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Italian Pages 100 [98] Year 1993

TASCABILI ECONOMICI NEWTON Il fascino di autori senza tempo in cento pagine di gran de letteratura: una nuova, straordinaria collana di ta scabili che unisce all'eleganza della veste editoriale la particolarè cura del corredo critico e delle traduzioni, per raggiungere il pubblico· più esteso con il prezzo più economico. LUCIO DALLA PAROLE CANTATE l testi raccolti in questo volume costituiscono le tappe del lo straordinario percorso artistico e creativo di uno dei grandi protagonisfi del panorama musicale italiano, uo. modi spettacolo, poeta «popolare», «di massa», che dal la vita di tutti i giorni trae con l'abilità di un mago emo zioni, passioni e sentimenti. La voglia quasi ossessiva di comunicare, che spesso rende insopportabili i nostri mass-media, si trasforma, in Dalla, in una tensione fortissima di poesia che, trovando ispirazione nella gente e [)elle vicende del nostro paese, vuole diventare voce di tutti e chiede di essere gridata, anzi, cantata.
Lucio Dalla
è nato a Bologna, il 4 marzo del 1943. Ha cominCiato a suonare giovanissimo, debuttando nel 1964. Nel 1971 la canzone 4/3/1943 diviene un ve ro successo discografico. Dalla debutta come autore dei testi delle proprie canzoni nel 1977, con Com'è prOfon� do il mare, che inaugura un periodo di consensi popolari e di record di vendite che non accenna a tramontare.
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Gianfranco Baldazzi, bolognese, giornalista, ha firmato testi per Mina, Dalla, Morandi e altri. Svolge attività di critico musicale su quotidiani e periodici specializzati.
Questa collana è stampata su corta contrassegnata da «Etichetta ecologim nordica•, quale contributo alla salvaguardia dell'ambiente.
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In copertina: Lucio Dalla in una fotografia di Luigi Ghirri Prima edizione: marzo 1993 Tascabili Economici Newton Divisione della Newton Compton editori s.r.L © 1988 Newton Compton editori s.r.L Roma, Casella postale 6214 ISBN 88-7983-055-4 Stampato su carta Tambulky della Cartiera di Anjala distribuita dalla Fennocarta s.r.l., Milano Copertina stampata su cartoncino Perigord Mat della Papyro S.p.A.
Lucio Dalla
Parole cantate Le mie canzoni A cura di Gianfranco Baldazzi
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Tascabili Economici N ewton
Due parole sulle parole (delle canzoni di Lucio Dalla)
La precoce rivelazione del talento musicale e teatrale di Lucio Dalla - il piccolo autodidatta che, a soli sei anni, è in grado di cavar fuori polke e mazurke da un 'enorme fisarmonica e si esibisce in divertenti numeri di varietà sui palcoscenici bolognesi - è un argomento talmente frequentato da rasentare il luogo comune. Mi guarderei bene dal riesu marlo in questo contesto, se non fosse in contrasto così netto con il ritardo con cui, al contrario, si rivelerà il suo non comune talento letterario. Ritardo ancora più significativo, se si considera che nei primi anni Settanta - gli stessi in cui la sua vena di compositore dava buona prova di sé con canzoni come Il cielo, Il fiume e la città e 4/3/ 1 943 chiunque strimpelli una chitarra o percuota i tasti di un pianoforte, non ha pudori ad aggiungervi la sua «poesia» in forma di canzone. Viene da chiedersi come mai non si lasci tentare fin d'allora dall'avventura del testo letterario, visto che pure è già uomo di buone letture (per quanto disordinate) e di manifeste capacità critiche non solo nel campo musicale. Pigrizia? Insicurezza? Eccessivo senso critico? Ma il coraggio e la sfrontatezza non gli fanno certo difetto, né gli mancano gli argomenti, tant 'è vero che spesso è lui a suggerire lo spunto per le canzoni, a evocarne le atmosfere o a provocame la nascita. Non a caso Lucio dove vaL o Itaca, tanto per citare brani conosciuti, hanno una chiara impronta «dalliana». E allora? Allora diciamo, per semplificare, che il «compositore» non si fida ancora del «poeta»; che la sua matu rità di musicista è un dato acquisito, mentre quella di poeta è ancora tutta da verificare. Meglio servirsi, per il momento, di autori fidati, come Sergio Bardotti o il sottoscritto; Paola Pallottino o Roberto Ro versi.. Se si considera la disinvoltura con cui percorrerà in seguito la strada della poesia, può sembrare