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PHILIPPB
D'AQUIN
INTERPRETAZIONE DELL'ALBERO DELLA KABALAH (Seguito da uno studio di Daniel Nazir sulla "Porta stretta della Kabalah")
Traduzione e note di Andrea Forte
CASA
EDITRICE
"ATANOR"
S.r.l.
-
ROMA
PREFAZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA
Uno dei tanti pregi delle pubblicazioni come la pre sente consiste nel recuperare alla cultura generale al cune gemme del pensiero umano, altrimenti difficil mente accessibili. Nella fattispecie di questo volume, un'opera del 600 ed un saggio primi novecento (prati camente introvabile, e comunque non tradotto in ita liano). Tuttavia i pregi comportano sempre qualche difetto, o forse addirittura altrettanti difetti compensatori ... Comunque stiano le cose, resta il fatto che i due testi tradotti -fra le tante qualità che il/ettore avrà modo di apprezzare - hanno però anche la caratteristica negativa di indurre a qualche conclusione errata chi sia agli inizi della ricerca kabalhistica. Talché la loro pubblicazione - in un certo senso - smonterebbe da una parte quello che costruisce dall'altra. Una delle conclusioni indotte, e non auspicabili, al le quali ci si può aggrappare in base ad una lettura troppo disponibile dei testi che seguono, è quella del... maestro esterno, umano o divino che sia. Sia il D'A quin che il Nazir vi fanno riferimento esplicito ed in condizionato. Noi non escludiamo che - al di là del senso letterale da loro espresso - intendessero anche reintegrare la figura del Maestro in se stessi. Resta il fatto però che un simile significato potrebbe sfuggire al principiante ed anche a molti non principianti, anche
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perchè co'lfermati nell'errore da un mare di pubblica zioni (che sostengono a spada tratta la tesi del mae stro "esterno'?, da unafauna numerosissima di sedi centi maestri (che speculano psichicamente ed econo micamente sulla recitazione di tale ruolo), dalla moda ormai dilagante di iscriversi alla scuola di un "guru" che sicuramente guida a risolvere tutto. Che la .figura del maestro ·"esterno" risulti- sia pu re per un attimo - necessaria per chi inizi il discorso esoterico... è certo. Altrettanto certo è però che - al più presto possibile- il discepolo ed Il maestro devono reciprocamente ed esotericamente "uccidersi". Fuori di questo, a nostro avviso, non c'è discorso, nè silenzio, ma solo rumore e co'lfabulazione. Che piaccia o no, che faccia comodo o meno, il di scorso esoterico è tale nella misura in cui è solitario ... ma non isolato. Ci ripeteremmo spiegando come si possa essere soli, pure stando nel pieno dell'umanità. Resta t/fatto che- in tal senso- il Maestro non può che essere interiore, ed è pertanto un Maestro solita rio. In tale senso i'lfatti vanno interpretati gli antichi insegnamenti,
apparentemente
contraddittori,
in
realtà complementari, che dicono per un verso ... non si può procedere sulla propria strada senza la guida del Maestro... e per altro verso... se incontri il Maestro sulla strada, uccidi/o.
Andrea Forte
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Obbedisco al mio cuore invocando il mio maestro. E' qui la porta della mia iniziazione.
Per chi conosce la scala, è il Sinai. Considerate l'elevatezza, la maestà del linguaggio; niente di nascosto, niente che sfugga ai miei occhi. Che lo si comprenda bene: nel libro del mio signore il tempio di Dio è il mio signore stesso. Tesoro al di sopra di tutte le mie ricchezze, imperituro tesoro di nozioni acquisite, che la mia fede vi trovi la propria sintesi, che la mia fede trasalisca e s 'innervi dai miei beveraggi, che esulti delle mie delizie e si sazi nei miei granai, dove si trovano la mirra della libertà e la foglia del lys.
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IeHoVaH è così che lo si chiamerà Agli 111ustrissiml Reverendlsslml e Venerabllls siml signori dell'Assemblea del Clero di Fran cia nell'anno 1625.
