa formalità. una fel'oce ironia ai vel'i contribuenti plebei (2) , come una. pratica senza intel'esse , immorale ed impopolal'e ai nobili..

. O) Dal momento, in cui si cominciò in Sicilia a farùso dei: sussidi, che segnano il passaggio dalle imposte dil'ette' sti'aordinarie (collette) alle ordinat'ie, i baroni chiesero elle non si, imponrssero collette ancorché fossero pei quattro casi indicati, dalle antiche Costituzioni. Tale novità d'imporre collette, cometributo ordinario, sotto nome di donativo, spiacque oltremodo e' fu assai rovinoso alle università. BIANCHlNI, Stm'ia econoy,dcocivile, J, p, 231-32. (2) «Ogni azione imnlediata era resa impossibile a.1 tel'ZOStato dalla doppia aziune contl'aria o divel'gente degli Ordini.

H2

§ 25. Continuazione. b) - A mantenere l'oscurità o una semioscul'ità sulle materie finanzia,'ie contri buirono anche certi provvedimenti. coi quali gli altr'i cOr'pi incar'icati del éont,'ollo o fut'OllO posti nella impossibilità di conoscere appieno larghe pOI'zionidell' entrata o furono disinteressati da indagini minuziose ed aCCUl'ate. Sal'ebbe un e[','Ol'e il credere che le antiche Chambres des Comptes, tuttochè distribuite in buon numero sul tel'ritorio t'I'ancese (erano tredici) e le vecchie Camere dei Conti nel Piemonte fossero in grado di acqui:stare la piena conoscenza delle condizioni della finanza. Ciascuna Came,'a invigilava sulle scritture dei contabili compl'esi nella sua giul'isdizione. E,'ano sparse. digsem inate sul territol'io dello Stato. pressochè senza relazioni fl'a di 101'0. tutte impegnate in atfm'i locali. senza cogllizioni e senza competenza nell'amministrazione generale (l). Del l'esto" i conti stessi, su cui ciascuna dovea giudicare. le venivano tl'asmessi con estrema lentezza, talol'a dopo molti e molti anni, di guisa che gli esercizi si mescolavano fl'a di loro in una "ete inestl'icabile.

pri vilHgiati. Pare che l' O/'dine plebeo solto Z'impressione di questa esperienza abbia d'allora in poi tenuto in poco conto i suoi diritti politici. » RINAUDO, Sa!Jgio storico sulle origini del sistema ,'appresentativo, p. 84. 00 conti particolari, non Ile esamÌl'à uno solo ». Quanto più a ragione tali parole potrebbero essere pronunziate oggi, innanzi ai nostl'i giganteschi bilanci!

102

in al'ticoli. E agli undici volumi del pl'eventivo Vç\. unita la relazione genel'ale e la nota di pl'esentazione, due volumi; il bilanciQ di assestamento dell' esercizio incol'so (che cOl'risponde in lJade ai vecchi stati di definitiva pt'evisione della legge 186Q); la tabella esplicativa, un vollÌme~ ia relazione della COI'te dei Conti, e due gl'ossi volumi del consuntivo per l'esel'cizio, che è fiuito al 30 di giugno e che in novembre presenta già stampati, chiusi ed approvati dalla Corte dei Conti i documenti della .sua ge..stioue, le ['isultanze cioè di milioni di fatti economici, finauziari ed amministt'ativi. Sono tremila pagine , sulle quali· deve rifel'ire con quasi altrettante pagine la Com~ missione del bilancio, e deve discutere la Camera e deve J'istudial'e il Senato, cui si pl'esontano in una nuova edizione COl'l'etta e migliorata pél' ope:a e votò dei De~ putati» (I), A tutta questa materia nOI1 si è riuscito a dal'e omogeneità ed unità. E per vero il nostro bilancio si risolve in otto bilanci distinti o conti speciali e per sèstanti; ossia 1. entrate e spese effettive; 2. pensioni; a. movimento di capitali; 4. fondi di riserva delle fel'l'ovie in esercizio (suddivise in nove fondi divel'si, ossia tt'e pel' ciascuna società di fel'I'uvie); 5. casse patrimoniali delle fel'rovie (suddivise ·anch' esse in tl'e casse distinte); ti. spese per le costruzioni ferl'oviarie · a cal'ico diretto dello stato; '7. spese pel' le costruzioni a licitazione privata delle linee TiI'I'ene; 8. partite di gil'o.Ciascuno di questi otto conti ha le sue entl'ate e le sue spese e si presta alla fOI'mazione di un pareggio contabile, che dissimuli un disavanzo finanziario e alla stipulàzione di debiti nuovi (2). Dai quali ultimi noi abbiamo cavate entl'ate sotto fOl'me le più vade, come lo attestano le alienazioni di l'endita pel' le pellsiulii,

(1) RAVA, Il Sindacato parlamentare sull' Amminist7'aziona

e il Bilancio, nella Rivista di diritto pubblico, 1l:l90,p. 264. (2) FERRARIS, Finanza ed Economia 'nazionale, nAlIa Nuova Antologia, 16 gennaio 1892, p. 294.

103 le obbligazioni del 'l'evei'e, le obbligazioni di · ROIlla, le obbligazioni del risanamento di Napoli, le anticipazioni delle pl'ovincie per l' accele,ramento dei lavol'i catastali, le emissioni per le casse patrimoniali delle fel'J'ovie, le emissioni pei' le costruzioni ferroviarie diI'ettamente ese· guitedallo stato e le emisssioni per le linee 'l'il'rene. Le fOI'me ed i titoli, cui abbiamo l'icol'so pei' nascolldel'e Cull falso pudol'e, quanto più ci fu possibile, i nostl'i dehiti, furono tante da illgener'are la piùgraùde confusione. Il FERRARIS, analizzando appunto. la complessa stl'uttut'a contabile del nostl'O bilancio e del nostr'o IlebibJ, poteva ancora nel 1892 con piena l'agione sCI'ivel'e: «Un bilanciu, al'chitettato in tal modo, diventa una' spede di logogrifu, che pochi possono compl'endel'e» (L). In fOI'za dell'al'['utIlo del llOStl'O bilancio, uomini elllinenti, come Minghetti ' e Cambrai-Digny, hanno potnto cadere in el'l'ol'i di centinaia di milioni,. ileI calcolal'e le condizioni della finanza. Più di recente, dal 1875 al 188t, la Camel'a ed il Paese hanno potut,:o pr'estal'e la maggiol~ tiducia alle magiche esposizioni finanziarie che pl'esentavano con un avanzo il bilallcio, di cui il disa.vanzo doveva essere colmato con lln debito di 1.fj30 milioni/ E dell'esto anche oggi, nel momento in cui si SOllO eliminate diver'se cause di oscul'ità e di poca lealtà del bilancio, quante macchie oscure, quante incogllitesol1o da chial'il'e! Pensioni, casse patrimoniali, impegni bancari dello Stato, fondi di riserva, persistenza d i conti speciali nel bilancio. spese pelmal1tenimento degli inabili al lavol'o ecc.

§ 27. Segue l'argomento con speciale 'riguardo alla Francia.

Quella stessa Fl'allcia, tanto gloriosa pel suo :ll'ticolo quarto della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e che 110 i (1) FERitA iUS,

L

C.,

p. 294, 307.

104

pel' un · momento siamo stati in procinto di raffigu['al'ci come l'angelo, phe getta il primo squillo di tromba per risvegliare la coscienza addol'mentata dei contribuenti di tutti i popoli, 110n il giunta mai a presentare in modo chiaro la sua condizione finanziaria. In quello stesso momento solennissimo dell' età moderna, in cui parve che · lo stato nuovo, condannando finalmente tutti gli: al'cani della vecchia finanza aristocratica, &i effondesse nel popolo e gli desse nelle mani, in una confessione generale e sincera, tutti i conti; in quello stesso momento, i piùgl'audi al'tifici furono usati per dissimulare la vera condizione della finanza. E per vero il famoso GOMPTE RENDU di NECKElt del 1781 espose una. ~ituaziQne immaginal'ia, assai lontana dalla realtà. Eguali artifici si l'i petel'ono Ilei memol'ando discorso pronunziato dal NECKER.il 5 maggio 1789, il giorno della pl'ima adunanza dell'Assemblea Costituente (1). Non a tOI'to MIRABEAU esclamava nel 1790: « lo non odo che questo: Hp tanto e mi abbisogna tanto; e . I'Assemblea di rimando: perchè avete voi tanto? E perchè abbisognate di tanto? Ma nessuno risponde chiaro.» Nè una chial'a risposta si potè avere all' epoca di Napoleone I. Sebbene la contabilità ufficiale non distinguesse un bilancio straordinario e la legge di finanza possedesse una it'reprensibile unità, al di fuori dei conti ufficiali un bilancio stl'aordiJiario, occulto, gigantesco, confezionato da Napoleone personalmente, sussistette sotto il nome di domaine eaJstraordinai1'e, alimentato in gran pal'te dalla vittoria e dalla conquista ($1.'OURM) e di cui le el'ogazioni sfuggivano al grande popolo della Rivoluzione, non meno che le minute erogazioni delle entr'ate raccolte all'interno, La legge del 27 giugno 1833 ebbe il tristo merito di ordinare, in ['iguardo ai Javol'i pubblici da costruire o .da

(1) Il sunto e gli artifici di quel discorso vedi nel l. e. p, 166-69.

GOMEL,

105

continuare, quei conti speciali (budgets annexes), non rientranti nel bilancio generale, che abbiamo visti ricomparil'e in Italia €' che infrangevano l'unità dei conti. Quei conti speciali ponevano bensÌ in bella mostra le strade, le feerovie, le bonifiche, le scuole compiute dai Governi, ma lasciavano nelle tenebre la qualità. ed i limiti dei mezzi (debiti), coi quali si provvedeva ad essi, e in pari tempo dissimulavano l'aumento delle spese pubbliche, frazionando il totale (1). Questi conti speciali, che cominciarono staccal'si dal bilancio genèrale in rigual'do a lavori pubblici o a spese militari e che diedero nascimento al bilancio straordinario; coll'andare del tempo si moltiplicarono, si pro'lungarono in uno strascico interminabile. Dal 1862, accanto al bilancio straordina~io, fu posto le budget des resources speciales, cioè delle spese pagate con imposte comunali e dipal'timentali, le quali si vollel'o faI' dipelldel'e dall'approvazione del Pal'lamento. Poi vengono les budgels annexes, nove piccoli bilanci speciali, che si riferiscono a speciali aziende industriali dello stato. Le più l'ecenti figliaziolli del bilancio sono: les services speciaux du Très01'. Essi son nati nel 1885 dal pl'oposito di sgl'avare Il bilancio ordinario di parecchi milioni di gal'anzia d'illtel'essi. Il numero di questi servizi va cl'escendo (ol'a oscilla sulla trentina) per la tentazione in cui si tl'ovuno i manipolatori di · cifre, di ab'bandonare il bilancio che è povel'o, pel'chè alimentato dalle entrate 'ordinarie, e di attaccarsi al tesoro,che è ricco, perchè alimentato dai fondi delle casse di rispal'mio, delle casse di deposito, dei conti correnti dei comuni

a

(l) Nel 1871 Tniers, fra le approvazioni della Camera, esclamava; « Quel:; étaient les hudgets de l'Empire 1... le secret de

ces présentations c'etait de diviser lo budget en plusieurs parti es, de manière il. l'endre la totalisation . difficile, ou laborieuse au moins, et de trompel' ainsi le pays SUI' la réalité et i'etendue d~ la depense, qu' il doit faire » (oui, oui; c'est vrai). AssemlJlée nationale 20 jouin 1871. Citato da STOURM, 1. c., p. 197.

