La storiografia greca. Dalle origini alla fine dell'ellenismo 8842040614, 9788842040613

Erodoto, Tucidide, Senofonte, Polibio, i biografi, i memorialisti, gli etnografi, tutti gli storici greci nella moltepli

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Italian Pages 306 [311] Year 1992

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La storiografia greca. Dalle origini alla fine dell'ellenismo
 8842040614, 9788842040613

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Titolo dell'edizione originale

Die griechische Geschichtsschreibung: von den Anfiingen bis zum Ende des Hellenismus © 1990 W. Kohlhammer GmbH, Stuttgart Berlin Koln © 1992, Gius. Laterza & Figli Traduzione di Mauro Tosti Croce Prima edizione 1992

Klaus Meister

La storiografia greca Dalle origini alla fine dell'Ellenismo

Editori Laterza

Proprietà letteraria riservata Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari Finito di stampare nel luglio 1992 nello stabilimento d'arti grafiche Gius. Laterza & Figli, Bari CL 20-4061-1 ISBN 88-420-4061-4

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Carlo

Prefazione

Il presente studio, che si basa su una lunga consuetudine con i problemi della storiografia greca, è nato in sostanza negli anni tra il 1 985 e il 1 989. Vorrei a questo punto ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: la Deutsche For­ schungsgemeinschaft ha generosamente fornito per tre anni interi i mezzi per finanziare l'attività di un collaboratore scien­ tifico . Negli anni 1 985-1 986 il dottor Michael Steinbrecher, mio ex assistente, ha svolto tale funzione. Non è stato solo d'aiuto per la redazione della bibliografia e per la revisione formale, ma ha anche dato un notevole contributo al conte­ nuto dell'opera. In numerose occasioni ho discusso con lui il manoscritto e gli sono debitore per una serie di suggerimenti e di miglioramenti. Nel 1 987 Heide Gebbing, Dagmar Rempel, Constanze Stein e Ronald Bluhm dell' Istituto di storia antica dell'Università tecnica di Berlino hanno partecipato al pro­ getto come studenti collaboratori. Ringrazio anche loro per il prezioso aiuto, specie per il reperimento di volumi e riviste, per l'estensione della bibliografia e per la definitiva redazione del manoscritto. Mi hanno dato un valido supporto nella cor­ rezione delle bozze i ricercatori dell'Istituto di storia antica del­ l'Università tecnica di Berlino : la dottoressa Angelika Mette­ Dittmann, il dottor Ernst Baltrusch e il dottor Raimund Schulz. Anche a loro va in questa sede un cordiale ringrazia­ mento. Non da ultimo sono in debito verso la Casa editrice Kohlhammer e la redattrice signora Monika Wejwar per la squisita cortesia e l'ottima collaborazione. Dedico questo libro a mio figlio Carlo che ha spesso pre­ teso con la legittima imperiosità dei bambini un'interruzione

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Prefazione

al mio lavoro e che ha sempre pensato al mio svago dandomi la gioia di partecipare ai suoi giochi e contribuendo perciò a suo modo al completamento del libro . Klaus Meister Berlino, 22 novembre 1989

Prefazione all'edizione italiana

Nel licenziare l'edizione italiana del mio libro sulla storiografia greca, di cui sono particolarmente felice, desidero ringraziare l'amico Luciano Canfora che ne ha proposto la pubblicazione, e la Casa editrice Laterza che l'ha realizzata. Per la traduzione sono molto grato al dottor Mauro Tosti Croce che ha svolto un ottimo lavoro. Nell'aggiornare le note per l'edizione italiana ho aggiunto numerose pubblicazioni di data recente (soprattutto degli anni 1 988-1 992), mentre il testo stesso, tranne qualche correzione, è rimasto inalterato . K.M. Berlino, 2 6 marzo 1 992

La storiografia greca

Introduz ione

Nel V secolo a . C . , considerato comunemente come l'età clas­ sica, la civiltà greca ha conosciuto il suo massimo splendore. Nei diversi campi dell'arte e della scienza sono state create ope­ re che hanno influenzato di continuo lo sviluppo culturale del­ l'Occidente fin in epoca moderna e che sono in parte conside-. rate ai nostri giorni come modelli classici per antonomasia. Nel campo dell'architettura vanno ad esempio menzionati i templi sull'acropoli di Atene, a Paestum o ad Agrigento, in quello delle arti figurative le celebri opere di Fidia, il fregio del Partenone o le statue di bronzo di Riace. L'urbanista Ippoda­ mo di Mileto progettò ed attuò per primo piante di città mo­ derne a scacchiera. Scrisse inoltre il primo testo teorico su uno Stato ideale, influenzando non poco la dottrina politica di Pla­ tone. La teoria musicale greca trovò in Damone il suo primo significativo esponente. In filosofia Anassagora ha inaugura­ to, con la separazione tra spirito e materia, una corrente di pen­ siero estremamente importante per la storia di questa discipli­ na. All'incirca nello stesso periodo Empedocle ha enunciato per primo la dottrina dei quattro elementi di cui è composto il mondo. Si è allora anche sviluppata una corrente di pensiero, la sofistica, paragonata per la sua impostazione razionale e scettica all'Illuminismo diffusosi in Occidente nel XVIII seco­ lo . Nel dibattito con i suoi principali esponenti Protagora, Pro­ dico e Gorgia, è balzato alla ribalta Socrate con le sue alte ri­ vendicazioni etiche. Gorgia fu anche l'inventore della retorica, l'arte del ben parlare. In questo stesso periodo Ippocrate fondò la scienza medica. La fioritura culturale della Grecia nel V secolo si manifesta soprattutto nel campo della letteratura. Nella poesia vennero

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La storiografia greca

portate alla massima perfezione la tragedia e la commedia. Vanno qui ricordati da un lato Eschilo, Sofocle e Euripide, dall'altro Eupoli, Cratino e Aristofane. Non da ultimo nac­ que nella seconda metà del V secolo anche quel genere lette­ rario a cui si interessa il presente studio, la storiografia greca: Erodoto (485-425 circa a.C.) è già considerato dal mondo an­ tico il «padre della storia», Tucidide (455-395 circa a.C.) il fondatore della storiografia critica. Di certo già nell'Antico Oriente presso i Sumeri (intorno al 3000 a.C.) o in Egitto (intorno al 2800) è esistita fin dall'in­ venzione della scrittura una coscienza storica che trovava un'espressione, spesso monumentale, in forme figurative, iscrizioni, giornali di corte o cronache sacre. Fra le prime com­ posizioni storiografiche in 'senso lato si annoverano ad esem­ pio le tavolette di argilla di Fara e di Tell Abu Salabikh risa­ lenti alla metà del III millennio a.C. e contenenti i miti della creazione, degli dèi e della civiltà; va anche menzionata la co­ sidetta Storia di un regno, un elenco di re sumeri del 1 900 a.C. circa. Vanno inoltre ricordati la cronaca delle gesta del farao­ ne egiziano Thutmòsi III (1490-1436 a.C.) nel tempio di Kar­ nak, gli annali ittiti della cosiddetta epoca del Grande Impero (XIV-XII secolo) , le cronache neobabilonesi (VII-VI secolo) e i libri storici dell'Antico Testamento, ad esempio i Libri dei re (500 a . C . circa). Per l'esplicita volontà di conferire durata all'attimo, que­ ste testimonianze di azioni ed eventi si sollevano ben al di so­ pra di quelle mute tracce del passato quali po ssono ad esem­ pio fornire la scoperta di una necropoli o di un insediamento umano. Tuttavia la storiografia greca si differenzia radical­ mente da queste manifestazioni di coscienza storica. Vanno qui messi in evidenza i seguenti punti: l) La storiografia greca non si interessa solo ai singoli even­ ti, ma al corso degli avvenimenti nella loro totalità. Al di là dei fatti, delle vicende e dei casi, si cercava «di costruire l'imma­ gine di un tutto unitario e di trarre dalla molteplicità degli even­ ti tramandati il senso di un processo interno» (Schadewaldt) . 2) Gli storici greci pongono fin dall'inizio il problema della ricerca delle cause degli avvenimenti. Le cronache o gli annali si accontentano invece il più delle volte di una mera elenca­ zione e di un loro accostamento.