Miei signori, seguendo l'onore dei vostri comanda menti, ecco alcuni elementi dei miei lavori in attesa di migliori, tanto sulle traduzioni "Teo logia Mistica degli Ebrei", che sul primo salmo del re David, ma non per riconoscenza ai vo stri buoni atti. Dio solo onnipotente ne sarà se a lui piace - il remuneratore, come io umi lissimamente lo supplico. Piuttosto per farvi vedere le mie piccole forze su tutti gli argo menti che vi piacerà comandarmi, riguardo le spiegazioni e conoscenze Ebraiche della Santa Bibbia e degli antichi autori (non desiderando niente d'altro che meritare la continuazione della vostra carità per il sostentamento di me e della mia povera famiglia, al fine di servire Dio e la sua chiesa, sino all'ultimo sospiro della mia vita). E' per questo che vi piacerà donarmi i mezzi ed il tempo per attendere (a detti studi), lO
come io devo e mi si offre di buon cuore, osan do promettere che il mio lavoro non vi sarà meno gradito di quanto sarà utile ai piccoli ed ai grandi. Disponete dunque, miei signori, se vi piace, di tutte le mie volontà di servirvi, così come ritenete per il meglio ; prendete da me ciò che vi gradirà di più, giacchè in ogni modo io mi stimerò felicissimo di lavorare sotto i vostri comandamenti e di essere, miei signori, il vo stro umilissimo ed obbedientissimo ed obbliga tissimo servitore PHILI PPE D' AQUIN
Il
Colui che vuole glorificarsi, si glorifichi di ciò che comprende di me, e di ciò che conosce di me, giacchè io sono leHoVaH. Geremia IX 23
Le cose si possono conoscere esattamente co me sono. La loro definizione fedele ed il vero
mezzo di dimostrarle non è recepibile se non e sprime l'essenza di ciò che tratta. Pertanto o gni conoscenza deve essere una, così come l'essere del suo soggetto è uno. E per tanto la distinzione contiene in sè il genere e la differen za, per quanto il nome - quando venga ben in teso - significa meglio di qualsiasi definizione quando si tratti di conoscere Dio. Infatti, es sendo egli semplicissimo, non è assolutamente composto di genere e di differenza, e non ha in sè alcuna divisione, poichè egli è uno. Restan do certo che non lo si può definire, per cono scerlo bisogna ricorrere al suo nome, oppure ai suoi attributi, quali gli è piaciuto di rivelare alle sue creature. Questo stesso Dio essendo la fine di tutto l'Universo che egli ha formato per la propria gloria, egli ha voluto essere conosciuto dalla sua creatura, al fine di essere da lei glo rificato : ogni contemplazione è subordinata ad ogni glorificazione, e l'onore sovrano risulta non da una completa e familiare conoscenza, 12
ma da una tendenza che va dal più piccolo al più grande. Questo onore dell'Adorazione è di poco conto, quasi niente nei confronti del l'infinito. Perciò non ci è stata necessaria che una conoscenza debole della Divinità per as soggettarci a questa sottomissione profonda, che è il fine assoluto di tutto il mondo in gene rale. E passando dagli effetti alla loro causa, per ritornare dalla causa agli effetti, secondo le massime (insegnate) dalla filosofia, noi incon triamo i nomi di Dio come i veri mezzi per ri conoscerlo, e ad essi ci andiamo poco a poco aggrappando come a diversi scalini, difficili da salire e da scendere (l). Quanto all'ordine ed alla disposizione della scala, noi la consideriamo come (ripartita) in tre diverse regioni o livelli, aventi una qualche conformità con l'uomo, il cui corpo e viso so·
(l) ci rendiamo conto che il testo risulta macchinoso. l motivi sono di varia natura, fra i quali la esotericità del contenuto, la vastità delle implicazioni. e la tipicità de/ linguaggio seicentesco. Traducendo abbiamo pr�erito aderire strettamente alla lezione originaria, piuttosto che render/a scorrevole allontanandocene. Per inciso, quel che non vorremmo ifuggisse al lettore sono pro prio le ultime parole di questo capoverso: i nomi di Dio non servo no solo per salire, ma anche per scendere ... e sono gradini altret tanto dlfficili da percorrere in un senso come nell'altro. Troppo spesso i testi sedicenti esoterici gratificano solamente una delle due direzionalità (peraltro illusorie), alimentando così Ingenue a spirazioni che - nel migiore dei casi - tali restano.
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no volti naturalmente verso il cielo, al contra rio della situazione degli altri animali. La pri ma e più alta regione è quella del mondo Ar chetipo, o puramente intelleggibile ed incomu nicabile. La seconda è il mondo Angelico, spi rituale e servente. La terza e più bassa è il mondo visibile, sensibile o materiale. La prima è (costituita) dei sei primi nomi di vini, posti in ordine, come per forma di speci, nella più perfetta figura che possa essere. La seconda è di altri due nomi, posti ed opposti collateralmente l'uno all'altro. La terza è an che di altri due nomi, che sono opposti l'uno all'altro perpendicolarmente al nome singolo che è Adonai, della specie archetipa. Questa specie è rappresentata con un cerchio, la parte superiore del quale è luminosa, mentre quella inferiore è velata e coperta da una banda nera. Nella parte superiore stanno tre nomi. Il pri mo è Ehie, che vuol dire "lo sarò" oppure "lo sono", a saper conoscere (il significato) me diante la mia razza (2). Il secondo è Jehova,
(2) riteniamo che voglia dire: trEhie significa "Io sarò " oppure "Io sono", come sa chi conosce la lingua ebraica o se lo fa tra durre da uno della mia razza11. Questo Il significato lellerario. Tuuavia l'enunciato contiene altri significati, che lasciamo alla percellivllà del lellore... anche per evitare Il "rischio " di produrre un casus belli.