paradossale, ma ci vorrà qualcosa come una decina d'anni perché il poeta di Futura si metta su questa strada. Per il momento sono questi autori ad adeguare il proprio stile a Lucio Dalla, non riuscendoci sempre, anche perché il committente delle parole non sarà mai di quelli che si accontentano facilmente. E, quando ci riescono, avendo spesso la sensazione di essere stati influen zati, se non plagiati, dalla sua personalità. Bisognerà dunque aspettare l'estate '77 per vedere Dalla all'opera su un testo di canzone, e per capire di che razza di talento letterario fosse dotato. Cerchiamo di vedere come mai. Quell'estate rappresenta per lui un mqmento delicatissimo. Ha rag giunto una buona popolarità e un pubblico nuovo (che rifiuta la can zone tradizionale, ma non si appaga nemmeno della canzone politica d'occasione), tuttavia i suoi dischi si vendono ancora col contagocce. .. -
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Non è così grave: a vendere poco ci è abituato, come ai momenti di crisi artistica. Ma intanto cresce il fenomeno dei cantautori «impe gnati» - che non solo fanno opinione ma vendono anche molto bene proprio mentre la collaborazione col poeta Roberto Roversi, da cui erano nati Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automo bili, si chiude con qualche strascico poletnico. In più, siccome i guai non vengono mai soli, anche la situazione politica si è fatta difficile: sta per esplodere infatti il momento più visionario della Contestazione, che avrà per teatro anche Bologna. A questo punto, con la casa discografica - RCA Italiana, oggi BMG Ariola che preme per avere un nuovo disco, matura in lui la decisione: metterà mano personalmente, e senza più mediazioni, alla scrittura dei testi. Ma, se musicalità e senso del teatro sono in qualche modo connaturati in lui, il possesso di un linguaggio letterario non eLi discende per eredità genetica: è una conquista che presuppone uno sforzo non indifferente e forse perfino un salto nel buio. In quell'estate del '77 non farà serate. Si ritirer:.à invece alle Isole Tremiti, da solo, per lavorare al nuovo album. E una scommessa con se stesso che si concretizzerà, pochi mesi più tardi, nell'album Come è profondo il mare (testi, arrangiamenti e musica di Lucio Dalla) . Saranno in molti a sorprendersi. Possibile che un testardo isolamento possa dotare un uomo delle tecniche e dell'ispi razione necessaria a scrivere versi così belli? Naturalmente no. Chiunque abbia un poco di confidenza con la scrittura sa che uno stile non si improvvisa in un mese, e che nemmeno il nostro artista, per tanti versi sorprendente, poteva permetterselo. Ma è un falso problema: un apprendistato, anche se non facilmente documentabile, Lucio Dalla l'aveva già fatto, ed era stato anche piuttosto lungo. Era awenuto fuori dall'ufficialità del disco. Il che, tutto sommato, gli aveva anche rispar miato sconfitte e delusioni in prima persona. Da una parte, infatti, era avvenuto per il tramite dei collaboratori «letterari», con cui si era tro vato a lavorare gomito a gomito; dall'altra parte, attraverso un'infinità di tentativi rimasti tali, e 12 rudentemente cestinati. In breve, il suo linguaggio letterario, così efficace e personale, viene da lontano e non potrebbe essere altrimenti. In questo libro, che raccoglie in sequenza cronologica tutti i testi per canzone che Lucio Dalla ha scritto per sé, da quel lontano '77 ad oggi, abbiamo voluto aggiungere il «primo Dalla», ossia la sua «preistoria letteraria», mediata attraverso i suoi autori di fiducia. In particolare: - una canzone che compariva nel secondo album di Dalla, oggi fuori catalogo, intitolato Terra di Gaibola e pubblicato nel 1970. La canzone si chiama N on sono matto (o la capra Elisabetta) . Presumibilmente risale al 196 7 o al 1968. Il brano, nella sua forma strumentale, era il leit-motiv del film Prima della rivoluzione di Ber nardo Bertolucci, colonna sonora di Gino Paoli. Lucio Dalla aveva estrapolato il brano e, all'insaputa dell'autore, lo aveva fornito di testo per suo uso personale; - alcuni testi di canzoni notissime (Il cielo, Piazza Grande, N uva lari, eccetera) che, pur non essendo di suo pugno, hanno finito per «appartenergli» intimamente, vuoi perché «suggeriti» agli estensori del testo, vuoi perché «provocati» direttamente o indirettamente da essi.