106

e dei dipartimenti, dai pl'estiti e dal prodotto delle negoziazioni di beni a lunga o a breve scadeilza. Ebbene tutti questi bilanci speciali, non ostante le 10ft} distinte pel'sonalità, non possono essere avvICinati esommati fra 100'o. «Malgl'ado il loro isolamento, tutti questi bilanci di-o pendono gli uni dagli altri, si penetrano mutuamente,si intrecciano di tal guisa che il (loro totale da un lato èinsufficiente, dall'altr'o t['OPPO esagerato.» Lo STOURM, che fa questa osservazione, ricol'da allo stessò riguardo le :seguenti parole di JULES ROCIIE, scritte nel Rapporto del bilancio generale del 1886 (30 'giugno. 1885): « Riell n'est plus obscur, plus confus, plus t'el'tite en il1usions que notre classiflcatioll actuelle. On ajoute· les uns aux autres tous les systémes d'écritures publiques. pOl'tant le nom de budgets, comme si chacull d'eux constituait un ensemble indépendant et pal'ticulier; on totalise· leur chiffl'e et on conclut. Ce compte est absolument. faux ».

§ 28. Fatti ([ indole contabile o anche d'indole politica, dipendenti dall' opera delle persone incw'icale della (01'ntazione del bilancio.

Ma oltreché dalla Sell1pl'e cl'escente mole dei fatti. amministrativi e da un modo sempre più 'e labol'ato di. stendere e contl'ollaee le scrittur'e (§§ ~6, 27), l'impene-· tI'abilità del bilancio model'no è derivata allCOl'a . da un 'complesso di artifici anch' essi in parte d'indole cOI~ta.bile. Così si son visti pl'olungati e chiusi assai tal'di i val'i. esel'cizi; malgl'ado la riconosciuta necessità della loro in- ' di vid uazione. Si rappl'esentano delle' attività come spese o delle spese come entl'ate. IMattl nella categoria« Moviment() dei capitali », noi qualifichiamo, come spese, le somme impiegate nell' estinzione di debiti o all' ottenimellto di Uli

107

pl'ofitto, equalifichiamo come entrate le somm~ cOllseguit~ colla contrazione di un debito o colla riduzione del pa· trimoniò. Per modo che qui si avvantaggia il bilancio di 9gni diminuzione del patrilllonio pubblico. Altre entl'ate ancora sono ingrandite in modo fittizio .ed appaiono come grandi ombl'e al tramonto del sole . . Le ingenti somme, impiegate nelle stl'ade, nelle fel'r?vie, nelle navi da guerra, nei cannoni, talol'a utili talprano, ma spesso assolutamente improduttive, sono po·ste in bella mostl'a nella categol'ia del « Movimento dei capitali D, come capitali in una piena integl'ità (1). Così ponendo con una finzione contabile nell' at~ tivo somme corrispondenti al costo di cel'te opel'e pub~ bliche, di cer·te prestazioni, si dissimula il disavanzo. Lo stesso risultato è raggiunto nel bilancio prussiallO, Gol computal'e nell'attivo una &omma di entl'ata pari alle spese così dette slram'dinarissime od ultra slraordinar'ie. Il bilancio Austl'iaco segue la stessa nOl'ma per rispetto alle sue spese dì rirweslimento. '-ralol'a le .entrate sono ingl'andite con pl'evisiolli ot· timistiche, le quali l'appresentallo le CÌI'costanze, che valgono ad aumentare gl'intt'ùiti come pel'manenti o come agenti ilei pl'esente o in un pl'ossimo avv~nil'e. Si stanziano ilei pl'eventivo le stesse entl'ate, che furono ac~ colte dal pl'eventivo pl'eCedellte, «sebbene poi siano eccedenti, . senza alcun l'iguardo quindi alla voce vel'i~ .dica del consuntivo o alla media delle spese negli ultimi anlli » (2). O) In Italia l'entrata, per rispettI) a.lle costruzioni ferl"Uviarie, è!!()stituita da aliellazioni di titoli, ·ohbligazioni ferroviarie o rendita. e le spese dall'importo annuale delle nuove costl'uziuni ferroviarie; si suppone, cioè, che il valol'e delle felTovie costruttèsia UgualE:> al loro co~to, mentre in realtà, tenendo conto ddl'intimo interesse che esse rendono, il 10['0 valore dOVl'ebbe essere ridotto ad un terzo o ad un quarto. (2) « Il vedere ripetuto pel' anni di seguito eccedenze sugli.. stessi capitoli, dòvute alle stesse cali se (scrive a questo propo-

108

Si incontrano anche nel bilancio delle entrate cel'te -somme, che le per~one competenti sanno benissimo che non sal'anno introitate (per esempio, da noi i . rimborsi pel' la pubblica beneficenza ili Roma, per il ma~tenimento .degli inabili al lavoro, l'iscrizione come entrate sicure degli al'l'etl'ati per contributo nelle spese di costruzione .di stl'ade provinciali, mentl'e non s'incassano mai). I residui attivi servono spesso ad aumental'e figurativamente la parte atti va del bilancio, ad a vvicinal'la al pal'eggio~ flebbene in realtà siano ben poca cosa o nulla. È ben vero .che la legge obbliga il Ministro del Tesoro ad epurare i residui soltanto apparenti e che viziano la sincerità del bilancio, ma n~n la si obbedisce. Dei cento ventidue milioni dei residui attivi nell'esercizio del 1898, ben settantadue rappresentavano crediti di dubbia, d' insperabile esazione. In par~ tempo si alterano artificiosamente qe spese. Si frazionanù le spese di un dato servizio, si annidano in punti diversi e disparati dell' edifizio finanziario. Da noi, per esempio, le spese pel' le costruzioni ferl'oviarie figurano nel bilancio dei lavol'j pubbl'ici per l'igual'do alle fel'l'Ovie costl'uite dallo Stato e Ilei tesoro per rigual'do alle fer'rovie costruite dalle società (annualità chilometri.che) (1). . :sito uno dei piiI autorevoli membri della Camel'a italiana, Ton. POMPILI) significa che di qm.sto non si è fatta giusta va. lutazione e che i preventivi, in qualf'he parte almello, non sono .sempre compilati colla maturi tà necessaria .. Siccl!è non è temel'ario il dubbio che talvolta l'ecct'denza sia stata, come non poteva essel'e a meno, già pl'esagita al momento di cOlllpilare lo :stato di previsione e riservata in petto, come modo facile e commodo per fare una. spesa senza affrontare la discussione e la .critica aperta, a cui potrebbe dar luogo la proposta dell' aumento di qualche bilancio e per colorire nelle esposizioniìinanziarie la condizione delle cose alquanto più rosea e serena del -vero ». (Atti parI. num. 152, al n. 168, sessione 1897, p. 70). (l) Esempi di questa pratica in Francia reca lo STOURl\I, J. c. p. 203. . . .

109

Si presenta nei preventivi il Co.sto. di o.pere o. pre~tazio.ni pubbliche in un ammo.ntare inferio.re a quelloche esse l'aggiungeranno.;, La vera spesa sarà co.no.sciuta più tardi, do.po. che i lavo.ri saranno. iniziati e, anche durante questo. perio.do., po.trà essere celata co.n o.ppo.rtuni sto.rni p~r un certo. tempo.. E intanto. quella o.ccultazio.nedi spesa avrà sel'vito. a facilitare l'appro.vazio.ne della legge. Co.sì da no.i, man mano. che si venne crescendo. il numero. dei chilo.metri. di strade ferrate da co.struire, da quello. che era-pro.po.sto. nel primitivo. pl'ogetto. Depretis(1887), si abbassava di più · in più il Co.sto. preventivo. di ciascun chilo.metro. dai pI'imi calco.li. Per tal mo.do. fu dato. di aumental'e il numero. delle linee senza lasciaI' vedel'e subito. l'aggravio. corrispo.ndente pel bilancio.. Un altro. mezzo. di attenual'e la parte passiva co.nsiste nel sopprimere addirittura dal bilancio. att.uale cel'te spese r tutto.chè gli sieno. attribuite dalla legge. La ragione di quell'illecito. pl'Qvvedimento. si trQva nel fatto. che quelle· spese, dm'ante l'esel'cizio, no.n iurQnQ cQmpiute,l). Altl'e vo.lte anCQra certe eccedenze di spese si co.prQnQ co.n entrate future, che si sCQntanQ a benefizio. dell'esercizio. presente. È vel'Q che in questi casi si preparano all'avvenire· do.lQro.se sQrp,'ese; ma intanto. si presentano. previsiQni rQsee Q meno. o.SCUI'e. Co.n QttimismQ più o. meno. sincel'o., si l'iesce anCQra a nascQndere certe cause di aumento. 0di continuità delle spese. E vi SQnQ altre sQrpl'ese I Debiti definitivi si nasco.ndQno. perun certo. tempo. so.ttole apparenze di debiti di teso.reria. E si nasco.ndo.nQ o. si attenuano. anche gli eccedenti di entrata, gli avanzi, co.lla stessa ansia co.n cui si nascQndo.no. o.d attenuano. i disa(1) Questo inconveniente, più proprio al bIlancio di cassa, si rendeva possibile da noi, che abbiamo un bilancio né propriamente di r.assa, nà pl'opriamente di competenza, colla proposta GIOLITTI del 7 febbraio J890.

110

v,anzi, quando il potere esecuth'o vuole avere sqtto mano risol'se per eel'ti bisogni, di cui nontl'ovaprudente sv.elare l'intel'o costo . (spese coloniali, di gueN'a, ecc.) .0 su e con sufficiente approssimazione i mezzi tecnici e finanzial'i necessari al soddisfacimento dei biso· gni pubblici. Alle spese pubbliche si pl'ovvide allOl'a speci~Ùmente colle entrate demaniali, che fl'onteggiavano le esigenze ordinarie, e con imposte dirette generati e pel'sollali, che fronteggiavano le esigenze straordinarie. Ma allo l'a le pubbliche entrate mancarono in gl'an parte di quella forza ilIusOI'ia che ebbal'o più tal'di. Un tempo la funzione del demanio nell'economia finanziaria fu compresa assai meglio che noi fu sse successivamente, non solo perchè i111emanio costituì la fonte precipua delle entl'ate pubbliche, ma perchè i vincoli che legavano dil'ettamente i cittadini a quei beni, erano maggiol'i che oggi. I cittadini e:'l9l'citavano sul demanio diritti di legnatico, di erbatico, di pascolo, di pesca, ecc.

(1) S!rIlTH, l.

~,

v.. IL, p. 443.

(2) !;MITH, 1. C., ivi.