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che significa " Egli sarà" oppure "Egli è", che resta come un modo di essere nominato da un altro, in quanto appare il generato ed il primo tratto del disegno da creare. Il terzo è Elohim, proveniente dal verbo Eloha che significa "giu rare", come di chi pronuncerebbe le promesse solenni, giuramenti, assicurazioni, o disegni in teramente arrestati. Orbene questi tre nomi stanno nella parte di luce incomprensibile, non essendo affatto velati, ma avendo la faccia di stolta dalle creature, per mostrare che Jehova ed i tre nomi ed i tre Sephirot - Corona, Sa pienza, Prudenza Sovrana, mediante i quali es si influiscono - non hanno altro rapporto che da essi ad essi stessi. Il quarto nome è El.I.forte, o " potente" (3). Il quale Nome, la cui influenza percorre il ca nale Misericordia, mostra che Dio ha creato il mondo tanto angelico che visibile per amore e per benevolenza. Il quinto nome è Saday, cioè "sufficiente a se stesso". Esso denota che ciò che Dio ha creato, non lo è stato per nessun bisogno che egli ne avesse. Questo (nome) influisce median te lo Sephirot (4) Timore, per far vedere che le
(3) così nel testo. (4) così nel testo. Stranamente usa la stessa forma grammati cale sia per Il plurale che per Il singolare.
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Creature devono tremare di paura dinanzi co lui che le ha create senza che egli avesse biso gno di loro, dalle quali nondimeno vuole essere onorato e ricevere l'omaggio, come dai vassalli al loro Principe e dai sudditi al Re dei Re. Il sesto nome è Eloha, singolare di Elohim. Eloha abita nello Sephirot o canale di gloria, per insegnarci che la misericordia e la giustizia divina - denominata paura dalle creature - si somigliano ed uniscono nella gloria che egli domanda, e per la quale egli ha creato tutte le cose, ed al di sotto della quale egli ha messo le schiere degli Angeli protettori (5) e le truppe degli Angeli accusatori. A causa dei quali (Angeli accusatori) egli prende per settimo nome quello di Essere, o stante nelle armate degli Angeli difensori per insegnarci che la nostra difesa dipende dall'Es sere di Dio. L'ottavo nome è Elohim Sebaot, cioè le or dinanze delle armate, degli Angeli accusatori. (Tale nome sta) a dimostrare che egli li ha sta biliti ed ordinati non con l'influenza del suo es sere come gli Angeli protettori, ma con la vo lontà di essere obbedito ed ossequiato (6). E'
(5) vedasi 1° Re.
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per questo che il settimo nome influisce attra verso il canale chiamato Eternità, che designa il suo essere... (mentre) l'ottavo nome influisce attraverso il canale chiamato Ornamento, che appare opposto all'essere, come dire che l'abi to è qualsiasi altra cosa tranne che la persona. E come il vestimento è esteriore, (così) questa parola Elohim Sebaot significa le armate visi bili della terra (7), e la parola Elohim è detta dei magistrati. Il nome nono, Dio vivente, o Dio di vita, scorre attraverso il canale chiamato "fonda mentale", donde proviene la sussistenza, l'ani ma vegetante e sensibile: sono tre vite, benchè l'appellativo di vita non sia attribuito comune mente alla sussistenza. Essa è nondimeno co me una sorte di vita, attraverso la quale ciò che sussiste è tirato fuori dalla privazione, dal nulla o dalla morte. Il decimo nome è Signore. Esso scorre nel
(6) vuoi dire evidentemente che gli Angeli accusatori hanno un rapporto "mediato" con l'Essere, mentre gli Angeli protettori hanno con esso un rapporto "diretto". In altre parole gli Angeli accusatori costituiscono una dimensione un Insieme di facoltà per così dire - successive a scendere rispetto a quelle definite col nome di Angeli protettori. Il rapporto intercorrente fra queste due dimensioni è praticamente Il rapporto che Intercorre fra sostanza e forma. (7) vedasl Esodo.