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Che uso fare di questo libro? Il più discrezionale possibile, natural mente. Lo si può sfogliare come una raccolta di poesie abbandonandosi magari al piacere di canticchiarne i versi, visto che «trattasi pur sempre di canzonette>>; oppure «scoprire» il senso delle parole, messo a nudo dall'assenza del supporto musicale. Ma ci si può accostare al materiale anche con occhio critico. A titolo d'esempio, sono sicuro che, per chi ama la canzone del Nostro, il «vecchio>> brano Non sono matto (o la capra Elisabetta) riservi non poche sorprese. A cominciare dall'avvio della storia («Prima di t!JttO vorrei che fosse chiaro/ che non mi sento per niente matto... ») , che è paradossale alla maniera di tante altre canzoni più recenti di Dalla. Come anche il finale, eccessivo fino all'u morismo macabro, stile Buiiuel («Allora presi un sasso/ e in due ore lo ammazzai>>) . Ma anche il linguaggio è già corposo, denso e popolare, come lo sarà in canzoni di più matura tensione poetica, come La sera dei miracoli o Futura. Poi c'è la somiglianza dello stralunato protago nista, che diventa assassino per amore, con i protagonisti degli amori sfortunati di canzoni come Disperato erotico stomp, Mambo e Solo. Scopriamo, in breve, che in questo testo c'è già più di un rimando al mondo che Dalla canterà più compiutamente dieci anni dopo. Ci sono i deboli, i sopraffatti. i predestinati, che con i loro sforzi goffi e a volte eroici, tentano di modificare l'immodificabile: il loro destino personale e, magari, quello del mondo. Ci sono le vittime e i carnefici; i rapporti di coppia, difficili, ammalianti e dolorosi; l'ingiustizia, insomma, che nelle canzoni più mature, si arricchirà di uno scenario politico assente ancora del tutto in questo testo. Così che viene da pensare che il goffo «assassino per amore» abbia già tutti i numeri - senso dell'umorismo e risorse della fantasia - per imparare, con gli anni e mutato il contesto sociopolitico, a risolvere i propri guai erotico-sentimentali in maniera meno catastrofica (come nella masturbazione notturna di Disperato erotico stomp); o a tenere caparbiamente testa, con argomenti tanto ridicoli quanto inoppugnabili, alle insolenti divinità di Siamo dèi; o a liberare la propria aggressività, minacciando gli americani di pisciare sui loro «traffici», sui loro «dollari» e sulle loro «fabbriche di missili, missili. >>, in S e io fossi un angelo. Per dire che, alla luce di questo «antico>> documento, non appare nemmeno così inaspettata l'esplosione letteraria di Lucio Dalla nel corso di quell'estate di undici anni fa. . . il «mf!.sicista» era già, alla sua maniera, «poeta». Lo era quando cantava Roversi, Pallottino, Bardotti o il sottoscritto. Lo era, senza farcelo sapere. Lo era senza saper/o. Già trafficava benis simo con rime e assonanze; sapeva già raccontare con sicurezza e possedeva già uno stile. Intendiamoci, allora, sull'uso del termine «poeta». Dalla usa le parole da narratore, da uomo di teatro, da musicista. Non è poeta tradizionale - sempre che si dia un modello di poeta puro, sciolto dal contesto e dalla cultura di cui fa parte - o, quanto meno, non appoggia le parole in punta di pennino sul foglio bianco e non si attende una lettura privata e silenziosa. Anche se è poi vero che scrive rigorosamente con la penna stilografica, che cura la stesura dei versi con un'attenzione quasi maniacale, e che spesso sforza perfino la melodia a vantaggio dell'efficacia letteraria. La sua poesia (il suo modo di intenderla), si apparenta, se mai, a quella di piazza del siciliano Ignazio Buttitta, o a quella «occasiona/e» del romagnolo To..