Introduzione

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3) Gli storici greci redigono i loro scritti come opere d' arte soggette a precise categorie estetiche e letterarie. 4) Gli storici greci rivendicano ben presto l'esigenza di un'indagine critica del passato . Non esiste a tutt'oggi una trattazione complessiva della storiografia greca che risulta perciò particolarmente urgente1 • Per ciò che riguarda l'arco cronologico, questo studio si in­ centra sullo sviluppo della storiografia greca dai suoi inizi alla fine dell'età ellenistica (30 a.C. circa). La storiografia ha con­ tinuato ad esistere ancora per molto, trovando in parte nuove forme di espressione, ma l'enorme quantità del materiale im­ pone questo limite cronologico . Concludo la mia esposizione con Diodoro perché questi è stato uno degli ultimi rappresentati della storiografia elleni­ stica e ha preso in considerazione per la sua opera un gran numero di storici a lui antecendenti. . Il volume comprende quattro capitoli: nel primo sono trat­ tate le radici e le origini della storiografia greca. Nel secondo si parla della nascita e dello sviluppo della storiografia in età classica (500-330 circa a.C.); nel terzo si studia l'epoca elleni­ stica (330-30 circa a.C.). Sono qui delineate le principali linee di sviluppo, caratterizzate le diverse correnti, presentati gli storici più importanti ed è evidenziata la posizione di ognuno di essi. Il quarto capitolo analizza le quattro discipline specia­ listiche che non possono essere assenti in una storia della sto­ riografia greca: da un lato la biografia e l'autobiografia, dal­ l'altro la cronografia e la geografia. Il presente volume si rivolge non solo ai colleghi e agli stu­ diosi del mondo antico, ma viene particolarmente incontro ai bisogni degli studenti ed è soprattutto destinato al vasto pub­ blico dei non specialisti; tenendo presente queste categorie quanto mai diverse di destinatari, l'autore si è proposto in pri­ mo luogo i seguenti obiettivi: l) Leggendo le pagine seguenti è fondamentale tener pre­ sente che ci è arrivata solo una parte di ciò che la storiografia greca ha prodotto . Strasburger2 indica, secondo valutazioni molto caute relative all'età classica ed ellenistica, che il rap­ porto fra quello che ci è arrivato in tutto o in parte e quello che è stato in effetti prodotto è di l :40. Tradotto in cifre con­ crete questo significa che rispetto a circa 10.000 pagine di

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La storiograjia greca

stampa tramandate il numero complessivo di quelle non arri­ vateci assomma a circa 400.000, e può benissimo darsi che sia­ no andati perduti anche storici di grande importanza. Bisogna tenere a mente tale fatto perché le affermazioni e i giudizi espressi qui di seguito vanno di conseguenza spesso letti alla luce di un «per quanto finora se ne sa» . 2) La grande raccolta di frammenti di Felix Jacoby3 - an­ cora non del tutto completata - attesta peraltro i nomi di non meno di 856 storici. È perciò indispensabile operare un'ulte­ riore selezione critica del materiale comunque frammentario e trattare solo quegli storici che hanno esercitato un durevole influsso e che marcano in misura particolare la nostra tradi­ zione. 3) In questo studio possono essere discusse solo le questio­ ni scientifiche principali connesse con la nascita e lo sviluppo della storiografia greca e con l'opera di singoli storici. 4) Dato che il lettore non dispone spesso dei testi in origi­ nale o in traduzione degli autori greci, è opportuno dare la parola agli stessi storici, almeno per quel che consentono i li­ miti di questa trattazione. 5) L'enorme quantità delle pubblicazioni scientifiche ren­ de necessario operare una scelta critica della letteratura secon­ daria. Si è data la preferenza da una parte alle opere classiche, dall'altra agli studi più recenti . 6) Nella trattazione degli autori più importanti deve emer­ gere in modo tangibile la loro attualità. Di conseguenza oc­ corre evidenziare la modernità degli storici greci e spiegare quanto abbiano continuato ad esercitare fino ad oggi un in­ flusso la loro concezione della storia e le problematiche teo­ riche e metodologiche da loro delineate.

Capitolo primo

Le radici e le origini della storiografia greca

La storiografia greca non fu la creazione di un individuo ge­ niale, ma piuttosto il risultato di un complesso processo sto­ rico . Sono state queste le sue principali radici ed origini 1 : l) L'epos, rappresentato soprattutto da Omero, dal cosid­ detto ciclo epico e da Esiodo, contiene già numerosi elementi « storici» e può perciò essere considerato come un importante precursore della storiografia (cfr. paragrafo 1 ) . 2) L'epoca della grande colonizzazione greca (750-550 a . C . circa) e i numerosi «viaggi di esplorazione» (650-450 a.C. cir­ ca) in terre fino allora in larga parte sconosciute hanno por­ tato a un immenso allargamento dell'orizzonte geografico e storico dei Greci e alla conoscenza di molti nuovi popoli e pae­ si. Anche questo contribuì in modo sostanziale alla nascita della storiografia greca (cfr. paragrafo 2). 3) Infine il nuovo approccio razionalistico alle cose, che nel VI secolo fornì a Talete, Anassimene e Anassimandro, i cosiddetti filosofi ionici naturalisti, la chiave per comprendere il mondo, costituì un'altra importante premessa per la nascita della storiografia greca (cfr. paragrafo 3). Si parlerà più avanti delle specifiche condizioni storico-po­ litiche che resero possibile intorno al 430 la redazione della prima opera storica.

l. L 'epos come forma letteraria precorritrice della

storiografia: Omero, il poema ciclico, Esiodo Dal punto di vista storico l'impresa epocale di Omero (vissuto intorno alla metà dell'VIII secolo a.C.) è consistita sia nel-

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La storiograjia greca

l' Iliade2 che nell ' Odissea3 -quest'ultima scritta forse una ge­ nerazione dopo la prima - nel dare una forma unitaria a una sconfinata varietà di tradizioni disparate, cantate dai rapsodi, imperniando ciascuno di quei poemi - in modo analogo a quanto avverrà più tardi nelle opere storiche di Erodoto e Tu­ cidide - intorno a un tema principale: nell'Iliade l'ira di Achille, nell ' Odissea il ritorno di Ulisse in patria. Omero - si potrebbe dire - ha messo ordine in un pezzo del passato gre­ co . I poemi epici di Omero contengono però non solo un nu­ cleo storico - come hanno dimostrato gli scavi di Schliemann a Troia, Micene, Argo e Tirinto - ma presentano oltre a ciò una serie di elementi storici, alcuni dei quali meritano parti­ colare attenzione: l) Emerge chiaramente la consapevolezza della continuità cronologica come principio fondamentale del pensiero stori­ co . Così ad esempio gli eventi e i personaggi sono inseriti, gra­ zie a combinazioni genealogiche, in uno sviluppo cronologico continuo. Due grandi episodi mitici sono ad esempio posti fra loro in un saldo rapporto cronologico facendo di alcuni guer­ rieri impegnati a Troia, come Diomede e il suo auriga Stenelo, i figli di eroi che avevano partecipato alla spedizione dei Sette contro Tebe. 2) Nei poemi epici di Omero è ovunque ravvisabile la con­ sapevolezza della differenza tra presente e passato , come emerge ad esempio nella ricorrente locuzione: «Così come adessò sono i mortali» . Al contrario della cronaca che registra solo fatti, è quindi messa in evidenza la diversità di un tempo precedente rispetto ad uno attuale, chiaro segno della consa­ pevolezza di un mutamento storico. 3) L'Iliade e l ' Odissea rivelano già in numerosi passi il ca­ rattere tipic ò della storiografia greca in cui si fondono insieme aspetti etnografici, geografici e « storici». Lo evidenzia con chiarezza un esempio tratto dall'Odissea: la descrizione del paese e della gente dei Ciclopi (Od. 9, 1 05 sgg.): Di l à navigammo avanti, sconvolti nel cuore, e dei Ciclopi alla terra, ingiusti e violenti, venimmo, i quali fidando nei numi immortali, non piantano pianta di mano loro, non arano ; ma inseminato e inarato là tutto nasce, grano , orzo, viti, che portano

l. Le radici e le origini della storiograjia greca

il vino nei grappoli, e a loro li gonfia la pioggia di Zeus. Non hanno assemblee di consiglio, non leggi, ma degli eccelsi monti vivono sopra le cime in grotte profonde; fa legge ciascuno ai figli e alle donne, e l'uno dell'altro non cura. Un'isola piatta davanti al porto si stende, non vicina, né molto lontana dalla terra dei Ciclopi, boscosa e vi nascono capre infinite ( . . . ) (trad. Calzecchi Onesti) .

Con una certa legittimità si potrebbe dire che tali descri­ zioni anticipano i cosiddetti 16goi di Erodoto sul paese e sulla popolazione dell'Egitto e di Babilonia. Nel cosiddetto ciclo epico4 gli eredi di Omero hanno intra­ preso il tentativo di ampliare l'argomento dei poemi - che narrano solo una piccola parte del mito troiano - trasfor­ mandolo in una generale visione storico-universale, vale a dire in una descrizione complessiva del passato incentrato intorno alla guerra di Troia. Venivano ampiamente trattate sia la sto­ ria antecedente la guerra che la guerra stessa in tutta la sua durata, nonché i n6stoi, le storie del ritorno in patria dei sin­ goli eroi. Non a torto si è perciò parlato di una « storicizza­ zione dell'epos» (Ed. Schwartz). Quando si menziona l'epos come una delle radici della sto­ riografia greca, non si può non far cenno ad Esiodo5, che visse una generazione dopo Omero ad Ascra, in Beozia, intorno al 700 a.C. Questo poeta tendeva nelle sue opere a dare ordine e sistematicità a una tradizione disparata e a fissare una stabile successione cronologica. Ciò vale soprattutto per la Teogonia nella quale descrive, a partire dalla nascita del mondo dal caos, la discendenza di dèi ed eroi. Ciò che la Teogonia rappresenta per il mondo degli dèi e degli eroi, lo sono i Cataloghi per quello degli uomini. In essi sono registrati e catalogati tutti i popoli e i ceppi etnici cono­ sciuti e descritti nelle loro relazioni reciproche, in modo da formare un complicato albero genealogico in cui non manca­ no riferimenti anche all'intero orbe terrestre e alle genti che vivono ai lontani confini del mondo . In questo contesto han­ no anche grande importanza le Opere e i giorni di Esiodo , una sorta di calendario rurale che descrive in dettaglio i lavori da eseguire nel corso delle stagioni. Nel contenuto c'è qui dunque un passaggio dalla sfera mitica a quella della vita reale. Il mo-

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La storiograjia greca

tivo di un tale cambiamento va forse cercato in primo luogo nella persona del poeta e nel suo ambiente sociale: Esiodo, lui stesso di origine contadina, era stato truffato nella divisione dell'eredità dal fratello Perse, a cui in questo poema rivolge imploranti appelli perché ascolti la voce della giustizia. Nel famoso mito delle cinque età del mondo (vv. 1 06 sgg.) viene per la prima volta formulata una «teoria ciclica», in cui do­ mina l'idea di una sempre maggiore decadenza dell'umanità; un pensiero che avrà in seguito un ruolo importante nella sto­ riografia sia greca che romana.