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canale chiamato Regno per significare che l'a nima razionale - capace di essere comandata e governata civilmente - riceve questa pro prietà da Dio. Egli, dandole l'inclinazione al l'obbedienza ed alla sottomissione della pro pria volontà a quella della legge, la conduce dolcemente a glorificare il creatore sovrano per cercare e trovare in lui la sovrabbondanza dei beni che è il fine di ogni Regno e di ogni vi ta civile. Kabalah. Ogni intelligenza, che opera una cosa qualsiasi, lavora proponendosi un certo fine : pertanto possiamo e dobbiamo infallibil mente credere che Dio (essendo un purissimo intelletto), nel procedere alla Creazione del mondo, si sia volontariamente promesso e confermato uno scopo, al quale potesse tende re tutta l'impresa ed il progresso delle sue ope re (8). Lo spazio della matematica divina ha come marchio caratteristico dei punti diversi, dai quali partono le linee di tutte le produzioni, e le corrispondenze essenziali dei suoi nomi sa cri (che sono mediatori fra lui e le sue creatu re).
(8) non sfuggirà l'evidente antropomor:fismo di tale considera zione: antropomor:fismo che potrebbe essere Ingenuo, ma potreb be anche essere controllato e - al limite - provocatorio.
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Il più alto punto di tutto questo spazio si chiama Corona, in quanto tutti gli altri punti stanno al di sotto riempiendo il tutto: in tal senso essa è il vero Coronamento di tutti i pun ti, e risponde al regno che - secondo una linea perpendicolare - risulta compiuto e si trova al punto finale. Il raggio di perfezione, a destra di tale C orona, nel punto che si chiam a scienza (Khokma), consiste non solamente nella cono scenza degli unive� sali ... ma anche nella loro vera fabbricazione: infatti, come l'uomo cono sce le cose per quello che sono state fatte, così Dio invece le fa essere per come le conosce (9). Il raggio sinistro tende ed influisce sul punto chiamato Saggezza o Prudenza (Bina) e sono le predefinizioni e presistenze delle cose misu rate mediante i loro numeri, punti e proprietà senza alcuna materia sensibile: la Scienza e la Saggezza, cioè gli universali, e le predefinizioni
(9) in altre parole, la conoscenza divina è creativa, la cono scenza umana è riconoscitiva. La prima consiste in un atto di creazione, la seconda consiste in un atto di testimonianza. Si può ipotizzare a questo punto che tale testimonianza, cioè tale azione riconoscltiva, sia sostanzialmente il ''propagandato" atto di rico noscenza delle creature al Creatore. Ne consegue che tale allo, al di là del suo sign(ficato pietistico, potrebbe esotericamente consi stere nella testimonianza (e quindi nella presa di coscienza) del rapporto fra creature e Creatore, laddove questi termini non han no più il notorio sign(ficato religioso. ma quello esotericofra par ti e Tullo.
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producono ed influiscono ciascuna una linea. Quella che parte dalla scienza va a riposare nella misericordia o amore, giacchè è in questo che gli uomini sono le immagini di Dio, che es si sentono ed esperimentano in se stessi, secon do quanto dice il loro proverbio "bisogna co noscere prima di amare". La linea che parte dalla saggezza va a collocarsi nel timore, che risulta l'altro aspetto dell'amore. Infatti, come l'immagine di amore che troviamo nella cosa creata o prodotta è il frutto dell'impresa creati va misericordiosa, così tale immagine è timore, rispetto, spavento, ammirazione quale frutto della stessa impresa creativa... giacchè la Creatura si trova - per tale impresa - prodot ta dalla causa sovrana ed incomprensibile. Questi due amore e timore, tendendo al basso, determinano le linee che essi producono � le influenzano, e si incontrano nel punto di gloria. Ogni glorificazione infatti procede dall'incon tro del buon operato e del rispetto che ad esso si collega per onorario. Dalla gloria partono due linee. Quella infusa dalla parte destra costituisce la forza destinata all'azione ordinaria; si chiama Durata, e parte dalla gloria nel suo aspetto destro, mediante il quale la misericordia viene infusa nella Durata stessa. Si tratta del figlio prodotto dalla miseri cordia, la quale fa preservare, sussistere, dura20
re, mentre dona l'essere alle cose create. Dalla stessa gloria scorre l'ornamento ove la paura influisce (l O). E' come se questa linea, che va dalla gloria all'ornamento, fosse una semplice rifrazione di quella che viene dalla paura alla gloria, giacchè ogni ornamento proviene dal ri spetto dell'inferiore, che è come imbevuto della considerazione gloriosa ed amorosa verso il supenore. Dalla Durata e dall'ornamento fluiscono due linee, che giungono a servire sino al punto chiam ato fondamento, o materia. Il mondo ha cominciato ad essere quando la durata e l'or namento, fondendosi, hanno cominciato a contenerlo . . . cioè quando la produzione dell'es sere materiale ha fatto misurare tempo e luo go. Ma come il macrocosmo non è compiuto che mediante il microcosmo, che ne risulta l'ul tima opera ; così da questo fondamento cioè dalla considerazione matematica primitiva del l'Universo, sia grande che piccola, sorge la li nea che influisce sino al punto chiamato Re gno (sul quale è portata la Corona, che gli cor risponde perpendicolarmente, attraversando altresì tutti gli altri punti). Tale regno è il punto (10) ornamento, segno, simbolo, paramento sacro, etc. Si trat ta in pratica dell'altro aspetto, a sinistra, della stessa origine.
