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Italian Pages 480 [478] Year 2012
![Il Vangelo di Marco. Analisi linguistica e commento esegetico [Vol. 2]
8830807397, 9788830807396](https://ebin.pub/img/200x200/il-vangelo-di-marco-analisi-linguistica-e-commento-esegetico-vol-2-8830807397-9788830807396.jpg)
J. Mateos- J. Barreto DI GIOVANNI analisi linguistica e commento esegetico 4" ed. aggiornata pp. 900- € 41,32 (rilegato)
IL VANGELO
Il campo dell'esegesi biblica è
, 149, nota 27. L'articolo (ton pneumaton) è totalizzante: «ogni tipo di spiriti immondi>> .
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6,7-33. Unità centrale del primo periodo
8 Ordinò loro che non prendessero nulla , gr. pareggeilen autois hina meden arosin; paraggello, « ordinare, prescrivere, avvertire, ammonire, dare consegna» (unica volta che viene usato in Mc riferito ai discepoli; cfr. 8 , 6 con infin. , alla folla), appare nei sinottici sempre con Gesù come soggetto, cfr. Schmitz, paraggello, 760; Pesch, I, 5 1 2 . hina completiva con verbo di comando o di supplica, che indica contenuto (cfr. v. 1 2 ; 5 , 1 8) più che fine o proposito, Robertson, 993; Gundry, 307. Con inf. o con hina , Blass, par. 3 92/5b. meden , ), Robertson, 657, Blass, par. 243/2 . - bisaccia , peran (unica volta in Mc), , «bisaccia>> , in particolare, di mendicante; cfr. Deissmann, Light {rom the Ancient East, 1 0 8- 1 1 0. - denaro, gr. khalkon, > . (2Sam 1 2 ,20; 14,2; Rut 3 , 3 ; cfr. Mt 6 , 1 7 ; Mc 1 6, 1 ; Le 7,38 .46; Gv 1 1 ,2 ; 1 2 ,3); due volte indica l'unzione sacerdotale (Lv 40, 1 5 ; Nm 3,3); altre volte significa «intonaca re>> o «imbiancare>> un muro (Ez 1 3 , 1 0ss; 22,28). Non viene mai usato per l'unzione regale o messianica (cfr. khri6). - con olio, gr. ela6 (unica volta i n Mc) , usato i n L e 1 0 ,34 per curare ferite (non malattie né stati d'animo), ma con il verbo epikhe6, «versare sopra>>; in Ebr 1 ,9 viene usato con khri6, «ungere >> , da cui viene Khristos (citazio ne del Sal 44/45,8). Solo in Gc 5 , 1 4 viene menzionata l'unzione (aleiph6) con olio per curare malati (asthenei tis), ma in un contesto cristiano e accompagnata dall'invocazione del nome del Signore. - prostrati, gr. arrostai, cfr. 6 , 5 . - [li] guarivano, gr. etherapeuon, cfr. 1 , 34; 6 , 5 .
CONTEN UTO E DIVISION E Di fronte all'insuccesso del suo insegnamento, sia con i Dodici o Israele messianico sia con i fedeli della sinagoga, che continuano a rifiutare l'universalismo, Gesù vuole che ciò che non hanno appreso da lui i Do dici lo imparino dall'esperienza che li pone a diretto contatto con ogni tipo di persone. Dà istruzioni ai Dodici su come debbano presentarsi: indica loro quale dovrà essere il loro bagaglio personale e come debbano comportarsi sia con coloro che li accettano sia con coloro che li rifiutano. Infine Mc de scrive l'attività dei Dodici, che non è in linea con l'incarico di Gesù. La pericope può dividersi come segue: 6,7: Convocazione e invio dei Dodici con potere sugli spiriti immondi. 6,8- 1 1 : Istruzioni: bagaglio (8-9) (come devono presentarsi) , comporta mento nei luoghi dove non verranno accolti (lO) e dove verranno rifiuta ti ( 1 1 ) (come devono reagire). 6 , 1 2 - 1 3 : Attività dei Dodici: predicazione ( 1 2) , espulsione dei demoni e guarigioni ( 1 3) .