2. L 'ampliamento dell'orizzonte geografico e storico dei Greci nell'epoca della colonizzazione (750-550 a. C. circa) e dei grandi viaggi di esplorazione (650-450 a. C. circa)

Nell'epoca dal 750 al 550 a . C . circa i Greci hanno fondato nel bacino del Mediterraneo e sulle coste del Mar Nero un gran numero di insediamenti e di colonie, tanto da arrivare a po­ polare, per usare le parole di Platone, «come rane intorno allo stagno» (Phaed. 1 09 b) i lidi vicini e lontani del Mediterraneo. I principali territori di colonizzazione furono ad Ovest la Si­ cilia e il Sud Italia, la Gallia meridionale e la costa orientale della Spagna, a Nord i lidi del Mar Nero, a Sud la Cirenaica e Naucrati in Egitto. Questa cosiddetta grande colonizzazione6 ha portato a molteplici contatti tra i Greci e le popolazioni locali, ad esempio i Sicani e i Siculi in Sici lia, i Lucani e i Bruzi in Italia meridionale, e inoltre le stirpi iberiche, i Celti, gli Sci­ ti, i Sarmati, e infine gli Egizi e i popoli nordafricani. Vennero inoltre intensificati i rapporti già da lungo tempo esistenti tra i Greci dell'Asia minore e i popoli del Vicino Oriente. La conoscenza di popoli e culture fino allora rimasti abbastanza estranei al mondo greco, significò un notevole am­ pliamento dell'orizzonte geografico ed anche storico dei Gre­ ci. Se la colonizzazione greca condusse a una precisa cono­ scenza del bacino del Mediterraneo e dei territori che vi si affacciavano, i grandi viaggi di scoperte, avvenuti in gran nu­ mero tra il 650 e il 450 a . C . circa, hanno rivelato regioni ben più distanti '.

l. Le radici e le origini della storiograjia greca

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Secondo Erodoto (IV 1 52) intorno alla metà del VII secolo il navigatore samio Coleo raggiunse, passando le «colonne d'Ercole», cioè lo stretto di Gibilterra, Tartesso, una città del­ la Spagna meridionale, e da lì fece ritorno a Samo. Sotto il regno del faraone egiziano Necao (61 0-595 a.C.) i Fenici circumnavigarono il continente africano . Dal Mar Ros­ so scesero lungo la costa dell'Africa orientale, doppiarono il Capo di Buona Speranza, fecero rotta verso nord, navigando lungo la costa occidentale e ritornarono, dopo un viaggio di più di due anni, attraverso lo stretto di Gibilterra, in Egitto (Erod. IV 42). Già nella seconda metà del VI secolo Eutimene di Marsi­ glia, navigando lungo la costa occidentale dell'Africa, era ar­ rivato alla foce di un grande fiume, probabilmente il Senegal (FGH IV 408) . Negli anni successivi al 480 a.C. il cartaginese Anno intra­ prese certamente un viaggio lungo la costa occidentale dell'A­ frica, facendo rotta verso sud e arrivando probabilmente fino alla Sierra Leone. Del suo resoconto di viaggio ci è rimasta una traduzione greca (cod. Heidelberg. 398) . Una ,circumna­ vigazione dell'Africa da ovest a est da parte del grande per­ siano Sataspe all'epoca di Serse (485-465 a.C.) fallì, anche se si arrivò comunque all'incirca fino all'equatore (Er. IV 43). Dopo il 480 i Cartaginesi, al comando di Himilkon, fecero rotta anche verso nord e arrivarono alle «isole stannifere», con le quali si intendono probabilmente le isole Scilly davanti alla costa della Cornovaglia (Avien . ora maritima, 1 1 3 sgg . ) . È importante anche una spedizione in Oriente avvenuta sotto il regno del re persiano Dario, probabilmente fra il 5 19 e il 5 1 6, e-guidata da un capitano di vascello chiamato Scilace di Carianda. Questi partì dalla città di Caspatiro sul fiume Kabul, veleggiò lungo l'Indo fino alla sua foce, da dove arrivò in 30 mesi al Mar Rosso (Erod. IV 44). V a infine menzionata la spedizione di A.ristea di Procon­ nesso, arrivato, secondo Erodoto (IV 1 3 sgg.), nel VI secolo fra gli lssedoni, una popolazione probabilmente stanziata ne­ gli Urali meridionali. Questi lunghi viaggi per mare diedero vita alla cosiddetta letteratura dei «peripli»8 che costituisce un'importante ante­ cedente della storiografia greca. Periplo, letteralmente «cir-

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La storiografia greca

cumnavigazione», indica la forma tipicamente greca in cui si svolgevano questi viaggi per mare: la rotta lungo le coste. Que­ sti viaggi portarono, innanzi tutto per ragioni puramente pra­ tiche, ad annotare le esperienze fatte nel loro corso: furono registrate la posizione e la distanza delle città e degli insedia­ menti come pure ad esempio i porti e i luoghi di ancoraggio, le foci di fiumi, le zone pericolose, le fonti di acqua potabile e molte altre notizie. Ma già presto questa letteratura finisce per includere anche descrizioni che vanno al di là delle sem­ plici indicazioni pratiche e che riguardano ad esempio gli usi dei popoli stranieri o la natura dei singoli territori. Uno dei primi esponenti di questo genere letterario fu il già menziona­ to Eutimene di Marsiglia che ha descritto in un Periplo (non pervenuto) il suo viaggio lungo le coste dell'Africa occidentale (FGH IV, 408) . Anche Scilace di Carianda scrisse un reso con­ to del suo viaggio dall'Indo al Mar Rosso, dedicato a Dario (FGrHist 709) . Gli scarsi frammenti rimastici rivelano i suoi molteplici interessi geografici e etnografici. All'incirca nello stesso periodo è stato redatto un Periplo che si può ricostruire grazie all' Ora maritima (Costa marina) del poeta tardo-antico Avieno . L'autore, forse originario di Marsiglia, ha qui forni­ to una precisa descrizione delle coste da Tartesso in Spagna meridionale a Marsiglia, in cui si trovano anche indicazioni sul modo di vita degli abitanti e sulla locale flora e fauna. Si è già parlato del Periplo del cartaginese Anno (cod. Heidel­ berg. 398) .

3. La formazione di una concezione razionale del mondo

ad opera della cosiddetta filosofia della natura ionica nel VI secolo. Se l'epos conteneva elementi storici, come si è sopra dimo­ strato, non è però riuscito a crear e dal mito e dalla leggenda la «storia». La storiografia ha potuto nascere piuttosto solo sot­ to l'impulso di una nuova concezione razionale del mondo ela­ borata nel VI secolo dalla filosofia della natura ionica. In ter­ ra ionica, cioè in Asia minore, si trova - come dice il titolo di un importante studio di K . von Fritz - «la comune origine della storiografia e delle scienze esatte presso i Greci»9 • In que-

I. Le radici e le origin i della storiograjia greca

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sta regione sono nate prima l'antica filosofia greca, la mate­ matica e l'astronomia e dopo pochi decenni la storiografia. Non è certo un caso che si sia realizzato in Asia minore il pas­ saggio da una concezione mitologica del mondo ad una razio­ nale. Era qui particolarmente forte il contatto con le civiltà dell'Antico Oriente. Talete di Mileto10 (l metà del VI secolo a.C.) fu il primo greco a rifiutare un'interpretazione del mondo fondata sul mi­ to per sostituirla con una visione razionale, additando nell'ac­ qua l'origine prima di tutte le cose. Se Talete, secondo la te­ stimonianza di Erodoto (1 74), ha esattamente predetto, primo fra i Greci, il giorno di un'eclissi solare - quella del 28 mag­ gio 585 - egli aveva la possibilità di rifarsi a modelli orientali che gli furono d'ausilio nella enunciazione di una serie di prin­ cìpi matematici. Più importante per la genesi della storiografia greca è stato uno scolaro di Talete, Anassimandro di Mileto1 1 (610-540 a . C . circa) . Come Talete, s i è sforzato di dare una spiegazione fi­ sica del mondo, ma a differenza del suo maestro ha visto nel­ l'infinito (tò dpeiron) il principio di tutte le cose. Inoltre Anas­ simandro ha scritto una storia del cosmo dalla sua origine alla fine e, sembra, anche una storia delle creature viventi in que­ sto cosmo. Primo fra i Greci, Anassimandro ha altresì trac­ ciato un planisfero celeste e una carta della terra. Una tale grandiosa costruzione del mondo doveva chiaramente stimo­ lare, come ha sottolineato a ragione von Fritz12, un maggiore approfondimento dei particolari: una più attenta considera­ zione del mondo umano , un miglioramento della carta geo­ grafica e una descrizione illustrativa della terra.