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nino Guerra, anche se al dialetto, preferisce un linguaggio ibrido, che sposa allocuzioni popolari, neologismi e «presa diretta». La sua è una poesia che parte dal basso, che aspira a farsi voce della gente e pre tende di essere gridata, anzi, cantata. Teatrale quindi, e, se non in fastidisce il termine, «di massa», come c'è da aspettarsi da chi sa che il proprio mestiere si gioca almeno su tre fronti: quello delle parole, quello della musica e quello dell'immagine. Qualcuno obietterà che l'esposizione migliore della sostanza poetica di una canzone non si ottiene separando versi e musica, e offrendo alla sola lettura qualcosa che nasce per essere cantato, supportato da ac compagnamento musicale e da effetti vari. L'obiezione è pertinente e la accogliamo senz'altro, considerandola un limite oggettivo e insormon tabile della nostra raccolta di «parole cantate». D'altra parte, quello che ci premeva, mentre accettavamo di correre il rischio, era di �ggiun gere, almeno alla poesia di Dalla, qualcosa che la Cultura Ufficiale stenta a riconoscere alla canzone: quella dignità anche letteraria che lo scenario in cui il genere si muove - megaconcerti ed emittenza locale, feste di piazza e varietà televisivi - tende a sacrificare a vantaggio, magari, di aspetti più effimeri, quali il mercato, il successo e, insomma, il denaro. E abbiamo svolto il nostro compito con un poco di im barazzo, consapevoli del fatto di arrivare secondi, anzi terzi (dopo Ger mania federale e Svizzera tedesca), nel dedicare attenzione letteraria ai versi del nostro «poeta che canta». Conveniamo dunque che presentare le canzoni come una raccolta di poesie tolga loro qualcosa, ma ci auguriamo che qualcosa anche restituisca. Se non altro, che ci con senta di mettere in relazione più facilmente diversi contesti poetici, di verificarne somiglianze, rilevarne differenze e coglierne cambiamenti. Sulla carta, meglio che altrove, una canzone che tutti amiamo, Come è profondo il mare, svela la complessità di architettura e la polivalenza di significati, che l'abilità dell'interprete-Dalla, nel rendere la canzone lineare e gradevole, in parte ci nascondeva. Da un punto di vista strettamente letterario sembra quasi incredibile fondere così bene se gnali e messaggi tanto diversi, sostanziali di vita vissuta e di sostanza onirica, di istanze ambientalistiche e di tensioni sociopolitiche. E sembra incredibile che il magma ribollente di questo «flusso di co scienza» possa essere ricondotto. docilmente all'alveo di una «canzo netta», con la semplice ripetizione di un refrain, che è riassunto dei concetti che si sovrappongono e poesia esso stesso. Avendo davanti agli occhi, «stampate», tutte queste «parole cantate», ci accorgiamo più facilmente di come nasca e come evolva, da un testo all'altro, quella geniale sorta di alter ego, un po' Charlot, un po' Ber toldo, un po' Svejk; che abbiamo già conosciuto disperato fino alla follia omicida ne La capra Elisabetta; combattivo come l'«omino-lago stina» in S iamo dèi; e beffardo, e perfino vincente in Se io fossi un angelo. Ed è più agevole seguire Lucio Dalla nel suo dialogo, conti nuamente ripreso, con i giovani, dall'estasi voyeuristica di Anna e Marco, all'angoscia di 60.000.000 di anni fa, vero e proprio dialogo fra sordi. Si capisce più chiaramente come Dalla, anche quando si racconta in prima persona (o sembra farlo), in un numero infinito di splendide canzoni d'amore- da Futura a Chissà se lo sai, da Stella di mare a Mambo, da Pecorella a S oli io e te - non è mai romantico, IO
meno che mai decadente. Come al contrario, tiri costantemente a «[arsi fuori», a cancellarsi dalle storie delle canzoni, con procedimenti stra nianti che trasferiscono l'autobiografico nella sfera dei comportamenti generali. Infine ci chiarisce, una volta per tutte, che, almeno nel caso di Dalla, l'ossessione del comunicare, la stessa che, secondo una teoria cara al filosofo T. W. Adorno, frena lo slancio della canzone dei «paesi industriali avanzati», si trasforma inaspettatamente in una tensione fortissima di poesia. O si legge Dalla (ma dovrei dire: si ascolta) con questa attenzione, o si rischia di perdere il senso di un brano incredibile come Caruso, e di cogliere solo la commozione che questo «melodramma in cinque mi nuti» ci rovescia