264

Così ulla popolazione, che si sentiva più o meno imperfettamente prop1'ietaria di quei beni e che li visitava spesso, che viveva in loro prossimità, che. ne conosceva perfettamente la produttività, do.veva avere una coscienza chiara dell'importante funzione di essi nell'economia finanziaria. Inoltre quella incerta vicenda · di dilapidazioni (spesso forzate e rese necessarie dal bisogno di quietare avversari ·temuti) e di ampliamenti di demanio, che si prolungò per tanto tempo, quando già l'autorità regia fu assodata, rendeva, coi suoi conseguenti rialzi e ribassi del fabbisogno pubblico, cui si doveva provvedere con imposte straordinarie dirette o coi tl'ibuti indiretti, più evidente la parte che i demani adempivano nell'economia finanzial'ia, e teneva l'opinione pubblica continuamente attenta ed agitata sul problema demaniale. A 101'0 volta, le usupal'zioni dei demani, fatte daiprivati, spes~o su vasta scala, edi desidel'i analoghi che 'esse eccitavano, portavano a calcoli passionati sui profitti attendibili dall'iniziativa privata, in relazione ai 'profitti ritratti dall' Amministrazione pubblica, e d'altro lato eccitavano alla valutazione dei danni diretti ed indiretti, che ne risentivano coloro che avevano diritti comunistici da far valere. Se, per tutte le suddette ragioni, i demani si rappresentavano alla coscienza comune in modo abbastanza evidente e sensibile come mezzi di pubblica entl'ata, ciò accadeva in modo specialissimo per quelle persone, 1. cui beni erano confiscati e incamerati nel regio demanio. Tali persone salirono ad un gran numero iil tempo di violenze interne e di guerre continue. Quando le città furono divise in fazioni, i cittadini più cospiscui· della parte vinta erano d'ordinal'io privati dei loro beni; l'esito incerto delle lotte intestine richiamava al pensiero continuamente il demanio come la vOl'agine, èhe avrebbe potuto ingoi.-'lre d'un tratto le sostanze di una parte della popolazione. Il reato di fellonia, che traeva seco la con:' fisca dei beni in pro del demanio; il reato di fellonia, (non mai bene definito) acquistava una elasticità ed e-

265

stensività spaventevole quando il Principe era stretto dai 'bisogni o era avido per natura sua. Il pericolo minacciava, non solo il condannato come felloné, ma spesso coloro che avevano avutOlI godimento dei beni di questo, coloro che vi avevano fondate le loro speranze, la famiglia, i parenti. Talora ancora il Governo' spogliava, in mala fede e senza regolare giudizio, i cittadini più deboli dei loro beni, sotto pretesto che fossero stati usurpati al demanio. Finchè rimanevano vive le memorie della goduta proprietà, del goduto possesso e le aspetta, tive sui beni confiscati, si sentiva acutamente di concor-, l'ere al fabbisogno pubblico coi demani. Tale sentimentoche val'iava d'intensità a secofilia dei temperamenti, dei bisogni, degli averi dei danneggiati, degradava particolarmente coll'allontanarsi dell'epoca della confisua e colla natura semipiena dei diritti perduti. Ad ogni modo, per quanto con gradazioni val'ie d'intensità,in tutti questi casi l'estava presente alla coscienza di una pal'te dei contribuenti il loro concorso ~i servigi pubblici coi loro beni privati, inclusi nel demanio_ D'altro ,canto v' erano gli amici, i cOl'tigiani e i loro dipendenti, che speravano avidamente d'ottenere dalla munificenza del loro signol'e parti di demanio. Il demanio pertanto rimase, per molti secoli, un punto di mi l'a, che spiccava nettamente sull'orizzonte. Fu solo a poco a poco che i contribuenti vennero staccati e distratti dal demanio e perdettero di ' vista la sua reale importanza sulle entrate pubbliche; e cioè man mano che perdettero ogni ingerenza nell' amminjstl'azione di esso, man mano uhe si estese la proprietà industriale, mall mano che si consolidò l'assolutismo, man mano che le entl'ate Ol~iginarie rimpicciolirono di fronte alle entrate del'ivate. Coll'azione di questi grandi fatti cominciò il demanio a divenire un mezzo d'illusione finanziaria. Quanto alle imposte, il ca l'attere straordinario, che eSile ebbe l'O da pl'incipio, valse a mantenerle in una sufficiente dipendenza dal bene comune. Avvenne per tal modo che il loro peso, il quale nella continuità del tri-

266 butosi attenua, si facesse allol'a sentire ogni volta in tutta la sua entità. Sicchè, di volta in volta, ad impedire Le resistenze, il malumol'e. dei contribuenti; diveniva' necessario che fosse datà la maggiore accentuazione al bisogno' pubblico, cui voleva si provvedere. L'imposizione dovette rispondere, se non stJ'ettamente, almeno con una sufficiente approssimazione, ~I bisogno comune, quale era concepito in quel pel'iodo storico, finchè fu ristJ'etta e subol;dinata a pochi ca'si tassati vamente indicati, a.d eventi di una; notoria importapza, e finchè la sua entità fu fissata da consuetudini o da accordi fra potel'i abbastanza equilibrati. E come l' imposizione diretta el'a immediatamente determinata da evidenti ragioni d'interesse generale, così era distl'ibuita fra i cittadini secondo evidenti ragioni di giustizia. Essa ebbe infatti fr'equentemente cal'attere generale e perwnall? (1), Le molte garanzie e forme prescritte per l'estimo dei belli immobili e dei mobili nelle città del medio. evo (!t), le controversie vive a cui dava luogo quell'operazione, la detel'minazioue del metodo di tassazione, la valuta.zione genel'ale e distinta dei beni, la fOl'ma delle denuncie, opel'azioni tutte ris61'bate al Consiglio del Comune (3), t'aullo pl'ova della ristl'ettezza del mar·giue concessu agli abusi dell' AutOl'ità nell' imposiziune e dnlla sua piena evidenza nella coscienza comune. Quanto alle imposte indit'ette, cioè dil'itti di h'ansito, dazi stradali, diritti di mel'eato, che s'incoutrallo in quei momenti, è d'uopo t'al'e attenzione che esse allora non ebbel'o affatto, o solo pal'-

(1) POI"

le citt.à it.aliane del medio

evo vedi RICCA SALEH,NO,

La trasformazione storica dei trijuti in Europa ed . in America nella Nuova Antologia del 1U febbraio 1891 , p. 518 e seguenti; in pòLl'ticolal"e, pelo Il Piemonte nel 1349, C1BBARIO, Operette varie, finanza di Savoia, p. 76. (2) Catasto negli antichi comllni ital;ani nel secolo XIII. (ClBRAmo,

OpP-/"ette varie. Finanza di Savoia) SALERNO, Slol·ia delle doltrine ... ,p. 25.

(3) RICCA

267

zialmente, carattere d'imposte -di consumI? Esse lU1'ono piuttosto delle tasse, pagate dai commercianti · per il permesso di esercitare l'arte, 101'0, a compenso della protezione giUl'idica e dell'uso delle strade e mirarono a colpire 'assai meglio il guadagno dei tl'afficanti che i consumatori. Questi ultimi del l'esto, tenuto conto della semplicità dei costumi del popolo minuto e delle dispendiose difficoltà dei mezzi di comunicazioue, si dovevauo trovare specialmente fra le file dei ceti sociali più elevati. Anche le primitive imposte sugli affari, quali furono quelle che colpivano le vendite di immobili, ebbero, assai meglio che d'imposta, il carattere di tassa, pagata in corrHspettivo della facoltà . di aHenal'e odi pos~edere; rappresentando quelle pl'estazioni vincoli di dipendenza dei beni dei contadini vel'so i signori () diritti di giurisdizione territoriale di questi ultimi o diritti dello Stato. Anche il debito pubblico non ebbe da pl'incipio l'efficacia illusoria, che abbiam visto avere dispiegata più tardi e pal'ticolal mente a partire dal secolo XVI, nel qual tempo si cominciò a convertil'e il capitale preso a prestito dagli Stati in annualità l'imbol'sabili o in l'eudite perpetue o vitalizie. Quantunque al pl'estito si l'icol'resse di buon'ora, tuttavia ad esso fu dato attingere assai limitatamente per la mancanza di garanzie otfel'te ai cI'editori pubblici. I Principi non si tennero ohbligati da alcun vincolo giuridico alla restituzione dei debiti conh'atti dai 101'0 antenati, ma solo dal rispetto alla memoria di questi. Ciò naturalmente rendeva assai precal'ia la posizione del creditore. Perocchè i prestiti, anzichè spontanei, furono d'ordinario forzati e vessatorì. Talora i sudditi si garantirono con compre di privilegi. Ma la ditHdenza dei creditori verso l'augusto 101'0 debitore, la loro piena · conoscenza degli oneri e dei rischi cui si esponevano, ci sono attestate dalle loro nu~el'ose rimostranze nelle Assem· blee .locali e negli Stati Genel'&.1i (I), La precarietà del rim(1) VUiTRY, l. c, Il, p. 2.14.

268

bOl'SO del capitale e del pagamento degli interessi (che . non erano indicati · nella stipulazione ed erano condannati dal diritto canonico) fece sì che il prestito fosse di breve durata ed usato quasi sempre come. spediente di tesoreria. « I Segusini, secondo i loro statuti (tra i più antichi che si conoscano), non erano tenuti a far credenza al Conte oltre ai quaranti giorni. Se, varcato quel termine, essi non erano soddisfatti, non erano più tenuti a farne altra, finchè ne avessero ristoro ». (1) Adunque, mentre da un canto si, appalesava chiaramente la natura e l'entità dei servigi pubblici, da un altro canto la imposizione per ogni sua parte aderiva strettamente alla persona del contribuente in corrispondenza alla fruttuosità del suo la,'oro, della sua posizione sociale, dei benefizi generali o speciali, che egli riceveva dall'ente politico. Non appena imposte o eccessive o contral'ie alle consuetudini o agli accol'di stabiliti erano pretese o percette, il loro carattere arbitrario ed illegale appariva netto alla coscienza del popolo, che le chiamava accatti. maletolte, mal denaro, compianto (2) (3).

(l) CIBRARIO, Economia del Medio Evo, I, p. 119. (2) Questo nome fu usato.in alcuni baliaggi del Piemonte. (CIBRARlO, Operette varie. Finanze di Savoia, p. 162). (3) L'evidenza dell'entità dei tributi è attestata altl'esì dal nome, loro attribuito e che indicava il loro ammontare in ra.gione del valore del prodotto colpito. È noto come le imposte, dapprima miti, si elevarono enormemente sotto Federico Il di Sicilia, «Il f ~rro rustico o grosso dovevasi a pro del Governo vendere una metà di più del valore, che aveva ottenuto nella compera; il che chiamavasi terziaria, quasi che fosse la terza parte dell'intero valore che la cosa in tal modo veniva ad ac. . quistare.... L'acciaio vendevasi una terza parte di più di quanto costava e davasi a tale aumento il nome di quartaria. E q~in­ taria dicevasi il quarto di più sopra il valore della pecé, ' che proveniva dalle Calabrie. (BIANCHINI, Storia delle finanze, I p.249). Vedi anche p. 388-389.

26.9

§ 71. L'illusione (inanziarianet periodo feudale.