Capitolo secondo

La nascita e lo sviluppo della storiografia . greca in epoca classica (500-330 a.C. circa)

All'incirca all'inizio del V secolo Ecateo di Mileto (cfr. para­ grafo l) ha aperto la strada con i suoi studi geografici dei quali troviamo eco in una Descrizione della terra e in una Carta geografica. Nelle sue Genealogie non recepì passivamente la tradizione mitologica, ma esercitò su di essa una critica razio­ nalistica. Se non può quindi essere considerato uno storico, ha però posto le basi con la sua critica del mito alla nascita di una vera critica storica. Per lungo tempo i cosiddetti logografi (cfr. paragrafo 2), quando hanno scritto di popoli stranieri, ad esempio Carone di Lampsaco nei suoi Persikd, il lidi o Xan­ to nei suoi Lydiakd, Dionisio di Mileto nella sua Storia per­ siana dopo Dario, sono stati considerati importanti precursori e fonti di Erodoto; la maggior parte degli studi più recenti parte però dal fatto che questi autori sono in realtà posteriori ad Erodoto. Erodoto di Alicarnasso (cfr. paragrafo 3) è indi­ cato fin dall'antichità come il «padre della storia»: mettendo fra parentesi l'epoca mitica e concentrandosi soltanto sugli «accadimenti umani», ha compiuto un importante passo avanti rispetto ad Ecateo e ottenuto anche nell'ambito della ricerca geografica considerevoli progressi, dato che ha intro­ dotto l 'esperienza visiva diretta (empiria e autopsia) al posto della speculazione e della teoria astratta. Stimolate dall'opera erodotea a carattere universale, nac­ quero ben presto dopo la sua morte (425 circa) le discipline storiche specialistiche (cfr. paragrafo 4), i cui fondatori han­ no cercato di sfruttare le possibilità tematiche mostrate da Erodoto e di colmare le lacune da lui lasciate. Il più signifi­ cativo rappresentante di questo genere letterario fu Ellanico di Lesbo.

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La storiografia greca

Ha redatto opere mitografiche, storie locali greche e «bar­ bare», scritti etnografici e geografici e ha fondato al tempo stesso la storia locale attica, la cosiddetta attidografia, e la cronografia. All'incirca nello stesso periodo Antioco di Sira­ cusa con le sue opere Sikelikd e Sull'Italia ha descritto per la prima volta la storia dei Greci di Occidente, appena sfiorata da Erodoto . Stesimbroto di Taso può essere considerato il fondatore della biografia greca, Ione di Chio ha invece redat­ to la prima opera memorialistica della letteratura universale. È dello Pesudo-Senofonte, che ha probabilmente pubblicato la sua A thenafon Politefa dopo il 430, il primo saggio di po­ litica della letteratura mondiale, mentre Damaste di Sigeo e Glauco di Reggio sono divenuti noti per le loro opere storico­ letterarie. Se Erodoto è il padre della storiografia, Tucidide di Atene (cfr. paragrafo 5), neppure di una generazione più gio­ vane, ha fondato la critica storica. Il metodo storico di Tuci­ dide, formulato soprattutto in antitesi ad Erodoto (che non è però mai espressamente nominato) e avente per fine supremo la trasmissione della verità, ha esercitato il suo influsso anche sulla moderna storiografia, come peraltro il fatto di essersi limitato nella storia agli eventi politici o militari. In assoluto contrasto con la severa indagine dei fatti e della cause portata avanti da Tucidide, Ctesia di Cnido (cfr. paragrafo 6), di qual­ che anno più giovane di lui, ha largamente manipolato la ve­ rità storica: va considerato il precursore della storia sensazio­ nalistica, molto diffusa in epoca ellenistica, e può essere visto come il fondatore del romanzo storico . Fra i diretti prosecu­ tori di T ucidide, la cui opera rimase incompiuta, merita di es­ sere menzionato l'autore dei cosiddetti Hellenikd di Ossirinco da identificare probabilmente con l'ateniese Cratippo (cfr . pa­ ragrafo 7) . La storiografia dei Greci occidentali ha avuto in quell'epoca in Filisto di Siracusa, amico dei due Dionisi e imi­ tatore di Tucidide, il suo massimo rappresentante (cfr. para­ grafo 8). Senofonte di Atene (cfr. paragrafo 9) fu non solo quel prosecutore di Tucidide i cui Hellenikd ci sono giunti per intero, ma anche uno scrittore molto versatile che diede inizio o sviluppò numerosi generi letterari. La sua opera più nota è l'Andbasis, uno scritto autobiografico in cui è narrata la co­ siddetta spedizione dei diecimila. Intorno alla metà del IV se­ colo l' attidografia visse un periodo di grande fioritura (cfr.

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paragrafo 10) , meritano di essere soprattutto citati Cleidemo e Androzione. L'opera a noi rimasta di Aristotele sulla costi­ tuzione ateniese si basa principalmente sui loro scritti. La di­ scussione dei problemi connessi con quest'opera, di inestima­ bile valore per la nostra conoscenza della democrazia ateniese, chiude il capitolo sulla storiografia greca in età classica.

l. Ecateo di Mileto Ecateo, figlio di Egesandro (FGrHist l), appartenente all'alta aristocrazia della sua città, visse nel 560-480 a.C. circa. In Erodoto (V 3 6) troviamo diverse notizie su di lui che non han­ no solo interesse biografico , ma rivelano anche l'atteggiamen­ to illuminato di questo uomo1 • Ecateo fu secondo Erodoto l'unico che nel 500 a.C. scon­ sigliò la progettata rivolta degli Ioni dell'Asia minore contro i Persiani, facendo presente l'enorme potenziale militare e la sconfinata ampiezza dell' Impero persiano. Ecateo, non riu­ scendo ad imporre il proprio punto di vista, propose almeno ai suoi connazionali di conquistare il dominio dei mari perché solo così avrebbero potuto competere con i Persiani. Anche questa proposta testimonia la grande lungimiranza di Ecateo, in quanto anticipa la politica navale di Temistocle che circa 20 anni dopo avrebbe condotto alla decisiva vittoria dei Greci contro i Persiani. Di portata rivoluzionaria fu il suo consiglio di fondere i doni votivi del santuario dei Branchidi, vicino a Mileto, per finanziare la costruzione di una flotta. Una tale idea non poteva che apparire sacrilega ai suoi contemporanei e incontrò perciò una rigida opposizione. Dopo il fallimento della rivolta ionica sembra, stando a quello che ci dice Dio­ doro (X 25 ,4), che Ecateo sia intervenuto presso il satrapo del­ l'Asia minore Artaferne a Sardi per implorare clemenza nei confronti degli Ioni. Di grande importanza per l'opera di Eca­ teo è infine il .fatto di essere stato un «grande viaggiatore» (Agath. geogr. I 1 ) . È documentabile un suo lungo soggiorno in Egitto (cfr. Erod. II 143). Per quel che riguarda le opere di Ecateo ci sono traman­ dati i seguenti titoli: a) una Carta geografica (Per(odos ghes);

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b) una Descrizione della terra (Periéghesis ghés) divisa in due libri chiamati Europa e Asia dalle due parti del globo ter­ restre; c) le Genealogie, cioè Le successioni delle stirpi (Ghenee­ loghfai). Quest'opera in quattro libri veniva citata nell'antichi­ tà anche con il titolo Storie di eroi o Storie. Le prime due opere, la Carta geografica e la Descrizione della terra, sono strettamente legate l'una all'altra. Per quan­ to riguarda la carta geografica sappiamo da un'antica fonte (T 1 2) che Ecateo aveva «migliorato in modo straordinario» quella di Anassimandro . Un passo polemico di Erodoto (IV 3 6), il cui destinatario è anonimo, ma identificato da tutti con Ecateo, può darci un'idea delle peculiarità di questa carta. Si legge: Mi viene da ridere quando vedo come molti, senza essere in gra­ do di fornire una corretta esecuzione, disegnano le loro carte geo­ grafiche, facendo scorrere l'Oceano tutto intorno alla terra, rotonda e perfettamente circolare, ed alcuni fanno l'Asia uguale all'Europa.

Questa critica rivela che Ecateo nel redigere la sua carta geografica mirava ad un ordine schematico: considerava la terra un disco rotondo, circondato tutto intorno dall'Oceano, con le due parti del mondo, l 'Asia e l'Europa, di uguale gran­ dezza. Inoltre egli supponeva che l'Europa e l'Asia fossero separate da una linea che andava dal Mediterraneo al Mar Ne­ ro e che la terra fosse divisa da un'altra retta nord-sud, dal Danubio al Nilo, in quattro quadranti di dimensioni all'incir­ ca uguali. In analogia con questa impostazione complessiva ha disegnato le singole terre dando loro per lo più la forma di figure geometriche: quadrati, cerchi, trapezi, eccetera. Ha in­ fine distinto per primo diverse zone e fasce, diventando così il precursore di Eudosso di Cnido (IV secolo) che ha introdotto il sistema dei gradi di longitudine e latitudine. Per quel che riguarda la sua Descrizione della terra, Ecateo si riallaccia, dal punto di vista contenutistico e formale, alla letteratura del «periplo». Come questa, egli segue lo sviluppo costiero, spingendosi a volte nell'interno , in qualche caso fino ai confini estremi della terra. Ecateo parte dalla Spagna, de­ scrive l' Europa, l'Asia, l'Egitto e la Libia e ritorna alle co­ lonne d'Ercole. L'opera doveva fornire un quadro comples-

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sivo delle conoscenze geografiche dell'epoca sulla terra e i suoi abitanti, ma a differenza del «periplo» non era finalizzata ad un uso pratico immediato. Per quel che si comprende dai frammenti, erano descritte le singole popolazioni, e inoltre i confini, le città, i villaggi, i fiumi, le montagne e i porti. An­ che qui si avverte chiaramente l'aspirazione a un ordine siste­ matico: mentre nelle letteratura del «periplo» le indicazioni delle distanze sono fornite su carte unidimensionali, Ecateo ha cercato di fissare secondo criteri bidimensionali l'ubicazio­ ne reciproca delle località, indicando sia la distanza sia il pun­ to cardinale. In quest'opera erano descritte nei particolari an­ che la natura dei territori, il terreno, la fauna e la flora. L'interesse andava inoltre ai rispettivi modi di vita e agli usi dei singoli popoli e ad ogni possibile curiosità. Non manca­ vano neppure accenni ai tempi arcaici, ad esempio alle leggen­ de sulla fondazione delle città, agli eroi eponimi, alle migra­ zioni, mentre erano scarse le notizie sulla storia successiva. Il titolo Storia degli eroi, con cui erano anche note le Ge­ nealogie, non lascia alcun dubbio sul fatto che il tema vero e proprio di quest'opera fosse il periodo mitico , l'epoca degli eroi e dei semidei, mentre la storia dell'umanità non veni­ va quasi per nulla trattata. Di particolare importanza per una valutazione di Ecateo e della sua posizione rispetto al mito è il proemio riferitoci da Demetrio (de eloc. 1 2) , in cui si legge (FGrHist l F l a): Ecateo di Mileto afferma quanto segue: scrivo queste cose, così come a me sembrano vere. Infatti i racconti dei Greci, a quel che mi appare, sono molti e ridicoli .