addosso a piene mani. «Potenza della lirica,/ dove ogni dramma è un falso;/ che con un po' di trucco e con la mimica,/ puoi diventare un altro... » dice il testo, interrompendo per un attimo il dramma d'amore e di morte che Caruso canta nella sua «lingua degli affetti», il napoletano. Ha il presentimento della fine (infatti morirà pochi giorni dopo a Napoli); sa che quell'amore non avrà il tempo per essere vissuto; sa che la romanza che sta cantando, almeno per una volta, è la sua vita stessa... Ma quella frase, quel pensiero folgorante, arriva a raffreddare il dramma, a fermare i fazzoletti e ad asciugare le lacrime. Riporta la canzone al suo gioco di mistificazione, quando la mistificazione per Caruso è alla fine. Raffinato gioco di specchi, perché se la mistificazione cede alla vita (e alla morte) per il protagonista della storia, essa è tuttora valida per l'attore della storia, ossia per Dalla, che si finge Caruso e soffre al suo posto e canta per lui: «Te vojo bbene assaje,/ ma tanto tanto bbene sai,/ è 'na catena ormai/ che scioglie il sangue dint'e vene, sai... ». Come dire che, sì, è una finzione, ma io la canto lo stesso, a questa finzione mi commuovo e nella mia commozione trascino chi mi ascolta. . . Che insomma non è solo la storia a commuoverci, ma piuttosto il fatto di narrarla e il modo scelto: la volontà di farlo. Per quanto, il mondo della Cultura, a torto o a ragione, si avvicini alla canzone sempre con un misto di sospetto e di snobistica tolleranza, siamo convinti che, delle «parole cantate>> di Dalla, valga la pena di dimostrare l'affidabilità, oggi che nessuno più obietterebbe sulla sua affidabilità di interprete e di uomo di spettacolo. Canzoni, o «poesie», o «parQle cantate», come Futura, L'anno che verrà, Chissà se lo sai, La sera dei miracoli. o Caruso, distano anni-luce dalla paccottiglia pop e rock, che radio e TV ci ammaniscono a getto continuo. E questo va detto. Come va detto che, anche a fronte di un poetare che si chiude tra quattro mura o nella muffa dei cenacoli letterari, vittima di una con giura del silenzio avvilente e suicida, la sostanza di queste canzoni poesie si fa perdonare ampiamente gli strumenti attraverso i quali è costretta a passare (le piazze, i palasport, i deliri dei dee-jay e i varietà TV del sabato sera). Se non altro perché stabilisce q uel contatto con la gente che invano un poeta cercherebbe altrove. Infine, è anche proba bile che la poesia di oggi, e quella del futuro, da lì debbano passare, da quel libro distratto e quasi sempre deludente che chiamiamo Televi sione. Se così è, forse Lucio Dalla ci ha perfino indicato la strada da percorrere. La realizzazione di questo libro è stata possibile per la cortesia delle l l
case discografiche che hanno permesso la pubblicazione dei testi delle canzoni di Lucio Dalla. Un particolare ringraziamento va alle Edizioni Discografiche BMG ARIOLA Si ringraziano inoltre la Pressing, la IT Di schi Italia GIANFRANCO BALDAZZI
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IL PRIMO DALLA
(I 964- I 976)
Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943) comincia a suonare giovanis simo. Dalla fisarmonica, suo primo strumento, passa al clarino a quat tordici anni, esibendosi in varie formazioni jazz. Il suo debutto nella canzone avviene nel 1 964 .sotto gli auspici di Gino Paoli con uno stile ispirato alla musica soul (Ray Charles, Otis Redding e James Brown) . Nel 19 71, dopo una parentesi sperimentale vagamente beat, approda alle grandi cifre di vendita con la canzone 4/3/1943, meglio cono sciuta come Gesù Bambino Seguono Piazza Grande, Il gigante e la bambina, ltaca, canzoni destinate a diventare evergreen. Dal '74 al ' 7 7 opera un cambiamento di rotta a centottanta gradi: inaugura un tipo di spettacolo a metà strada tra il concerto vero e proprio e il teatro militante, disertando sale da ballo e palcoscenici tradizionali; contemporaneamente apre una proficua collaborazione artistica col poeta bolognese Roberto Roversi e orienta la sua produ zione verso i temi del sociale. Il risultato di questa collaborazione sarà consegnato a tre album «Storici» (Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili) e ad altrettanti spettacoli, resi popolari da un modo di fare teatro ironico e buffonesco, allineato alle poetiche di spettacolo di Dario Fo e Giorgio Gaber. .