Lungo il corso delle nostre ricerche abbiamo avuto più volte · occasione di notat'e la fase dell'lllusione finanziaria, che si riferisce al periodo feudale. Essa si distingue a prima vista dalla moderna per una maggiore grossolanità di certi procedimenti. Con ciò non s'intende di escludere chà in altre parti il peocesso dell'illusione finanziaria di quel periodo non raggiunga un alto grado d'elaborazione. Solo che, la mano delicata, agile, che si sente in alcuni punti, cede il posto io altei punti ad una mano pesant.e, feerea. Talvolta infatti fu senz'altro proibita la conoscenza dei conti pubblici, fatto obbligo del segt'eto ai tesorieri, ai contabili e ai Ministl'i, furono inflitte pene ai pubblicisti indiscreti e seveei, si negarono spiegazioni e documenti ai Rappresentanti dei vari Ordini sociali, che li sollecitarono; si levarono balzelli senza convocare gli stati e si giunse a dichiarare che le teste della gente minuta non et'ano atte a discutere questioni d'imposta e specialmente questioni sulle spese pubbliche. Una minol'e brutalità, un più fine accorgimento si sente invece più tardi, nel principio bandito qua e là che la ragiohe di Stato si oppone alla diffusione della verità finanziaria; nella compilazione e pubblicazione di resoconti incompleti, mendaci; nello sciegliere i membri dei corpi incaricati del controllo fra le persone interessate a trascurarlo; llel dal'e ad essi giul'isdizioni localmente limitate, in guisa da ess~re impossibilitati di conoscere la situazione 98nerale della finanza, ecc. Sat'ebbe tuttavia un et'rore il credere che i duri procedimenti, coi quali si volle mantenuta l'ignoranza in materia finanziaria, avessero allora il carattere di brutalità e di ripugnanza, che avrebbero per noi. Essi, invece, divenivano logici e naturali in un sistema fondato

270

sull' Autol'ità, in un sistema in cui ad ogni uomo, fin dalla nascita, era assegnato un posto speciale, ed ogni cl'itica demolitrice verso uo superiore gel'archico costituiva un sagrilego attentato ad un OI'dine divino. Il Principe era tenuto a riHpondel'e dei suoi atti, non innanzi al popolo, ma innanzi a Dio soltanto. Ciò conduce a concludel'e çhe la grossolanità degli spedienti, con cui fu mantenuto il segreto in . materia finanziaria e con cui, fino ad un certo punto, furono riscosse le imposte (con offesa alla libertà umana), furono possibili in gl'a:" zia del sistema politico e religioso, ossia a delle illusioni, non già diI'ette, finallziarie, ma ad illusioni meùiate e di un ol'dine più elevato. Come si vede, nell'epoca feudale, essenzialmente autoritaria, il finanziere non si trovò alle prese con quel fOl'midabile problema, che l'et.à successiva ebbe a l'isol"\'ere, e che co risistette Ilei dissimulare alle . masse dei contribuenti gran pal' te della vel'a situazione finanzial'ia e nel rendel'Ile pl'essochè effimeri i controlli, nel tempo stesso in cui veniva proclamata la '. democratiz7.azione della finanza e la sOVl'anità. popolal'e. Ma se il finanziere dell'epoca feudale tl'OVÒ facilitata l'opel'a sua dalla inesistenza di un diritto nel popolo di conoscel'He discutel'e' la materia finallzial'ia, ebbe tuttavia altri difficili problem i da l'isol vere. Infatti quella stessa forma politica, che per Ull rispetto facilitava l'opel'a del finanziere, sotto un altro aspetto la difficoltava, in quanto, cioè, il suddito sia assai meno p.Ì'odigo del cittadino ileI cedere ricchezze ali'ente politico. Già assai pl'ima di Montesquie~u, e cioè durante il funzionamento degli Stati Generali, ·era stata più volte riconosciuta la convenienza dell'autoimposizione dal punto di vista della sua produttività all'erario. Inoltre la mancanza del sistema rappresentativo impedì il sorgere dei prestiti pubblici moderni, sprovvisti di una garanzia reale, e provocò l'uso di prestiti gal'alltiti sulle entrate ordinarie dello Stato, che minacciavano sempre di dar luogo alle più scandalose ed evidenti malversazioni. Si aggiunga che il malo impiego del danal'o pubblico negli scialacqui della Corte

271

e nelle sinecure delle classi privilegiate fu assai più visibile che no.n sia ai nostri giorni, nei quali le entrate dello "Stato S0(10 dissipate in.opere pubbliche o in prestazioni di servigi, che hanno pur sempre, tuttochè in troppo limitata misura, un rapporto colpubblico vantaggio. Torna anche a pl'oposito il l'ichiamare qui un'osservazione fatta altrove, e cioè la difficoltà di colpil'e aspl'amente d'imposta i lavoratol'i, quando essi el'ano chiamati ansiosamente negli altl'i paesi vicini e quaijdo era così facile il passal'e da una ad altl'a signol'ia, Non va taciuto d'altl'onde che si trattava di adattare ed abituare ' all'imposta gente, che ne el'a esenta o da tempo immemol'abiie o in . fOl'za di ca l'te d'immunità. Si deve anche ammettel'e con LOl'dMacaulay, che le popolazioni di altri tempi Cu,l'ono più al'Ìde di CUOI'e, più manescbe, più pl'onte a corl'ere alle al'ini, che non le genti dell'epoca 1l0stl'a industriale. Se a tutte queste considel'azioni si aggiunga la mancanza dei progressi tecnici, delle scopel' te chimiche e meccaniche e dei mezzi di comunicazione, che hanno aumentata enOl'memente la pt'oduzione nazionale, e si tenga conto d'altro canto degli ostacoli posti alla produzione e circolazione dai concessional'i delle imposte, si comprenderà la delicata situazione del finanzier'e di altl'i tempi e ' la necessità, in cui egli si tl'OVÒ, di ricorrere 11 tutti quegli spedienti, che resero meno · penosa la continua e crescente imposizione, ' di cui abbisognò .. . Quindi è che la finanza feudale elabol'a grado gl'ado faticosamente quel sistema d'illusioni nella quantità dello :~timolo e dell'effetto penoso, di cui abbiamo lungamente discorso e che consiste nello sminuzzam€lnto delle imposte, talvolta fino a frazioni imponderabili, nella 101'0 dish'ibuzione in quote regolal'i nel tempo, nella loro applicazione agli eventi pubblici e pl'ivati più piacevoli e dolorosi pel contribuente, nei cambiamenti di nome, di circostanze estrinseche, di affettazione di ce t'ti tl'ibuti; in certe loro abolizioni e risurl'ezioni, in certi loro aggruppamenti accennanti a semplificazioni e a' pl'ossime riduzioni del carico tl'ibutario e via dicendo.

272

Dopo tutto ciò s'intende come . la finanza di questo periodo abbia dovuto esser~ animata da uno spii'ito sottile e ricco di espedienti, quanto più l'imposizione si e-. levava e s'indebolivano nella coscienza comune i principi di diritto assoluto.

§ 72. L'illusione finanziaria nel periodo borghese.

L'illusione finanziaria ha saputo ·mantenersi e in certo senso anche estendersi, malgrado gli ordinamenti che la finanza ha ricevuto in ar'monia col sistema costituzionale, a guarentigia dei nuovi interessi popolari. In linea di principio, nel campo dell'astrazione, la finanza borghese è ineccepibile ed è questo aspetto apparente il celHbrato . dai corifei deila borghesia. La qualità e la quantità delle spese, la qualità e là quantità delle entrate e la loro distribuzione, sono designate dai rappl'esentanti del popolo. Il Principe non ha facoltà di stabilire balzelli; i Mi· nistri sono infrellati · nelle loro iniziati ve dalla legge del bilancio e dalla Corte dei Conti; i contabili, i cassieri sono sottoposti a controllo; tutte le entrate e tutte le spese, comprese quelle di riscossiolle, debbono rientral'e in esercizi finanziari beni distinti ed essere incluse nei bilanei preventivi o di assestamento e nei consuntivi. Tutta la materia finanziaria è discussa in sedute pubbliche ed è commenta bile e· criticabile libel'amente da qualsivoglia. La finanza moderna si è sovratutto mostrata più rispettosa della libertà personale · e della dignità umanà, ed ha quindi abbandonati i metodi pi~ brutali d'accertamento della matei'ia imponibile propri di altre età (§ 15). Ha rinunziato altresì agli introiti, · che essa· trasse già dalle alterazioni della moneta, le quali esponevano il Principe al discredito ed intralciavano il commercio. Ha abbandonatala vendita degli uffici pubblici, per cui si creavano ufficiali dello Stato rapaci, inetti ed impopolari (§ 18).

273

In apparenza tutto procede regolarmente. La finanza moderna resta per lungo tempo coperta come da uno smalto levigato, da un usbergo adamantino, che · nessuna punta può scalfire. il malumore popolaré non sa con chi prendersela; non trova un capro espiatorio alle sue sofferenze. Il Principe è irresponsabile, i Ministri sono scelti fra le maggioranze parlamentari, i Deputati sono eletti dal popolo stesso. Eppure le apP,licazi~ni dei principì costituzionali alla finanza, che ebbero tanta magìa illusoria per gli stessi scrittori di diritto costituzionale e di finanza, lungi dall'essere riuscite a costituire un tutto compatto in difesa degli interessi comuni, · formarono un debole traliccio, dai cui vani si diffuse l'oppressione sugli umili e l'esaltazione dei potenti. Anche qui l'intelligenza, dopo avere eretto una costruzione ideologica ·di menzogne a difesa dell'istinto vitale del gruppo sociale più JOl'te, al momento della decadenza di questo s'appl'esta a distruggere l'opera propria. È così che oggi la scienza può dimostrare che l'imposizione mùdel'na ha ottenuti risultati assai mediocri '.e di molto inferiol'i a quelli apparenti all'osservatore superficiale. Infatti, se è vero che colla l'inunzia ai proventi, altra volta ottenuti dalla alt~razione della moneta, si è avvantaggiata la circolazione e la produzione, queste sono state turbate da vecchi e nuovi tormenti colle imposte di fabbricazione e di spaccio, colle imposte sugli affari, coi dazi intel'ni e di confine. È un fatto indis cuti bile che nell'accel'tamentodei tributi si è o'ggidì molto più rispettosi che in passato della libertà e dignità umana; ma in pari tempo la soverchia imposizione dei minori abbienti ha mantenuta e rassodata la 101'0 servitù e degradazione. Bisogna riconoscel'e con soddisfazione che ai nostri .giorni è cessato il traffico scandaloso degli uffici pubblici; ma bisogna in pari tempo confessare che mai quanto ora la burocrazia fu esuberante ai bisogni comuni ed ultrapotente. I Ministri non sono più gli strumenti docili di un potere assoluto; tuttavia hanno con--

274

servata la facoltà d'impegnare lo stato per forti som~e senza che il Parlamento ol':li annull~re fatti compiuti, senza che la Corte dei Conti abbia poteri sufficienti per impediI'e quelle esorbitanze (§§ 30-31). I rappresentanti del (.lopolo sono senza dubbio molto più i"ndipendenti che altra volta dalle lusinghe della Oorte e piellamente al sicuro dalle sue minacce; nondimeno, come nelle epoche del despotismo, non esitano a rovesciare, per quanto è possibile, le imposte sui poveri ed a impiegare il danaro pubblico a beneficio dei ricchi. Inoltl'e la finanza moderna, malgrado i suoi principi democl'atici, ha conservato tutti gli accorgimenti coi quali la finanza del despotismo riuscì a strappare ai contribuenti, quasi inavveetitamente, tanta parta delle loro ricchezze; sicchè anche oggidì sono utilizzate quelle leggi psicologiche, · che furono utilizzate in passato pel' attenuare o attutire lo stimolo e la sensazione penosa delle imposte. ~~ innegabile finalmente che i bilanci moderni, come documenti pubblici silldacabili, costituiscono un grande progresso di fronte ai bilanci già riservati esclusivamente al Pl'incipe; ma in pari tempo essi sono rimastipressochè incomprensibili all'opinione pubblica per la loro mole, l'ei loro problemi .tecnici e contabili, per la mancaH~a di omogeneità delle loro parti, pe~ la esclusione da essi di conti speciali, per le eccedenze irrefrenabili, per le difficoltà di disciplinare - la gestione dei residui attivi e passivi, per gli artifici del potere esecutivo intesi ad occultare cosÌ le eccedenze delle spese come quelle delle. entrate, e infine per l'incompetenza, per l'intima e spiegabile avversione delle maggioranze parlamentari a compiere ed a tollerare un'approfondita discussione dei conti pubblici (Capo V).

CAPO XIV.

Le cause dell'illusione fillanzial'ia.

Le circostanze più speciali e valAiabili e le circostanze meno speciali e meno variabili, determinanti l'illusione finanziaria.