Queste parole rivelano un atteggiamento molto critico di Ecateo nei confronti della tradizione. Per la prima volta nella letteratura greca si rivendica in modo programmatico l'esi­ genza di raccontare le cose secondo verità. Come Ecateo ab­ bia cercato nei fatti di attenersi a questo principio, lo dimo­ strano numerosi frammenti. Basterà qui citare due esempi:

l) F 1 9 (in Schol. Eur. Orest. 872): Non andò Egitto ad Argo di persona, ma i suoi figli: erano, secondo a quel che ha detto Esiodo, 50 , ma, a mio avviso , neppu­ re 20.

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2) F 27 (in Paus. III 25 , 4): Alcuni Greci hanno narrato che Eracle ha condotto qui (nel Te­ naro) il Cerbero( . . . ) Ecateo di Mileto ha però trovato una plausibile spiegazione, affermando che nel Tenaro viveva uno spaventoso ser­ pente, chiamato Cerbero perché colui che ne veniva morso moriva subito per il veleno . E questo serpente, così egli afferma, è stato por­ tato da Eracle a Euristeo.

Tali esempi rivelano il medesimo atteggiamento: Ecateo, applicando alla tradizione del passato la mentalità critica e l'esigenza razionalistica della cosmopolita filosofia ionica, ha sottoposto il mito al vaglio della ragione e lo ha privato dei suoi caratteri fantasiosi e sovrannaturali. Negli studi moderni si discute però fin dove si sia spinto Ecateo con la sua «critica razionalistica del mito» . Mentre von Fritz2 è dell'idea che questa critica è stata da lui applicata in modo costante e coerente, Strasburger3 suppone invece che tale atteggiamento non sia molto rilevante e che gli esempi traman­ dati abbiano piuttosto un valore alquanto casuale. In realtà né l'uno né l'altro hanno ragione. L'opinione di Strasburger si rivela infondata se si tiene presente il testo del proemio: da esso si può chiaramente capire che la critica alla tradizione mitolo­ gica costituiva una parte essenziale delle Genealogie. All'inver­ so, non è neppure sostenibile l' affermazione categorica di von Fritz : considerando l'enorme varietà dei miti tramandati, non poteva non accadere che Ecateo accettasse più volte l'elemento mirabolante (cfr. ad esempio F 15, 1 7 , 29, 8 1), non rifiutando ad esempio il mondo degli dèi antropomorfi. Al di là della critica del mito, Ecateo ha cercato di dare un ordine sistematico ai «molti» racconti dei Greci disordinati e incoerenti e di inquadrarli in un sistema cronologico basato sul calcolo delle generazioni, a partire da Eracle. Gli studiosi hanno spesso rimproverato ad Ecateo che la sua critica sia stata esercitata «con metodo inacettabile su un oggetto inaccettabile» (Spoerri, Schadewaldt, Lesky). Questa censura non può tuttavia riguardare davvero l'impresa inno­ vatrice di Ecateo : da un lato, nel periodo di passaggio dal VI al V secolo, l'età mitica era considerata in Grecia «storia»; dall' altro, in Ecateo si arriva effettivamente a un nuovo grado di consapevolezza, vale a dire a una riflessione critica con cui egli si accosta alla tradizione preesistente - oggetto della qua-

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le era appunto il mito - inserendola in un flusso continuo spazio-temporale. È lo stesso atteggiamento critico che non molto tempo dopo ha fatto nascere la storiografia nel senso di una esposizione ragionata degli avvenimenti nel mondo reale.

2. I cosiddetti logograji

All'inizio del suo trattato su Tucidide Dionigi di Alicarnasso (de Thuc. 5) nomina una serie di autori che hanno scritto «sto­ rie greche» o «barbare» e che sono in parte vissuti alla sua stessa epoca. Al gruppo dei più antichi ascrive fra gli altri Eca­ teo di Mileto, Acusilao di Argo e Carone di Lampsaco; fra i più giovani Ellanico di Lesbo e il lidio Xanto . A partire da Creuzer4 si è soliti dare a questi scrittori il nome cumulativo di logografi con una sfumatura leggermente dispregiativa. Il concetto non è però usato da Dionigi nel pas­ so citato , ma deriva piuttosto da Tucidide che in I 2 1 , l critica i logografi del passato perché «offrono tutto quel che attrae l ' udito, ma non la verità» . Come hanno affermato recenti studiosi5 , sarebbe meglio non usare il concetto di logografi in questo contesto: innanzi tutto in Tucidide la parola indica in generale gli «scrittori in prosa» . In secondo luogo egli non ne esclude, nel passo ora citato , Erodoto, anzi polemizza soprattutto con lui. In terzo luogo gli scrittori menzionati da Dionigi non rappresentano un gruppo omogeneo dal punto di vista dell'oggetto trattato, co­ me farebbe pensare il concetto di Creuzer, ma sono autori che in parte si sono dedicati, sulle orme di Ecateo, al mito e in parte hanno dato vita a opere storiche su singoli popoli e terre. Per quel che riguarda il primo gruppo, vanno soprattutto ricordati Acusilao di Argo (FGrHist 2)6 e Ferecide di Atene (FGrHist 3)7• Tutti e due si sono sforzati di riordinare le leg­ gende degli dèi e degli eroi - ma senza esercitare una critica razionale nei confronti del mito sul tipo di quella di Ecateo anche se Ferecide, «il primo scrittore ateniese in prosa» (così Jacoby) mirava ben più di Acusilao a riunire le singole genea­ logie in un quadro unitario il più possibile coerente. Si sup­ pone a ragione che egli intendesse dare a tutta la materia mi­ tica la forma di un manuale di mitologia. Divenne così il

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fondatore di un genere letterario che nell'antichità avrebbe avuto una lunga tradizione. Il secondo gruppo comprende numerosi scrittori locali la cui opera è però ricomponibile solo da frammenti scarsamente significativi. Non varrebbe la pena di soffermarsi su loro più di tanto se negli studi non si fosse affermata la tendenza a consi­ derarli importanti precursori di Erodoto, in grado di conten­ dergli il titolo di «padre della storia» . Carone di Lampsaco (FGrHist 687 b)8 venne per lungo tempo ritenuto un contem­ poraneo di Erodoto, di appena qualche anno più grande, e una sua fonte importante. Del suo ampio catalogo elencato nella Suda, un'enciclopedia d'età bizantina, gli studiosi ritengono autentici solo pochi titoli, fra cui gli A n nati di Samo in quattro volumi e una Storia persiana (Persika') in due. Specialmente i Persikd sono stati spesso considerati una fonte importante di Erodoto . Jacoby ha confutato, a mio avviso a ragione, questa tesi, spostando Carone all'epoca di Tucidide e di Ellanico . Lo stesso vale anche per il lidio Xanto (FGrHist 765)9 che ha scritto una Storia lidica (Lydikd) in quattro libri e che se­ condo Eforo (FGrHist 70 F 1 80) sarebbe servita a Erodoto come fonte. Già nell'antichità si discuteva sull'epoca in cui era vissuto Xanto - più volte viene datato a un'età successiva a Erodoto - e negli scarsi frammenti delle sue opere non c'è nulla che attesti la dipendenza di Erodoto da lui. È del tutto errato vedere in un certo Dionisio di Mileto (FGrHist 687)1 0, secondo la Suda (cfr. T l) autore di una Sto­ ria persiana dopo Dario in cinque volumi e contemporaneo di Ecateo (cfr. T 2), la fonte principale di Erodoto ed elevare questo scrittore del tutto sconosciuto a padre della storia n. Dagli studiosi del passato, specie da Wilamowitz-Moellen­ dorff12, è stata sostenuta la tesi secondo cui la storia greca lo-, cale è nata nel VI-V secolo a . C . nella Ionia dalle cosiddette H6rai = Annali, a loro volta derivate dai registri redatti ufficial­ mente. Per quel che riguarda ad esempio Atene, sarebbero esistite dall'età di Solone cronache semiufficiali, compilate da esegeti, cioè «interpreti cultuali», dalle quali nel corso del tem­ po si sarebbe sviluppata l'attidografia, cioè gli scritti di storia locale su Atene e sull'Attica. Tale tesi è stata confutata da Ja­ coby che ha dimostrato che le cronache locali sono iniziate nel­ l'ultimo terzo del V secolo , e dunque dopo Erodoto.