Non sono matto (o la capra Elisabetta) (Dalla- Paoli) Prima di tutto vorrei che fosse chiaro che non mi sento per niente matto ma che sono stato una volta felice e che al momento non lo sono più io ero il solo che ti credeva fedele gli altri sapevano tutto di te che te ne andavi girando )e notti mentre al bar con gli amici parlavo di te Fu di marzo che ti incontrai fu sempre di marzo che un bacio ti regalai Sai ho cercato quel fazzoletto rosso e il gran nero degli occhi tuoi ma giù nel paese non c'è nessuna non c'è nessuna tanto bella come te Fu di maggio su quel ponte che Luigi mi parlò di te e mi disse che eri sua e entro un anno all'altare ti porterà considerai il raccolto andato male anche la morte della capra Elisabetta ma soprattutto il fatto che in venti anni che in venti anni non ho riso mai Fu di maggio su quel ponte
il fiume aveva i tuoi occhi c'era Luigi
c'erano i miei guai allora presi un sasso e
in due ore lo ammazzai.
Il cielo (Baldazzi - Bardotti - Dalla - Reverberi) Il cielo, la terra fmisce e là comincia il cielo lo guardo, ed anche stasera fa pensare a te . . . I l cielo, vicino e lontano vedo sempre il cielo ricordo lo stesso colore in fondo agli occhi tuoi.. Si può volare oltre le nuvole ma sempre in alto tu vedrai il cielo, il cielo, si perde il pensiero quando guardo il cielo, ed ecco, ritorna il ricordo dolce che ho di te. Si può volare tra le stelle ma sempre in alto troverai
il cielo, e al cielo ognuno rivolge sempre la preghiera. 15
Oh cielo perché non la fai tornare insieme a me.
per finire: Il cielo, la terra finisce e là comincia il cielo ed ecco ritorna il ricordo dolce che ho di te. Lucio dove vai (Bardotti - Dalla)
Lucio dove vai si fa notte nel cielo dove dormirai Lucio dove vai sempre in giro a cercare per le strade Lucio dove vai Neppure tu sai più perché ma canti ma canti Lucio chi sei tu un vestito diverso non ti cambierà Lucio chi sei tu perché hai coperto col berretto rosso il grigio che c'è in te e non sai più perché lo fai e ridi ah e ridi Lucio come stai le tue bugie poi le pagherai Lucio come stai cosa pensi dei momenti colorati che tu chiami vita Lucio come stai neppure tu sai dirlo ormai ma ridi tu ridi tu ridi
4/3/1943 (Pallottino - Dalla) Dice che era un bell'uomo e veniva, veniva dal mare ... parlava un'altra lingua, però sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre, sopra un bel prato, l'ora più dolce prima di essere ammazzato. Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto, con l'unico vestito ogni giorno più corto, e benché non sapesse il nome e neppure il paese m'aspettò come un dono d'amore fin dal primo mese. Compiva sedici anni quel giorno la mia mamma, le strofe di taverna le cantò a ninna nanna e stringendomi al petto che sapeva, sapeva di mare giocava a far la donna col bambino da fasciare. E forse fu per gioco o forse per amore che mi volle chiamare come nostro Signore. Della sua breve vita, il ricordo il ricordo più grosso è tutto in questo nome che io mi porto addosso. E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto mi chiamo Gesubambino.
Piazza Grande (Baldazzi - Bardotti - Cellamare - Dalla)
Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è sulle panchine in Piazza Grande; ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è. Dormo sull'erba, ho molti amici intorno a me: gli innamorati in Piazza Grande; dei loro gua i dei loro amori tutto so, sbagliati e no. ,
A
modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.
A modo mio
avrei bisogno di sognare anch'io.
Una famiglia vera e propria non ce l'ho,
e la mia casa è Piazza Grande.
A chi mi crede prendo amore e amore dò,
quanto ne ho. Con me di donne generose non ce n'è, rubo l'amore in Piazza Grande e meno male che briganti come me qui non ce n'è.
A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io, avrei bisogno di pregare Dio, ma la mia vita non la cambierò mai, mai. A modo mio quel che sono l'ho voluto io.
Lenzuola bianche per coprirci non ne ho, sotto le stelle in Piazza Grande e se la vita non ha sogni io li ho e te li dò. E se non ci sarà più gente come me voglio morire in Piazza Grande tra i gatti che non han padrone come me, attorno a me. ltaca (Baldazzi - Bardotti - Dalla)
Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino? Capitano che hai trovato principesse in ogni porto pensi mai al rematore che sua moglie crede morto? ltaca I taca ltaca la mia casa ce l'ho solo là Itaca ltaca ltaca ed a casa io voglio tornare dal mare dal mare dal mare. Capitano le tue colpe pago anch'io coi giorni miei mentre il mio più gran peccato fa sorridere gli dei e se muori è un re che muore la tua casa avrà un erede quando io non tornò a casa 18
entran dentro fame e sete. Itaca Itaca Itaca, . . . Capitano che risolvi con l'astuzia ogni avventura ti ricordi di un soldato che ogni volta ha più paura? Ma anche la paura in fondo mi dà sempre un gusto strano se ci fosse ancora mondo sono pronto, dove andiamo. Itaca Itaca I taca, . ..