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finale, o fine ultimo di Dio creatore di tutte le cose per la sua gloria. Orbene, come i nomi di Dio sono i mediato ri fra lui e le creature, e mediante i quali nomi l'uomo conosce il proprio creatore, così in cia scuno dei suoi punti (chiamati Sephirot o nu meri) c'è un nome di Dio grande, uno, indivisi bile, semplicissimo, dal quale provengono i nu meri, fermo restando che Egli non è affatto nu merato ... così come è detto nel salmo "Qui ha bitat in adjutorio Altissimi" : Io lo esaudirò perchè ha detto il mio nome. Noi sappiamo che il nome di Dio è il suo proprio essere, così come ciascuno dei suoi at tributi, e tutti nel loro insieme : attributi me diante i quali gli è piaciuto rivelarsi e darsi a conoscere. Essendo unico, Egli è uno pur non essendo alcun numero, e benchè i numeri deri vino da lui... riempiendo infinitamente i canali di tutti gli Sephiroth o numeri. Nondimeno, mediante la propria infinitezza essenziale, egli dimora nella propria unità, indivisibilità o soli dità incomprensibile o perfetta singolarità, puntualmente ed atemporalmente. Egli è infinitamente al di sopra del tempo e del luogo, mentre a noi risulta impossibile comprendere come i suoi nomi divini siano nu merosi e nondimeno non siano che uno. Ma la necessità ci costringe a riconoscere - ammi22
Il quinto nome di Dio è Sadai, cioè sufficiente a se stesso ; riposa nel termine o nu mero chiamato Timore Pahad. Detti due nomi, forte Hesed e Sadai sufficiente, sono le due po tenze che si riuniscono in Elohim, che è giura mento Eloha (Il ). E come egli è cambiato dal plurale al singolare, così le virtù che sembrano opposte sono invero sottoposte al giuramento ed alla fedeltà verso il sovrano. Questo Eloha o giuramento riposa nella glo ria del Centro, punto di rapporto al quale Dio - mediante il suo Ehie, che vuoi dire "io sarò" - ha promesso la signoria di tutto ciò che era da creare, e quindi la consumazione di ogni nome e di ogni numero mediatore della Crea zione compreso quelli di Forza e Sufficienza (12). La Misericordia e la Paura, attraverso mez zi interposti, discendendo verso il nome Ado-
(l l) si ricordi che E/ohimè singolare per un verso, plurale per l 'altro Tale caratteristica peraltro è riscontrabi/e in ogni evento o dimensione, anche successivi al plano E/ohim. E' tale caratteri stica che trasmette- per così dire -la facoltà di p/uralizzazio ne. Ogni evento determina e collega più eventi "a scendere " in u na atomizzazione indefinita. (12) tratt a ndosi delle varie componenti di un tutto unico, è evi dente che la "promessa " effettuata da Dio a/futuro Centro risul ta piuttosto una promessa effettuata a se stesso, e solo apparente mente proiettata in avanti essendo coeterna alla sua realizzazio ne. .
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nay, cioè il Signore nel suo Sephiroth detto Re gno. I termini di misericordia e timore sono forse quelli altre volte trattati da Platone, che avrebbe avuto una qualche conoscenza di que sta dottrina attraverso gli Egiziani, dove il po polo di Israele ne avrebbe lasciato dei fram menti (I 3). Platone disse che i due grandi de moni od angeli potenti della società civile, che è il Regno, sono le leggi e le pene. Tali leggi e pene noi possiamo interpretare come gli effetti della Misericordia e della Paura nei due Sephi roth o termini più bassi, che sono la durata e l'ornamento. Il nome Jehova Sebaoth (che vuoi dire "Dio delle armate") si colloca nella durata e nell'or namento. Il nome Elohim Sebaoth significa "Dio che costituisce le armate". Tali due nomi sono presso la forza e sufficienza come gli strumenti sono subordinati alle cose per le quali essi sono stati fatti. Così le armi ci sono per manifestare la potenza e la sufficienza . . . e (nella durata/ornamento) le mani ci sono per eseguire le volontà dell'altissimo.