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3. Erodoto di Alicarnasso

L'opera storica di Erodoto ci è rimasta per intero; la sua di­ visione in nove libri chiamati con i nomi delle Muse (cfr. Diod. XI 37 ,6) risale certamente al filologo alessandrino Aristarco di Samotracia (2 17-145 a.C.) che ne ha redatto anche un com­ mento, non pervenutoci 1 3• È difficile valutare l'opera di Erodoto per l'enorme quan­ tità e varietà di spunti. Si è così visto nell'autore ora uno scrit­ tore di storie frivole, una sorta di Boccaccio ionico, ora un profondo osservatore della vita umana, ora un narattore più o meno affidabile di eventi storici. Al centro di ogni giudizio deve però stare la questione fino a che punto fosse giusta la definizione di pater historiae, «padre della storia» data ad Erodoto da Cicerone (de leg. I 1 ,5). Le più importanti notizie sulla vita di Erodoto si trovano in due voci della Suda (s . v. Herodotos e Panjassis). Erodoto, secondo questa fonte, era di origine aristocratica ed originario di Alicarnasso, una città dorica dell'Anatolia meridionale, soggetta però in larga misura, dal punto di vista culturale, al­ l'influsso ionico ed anche dell'Antico Oriente. La sua fami­ glia non apparteneva alla nobiltà del luogo, ma era di origine caria, come attestano i nomi del padre, Lixo, e dello zio, Pa­ niassi. A causa della sua partecipazione al tentativo di rove­ sciare il tiranno Ligdami, Erodoto dovette andare in esilio a Samo. Ritornato ad Alicarnasso, collaborò attivamente alla definitiva caduta del tiranno che deve essere avvenuta prima del 454. Più tardi Erodoto lasciò di nuovo la città per diver­ genze con i suoi concittadini ed emigrò nella colonia panelle­ nica di Turii, fondata da Pericle sul golfo di Taranto, in cui si erano stabiliti anche altre importanti personalità della vita cul­ turale greca, come ad esempio i filosofi Empedocle e Prota­ gora e l'architetto e urbanista lppodamo di Mileto. A Turii Erodoto è morto ed è stato sepolto . Da una notizia fornitaci dallo storico Diillo (FGrHist 73 F 3) apprendiamo che Erodoto ha tenuto ad Atene pubbliche letture della sua opera ed ha ricevuto per questo un onorario, a quanto sembra, di lO talenti. Tali letture sono datate da Eu­ sebio all'anno 445-44 (Euseb . chron. Arm. 01. 83 ,4). Apollo­ doro afferma nella sua cronaca (FGrHist 244 F 7) che Erodo-

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to aveva 53 anni quando scoppiò la guerra del Peloponneso . Ne discende che era nato nel 484, data che potrebbe essere all'incirca esatta; l'anno di morte non è certo, ma Erodoto ha vissuto i primi anni della guerra del Peloponneso, da lui più volte menzionata (VI 9 1 ; VIII 1 37; 233; IX 73). Nel 425 deve aver pubblicato la sua opera storica14, diventata a tal punto nota agli Ateniesi da indurre Aristofane a parodiarne alcuni brani nella sua commedia gli A carnesi (cfr. ad es . Aristoph. A charn. 523 sgg. = Erod . I 4). Di conseguenza Erodoto po­ trebbe aver vissuto dal 484 al 425 circa. Di particolare importanza per la comprensione dell'opera di Erodoto sono i suoi lunghi viaggi, la cui cronologia e suc­ cessione restano tutt'oggi incerte nonostante i numerosi ten­ tativi moderni di ricostruzione1 5 . l) Erodoto fece un viaggio nelle terre del Mar Nero, e si stabilì ad Olbia (IV 12). Da li, risalendo l'lpani (Bug), intra­ prese una spedizione nella terra degli Sciti (IV 8 1 ) . In que­ st'occasione conobbe anche la costa meridionale del Mar Ne­ ro, la Tracia e la Macedonia. 2) Erodoto ha inoltre soggiornato per un certo periodo, probabilmente quattro mesi, in Egitto . Ha visto le piramidi e Menfi e ha risalito il corso del Nilo fino ad Elefantina e alla prima cateratta del fiume. Questo soggiorno ha avuto luogo dopo la battaglia di Papremi (460-59) , quando i Persiani d­ conquistarono l'Egitto (III 1 2) . Non si può più affermare con certezza se la visita a Cirene (cfr . II 32 sg. ; 1 8 1) sia stata ef­ fettuata durante il soggiorno in Egitto o abbia costituito un viaggio a sé. 3) Erodoto intraprese inoltre un viaggio nel Vicino Orien­ te. Dopo il soggiorno in Egitto si è recato a Tiro (Il 44) , sul­ l'Eufrate (l 1 8 5) e a Babilonia (I 1 78 sgg.). 4) Ovviamente Erodoto ha viaggiato anche nella madrepa­ tria greca e in quasi tutta l' area delle colonie greche. In relazione al suo soggiorno ad Atene sono importanti due fatti: in primo luogo l'amicizia di Erodoto con il poeta tragico Sofocle che ha composto a 55 anni, dunque nel 44 1 circa, un'ode su di lui (Diehl, Anth. Lyr. Graec. J3 79) e con il quale ha condiviso una religiosità di sapore arcaico ; Sofocle ha fatto diretto riferimento in molti punti delle sue tragedie all'opera di Erodoto . La citazione più famosa si trova nel-

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l'Antigone (903 sgg.) e rimanda ad Erod. III 1 1 916 • Di riman­ do, si può stabilire un notevole influsso della tragedia su Ero­ doto che percorre tutta la struttura interna della sua opera. Cosi ad esempio la storia di Adrasto, il figlio di Creso (l 34 sgg.), è raccontata nei modi di una tragedia; allo stesso modo Serse, il condottiero della grande guerra persiana, ha davvero la statura di un personaggio tragico . Va in secondo luogo ri­ cordata la sua conoscenza personale di Pericle e l'appartenen­ za alla cosiddetta cerchia periclea; si dimostrerà in seguito che da questo fatto si sono però tirate conclusioni del tutto erro­ nee sulla genesi e sulle tendenze dell'opera erodotea. Di fondamentale importanza per la valutazione del testo di Erodoto è che ad ampie parti che contengono « . . imprese, grandi e degne di meraviglia, compiute sia dagli Elleni che dai barbari» (l l) e che costituiscono perciò, anche secondo la con­ cezione moderna, storia in senso stretto, sono accostate un'im­ mensa quantità di descrizioni etno-geografiche, dal punto di vista attuale non direttamente pertinenti a una narrazione sto­ rica. È molto interessante esaminare l'opera di Erodoto in que­ sti due aspetti centrali confrontandola con quella del suo pre­ decessore Ecateo. Mi soffermo innanzi tutto sul proemio dell'opera17: .

Questa è l'esposizione della ricerca (historfes ap6dexis) di Erodo­ to di Alicarnasso, affinché non scompaia con il tempo ciò che è stato fatto dagli uomini, né siano private del posto che loro compete le im­ prese, grandi e meravigliose, compiute sia dagli Elleni sia dai barbari, ed in particolare per quale causa/colpa essi si fecero guerra (I 1 ) .

Da questo passo discende una triplice tematica che dal ge­ nerale scende sempre più nello specifico: storia dell'umanità - grandi imprese dei Greci e dei barbari - causa del loro conflitto. Già da tali parole introduttive è chiaro perché Cicerone abbia potuto chiamare Erodoto pater historiae. Il fatto fon­ damentale è che Erodoto, per quanto ci consta, è il primo scrittore a fare della storia dell'uomo il tema principale della propria opera, riconducendola a una grande idea guida: il con­ flitto tra Greci e non Greci e le sue cause, ed escludendo al tempo stesso l'epoca mitica. In Ecateo le cose stanno invece esattamente al contrario: questi nelle sue Genealogie ha essen-

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zialmente narrato l'epoca mitica degli dèi e dei semidei, mentre ha relegato in secondo piano la storia dell'uomo . Fino a che punto Erodoto escluda l'epoca mitica, può dimostrarlo l'ana­ lisi dei successivi capitoli 2-5 . Prima di soffermarmi su questi passi, giova ancora fare qualche osservazione sul proemio: l) Erodoto chiama la sua esposizione una histor(es ap6de­ xis. La parola histor(e è affine dal punto di vista etimologico tanto al latino videre quanto al tedesco wissen (conoscere) . Il suo significato originario è «voler sapere» , «esplorazione», «ricerca». La parola è qui dunque da intendere nel senso di «ricerca», come in Ecateo, sulle cui orme si pone Erodoto; solo in Aristotele (ad esempio poet. 145 1 a 36) acquista il si­ gnificato ancor'oggi corrente di «storia» o «storiografia» . Si è cosi verificato un passaggio del concetto dal metodo della ricerca all'oggetto da indagare. 2) Erodoto afferma l'esigenza di descrivere «ciò che è stato fatto dagli uomini» . Ciò significa che a base della sua esposi­ zione c'è una concezione storica universale con al centro il conflitto tra Oriente e Occidente. Un'opera di orientamento universale - non una monografia storica! - segna dunque l'inizio della storiografia greca. 3) Con «ciò che è stato fatto dagli uomini» bisogna inten­ dere la storia e la civiltà umana nel senso più ampio : vi rientra dunque la descrizione di terre e genti come pure l'illustrazione di usi e costumi, di culti e religioni, di stranezze e curiosità, e, naturalmente, di eventi politici e militari. Si comprende come Erodoto abbia un concetto molto ampio della storia. 4) Il proemio rende al tempo stesso evidente lo scopo per cui Erodoto scrive storia: egli si vede nel ruolo di un rispettoso custode della tradizione. 5) Erodoto sottolinea che vuole spiegare soprattutto la ra­ gione o la colpa del grande conflitto: ambedue indicate dalla parola greca ait(e. Ciò dimostra che egli attribuisce grande im­ portanza alla causalità degli eventi. Subito dopo il proemio Erodoto viene a parlare della causa del conflitto tra i Greci e i barbari. Comincia con il ricordare che a detta di narratori persiani furono i Fenici i responsabili di questa guerra, dato che in uno dei loro viaggi mercantili, rapirono ad Argo la figlia del re Io e la portarono in Egitto. Secondo questi narratori, i Greci si sarebbero vendicati di tale