S'intende facilmente che, perchè siano promosse delle illusioni tributal'ie, è d'uopo, non solo che si verifichino quei tali fenomeni di carattere finanziario, su cui esse direttamente si appoggiano, ma altresì quelle circostanze d'indole morale, economica, Hociale, politica, naturale, che pl'eparano ed accompagnano questi stessi fatti tributari. Così, a mo' d'esempio, perchè uno Stato contrag~a un prestito, destinato a suscitare ce l'te illusioni, occorre il sorgeré di un bisogno pubblico, una ~peciale valutazione di ésso, il giudizio che convenga meglio di provvedervi col credito pubblico, l'approvazione di quel provvedimento da parte dell'autorità competente, l'esistenza di una parte di capitalisti nazionali o stl'anieri, aventi capitali disponibili, ecc. Tutte queste minute e particolari circostanze (le quali precedono e determinano volt.a a volta i fatti tributari che danno luogo ad illusioni), presuppongono il concorso di altre forze meno speciali e meno variabili. Queste vanno

.

.

276

distinte in un doppio ordine, secondo che provoclrino t'adattamento del soggetto passivo all'illu~ione o costit uiscano vere forze .attive di questa. Della prima specie di queste forze sarebbero il desiderio dei governati di pagare qualsiasi servizio pubbli.;o il meno possibile, e sovratutto la loro ignol'anza od inavvertenza delle leggi tributarie del bilancio, delle leggi economiche, dei servigi pubblici offerti, ecc. Ma tali circostanze mOI'ali, che ren'd ono il contribuente attuale vittima dell' illusione tI'ibutaria, debbono' a loro volta essere cool'dinate ad altre circostanze attive d' illusione, di natura morale, politica, tributaria ed. economica. Quando queste non si verifichino, l'imposta non riesce a prorlul're illusioni,. malgl'ado una ignoranza ben più supina di quella dei contribuenti della nostra età. Anche il gruppo di fOl'ze attive dell'illusione ne comprende tal una d'indole morale. Tale è.il proposito, vuoi del potere pubblico, vuoi del contribuente, di ottenere danaI'o o di evitarne lo sborso. È qu'e sta una circostanza, che si ma~ nifesta in un largo numero di fenomeni tl'ibutari e però in molte illusioni. Essa si riscontra nell'uomo di stato, che altera la moneta, che vende uffici pubblici, che contl'ae pl'estiti; nei sottoscrittoridi questi, negli acquirenti impieghi, in colol'o che trasfericono l'imposta su altl'i o la sfuggono col contrabbando o con occultazioni del reddito, ecc. Non può dirsi tuttavia che ogni forma d'iHusiolle abbia per presupposto necessario e quasi immediato il bisogno d'ottenere danaro. Infatti, in pl'imo'luogo, può darsi che chi provochi l'illusione, pure essendo un soggetto cosciente, sia determinato da moventi dive l'si dal bisogno di danaro; il che accade, a mo' d'esempio, dell' uomo politico, che illuda con false promesse i contribuenti pei' abbellire 1'0pel'a pl'opria, per ambizione, ecc. (l) (1) Anche il privato, come l'uomo politico, può divenirti un soggetto attivo incosciente d'illu·sione. Un contribuente, che riesce a sfuggire ad un'imposta, può inconsciamente dare occasione al sorgere d'illusioni finanziarie nella .mente di altri ed essere così soggetto attivo dell'errore di costui. .

277

In secondo luogo, può darsi che nllusione sia provocata da forze incoscienti, da istituzioni pubbliche, da cose, ecc.. La proprietà demap.iale, per se stessa, riesce a provocare errori intorno alla vera quantità di ricchezza necessaria al fabbisogno dello Stato. CosÌ pure i milioni di fatti amministr'ativi, coercibili in scritture pubbliche, presentano tali difficoltà e complessità, da ingenerare molte illusioni sullo stato di equilibl'io fra le entrate e le spese. Anche il semplice fatto ' che un'impQsta sia minima può ingenerare fallacie, e là. piccolezza dell'imposta .può non essere attribuibile a questo o a quel legislatore, ma dipendere da un aumento della ricchezza del contribuente, ecc. È chiaro che, in queste circostanze, l'illu. sione non ha fra le sue cause prossime un bisogno di danaro. Al secondo ordine di forze atti ve dell'illusione, più generali e meno prossime di quelle che abbiamo considerate, appartiene la libertà industriale. Questa circostanza d'indole economica facilita assai la traslazione dei tributi; il che fa sì che essa indirettamente promuova buon numel'o delle illusioni sulla persona del contribuente e sulla quantità della ricchezza requisita. La forza illusoria della libertà industriale spiega la sua energia specialmente in quanto, ~ccitando gli imprenditori in concorrenza fra loro a ridurre il costo al minimo, dia modo all' imposta d' includersl nel prezzo dei prodotti, senza che questo realmente si elevi. Ma,fra le circostanze che hanno un'efficacia illusoria assai larga, sebbene non generale, deve considerarsi a gran pezza come la più importante l'esistenza di un sistema d'imposte differenziate. Gli è in forza di questo che le imposte possono essere ripercosse assai più agevolmente e confondersi nei prezzI. Gli è altresÌ in forza di esso che $i forma quell'aggrovigliamento d'entrate pubbliche, che è cagione di non poche oscurità nel bilancio. Per le quali cose accade che una pal'te delle illusioni nella quantità della ricchezza requisita trovi occasione di determinarsi. Ma non è tutto. Poichè la molteplicità delle imposte permette che queste

278 possano essere legate ai momenti, nei quali sopravvengono al contl'ibuente casi piacevoli o penosi; che possano polverizzarsi cel'te pal'ti dell'entrata pubblica, in guisa da non essere avvel'tite o da non essel'e sentite penosamente; che ulla buona parte del fabbi~ogno possa eSS61'e distribuita con tale regolarità di quote nel tempo, da consenti l'e una considerevole attenuazione nel peso tributario_ Vale a dil'e che, non solo una par'te delle illusioni nella quantità dello stimolo è determinata dall'imposta moltepli0e, ma che questa serve altresÌ a promuovere le illusioni nella quantità dell'effetto penoso_ Senonchè uno sviluppo molto ditferenziato delle imposte su ppone a sua volta speciali condizioni industriali. E per vero, pel'chè le imposte si assidano sui redditi più vari, occorre che questi siano già fOI'mati ed abbiano l'aggiunta una certa importanza ed evidenza. Da c\ò si scorge un nuovo apparire d'influenze economiche sulla illusione, in quanto appunto lo sviluppo dalia ricchezza del Paese e il suo impiego in usi molteplici, costituiscano una necessaria premessa al moltiplical'si diffel'enzial'si delle imposte. Sarebbe erroneo tutta\-ia il SUppol'l'e che questo fenomeno, per quanto importantissimo, bastasse da solo a spiegare, il determinal'si di tutte le illusioni. tI'ibutarie· Infatti, cessioni furtive di denialli, contro il .ole['e delle cons uetudini e delle leggi, dovettero aver luogo anche quando mancavano le imposte o queste ebhero il menomo sviluppo. Inoltre le alterazioni della moneta, cel'te fOl'me p['imitive di prestiti consentirono speciali fallacie, anche quando l'imposta si era assai poco differenziata. Il PI'illcipe, che alle imposte potAva l'Ìcor'rere ancora con estI'ema difficoltà., ingannava il pubblico con falsa moneta, ingannava i suoi creditol'i privati, ingannava le città mallevadrici dei suoi debiti, ingannava tutti coloro che ave· vano creduto alla sua onestà, alla solennità delle sue pl'O' messe, ad un rapport.o Ifeèe~sario fra la sua eminente posizione e la sua solvibilità. . La molteplicità delle imposte, che ha tanta parte nella

e

279

determinazione delle illusioni, se, da un lato, suppone la diffeI'enziazione dei l'edditi de~ Paese e cioè ha un pl'esupposto economico, da un altro lato procede necessariamente dalla progl'essioue ininterrotta delle spese pubbliche e cioè da un fenomeno d'indole politica. È il crescente fabbisogno dello Stato che forza il finanziere ad abbandonare l'imposizione semplice, unitaria. Questa, colla sua rigidità, col suo chiedere a ciascun contribuente il soddisfacimento del suo obbligo in una volta sola, cql suo chiamare vivamente l'attenzione sulle sottrazioni straordinal'ie di redditi da essa compiute, colle sue difficoltà ad essel'e trasfel'ita dall'uno all'altro, eccita · fiere ed invincibili resistenze, non sÌ tosto raggiunga una cel'ta altezza. Invece un forte fabbisogno dello Stato può essere proclIl'ato con difIlcoltà molto minori, quando l'imposi_zione colpisca la ricchezza nella sua immanenza, nella sua . ciI'colazione, nei suoi consumi; quando l'imposizione si -suddivida in quote pressoché inavvertibili o non sensibili o facilnJente trasfel·ibili; quando si colleghi a certi avvenimenti solenni, a feste o a lutti pubblici o privati. Quanto più la spesa. dello Stato aumenta, tanto più è mestiel'i ft'azionare l'imposiziune per vinceI'e la controspinta contributiva. Ma la progl'essione delle spese pubbliche, non solo detel'mina il frazionamento delle imposte, sibbene il loro stesso pJ'imo ::iorgere accanto ai demani, il ricol·so alle vendite oéculte di questi, le difficoltà uel PI'incipe di mantenere i propri impegni, i suoi sotterfugi, le sue altel'azioni della moneta, la molteplicità delle fOl'me dei prestiti pubblici e dei modi d'illdicarne l' iutel'esse; insomma tutti quanti quegli spedienti, che determinano l'illusione. Sicché il gl·ande fenomeno dell'accrescimento continuo delle spese pubbliche si appalesa da ultimo come la condizione remota ma necessaria ~salvo rari casi tl'asèurabili) di tutte le ambagi nelle entrate ' pubbliche. Esso. detai'minà, non solo quelle illusioni che dipendono più imme.diatamente dalla molteplicità dei tributi, ma anche quelle che dipendono da fenomeni finanziari, verificantisi

280

quando l'imposta è poco differenziata, come le aliena~ioni dei demani, le alteraziOni della moneta, il ricorso da parte del Principe a certe forme di prestiti. Noi ci troviamo dunque qui per la pl'ima volta innanzi ad una causa d'indole generale, che serve a spiegare il determinarsi di tutti i fenomeni tributari provocanti illusione. Senonchè la progressione delle spese pubbliche non va confusa con quel bisogno di danaro, che, come vedemmo or ora, è bensì spesso, ma non sempre, sentito dai soggetti attivi coscienti delle imposte. In via immedi~ta, può bene accadere che chi provochi certe, illusioni sia mosso da sentimenti diversi dal bisùgno di danaro; ciò non toglie però che, in via remota, quell'ordine di cose, che egli difende e che determina tutta la sua opera in un ceéto senso, sia foggiato dalla legge della progressività dei bisogni dello Stato.

§ 74. L'estremo movente delle illusioni tributarie dipende dalla costituzione economica e dalle sue vicende.