(13) il D 'Aquin accenna quivi alla singolare ipotesi che gli 1sraeliti abbiano comunicato la "tradizione" agli Egiziani, e non viceversa. Problema complesso, e forse non riso/v/bile sul piano razionale, anche perchè resta difficile stabilire - in termini di scienza ufficiale - chi è lsraelita e chi è Egiziano.
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Il nono nome è El-hay, Dio vivente o Dio di vita, e trovasi nel termine che si chiama fonda mento. E' per questo che, come l'immagine che è nello specchio ha per fondamento della pro pria esistenza la presenza di colui del quale ap punto è l'immagine, così la presenza di questo nome divino (di per sè permanente) fa essere e sussistere le esistenze, cioè gli esseri deboli e creati che non sono eterni, gli Angeli difensori ed accusatori, gli uomini e le altre cose. Infatti in qesto numero o Sephiroth l'essere perma nente ed innumerabile dona anche la vita a tut te le cose materiali mediante la virtù del pro prio nome. E questa vita rende l'anima ragio nevole, socievole e capace della Giustizia (che è la virtù universale comprendente in sè tutte le altre virtù). La giustizia è altresì la proprietà essenziale di tutti gli stati Politici, fra i quali il Regno (co me il più perfetto ed il più naturale) è posto sotto la Corona direttamente, così che il nome Adonay. Questo nome ha il proprio trono nel numero finale riguardante l'avvenire Ehie, la cui virtù è la promessa eterna di creare il mon do, fra i confini del tempo e dello spazio. Pro messa che Dio si è fatta da tutta l'Eternità me diante questo nome Ehie; promessa che è da a dempiere progressivamente dopo aver creato le armate suddette, a causa delle quali a lui si 29
conviene il nome di Signore. Tra i nomi divini finora trattati, uno solo nondimeno deve essere considerato attenta mente. Alcuni sono nomi propri, mentre altri sono solamente attributi: orbene, dopo i due primi (che sono propri), ed avanti gli altri sette, c'è il termine Elohim ... che si trova dunque fra i nomi propri e gli attributi. Ed è solamente di questo termine che si fa menzione nel discorso della Creazione ; esso è uno dei tre nomi propri di Dio, quei nomi che - moltiplicandosi - co municano con l'essrere creato e qualche volta con lo stesso uomo. L'uomo non è solamente un piccolo mondo, come dicono i Filosofi ; egli è il fondamento di tutta la luce, secondo questa nostra dottrina ... ed è un grande miracolo effettuato mediante il nome di Elohim, come dice Trismegisto. L'uo mo sembra essere sino a dentro il s angue della Divinità, come un'Aquila generosa entra nella chioma del Sole. E' questo che ha dato conte nuto alla visione del Profeta, il quale vide sotto i piedi di Dio uno Z affiro (che noi possiamo in terpretare come Sephiroth dato che il nome è lo stesso) ed una figura d'uomo che si elevava su tale zaffiro. Abbiamo detto che gli Sephiroth sono le se di di Dio, e che i nomi divini sono l'essere dello stesso Dio. Tutta la teologia sostiene che in 30
Dio non si trova differenza alcuna, talchè i suoi attributi e la sua essenza sono uno stesso essere : come si può dunque ammettere che l'uomo stia fra gli attributi ed i nomi propri di Dio? questo non sarà trovato ripugnante nei confronti di quanto abbiamo detto prima? No certamente, se il tutto viene ben inteso. L'uomo, infatti, in quanto fondamento del mondo, è l'alfabeto del mondo. All'uomo, po co dopo la sua creazione, Dio inviò tutti gli a nimali affinchè l'uomo stesso desse loro il no me conveniente secondo la propria natura. A ciò si può collegare quanto è scritto in San Giovanni (Apocalisse 2 1 17) : "mensus est civi tatem de arundine aurea, etc. Et mensus est murum ejus 1 44 cubitorum, mensura hominis quae est Angeli". E' per questo che il nome A damo (che contiene in sè il numero 45) corri sponde all'alfabeto : quest'ultimo contiene det to numero, delimitato in diversi ordini, aventi sino a 45 unità, e non più, e sino a 45 centinaia e non più (14). Ma torniamo ad Elohim, che talora è attri buito, ma veritieramente è anche uno dei nomi propri di Dio. Diremo che esso si collega al-
(14) il nome A dam o contiene il numero 45 in base alla seguen te considerazione: a/eph l + daleth 4 + mem 40 45. =
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l'uomo perchè - essendo l'alfabeto la causa e la regola universale di tutte le cose, ed essendo la struttura dell'uomo il prototipo fondamenta le del mondo - è dalle scintille momentanee o lettere che nomi ed attributi divini derivano ... dato che fu necessario che si avessero delle let tere per formare dei nomi (l 5). Ma l'uomo - fabbrica ed emanazione pro totipa, non solo di se stesso, ma anche dell'U niverso) - è emanazione non in raggi ma in fiamme, non in linee ma in solidità della parola eternamente generata dall'Eterno Padre. Que sto uomo emanato, iconografico, prima figura dell'universo, piccolo mondo ... è dunque l'alfa beto e la causa, dalla quale emanano e scintil lano gli attributi di Dio come tutte le specie di nomi che sono al di sotto, quei nomi sostanzia li e fittizi che vanno discendendo verso il sem pre meno solido e verso le opere meno degno che ne procedono. Ma il grande Alfabeto - del quale stiamo trattando per quando concerne le sue progres sioni e le sue ritrazioni e del quale parleremo poi in un altro argomento - è tratto ed emana-
(l 5) ci rendiamo conto che qui come altrove il testo nonè chia ro. Si consideri che l'originale spesso è ancora meno chiaro. Co me se ciò non bastasse, la punteggiatura vi è impiegata con criteri impropri, e molto sovente manca del tutto.