La casa in riva al mare (Baldazzi - Bardotti - Dalla) Dalla sua cella lui vedeva solo mare ed una casa bianca in mezzo al blu, una donna si affacciava: Maria! è il nome che le dava lui. Alla mattina lei apriva la finestra e lui pensava quella è casa mia tu sarai la mia compagna, Maria una speranza e una follia . ..
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e sognò la libertà e sognò di andare via, via, via e un anello vide già sulla mano di M aria. Lunghi silenzi, comt; sono lunghi gli anni, parole dolci che si immaginò, s �asera vengo fuori, Mar.ia! t1 vengo a fare compagma . . . e gli anni stan passando tutti �li anni insieme ha gia i capelli bianchi e non lo sa; dice sempre: manca poco, Maria ... vedrai che bella la città . ..
e sognò la libertà e sognò di andare via, via, via e un anello vide già sulla mano di Maria e gli anni son passati tutti gli anni insieme e i suoi occhi ormai non vedon più disse ancora : la mia donna sei tu e poi fu solo in mezzo al blu. Coro: Vengo da te Maria
e poi ·fu solo in mezzo al blu Vengo da te Maria e poi fu solo in mezzo al blu Vengo da te Maria .
Nuvolari (Norisso - Dalla ) Nuvolari Nuvolari Nuvolari Nuvolari
è basso di statura è al di sotto del normale ha cinquanta chili d'ossa ha un corpo eccezionale.
Nuvolari ha le mani come artigli, Nuvolari ha un talismano contro i mali, il suo sguardo è di un falco per i figli i suoi muscoli sono muscoli eccezionali. Gli uccelli nell'aria perdono le ali quando passa Nuvolari. Quando corre Nuvolari mette paura perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura; gli alberi della strada strisciano sulla biada, sui muri cocci di bottiglia si sciolgono come poltiglia; tutta la polvere è spazzata via. Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari la gente arriva in mucchio e si stende sui prati. Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi e lo saluta con la mano, gli grida parole d'amore e lo guarda scomparire come guarda un soldato a cavallo, a cavallo nel cielo d'aprile. Nuvolari è bruno di colore Nuvolari ha la maschera tagliente Nuvolari ha la bocca sempre chiusa di morire non gli importa niente. Corre se piove, o corre dentro il sole, tre più tre per lui fa sempre sette, con l'Alfa rossa fa quello che vuole dentro al fuoco di cento saette. C'è sempre un numero in più nel destino quando corre Nuvolari. Quando passa N uvolari ognuno sente il suo cuore vicino. 20
In gara a Verona è davanti a Bordino: con un tempo d'inferno, acqua grandine e vento, pericolo d'uscire di strada, a ogni giro un inferno, ma sbanda striscia è schiacciato, lo raccolgono quasi spacciato. Ma Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro, batte Varzi e Campari, Barzacchini e Fagioli, Brilli- Peri e Ascari.