Ma chi voglia sorprendere il più' recondito ed estremo movente delle illusioni tributarie, non deve arrestal'si al fenomeno politico dell'accl'escimento continuo delle spese pubbliche; bensì trovare di questo le alte cagioni. Le indagini più recenti e piI). accurate conducono a ritenere che tutte le cause immediate dell' aumento delle spese pubbliche si possano riassumel'e nell'incal'imento e nello estendimento delle funzioni dello Stato (Sitta, Graziani). L'incariménto dei servigi -pubblici è provocato dalla legge dei compensi decrescenti, che tende ad elevare il valore delle derrate agricole, che lo Stato ed i suoi impiegati debbono acquistare. Sicchè l'incarimento dei servizi pubblici è evidentemente provocato da una causa economica. Ma anche lo sviluppo intensivo ed estensivo délle funzioni dello Stato dipende da cause economiche, e principalmente è dovuto all'influenza dello sviluppo del

281 '

fattore .derivato di produzione, ossia del capitale. In verità, nessuna forza sembra avere avuta maggiore e~ca­ eia da vari secoli sulle trasformazioni della vita sociale " , e politica, quanto l'accumulazione capitalistica. Questa determina la formazione ' di una classe" che di più in più si sottrae al lavoro e conferisce il più alto valore .a quegli avvenimenti, che secondano la sua aspirazio~ ne parassitaria. Il bisogno dei capitalisti di grandi imprese, in cui investire il capitale crescente, di cercare nuovi sbocchi ai prodotti esuberanti al consumo loca! e crea la necessità di allargare il mercato interno, di distruggere i piccoli Stati e di sostituirne loro uno solo assai potente; confer'isce a questo l'ufficio di assicurare !u n buon sistema di pesi e di misure, di assumere e di migliorare continuamente il servizio postale, di costruire strade e canali, di pl'oteggere la grande industria, che spicca i suoi primi voli vel'SO contrade remote. D' altronde, erano state le esigenze del capitale, accumulato primamente in Italia e in Ispagna, che avevano promosso queU'inestinguibile bisogno di ricerche, col quale s'inaugurò l'età moderna e che condusse alle gl'andi scoperte della bussola, di nuove terre, della stampa, della polvere. Tali scoperte, Diuna delle' quali era rimasta ignota all'antichità, acquistaron,o un'immensa importanza soltanto quando l'industl'ia speculativa loro assegnò una grande funzione economica. Quel bisogno irrequieto di ricerche, che è il demone del capitale, spingeva più tardi la ragione, nel campo religioso e filosofico, contl'o le vecchie credenze accreditate dalla Chiesa, contro il principio d'autorità; rafforzava il sentimento individuali.~tico, acuiva il desiderio di ricchezze materiali, di godimenti terreni (1). Ma volendo arresta l'e qui la nostra indagine alle influenze politiche dell'accumulazione capitalistica, va osservato il grande fenomeno dell'irruzione del fattore derivato

(1) Su tutto ciò PUV1ANI, Il sistema economico borghese, (Bologna., Zanicholli. 1883, libro I).

282

di produzione negli impieghi pubblici. più particolarmente in quei pae~i, nei quali le industrie ed i commerci trovano impedimenti al loro sviluppo speculativo, sia nell'industria municipale ancora vigorosa, sia nella concorrenza intel'nazionale. Il Principe, carezzato dalle offerte del capitale impI'odutti vo, fu in gl'ado per la prinla volta di circondarsi di grandi forze militari, 4lÌ avel'e un esercito stanziai e appunto nei paesi di civiltà avanzata, dove il l'ispal'mio el'a copioso e dove l'industl'ia in gl'ande ed il commel'cio intel'llazionale erano stati bruscamente arl'estati (il che avvellue prima in lspagna ed in Italia, poi in Germania) o dove avevano trovato ostacoli illsormontabili nella piccola industria (collie accadde in {i'rancia). Invece, un vero esercito mancò in Inghilterra, dappl'ima perchè essa l'im~se a lungo una ,contl'ada quasi esclusivamente agricola e sprovvisb di proprietà mohile, e più tal'di pel'chè quel paese, mel'avigliosamente adatto per la sua posizione geogl'afica e pe(' le sue condizioni climatiche, idrogl'afiche ed orogl'afiche ad esplicare la sua attività economica nel commel'cio (I), vi conquistò ben presto una incontestabile supremazia, per guisa che i ca· pita li produttivi vi tl'ovarono un impiego ine~a.uri bile. Nel continente il gl'ande mel'cato interno. ('eso necessal'io agli impiegni speculativi dalla crescente accumulazione, fil r'aggiunto mel'cè la formazione degli esel'citi stanziali; ciò ch'e significa che in un primo pel'iodo il capitale improduttivo prepal'ò e sviluppò le cGndizioni adatte alle gesta del capitale produttivo. Senonchè la concordia fl'atel'na ft'a 'il capitale pI'oduttivo e r improduttivo non dura lungamente. Il capitale improduttivo negli impie)!hi pubblici trova la via più facile e prediletta ed è· pel' estendere i suoi impieghi e rendel'li più Pl'oticui che esso intraprende una guel'ra' feroce contr'o il capitale pl'oduttivo nell'agr'icoltUl'a, nell'industl'ia e nel commercio.

(1)

MARSHAHLL,

l.Jrincipi di Economia, traù, ital, § 26.

283

Gli è soltanto quando le risorse ordinarie dello stato si restringono a tal punto da rendere incel'to e minimo il lucro de'i creditori pubblici, che il capitale l'itluisce più copioso alle indiistrie ed ~ai commel'Ci e chiedeprotezione finchè à debole e libertà quando è forte. Allora è il capitale produttivo che detta le condizioni all' impt'o· duttivo. La gUel'ra fr'atricida del capitale produttivo ed improduttivo, che si dibatte con atterna vicenda, è sostenuta da un' accumulazione esuberanta, minacciata da stel'ilità in causa della limitazione. degli impieghi industriali, delle difficoltà e dei t'ischi crescenti che questi incontrano. Il duello fra il capitale produttivo e l'improduttivo presenta in Francia fasi favorevoli al primo ai tempi di Sully, di Oolbert e da ultimo al momento della inaugul'azione della libertà industriale, e presenta fasi fa· vorevoli al capitale improduttivo dal l'egno di EllI'ico III a quello di Elll'ico IV e nel pel'iodo immediatamente pt'ecedente e susseguente a Colbert. Senonchè l'estendimento delle funzioni dello Stato e più particolarmente l'aumento delle spese pubbliche, se deriva più direttamente dallo sviluppo del capitale, deriva altresì, sebbene più mediatamente, dalle intiuenze della rendita. Infatti . i proprietal'i del suolo, per conser· vare ed aumental'e la rendita differenziale e la rendita di monopolio, concol'rono ostinatamente a restrillgel'e gl'impieghi del capitale produttivo, sia col sottrarre alla coltivazione lal'ghe zdne di tel'l'eno, sia col resistel'e .per l ungo tempo alla introduzione d'un buon sistema di pesi e di misure e all'apertul'a di canali e di strade, sia coll'avver'sal'e quelle generali migliorie agl'ade, che aVl'ebbel'O pel' effetto di abbassare il valol'e' delle derrate, sia col promuovere disposizioni legislative intese a difficoltare l'acquisto ed i passaggi della proprietà ed intese a stabilil'e dazi pI'otettol'i, i quali ostacolano la trasformazione dei sistemi agl'al'i ed il pàssaggio dalla coltura estensiva all'in tensi va. Ed intanto l'aecum,ulazione capitalistica cresce senza posa, e nuove na,doni, che producoilO a minor costo, che

284

hanno speciali attitudini tecniche, éntrano in concorrenza colle vecchie in tutte le parti della terra. Come l'Olanda e la ~rancia videro un giorno innanzi a loro la minacciante Inghilterra, così questa vede oggi un grande pericolo nel Giappone, negli Stati Uniti e nella Germania. Pertanto, per la deficienza e precarietà degli impieghi produttivi, il capitale trova nelle guerre e specialmente nelle guerre col()n'iali e nella loro preparazione, • impieghi improduttivi. Il quale risultato è raggiunto altresì colla così detta pace armata dei nostri giol'ni, che nelle esel'citazioni militari, negli approvigionamenti e nelle .ft'e· quenti disutilizzazioni delle armi, delle polveri e delle navi, reclamate dai progressi dell'arte della guerra, dissipa, capitali ingentissimi. Nella stessa insufficienza, nella stessa precai'ietà degli impieghi produttivi va cercata la ragione di grandi opere pubbliche, compiute senza un serio rigual'do agli intet'eE\si generali; la ragione di strade ferrate, di strade ordinarie, di canali costruiti in piaghe mancant.i di commercio; la ragione di trafori di montagne, che non ebbero alcuna efficacia ad aumentare i traffici, prestamente impediti dalle barriere doganali; la ragione della monumento mania , della magnificenza degli edifici pubblici e . via dicendo. Non è agli intet'essi generali che in tutti questi casi la classe capitalistica ha riguardo. Ed è naturale. Si può' pretendere che i privati preferiscano il bene altrui al proprio? Ebbene la folla di coloro, che risparmiano, ha innnanti a sè due specie diverse d'impiego dei suoi capitali: l'una nelle industrie, l'altr~ nelle spese pubbliche. Le industrie presentano pericoli e difficoltà ognora crescenti per la concorrenza sul mercato mondiale di sempre nuovi Stati, per le crisi, per le val'iazionì nelle voci doganali, pei ribassi dei prezzi dei noli, peì cambiament, di moda, pei continui perfezionamenti tecnici, che esigono cognizioni specialissime e capitali ingerenti; le spese pubbliche invece pI'esentano un impiego facile e sicuro dei capitali di coloro che non sono inclini all'industria, e pre-

285

sentano anche speciali attrattive pei grandi capitalisti, che negli appalti, nelle contrattazioni dei prestiti o nei giuochi di borsa cercano .lucri eccezionali. Nessuna meraviglia poi che il capitale improduttivo abbia servito. a pel'fezionare servigi di stato di utilità veramente generale, tutte le volte che essi non contrastavano gl' interessi della classe economicamel1te più forte; sicchè al metodo repressivo, imperfetto, ma poco costoso, usato dapprima dall' Amministrazione pubblica per l'attuazione dei suoi fini, si. venne sostituendo quel metodo preventivo, certo più efficace, ma di gl'an lunga più dispendioso, che il Wagner considera come una delle cause essenziali dell'aumento delle spese pubbliche e che egli stacca dalle fOl'ze economiche mediate, che lo determinano. Furono i propl'ietari della terra; da prima sepal'atamente, (l) poi in concorso. coi capitalisti, che, seguendo. i IDro. partico.lari intel'essi, determinaro.no l'au'mento. delle spese pubbliche. Derivò appunto. dalla dipendenza dello. stato. dagli intel'essi delle classi' superio.ri, che l'uo.mo. po.liticD, nella impo.ssibilità di farà largamente il bene del pùpDlD e nella necessità di strappargli sempre maggiori ricchezze, fùsse spinto alla ricel'cadei mezzi fiscali, ad un tempo. più rapaci e più ingannevùli della coscienza dei cDntribuenti. Certo. nessun singDlù UDmù di stato. cDncepì ed attuò un piano Drganico d'illusio.ni tributarie; ma di volta in vDlta che le circo.stanze lo so.spinsero. a chiedere danaro al pubblico, preferì tali pro.vvedimenti empirici, che poco a Po.co nella loro imm anenza ,dovevano. co.stituire un sistema di scaltrezze fiscali. Ecco. perchè attraverso. i s~coli vennero. fo.rmandosi sistemi d'impo.ste animati da uno. spil'ito. arcano, mÌl'abilmente sottile e pro.fondo, che la scienza deve rilevare e che la politica aveva passo passo fatico.samente elabol'ato.. (1) SMITH, 1. c. lib. V, cap. I,

idee finanziarie di A.

SMITH,

voI. 'VIII, seconda serie). '

sez. II, p. 357, e PUVIANl, Sulle

(Riforma.

So~iale,

fase. I, anno V, .

APPENDIOE. Della disillusione finanziaria.