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to dal nome proprio di Dio Jehova: conse guentemente è veritiero che la lettera lod, pri ma lettera del nome divino, sia quella dalla quale tutte le creature sono come derivate. E' per questo che il vero sapere, e la dottrina che non può essere contraddetta, devono essere cercati nelle anticipazioni e nelle più alte cono scenze ... senza arrestarsi alle branche ed ai ra mi più bassi e più vicini alle creature sensibili. Le cose (dice Aristotele) si conoscono secondo quello che sono, e siccome ogni essere è buono in quanto viene dall'alto, è nell'alto che biso gna prenderne ed apprenderne la conoscenza. Orbene queste lettere sono legate fra loro sulle branche di un albero secondo le emana zioni degli esseri ; le cose procedono per divi sioni e rami alla maniera di un albero. E l'Alfa beto nel quale ci riuniamo tutti, cioè tutti gli Esseri dell'Universo, è l'Uomo ... inteso come l'uomo compiuto e perfetto, che secondo gli antichi Filosofi è la misura di tutte le cose ( 16). Ed è anche conseguentemente colui per il qua le sono state formate tutte le creature, giacchè
(16) riqf]iora continuamente l'ultramlllenarlo problema del l'antropomorfismo. Sino a che punto l'essere misura di tutte le cose corrisponde alla Realtà, e sino a che punto corrisponde alla Illusione?
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il loro essere e la loro misura - cioè la cono
scenza che si ha di esse - marcia di pari pas so. E' l'uomo giusto che ne è la regola, la misu ra, la conoscenza, ed il fondamento comparato ad un albero e più particolarmente al palmizio. La giovinezza del palmizio è difficile da mante nere integra, ma se non soccombe sotto il cari co produce un frutto utilissimo, mentre la sua stessa foglia serve in medicina, e si può ricava re da quest'albero tutto ciò che serve alla vita. Tale eccellente dignità nel nostro Alfabeto, uomo fondamentale ed iconografico dell'Uni verso, dona un grado alle lettere al di sopra de gli Angeli. Ed è la ragione per la quale le lettere hanno come marchio il nome la, che è più ec celso del nome El concernente gli Angeli : se condo quanto dice il Profeta, fu mediante la che Dio creò il mondo. Primieramente Dio - non avendo per scopo principale di tutte le sue opere che la sola sua gloria, che consiste nell'essere conosciuto e servito - si compiacque di produrre degli esse ri intelligenti e serventi, quali gli Angeli. Ed an chorchè la loro natura non sia affatto determi nata dai limiti e termini dello spazio, tuttavia lo è dalle caratteristiche dei loro uffici e funzioni, che producono una certa e precisa subordina zione degli Angeli tra il fine sovrano dell'Uni verso e le azioni che tale subordinazione ri34
chiede dai diversi membri che in esso si trova no. Ci sarebbe un discorso appropriato da fare a questo punto per mostrare come tutta la leg ge naturale tende a pervenire alla legge Mora le, ancorchè la più parte dei Filosofi si sia im maginata il contrario ; di conseguenza tutta la scienza Etica, Economica e Politica procede infallibilmente dalla Fisica. Ma tale questione, essendo di troppo ampio respiro e fuori dall'ar gomento qui trattato, la passeremo sotto silen zio. Dunque gli Angeli sono a metà ripartiti fra protettori ed accusatori : due qualità od uffici che riguardano direttamente i comandamenti e le difese, che sono i due capi generali di ogni moralità monoteistica. Forse è in questa consi derazione che Platone ha denominato le leggi e le pone come due grandi Demoni dello stato, giacchè gli Angeli o Demoni hanno il carico delle monarchie, Aristocrazia, Democrazia, e di tutte le altre forme con le quali la società de gli uomini si trova costituita; a ragione di ciò, i successori di Platone e dei nostri primi cristia ni le hanno chiamate Epopzie, secondo la de nominazione che gli Assiri davano ai loro vice Re, gli occhi del Principe, Tuttavia molto più energicamente la dottrina cabalistica, confor memente alle sacre scritture, le chiama Arma35