Mille miglia (parte prima) (Norisso
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Dalla)
Una corsa epica fu sul cuore verde di un Gesù, sul suo costato sporco d'amore, la Mille Miglia del quarantasette: corsa spaccacuore e dura come non mai, vera crocefissione esecuzione d'orchestra un'avventura di pioggia e di paura autentico massacro e antica festa fra macerie, case Una vera tempesta Nuvola Nuvolari sei una nuvola nera, dentro a un cielo sereno sfasci di primavera A cielo aperto quando sbatti il martello sulla sorte se cerchi la morte la morte non verrà Mantovano volante vetro e biacca nel cuore sulla Cisitalia millecento te ne freghi anche della vita Sei un ometto di Keaton che corre per la vittoria Sbattevano gli alberi mentre la corsa passava; l'Italia aveva il cuore smozzicato quando i campioni per i rettifili passavano in un baleno e si vedevano appena Nuvola Nuvolari sei la nuvola bianca, 21
. dentro a un cielo sereno sfascio di primavera A cielo aperto quando sbatti il cucchiaio della sorte se cerchi la morte la morte non verrà La vettura era aperta come un delfino arpionato; poche lamiere, il volante, le gomme passano a Bologna (come passa il vento) in un grande silenzio La gente trattiene il respiro. Nuvolari e Carena arrivano a Brescia secondi con due minuti di distacco Primo è Biondetti sporco come un cane per le strade padane sfrecciando a viso aperto Era un mare coperto di erbe lunghe e amare Macerie della guerra L'Italia a pezzi rovesciati in terra Ma l'urlo dei motori strappava la gente dalle case E c'erano voci luci colori, luci voci colori
Il motore del duemila (Norisso
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Dalla)
Il motore del duemil a sarà bello e lucente, sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato di metallo prezioso, avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina; lo potrà respirare un bambino o una bambina. Ma secondo le nostre cognizioni nessuno ancora sa dire come può essere nella realtà il ragazzo il ragazzo del duemila. Questo perché nessuno lo sa L'ipotesi è suggestiva, è anche urgente ma seguendo questa prospettiva oggi ne sappiamo poco o niente. Noi sappiamo tutto del motore, questo lucente motore del futuro, questo lucente motore del futuro, 22
ma non riusciamo a disegnare il cuore di quel giovane uomo del futuro; non sappiamo niente del ragazzo che sarà fermo sull'uscio ad aspettare. Dentro a quel vento dell'anno duemila non lo sappiamo ancora immaginare.
I TESTI DI LUCIO DALLA
Nel 1977, con l'album Come è profondo il mare, Lucio Dalla inau gura la sua «stagione cantautorale», debuttando anche come autore dei versi delle proprie canzoni. Per l'artista bolognese si apre un lungo periodo di grandi consensi popolari, di record di vendite discografiche e di tributi di stima. Le punte più alte sono raggiunte con gli album Lucio Dalla e Dalla negli anni 1979/81, attraversati dalla indimentica bile tournée Banana Republic con Francesco De Gregari (da cui fu tratto un album live); nel 1986 con l'album Bugie e soprattutto con la canzone Caruso (inserita nel doppio live DallAmeriCaruso), premiata da numerose cover nel mondo e dalla magistrale interpretazione di Luciano Pavarotti; nel 1988 con l'album doppio Dalla Morandi, preludio di una tournée di Lucio Dalla e Gianni Morandi in Italia e in Europa durata un anno e mezzo; nel 1990 con l'album Cambio e la fortunatissima hit Attenti al lupo ( 1 . 300.000 copie vendute) e nel 1992 con il live Amen. Oltre ad essere l'autore e l'interprete di canzoni poesie tra le più intense di questi anni, da L'anno che verrà a Futura, da Cara a La sera dei miracoli, da L'ultima luna a Caruso, oggi Lucio Dalla è anche il motore e il cuore di un' intensa attività di produzione e di realizzazione discografica che ha per epicentro Bologna e la sua etichetta discografica Pressing. Grazie al suo talento multiforme hanno preso le mosse un cantautore ormai affermatissimo come Luca Car boni e numerosi emergenti come Angela Baraldi, Samuele Bersani e Bracco di Graci. Fa parte di questa attività anche il lavoro di compositore di musica da film. Ha realizzato colonne sonore per film di Carlo Verdone, Ansano Giannarelli e Mario Monicelli. Ha scritto la musica del telefilm Mamma Lucia, una grande produzione statunitense interpretata da S ofia Loren. E, recentemente, ha realizzato la colonna sonora per una serie �i homevideo dedicati ai Salmi della Bibbia, e realizzati dal re gista Roberto Quagliano. In maniera sempre meno occasionale svolge anche attività di opinionista su diversi quotidiani nazionali.
COME
È
PROFONDO IL MARE (ottobre
1977)
Otto canzoni. Scritte d'un fiato durante l'estate alle Isole Tremiti (solo una canzone, Su due mari, scritta a Ponza), dopo aver sospeso ogni altra attività artistica . Appunti, riflessioni a caldo, confessioni al registratore. Cuore, muscoli e cervello, tesi nella decifrazione della realtà: quella pe�sonale e quella collettiva, inscindibili, ingiudicate, vis sute e sofferte. E la prima volta - salvo l'episodio Capra Elisabetta che Dalla scrive materialmente i versi delle sue canzoni, dopo il lavoro, importante e perfino umile, di discussione e di progettazione musicale, operato attraverso la poesia di Roberto Roversi.