§ 1. La disillusione finanziaria nell' epoca moderna.

Il tema della risoluzione dell'illusione finanziaria me· riterebbe un largo svolgimento. Noi ci limitiamo qui a pochi appunti sull'interessante al'gomento Ai nostri giorni agiscono circostanze e forze speciali, che insidiano da molte part~ il sistema dell'illusione finanziaria, quale è stato elaborato dalla borghesia, ne sqnarciano qua e là i veli, dando evidenza alla verità; per modo che si palesano pericoli per le classi dominanti, che non potranno essere superati se non mediante concessioni e benefizi ai contribuenti o con nuovi e più sottili artifici d'illusione. In tutti i gradi della piramide sociale s'incontra oggi un gran numero di persone, che discute intorno ai mali ed ai rimedi del corpo sociale con una libertà senza esempi nel passato. D'altronde, i mezzi di diffusione del pensiero hanno .raggiunto una potenza,

288

che nemmeno la più audace fantasia di qualche s.ecolo fa avrebbe saputo immaginare. La critica è divenuta s.ovrana. Essa, che con la Rinascenza rise di tutte le autorità; che con Lutero demolì gli artifici della Chiesa Oattolica; che, appoggiata all'os.servazione ed allo sperimento, s.pins.e le scienze naturali ai più meravigliosi risultati; nei tempi più recenti ha dato nascimehto e vigoria alle s.eienze sociali e politiche. Per quest'ultimo fatto, in tutto il mondo civile, un cel'to numero di dotti ha as.sunto come scopo ' della ' propria vHa la ricerca obbiettiva della ,verità e dell'utile negli aggregati umani. Alla voce di questi dotti si unisce quella di un certo numero d'uomini pOlitic-i , i quali ,comUllque appartenenti alle class.i superiol'i o delegati da queste, considerano alcune delle vecchie arti - govel'native, usate a mantene~'e il popolo minuto nell' ignoranza e nella misel'ia, come contrastanti il ben inteso interesse dei ricchi. Ma una critica più larga, appassionata, ac(:e della condotta partigiana dei Govel'ni e delle maggioranze parlamentari, nonchè degli al'tifi· ei intesi ad illudere le masse è compiuta ogni giorno da quella coorte di Deputati, che ('appresentano le aspirazioni più coscienti ed illuminate del popolo minuto. opera profondamente demolitI'ice degli ordinamenti politici e finanziari mode('ni è compiuta altresÌ da quel pr'oletariato intellettuale, che occupa i gradi inferiori e medi dell'Amministrazione pubblica, centrale e locale, o che esercita stentatamente professioni libere. Qu~sto proletariato intellettuale è costituito, in gran parte, dai figli dei piccoli agricoltori, piccoli industriali e piccoli com--: mercianti, i quali, non potendo trovare impiego produttivo ed onorevole nell'impresa paterna, battuta in brec· _ eia dalla grande industria, si addensano negli , impieghi governativi (§ 69). Esiste pertanto, e s'accresce di continuo nelle società moderne, una turba d'intellettuali, edilcata ai più nobili ideali politièi dall'istl'uzione classica e dalle scienze ' politiche e sociali apprese negli Istituti tecnici e nelle Università, e che giudica severamente i corrotti

289

e partigianeschi atti governativi. Il pensiero critico di questo proletariato intellettuale è diffuso rapidamente nel popolo dai giornali di pal'te vinta, specialmente dai giornali dei cosÌ detti partiti' sovversivi. Questi giornali, quantunque costituiscano spesso un'impl'esa d'indole capitalistica, tro,·ano assicurate le loro cOlldizioni di vita e di prospel'Ìtà coll'estendel'si del numero dei loro lettori democratici; per modo che una parte del capitale si assicura i suoi profitti contrastando gli ordiname nti politici e finanziari ina~gurati e retti dallo stessu sistema capitalisticu. Perii diffondeL'si da tante parti del bisogno di novità e di riforme, viene elevalldosi, sia pUl'e lentamente, la coscienza popolal'e, la quale tl'ae partito altl'esÌ dalle scttole elementari, dalle scuole tecniche, dalle ullivel'sità popolari, dagli opuscoli e dai libl'i a buon mercato. Il popolo si fa più esigente ed avveduto, più cosciente delia pr'opria forza, mercè la sua ol'ganizzazione contro gli imprenditori, mercè la conquista e l'esercizio del dil'itto elettorale, mercé l'apprendimento della disciplina milital'e e dell'esercizio delle armi, mercè gli atti di solidarietà, gl'incol'aggiamenti morali e pecuniari dei lavoratori di certe arti e paesi pei lavoratol'i di . altre arti e di altri paesi. Le aspirazioni del popolo si accrescono e si palesano a voce alta progressivamente anche col progressivo scemal'e dèlle pene, di cui è minacciato l'emigrante, il quale ogni dì più vede migliol'ata la sua posizione nei , paesi di nuova civiltà dal fiorire in essi di numerose colonie di compatrioti, aventi la stessa l'eligione, la ~stes.,a lingua, gli stessi costumi, le stesse tradizioni. Infine, il proletariato deve sempre compl'endere meglio che i mezzi di coazione govel'nativa di vengono per lui meno pericolosi e si mitigano, quanto più i m.alcontenV, i rivoltosi si moltiplicano. La storia recentissima offre molti esempi di grandi scioperi, di grandi rivolte popolari, che hanno valso ad intimidire i Gov~rni e ad indurre i Legislatori a concedere provvedimenti, che! col normale e tranquillo funzionamento

290

del sistema rappl'esentativo, non :'ii erano potuti mai ottenere, Oggi adunque non si tratta del malcontento di una plebaglia ignorante ed affamata, appaJ'tenente ad un contad(\ o ad una città, Se, all'epoca della Rivoluzione Francese, ia borghesia ed il popolo minuto, uniti ed incoraggiati dalla filosofia e dagli enciclopedisti, procedettero contl'o il sistema poi itico feudale; oggi sono i vinti dalla grande industI'ia e le dense falangi dei lavorator'i e parziali schiere volanti di capitalisti, che reclamano radicali l'iforme, secondati dai dottori in scienze politiche e sociali, da un formidabile proletariato intellettuale e da una pal'te degli stessi legislatori. Di fl'onte a questo stato di cose, i Govel'ni della borgh~sia trionfatrice haullo dovuto e dovranno ad un tempo concedel'e le l'ifol'me meno lesi ve degli interessi immediati dei l'icchi, astenersi dagli abusi più evidenti ed al'ricchil'e di fOl'me più ratlinate l'illusione nelle entrate e nelle spese pubbliche: Una tale condotta dei Governi si appale sa nél lento e contl'astato penetral'e del criterio soggettivo nella im'p osizione. o nella sovraimposizione alle vecchie imposte sull'entrata di un'imposta sul reddito, ed eventualmente anche di un'imposta sul capitale, nella timida introduzione di un saggio leggel'mente progressivo; nell' esenzione dalle imposte dirette dei redditi minimi, sovraccarichi d'imposte indirette; in parziali ed insufficienti r'itocchi alle leggi sulla contabilità di Stato e sulla Corte dei Conti, in maggiori spese per un contributo alla cassa pensione degli operai, p~r la protezione degli ernigl'allti, pel' l'istruzione elementare, ecc. In tl~tto il che si riscontra ad un tempo un progresso reale, per quanto lento e limitato, ed una elaborazione di nuove fOl'me d'illusione fina~ziaria, Perocchè, se per queste novità venga effettivamente a meglio ordinarsi ed a meglio distribuirsi il carico tributario e le spese vengano in qualche aspetto ad acquistare una maggiore ge.neralità, è vero altresì che tali fatti, in buona parte, sono un effetto dello sviluppo della potenza capitalistica e che i.l loro progressivo svolgimento potrebbe trovare

291

in questa ostacoli formidabili. La solidità stessa del sistema capitalistico reclama ad un certo punto nuove imposte sulla propl'ietà per ',isterilire una parte del capitale produttivo '; pet'ciocchè prema di scongiurare gli effetti di una l'apida accumulazione capitalistica,'la quaìe tende a risolversi in un aumento delle met'cedi dei lavoratori, in una, maggiore loro elevazione intellettuale, in una loro organizzazione più se l'rata e for.midabile, in una diminuzione delle nascite nella gente pove l'a; mentre la proprietà. capitalistica si assicura colle nuove spese sull'istruzione un lavoro più qualificato. Senonchè da queste nuove spese, da queste nuove imposte e dalle trasformazioni delle vecchie si diffonde nelle moltitudini il pensiero che il Gove['no voglia e possa assicurare il benessere generale p1l.ssando sopra agli interessi unilaterali della borghesia; nel che si nasconde una grande esagerazione.

Come i motivi della disillusione finanziaria siano prevalentemente economici.

Esaminando le forze sopraccennate, che pl'omuovono il dissolvimento dell' illusione finanziaria model'na (§ I

dell' Append~ce), si . può constatare a prima vista come un certo numero di esse sia di natura economica, quali l'impiego dì .capitali in imprese giornalistiche e librarie, le model'ne associazioni dei lavorlltori, il loro migrare e raccogli~rsi in grandi masse Ilei paesi coloniali, ecc. Altre di quelle fOl'ze mostrano direttamente un' indole intellettuale, come lo sviluppo delle scienze sociali~ l'a~pra critica del moderni istituti compiuta dal proletariato intellettuale e di nuovo la diffusione dei libri e dei giornali. Senonchè anche questi fatti, che sono l'ultima conseguenza di quello spil'ito critico, sperimentale, onde' è invasa la borghesia fin dal suo nascere, trovano determinazione ed eccitamento continuò nelle ' accumulazioni capitalistiche (§ 74). . Furono queste, che spinsero lo spirito umano alla ricerca indefessa di ricchezze materiali e ' di verità, che abbatterono tntte le autorità e che diedero all' indiv iduo il diritto di tutto vedere. E mentre !'istruzione si diffondeva inesorabilmente nelle moltitudini collo svilupparsi delle

293

scienze sociali e col moltiplicarsi dei libri e dei giornali, il capitale' mobile, per un'altra esigenza l'igorosa del suo svolgimento, rendeva più facile l'ammaestramento, la discussione, la critica ai lavoratori, attraendoli dalla campagna alla città e organizzandoli in grandi masse nelle fabbriche. Questo bisogno diffuso di sapere e eH cl'itica è eccitato maggiormente, é acutizzato cogli agi e coi disagi derivanti dl:l,lle crisi quasi periodicamente e col discendere del gl'ande torrente della produzione dalle macchine e dagli apparecchi chimici, senza che sia migliorata notevolmente la posizione delle classi infel'iol'i e senza che sia mitigato il malessere dei piccoli industI'iali. Infine, fra le forze che insidiano l'illusione finanziaria moderna, ne trovammo alcune di carattere politico, quali l'apprendimento della disciplina militare e dell' e~ sercizio delle armi da parte delle plebi, il voto elettorale politico da esse usato, e l'opera dei Deputati socialisti e radicali; Ma anche queste cause politiche hanno le loro premesse in fatti principalmente economici. E p~r vero noi vedemmo (§ 74) come gli eserciti permanenti e la costituzione dei gl'andi Stati model'ui derivas~ero da esigenze capitalistiche. D'altl'o canto, i principi democratici della borghesia, in forza dei quali essa condanna. le immunità e i privilegi dei nobili e del clel'o, e l'organizzazione operaia, che è reclamata dallo sviluppo dell' industria in grande costituiscono le due pI'emes!;e che conducono inesol'abilmente al suffragio universale ed alla elezione di Deputati di pal'te popolare. Oltre alle sin qui discorse cause della disillusione politica e finanziaria, ve n' è un' altra anch'essa di natura economica, che mel'ita molta attenzione e che consiste nei conflitti, che scoppiano in seno alla stessa classe economicamente e politicamente dominante, allorchè essa si sente sicuI'a sulle altre classi soggette e sfruttate; nonchè nei conflitti che si dibattono fra dominatOl'i e dominati, allorchè nuove frazioni di pr'oprietà aspil'ano