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misfatto, rapendo a loro volta nella fenicia Tiro Europa, la figlia del re di quella città. In seguito i Greci sarebbero passati dalla parte del torto, portando via con sé Medea, la figlia del re della Colchide sul Mar Nero . Due generazioni dopo Paride, il figlio del re troiano Priamo, rapiva la bella Elena. Fino al­ lora i ratti perpetrati dalle due parti non avevano .avuto gravi conseguenze, ma adesso i Greci si resero responsabili di una grave ingiustizia, perché invece di non dare troppa importan­ za al fatto, organizzarono una vasta spedizione di guerra in Asia che distrusse il regno di Priamo. Subito dopo Erodoto fornisce un'altra versione del ratto di lo, data dai Fenici, e osserva concludendo: Ma non voglio soffermarmi su tali cose e dire che i fatti sono andati in questo o in quel modo; intendo invece presentare l'uomo che so che ha iniziato in modo ingiusto e violento il conflitto con gli Elleni e poi proseguire nel racconto e parlare delle città degli uomini, sia piccole che grandi. Infatti quelle che tanto tempo fa erano gran­ di, sono diventate nella maggior parte dei casi piccole; e quelle che sono oggi grandi erano prima piccole, e poiché so che la fortuna degli uomini non sta mai ferma, ricorderò sia le une che le altre allo stesso modo (l 5) .

Segue (l 6 sgg.) la storia del re della Lidia Creso, il primo ad aver sottomesso i Greci dell'Asia minore, imponendo loro un tributo (547 a.C.). Questo passo dimostra che Erodoto mette da parte, quasi con un gesto della mano, i tempi mitici - senza negarne la storicità come tali - per volgersi alle epoche conoscibili. Al posto dell'età mitica subentra con lui, come egli stesso affer­ ma in un altro passo (III 1 22), quella umana. Il distacco dal mondo mitologico e l'interesse per la storia degli uomini manifestato da Erodoto potevano realizzarsi so­ lo in presenza di certe condizioni storico-politiche che vanno qui di seguito analizzate. Nel suo importante libro Die Entste­ hung des Politischen bei den Griechen (Frankfurt 1 980), Chr. Meier18 si è chiesto da ultimo cosa abbia indotto Erodoto, in presenza delle già menzionate condizioni storiche, a porre la questione delle cause del conflitto tra i Greci e i Persiani al­ l'interno del suo tema generale, il racconto cioè «di ciò che è stato fatto dagli uomini» , e a dare a tale problema la forma

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«storica» che possiamo constatare. Sono qui rilevanti i se­ guenti aspetti: l) Meier ricorda a ragione che la guerra contro i Persiani e le sue ripercussioni hanno costituito un importante impulso per la nascita della storiografia greca. La grandezza della vit­ toria dei Greci sul gigantesco Impero persiano con le sue ine­ sauribili risorse materiali spinse di continuo i contemporanei e i posteri a discutere su come fosse stato possibile un simile successo . Si sarebbe così affermato un profondo bisogno di confrontarsi con il passato. 2) Esiste inoltre, come ha messo giustamente in rilievo Meier, . uno stretto rapporto di tipo concettuale e cronologico tra la nascita della storiografia e l'affermarsi della democrazia ateniese alla metà del V secolo a.C. Nel quadro di una costitu­ zione isonoma, in grado cioè di garantire l'uguaglianza dei cit­ tadini di fronte alla legge, la diretta partecipazione di un gran numero di persone alla gestione della po/is non poteva non ob­ bligare a una vasta comprensione dei rapporti politici e storici. 3) Di grande importanza è stata anche la specifica situa­ zione politica creatasi all'indomani delle guerre persiane. Con la fondazione e lo sviluppo della Lega delio-attica Atene ave­ va infranto gli angusti limiti della polis, e si era aperta, per usare le parole di Meier, a una «politica in grande» che im­ poneva a sua volta la capacità di ragionare in termini di rap­ porti esteri e interstatali. 4) Alle considerazioni di Meier c'è da aggiungere che l'in­ teresse per l'uomo come «animale politico» si realizzò soprat­ tutto grazie alla sofistica, affermatasi a partire dalla metà del V secolo. Uno degli scopi principali dei sofisti era insegnare agli uomini l' «arte politica» (politikè téchne) e di farne bravi cittadini. Con la creazione della sua opera di storia universale, con l'esposizione di «ciò che è stato fatto dagli uomini» e non da ultimo con l'intento programmatico di prediligere il passato recente, cioè l'età delle guerre persiane, Erodoto si è fatto por­ tavoce di questo interesse e di questa esigenza ed è perciò di­ ventato il «padre della storia» . Se Erodoto definisce la sua opera una «esposizione della (propria) ricerca», nelle parti etnografiche rivela di essere, co­ me si è già sottolineato, un prosecutore della tendenza inaugu-

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rata da Ecateo . Resta da valutare quanto sia andato oltre il suo predecessore in questo campo . A tale proposito si raccomanda di esaminare con maggior attenzione il passo già analizzato in cui è criticata la concezione della terra di Ecateo (Erod. IV 36) . Non c ' è dubbio che Erodoto rifiuti le costruzioni e le schema­ tizzazioni teoriche di Ecateo perché incompatibili con l'empi­ ria. In IV 37 sgg. espone le proprie idee sulla natura della terra. È possibile sintetizzare in questo modo il fulcro delle sue argo­ mentazioni: i confini delle terre rispetto al mare sono dapper­ tutto irregolari. Perché il disco terrestre dovrebbe essere « un cerchio» e suddiviso in quattro quadranti all'incirca eguali? Per confermare le proprie idee si era recato sulla costa setten­ trionale del Mar Nero e aveva preso informazioni sull'esten­ sione dell'Europa, arrivando alla conclusione che essa dove­ va essere molto più grande dell'Asia situata a sud del Caucaso e dell'Hindu Kush e dell'Africa - alla sua epoca già circum­ navigata - messe insieme. Infatti i mercanti dai quali aveva attinto informazioni sulle coste settentrionali del Mar Nero gli avevano raccontato che dovunque erano arrivati avevano sempre sentito parlare di nuovi popoli a nord e a est e nessu­ no sapeva di una fine della terra in queste direzioni. Dato che dunque l 'effettiva estensione dell'Europa verso nord ed est era ignota, si rivelava un'invenzione, forse di Omero o di un altro poeta, anche l'Oceano che abbracciava l'intera superficie terrestre. Passo ora ad esaminare la struttura dell'opera di Ero­ doto19. Dopo l'introduzione (l 1 -5) Erodoto, come si è già detto, comincia a raccontare la storia dell'uomo che, a quanto gli ri­ sulta, ha iniziato per primo le ostilità contro i Greci, il re della Lidia Creso. La successione dei re barbari che hanno cercato di assoggettare i Greci diventa così il filo ·cronologico conduttore dell'esposizione: Creso (1 6-94), Ciro (l 141-2 1 6), Cambise (Il l-III 60), Dario (III 6 1 -VII 4) e Serse (VII 5-fine). A questa narrazione principale è connessa una immensa quantità di ma­ teriale geografico , etnografico e storico nella forma di excur­ sus lunghi e brevi, alla fine dei quali si riprende il racconto prin­ cipale esattamente nel punto dove lo si era interrotto . I singoli popoli, i loro costumi e usi, la natura e la storia dei paesi sono sempre presentati nel momento in cui entrano

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per la prima volta in contatto con la potenza conquistatrice, nel caso specifico la Persia. Si è paragonata questa struttura dell'opera erodotea a un grandioso sistema fluviale con un fiu­ me principale e numerosi affluenti nei quali sfociano a loro volta corsi d'acqua più piccoli20• In questo senso Erodoto par­ la in I 95-140 dei Persiani e della loro storia, in I 178-200 dei Babiloniesi, in I 201 -216 dei Massageti; riferendo della spedi­ zione di Cambise, tratta diffusamente dell'Egitto, a cui dedica un intero libro (Il 2- 1 82, dei quali i capp. 2-98 trattano del paese e della gente, quelli 99 sgg. della loro storia); descrive inoltre gli Etiopi (III 20-24), gli Sciti (IV 5-82), Cirene e la Libia (IV 145-1 99) e la Tracia (V 3-10). In modo analogo Ero­ doto parla degli Ioni (l 142- 1 5 1) e dei Sami (III 39-60; 1 20149) quando questi popoli sono conquistati dai Persiani. La storia della madrepatria Grecia, specie quella di Sparta e di Atene, non è invece trattata in un unico excursus, ma in più momenti coordinati gli uni agli altri. Così, accanto ai Persia­ ni, si individua fin dall'inizio come linea a sé stante la storia greca; Atene: I 59-64; V 55-96; VI 1 2 1 -1 3 1 ; 1 32- 140; Sparta: I 65-68; V 39-48; VI 5 1 -84. Con la ribellione ionica (V 28 sgg.) le due linee si sovrappongono. Il grande conflitto tra Persiani e Greci viene raccontato da Erodoto con un tecnica narrativa parallela, che alterna il racconto degli antefatti nell'uno e nel­ l'altro campo fino allo scontro finale. Alla spedizione di Da­ rio che finisce con la sconfitta di Maratona (VI 1 02 sgg.), se­ gue la grande campagna di Serse: dalla proclamazione della guerra (VII 5 sgg.) alla rassegna delle truppe (VII 59 sgg.), dalle battaglie delle Termopili (VII 1 98-239), dell' Artemisio (VIII 1 -23), di Salamina (VIII 40-95), alle vittorie di Platea (IX 1 9-89) e Micale (IX 90-1 07). L'opera termina con il pas­ saggio dei Greci dalle posizioni difensive a quelle offensive, con la conquista di Sesto nel 479-78. Se si considera questa concezione nel suo complesso, si col­ gono un'esposizione straordinariamente ampia, nella quale Erodoto ha inserito una enorme quantità di notizie, e una nar­ razione sempre più serrata man mano che si va avanti nel rac­ conto delle grandi guerre persiane sotto Serse, a cui sono in sostanza dedicati gli ultimi tre libri. Una questione discussa è se l'opera sia compiuta nella for­ ma in cui oggi la conosciamo21 • Quelli che la considerano in-