te ... tanto a causa della grande potenza che lo ro è data, che per la moltitudine degli spiriti. Di questi ultimi, alcuni sono avvolti ad uomini particolari, altri a famiglie e professioni, ed al tri ancora a più grandi congregazioni che por tano il nome di Città : in ciascuno di questi or dini sembrano tutti star a custodire o ad osteg giare nel loro insieme oppure in singole parti. Maria e la Donna, il Maestro e il suo Servitore, il Padre ed il Figlio sono gli elementi della so cietà civile. Considerandoli esattamente come li indica Platone, questi compagni minori sono dei piccoli stati, sono delle grandi famiglie, do ve si riscontrano le stesse distinzioni. Ecco per chè i nomi degli Angeli e dei linguaggi della prima divisione si trovano ripartiti in 72, che è il numero delle famiglie menzionate dopo il di luvio sino alla costruzione della torre di Babi lonia. Orbene questi 72 nomi di Dio, dai quali de rivano 72 angeli, sono posti sopra una vigna, che simbolizza i popoli. Detta vigna si moltipli ca agevolmente, benchè tagliata di tempo in tempo. E fra tutti i popoli quello di Israele ha avuto la prerogativa di essere chiamato il Po polo per eccellenza, di essere specialmente in dicato nella Scrittura mediante il simbolo della vigna, talchè presso gli Ebrei si vede la figura di una vigna al portale del Tempio. L'intelli36
genza del Tempio è comparata al vino da Salo mone. Così uno stesso effetto è anche attribui to alla saggezza ed al vino. In ragione di ciò, questo stesso popolo e questa stessa vigna so no chiamati "vigna fruttificante", gefen po riach, che significa la forte parte di Dio. Dopo il tracciato delle influenze più vicine alla Divinità, noi discendiamo alla materia ce leste, che consideriamo anche in due alberi di versi: sull'uno stanno i sette principali pianeti e sull'altro i dodici segni. Quello che porta i pia neti è un olivo, obbligato a questo ufficio da molte similitudini, che saranno qui in parte considerate le une dopo le altre, e costituiran no il contenuto di questo discorso. Discorso che non ha bisogno di essere approfondito, giacchè le cause e le ragioni primitive sono sta te vivamente toccate precedentemente. La prima comparizione dunque che si pre senta è che. .. come nella Genesi Dio pose le sue fiaccole celesti nella parte più visibile del l'Universo proprio per istruirlo, così la piccola branca di olivo che la colomba di Noè riportò, fu segno che le acque del diluvio cominciavano a diminuire (l 7).
(l 7) così nel testo. A nche a noi, come a/lettore, questa simill tudine è sembrata piuttosto blanda ed esotericamente poco si gnificatil'a.
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In secondo luogo, come i pianeti sono conti nuamente occupati dalla generazione delle co se inferiori, così l'olivo produce una verdura continua nelle proprie foglie, delle quali caden done una, esso ne riproduce un'altra. In ciò simbolizza parimenti con la congregazione de gli uomini che si perpetua successivamente ( 1 8). Peraltro l'olivo non getta le proprie radici che a fior di terra, e non molto avanti.· Il che ci insegna come parabola che gli astri non sono affatto delle cause così potenti come alcuni li hanno stimati, oltre la loro virtù naturale. Ci insegna inoltre che gli uomini, che abbiano troppa fede nelle costellazioni, sono molto re prensibili. Insegnamento che ha dovuto essere dato al popolo di Israele, poichè più volentieri si era lasciato andare sino a sacrificare gli a stri, come si vede in Geremia al capitolo 44. Finalmente l'olivo è simile al gran C andela bro che sta nel tempio, poichè il suo frutto contiene l'olio per fornire le sette lampade di questo grande ornamento. Comunque a seguito di quanto sopra e per chiudere questo piccolo discorso, bisogna ri marcare che tale candelabro - nelle sue pro-
(18) idem che alla nota precedente.
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