294

alla conquista o ad una più larga partecipaziQne del potere politico . . Le fl'azioni più deboli llella proprietà in guerra intestina, che cercano un aiuto dal popolo, mettono a nudo gli al'tifici ed i mali prodotti dalle forze e~onomiche trionfatrici, specialmente avendo CUl'a di dimostrare i danni che queste l'ecano ai ceti inferio1'i. La guerl'a ad oltl'anza fra la grande proprietà ed il capitale, lungi dall'esse l'a giunta al suo tel'mine, si proietta, per quanto è dato vedel'e, a perdita d'occhio nell'avvenÌl'e; per ciò che si noti, là uno sforzo a sottrarre terl'e dalla coltivazione ed a quei ge.nerali migliol'amenti agricoli, che sbassano la rendita, e qua uno sforzo del capitale verso gl' invest.imenti agl'ari, ed il bisogno del capitale stessu di avere de n'ate a buon mercato. Del quale conftitto i paesi nuovi alla civiltà pl'esentano oggi un vasto teatro; sebbene anche noi italiani assistiamo ad un interessante episodio di quella vasta lotta nella quistione dell'agl'o romano, dove i proprietari latifolldisti, che trovano il loro intel'esse nel mantenimento dei pascoli naturali, rigettano vittol'iosa ..nente gli assalti del grande capitale, desioso di sottoporre i terreni a colture gr'anal'ie. Bisogna tellel' conto altresì delle lotte che la piccola pl'oprietà dove sostenere, per isfuggire all'azione invadente della grande proprietà ed alle estOl~sioni del capitale. Da un lato in fatti la piccola pr'opl'ietà cel'ca di mantenersi e consolidat'si di fronte alla grande pt'opl'ietà, con un lavol'o intenso ed accurato di ogni palmo di tel'reno. col risparmio, col ricorso al credito, e si unisce a coloro che contl'astauo le leggi pl'Otettrici dei cereali, reclamate dalla sua ri vale; da un altro lato, la piccola proprietà, col ricorso al cl'edito si espone li nuovi pericoli di ffonte al capitale, dai quali essa cerca sottl'arsi con leggi, le quali garantiscano la insequestr,abilità degli strumenti e degli animali da lavoro e le quali rendano inaccessibile una certa quantità di terreno alle espropriazioni. Un' altra illustrazione dei conflitti, che si dibattono fra le val'ie fl'azioni della proprietà, si l'iscontra nella

295

campagna demolitrice degli ordinamenti economici e politici moderni, condotta dal proletariato intellettuale. Or bene, tutte le fl'azioni della proprietà malcontente, e che aspirano alla conquista del potere o · ad una maggiore partecipazione di esso, nelle discussioni parlamentar~ e colla stampa attaccano Il vicenda l'opera governativa con Ulla requisitoria acuta, aspra, insistente, Ol'a si pone in evidenza la sollecitudine della legislazione (specialmente dei codici civile e di commercio) per gl'interessi delle classi abbienti e la sua incuranza per' gli interessi dei lavoratori, delle donne del popolo sedotte, del famulato, dei coopel'atori, dei raccoglitori dei piccoli rispal'!ni, degli assicurati e degli speditori; or'a le lungaggini e la costosità dei pl'ocedimenti giudiziari, onde è tolto alle çlassi medie ·il mezzo di far valere i pl'opri dil'itti; ol'a le pI'otezioni . doganali, ad esclusivo vantaggio dei gl'andi pt'oduttori di gl'ano o dei gl'andi industriali o dei costruttori di navi; ora le concessioni e rinnovazioni di privilegi alle banche, dannosi all' ecoÌlOrnia nazionale; ora la corruzione pal'larnentare; Ora la sovI'abbondanza degli impiegati civili e militari; ora il carattel'e empil'ico, irt'azionale dei sistemi tributal'i, la 101'0 rapacità per rispetto alle minori fOI'tune, la loro degressività per rispetto ai maggiori redditi, le duplicazioni d'imposta, le tendenze delle ripel'cussioni ad aggravare i più deboli; ol'a la mancanza di sincerità dei bilanci, il C81'attere illusol'io di certA riforme ecc., ecc. Tutte queste accuse, appunto perchè gli Stati moderni rappresentano particolarmente il pensiero e l'interesse delle classi superiori e sono quindi impotenti a procedel'e a l'adicali riforme, tutte queste accuse, dico, sebbene fOI'mulate a scopi polemici, ripetendosi ogni giorno hanno per effetto l'abbassamento dell'opet'a governativa nella coscienza comune e, cioè, l'indebolimento delle illusioni politiche e finanziarie. Il quale risultato è altresì raggiunto pel' opera diretta degli stessi Govel'ni, per ciò che la breve durata dei ministeri renda vane ie promesse da essi fatte solennemente al momento del loro avvento al potere; onde accade che nelle moltitudini scemi ogni dì: più la fiducia

296

pei magnifici programmi, che dall'alto sono banditi. D'altronde l' uomo politico che non può mantenere lungamente il potel'e, è qui facilmente spinto alle spavahle promesse. Del quale fenomeno già additammo (§ 19) alcune cause, alle quali ora possiamo aggiungere quella dei cOllllitti ft'a le varie frazioni della vroprietà, Quanto più tali dissidi sono frequenti, quanto meno facilmente S01l0 conciliabili e nuove frazioni di proprietà si fanno forti ed ambiziose, quanto più si elevano l(! condizioni economiche ed intèllettuali dei proletari, tanto più la campagna demolitrice delle illusioni politiche e finallzial'ie diventù efficace nella coscienza popolare. Ma qui è pur mestiel'i por mente ai frequenti accordi, che intervengono fra le varie fl'azioni' (Iella proprieta. Tali accordi abbiam visto compiersi spesso fra la · grande e la piccola propl'ieta. Cio è avvenuto, a mo' d'esempio, tutte le volte che i pl'oprietari di terre sottratte alla pl'oduzione hanno tl'ovato ad un certo pnnto il 101'0 vantaggio a vender/e ai capitalisti ed è avvenuto altr\:;sÌ, pel' cital'e U11 altro caso, a noi italiani ben noto, quando l'una e l'altra forma di propl'ietà. sono riuscite ad ottenere dallo Stato pl'ovvedimenti di protezione doganale. Altl'e· conciliazioni iutel'vengono spesso fra il capitale pro· duttivo e l'impl'oduttivo (§ 74). Inoltre la piccola borghesia, vinta dalla gl'ande industria, fa causa comune per un certo tempo col capitale improduttivo negli impieghi pubblici, che assicul'ano nuoviposti nella burocrazia civile e militare ai l'eietti dal campicello e dalla bottega. D'altra parte i piccoli capitali accumulantisi si associano spesso alle imprese del gr~nde capitale per mezzo di azioni; ed i piccoli proprietari si uniscorro talora per acq,uistare macchine agrarie o per ottenere il capitale necessario a compiere gl'andi lavori. Cosi si vengono fOl'mando leghe, più o meno larghe, interessate a contrastare lo scioglimento delle illusioni, ad attribuire a certi atti governativi scopi più elevati di quel che abbiano, ad occultarne i veri scopi ristl'etti ed egoistici, ad ostacolare certe semplificazioni amministrative, tributarie, contabili con argomenti

297

speciosi, ecc. Verso questo stesso indirizzo l'opinione pubblica è spinta altresÌ da potenti organismi religiosi, amministativi, giudiziari e finanziari, di cui l' esistenza -ed il p:çestigio si ·collegano alla conservazione di certi errori e pregiudizi in materia politica e tributaria.

§ 3. La disillusione finanziaria nel secolo XVllI.

La maggior parte delle cause, che oggi cospirano all'indebolimento delle illusioni finanziarie e politiche, elaborate e rielaborate dalla bOI'ghesia, contribuirono con varia efficacia, ed alcune con decisiva, alla dispersione delle illusioni finanziarie e politiche nel momento della caduta del l'egime t'eudale. Anche allora contro il Governo oppl'essivo delle classiaristoCl'atiche si trovarono la Scienza, le moltitudini addestrate all' esercizio delle armi negli eserciti nazionali, i rappresentanti più arditi del terzo equarto Stato, gli opuscoli e i giornali scritti, letti e commentati dai malcontenti e sovratutto una grande lega d'interessi, quelli dei lavol'atori urbani, dei contadini, della borghesia industriosa e perfino dei Cl'editori pubblici. I fedecommessi, la mano morta, le decime, i livelli~ il diritto esclusivo di caccia nei nobili, l'immunità tributal'ia, l'aumento della popolazione, le difficoltà d'importazione di pl'odotti agrari, avevano assicurata alla proprietà fondiaria rendite cospicue, indipendentemente dal concorso del capitale. Questo trovo nella fisiocrazia un a voce autorevole, una teoria scientifica, secondo cui la proprietà feudale, che sola percepiva ornai una rendita di monopolio, avrebbe dovuto sopportare tutto il carico tributario.

299

Il capitale improduttivo, che pel' lungo tempo era riuscito, con una guerl'a di sterm'inio condotta contro gl'impieghi produttivi nell'industria a limitare le entrate ordinal'ie dello Stato, per guisa che questo fosse costretto a ricol'rere ai pl'estiti pubblici, come a mezzo normale per fl'onteggiare le spese ordina.rie; il capitale improduttivo, che secondo la pal'ola scultoria di Boisguilbert, aveva fatto della Francia economica un cadavere, vedeva ora sovrastal'gli i maggiori pericoli. I creditori pubblici, i detentori di. rendite vitalizie e temporanee erano pagati con lunghi ritardi e parzialmente. Essi compresero che la bancal'otta si presentava come il solo mezzo di salvezza per la Corte, la quale, dove si t'osse attenuta a tal partito, aVl'ebbe d'un subito cambiato il disavanzo finanziario in avanzo, si sarebbe liberata dalla necessità di convocare gli Stati Generali e di scendere a patti col 'fel'zo Stato (1). In questa condizione di cose, natul'almente, il capitalo disponibile si univa al capitale produttivo nell'assaltu COIltl'O la pl'oprietà fondiaria . . QUfll capitale disponibile, d'altronde, era ingrossato per lo sfacelo in cui erano cadute le gl'audi compagnie di commercio e di navigazione, le quali, malgl'ado i pl'ivilegi ottenuti, el'ano state impotenti a superare le difficoltà della concorrenza internazionale. Di fl'onte alle tristi condizioni, in cui si trovarono il capitale improduttivo ed il capitale protetto, le aspirazioni alla libertà degli impieghi poterono, senza gravi contrasti, essel'e allargate anche sul tel'reno industriale e commel'ciale. Allora opuscoli, . giornali, libri da ogni parte spiega-

(1) Las créanciars de l'Ètat, corps très nombraux, très actifs et très pùissants à Paris, ètaiant tous an opposition directa avec la Cour, parce qu'ils voyaient bian qu'on n'avait qu'à, fa,ire la banqueroute pour se tirar du deficit, raster avac un surplus et na plus entondra parlar d'Ètats Gènèraux, da . Constitution, da souvarainatè du peupla. (GOMEL, Histoire fi/nancière 'de l' Assemblèe, constituante J. p. 208).

300

l'ono