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compiuta adducono a sostegno della loro tesi soprattutto il fatto che Erodoto fa in due punti promesse che non mantiene: in I 1 84 annuncia una storia dei re assiri, in VII 2 1 3 il racconto della morte di Efialte: di ambedue non c'è traccia nell'opera. Si è inoltre fatto presente il carattere aneddotico del capitolo finale IX 1 22 che non si adatterebbe a concludere nel modo adeguato un'opera così vasta. Ad un esame più attento queste argomentazioni si rivelano però poco plausibili: le citate dimenticanze potrebbero essere semplici sviste, comprensibili in un'opera tanto ampia; il ca­ pitolo finale, contrapponendo il lusso orientale alla semplicità greca, riprende per l'ultima volta uno dei grandi temi di Ero­ doto e potrebbe costituire anche un'indiretta esortazione agli Ateniesi a non eccedere nel loro dominio . Anche dal punto di vista formale non c'è nulla da obiettare su questa conclusione che corrisponde anzi ai princìpi compositivi arcaici che face­ vano seguire a una esposizione smisuratamente vasta un finale fin troppo sbrigativo per le concezioni moderne. È dunque possibile considerare l'opera conclusa, anche se può essere mancata un'ultima revisione. Un'altra questione molto discussa dagli studiosi riguarda la genesi dell'opera. Nella sua voce fondamentale redatta per la Realencyklopii­ die (abbrev. RE) Jacoby22 ha formulato la tesi che Erodoto ab­ bia avuto all'inizio soltanto interessi geografici e etnografici come Ecateo e abbia intrapreso i suoi lunghi viaggi con questo spirito . Avrebbe scritto perciò ampi 16goi etnografici, conce­ piti in origine come opere autonome. Solo sotto l'influsso del­ l' Atene periclea Erodoto si sarebbe trasformato in storico e avrebbe deciso di narrare le guerre persiane e le gesta gloriose degli Ateniesi. Di conseguenza nella sua opera storica sarebbe confluito un materiale molto eterogeneo, cucito insieme più male che bene. Troviamo affermata con maggior forza questa posizione «analitica» in von Fritz23 che scrive testualmente: Ammesso che vi sia qualcosa di esattamente dimostrabile nel cam­ po delle scienze storiche, mi sembra di poter affermare, dopo un'a­ nalisi dell'opera, che Erodoto non ha iniziato a scrivere da storico, ma, come aveva già detto, unico fra tutti, F . Jacoby, da geografo, non però, come riteneva quest'ultimo, da geografo descrittivo e fu-

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turo autore di un periplo , bensì con un intento critico nei confronti del sistema geografico del suo predecessore Ecateo di Mileto.

Inoltre von Fritz fa presente che è possibile constatare in Erodoto una grande differenza fra la critica geografica e quella storica: mentre nel primo caso, come dimostra la po­ lemica in IV 36 con le idee di Ecateo sulla terra, la critica ha una sua logica coerenza, quella storica risulta appena abboz­ zata. Il von Fritz scrive testualmente24: «Già solo un esame veloce dell'opera di Erodoto rivela che in lui sembra a stento individuabile un metodo sistematico e coerente di indagine e critica storica» . Ritengo inaccettabile la presunta trasformazione di Ero­ doto da geografo in storico per i seguenti motivi: l) In primo luogo ragioni formali attestano che gli excur­ sus non erano affatto concepiti come scritti autonomi, cuciti più tardi insieme alla meno peggio, ma costituivano fin dal­ l'inizio parte integrante dell'opera: - Erodoto osserva esplicitamente in IV 30: «La mia opera ha cercato fin dall'inizio le aggiunte» . È perciò un pregiudizio moderno considerare queste digressioni non inserite fin dal­ l'inizio nel complesso generale dell'opera. - Gli excursus, come si è già sottolineato , si trovano sem­ pre nel punto in cui al tronco principale della narrazione, il conflitto tra Est e Ovest, si innesta la descrizione di un nuovo popolo . Non sono dunque inseriti in luoghi più o meno op­ portuni, ma esprimono un principio strutturale coerente e me­ ditato . - Il principio compositivo di Erodoto, paragonabile a un sistema fluviale, con un'ampia esposizione e una successiva narrazione sempre più serrata, non costituisce affatto un'a­ nomalia, ma è riscontrabile anche altrove nella letteratura ar­ caica greca, specie in Omero, il modello di Erodoto, e nella Orestea di Eschilo . 2) In secondo luogo ci sono soprattutto ragioni contenu­ tistiche a farci supporre che il materiale geografico e storico formasse fin dall'inizio un tutto unitario : - Se Erodoto ha inserito nella sua narrazione questo am­ pio materiale etnografico e geografico, ciò si spiega da un lato con l'aspirazione a correggere le idee del suo predecessore Eca-

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teo, dall'altro con il desiderio di dare informazioni al suo pub­ blico. Le digressioni geografiche nelle tragedie di Eschilo di­ mostrano che questo interesse era allora molto vivo (cfr. Aesch. Pers. 865 sgg . ; Prom. 707 sgg . ; Suppl. 540 sgg.). Ma anche quei l6goi dell'opera erodotea che si presumono in ori­ gine autonomi, ad esempio il logos egizio o persiano, dimo­ strano che Erodoto non è stato , prima di diventare uno sto­ rico , un geografo o un etnografo, ma che fin dall'inizio ha lavorato da «storico»: dato che su complessivi 1 82 capitoli del logos egizio, ben 80 sono da lui dedicati alla storia e al passato degli Egiziani, bisogna supporre in lui un grandissimo inte­ resse storico che lo ha guidato nella raccolta del materiale. - Va inoltre sottolineato che anche gli excursus minori dell'opera di Erodoto non vanno affatto considerati come cor­ pi estranei, ma al contrario perfettamente inseriti nella sua concezione del mondo e della storia. 3) Rivela un atteggiamento astorico e anacronistico obiet­ tare esplicitamente o implicitamente che Erodoto avrebbe do­ vuto puntare con molta maggiore coerenza al suo vero e pro­ prio tema, le guerre persiane. Erodoto viene così ad essere giudicato con il metro delle concezioni moderne e quasi si vor­ rebbe prescrivergli in che modo avrebbe dovuto redigere la sua opera, perché potesse ottenere la qualifica di «storica» . In questo senso è molto indicativa la seguente affermazione di 1 acoby25 : «La prima opera storica greca è dunque ancora mol­ to lontana dall'ideale di una trattazione storica». D ' altra parte specie Cobet26 e Chr . Meier27 hanno a ragio­ ne sottolineato che si può rendere giustizia all'opera di Ero­ doto solo se si cerca di valutarne le specifiche peculiarità strut­ turali, contenutistiche e metodologiche, prescindendo dal moderno concetto di storia. A mio avviso però il vasto impianto dell'opera ha piena giustificazione anche dal punto di vista dello storico moder­ no . Va ricordato a tale proposito che Erodoto non narra solo le guerre greco-persiane del 500-478 circa, ma l'intero conflit­ to tra l'Oriente e l'Occidente, prendendo le mosse dalla storia del re lidio Creso e scegliendo come filo del racconto il susse­ guirsi dei re barbari da Creso a Serse. Tale criterio di articolazione della materia ha una sua par­ ticolare validità perché Erodoto vede nella politica espansio-

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nistica dell'Impero persiano la causa prima del conflitto tra Oriente e Occidente. In conformità con questa impostazione, l'attacco dei Persiani contro la Grecia nel V secolo non viene considerato isolatamente, come si riscontra ad esempio in al­ cuni manuali moderni di storia greca28, ma è inserito nel qua­ dro generale dell'espansionismo persiano. 4) Come non si mancherà di rilevare ancora, è priva di so­ lide basi l'ipotesi che sia stata solo la conoscenza di Pericle e dell'Atene periclea ad indurre Erodoto a narrare le guerre persiane, trasformandolo in uno storico. Uno dei più impor­ tanti pilastri della tesi di Jacoby e di von Fritz è dunque inso­ stenibile. 5) Per quel che riguarda infine la critica storica di Erodo­ to, giudicata incoerente e rudimentale, basterà qui ricordare che egli applica perfettamente un principio storico d'uso cor­ rente, da lui formulato con le seguenti parole (VII 1 52): «So­ no tenuto a riferire ciò che mi è stato detto, ma non a credere a tutto; e questo principio deve valere per tutta la mia opera» . È veramente incomprensibile che von Fritz nel suo volume che abbraccia parecchie centinaia di pagine e che dibatte una enor­ me quantità di questioni particolari non menzioni neppure una volta questa frase fondamentale per la comprensione del­ l'opera erodotea. Le nostre osservazioni hanno forse chiarito che Erodoto ha concepito fin dal principio la sua opera nella forma a noi pervenuta. Se l'ipotesi