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6,7-33. Unità centrale del primo periodo
I N D I CAZI O N I P E R L' INTERPRETAZ I O N E l. Non viene menzionato n é luogo n é tempo. 2. Mc usa il presente storico ( «convoca>> ) ; il verbo suggerisce che i con vocati non stavano vicini a Gesù. 3. L'invio «a due a due>> (v. 7) ricorda la chiamata iniziale ( 1 , 1 6-2 1 a) . 4 . Viene omessa l a menzione del « proclamare >? (v. 7) a differenza di quanto annunciato in 3 , 1 4 . 5 . Viene concesso (v. 7) invece d i , «prostrati» , non astheneis, asthenountes, «senza forza»,
«deboli ». 2 2 Il verbo therapeu6, guarire, indica un sollievo nella situazione dell'oppresso o
prostrato, o la guarigione di un infermo senza tuttavia una trasformazione inte riore dell'uomo né una proposta di alternativa da parte di Gesù; questi fatti sono denotati in Mc dal verbo s6z6, salvare. Pertanto therapeu6 non comporta la fede/ adesione a Gesù (cfr. 1 ,34); s6z6 invece sì (cfr. 5,34). 23 Secondo Pesch, I, 5 1 5, l'unzione con olio era un modo ordinario di trattare le malattie, ma anche uno speciale mezzo esorcistico grazie alla forza catartica del l'olio. Tuttavia, quest'ultimo effetto si sarebbe meglio applicato agli indemoniati che ai «prostrati>> . Secondo Gundry, 3 1 0, l'olio non ha carattere esorcistico ma cu rativo . Per le testimonianze rabbiniche sugli effetti medicinali dell'olio cfr. Strack-B., Il, llss. 24 In quel tempo il solvente per le essenze floreali era l'olio.
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6,7· 1 3 . Invio dei Dodici
Il senso dell'unzione con olio è allora in relazione con quello dei « prostrati » , gli avviliti dall'oppressione ideologica del sistema ebraico. Come nel caso di Gesù, la guarigione di questi > ; v. 1 6 : « Erode, sentendo >> ) .
I N DI CAZION I P E R L' I NTERPRETAZION E l. 2. 3.
«Il re Erode>> (v. 14), titolo improprio di Erode Antipa, il tetrarca. , termine usato i n 6 , 2 per tacciare come magiche le azioni compiute da Gesù. > (v. 1 5) , i l profeta d i fuoco, famoso e ammirato per l a sua vio lenta attività riformatrice e ritenuto precursore del Messia (cfr.
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6,7-33. Unità centrale del primo periodo
4.
1 ,29-3 1 Lett. ). Mc ha presentato Giovanni Battista, in quanto precur sore, con le caratteristiche di Elia ( 1 ,6). «Un profeta» (v. 1 5), come Gesù ha definito se stesso in 6,4.
LETTU RA 14 E poiché la sua fama si era estesa, giunse alle orecchie del re Erode che si diceva: « Giovanni, colui che battezzava, è risuscitato dai morti e per questo le forze operano per mezzo di lui». L'estendersi della fama di Gesù si deve all'attività dei Dodici � che, con il loro agire, hanno fatto conoscere la sua persona e hanno caratterizzato in modo erroneo il suo messaggio, come si riverbe rerà nelle opinioni che si hanno su di lui . I Dodici si sono presen tati come inviati e messaggeri di Gesù e quindi l'attività da loro realizzata, predicazione dell'emendamento (cfr. 1 ,4 . 1 5), espulsio ne dei demoni e guarigione dei prostrati (cfr. 1 ,34.39; 6,5), è stata ritenuta come incaricata da lui. La fama di Gesù ha suscitato nel popolo l'interrogativo circa la sua identità2• Circolano tre opinioni, alcune riflettono il messaggio pro posto dai Dodici che è quello che giunge alle orecchie di Erode3• Viene menzionato per la prima volta Erode [Antipa]4• Il testo pone in risalto innanzitutto il titolo ( « re»), che è improprio, perché Ero-
1 Non tutti gli autori ritengono che l'estendersi della fama di Gesù sia dovuta al l'attività dei Dodici. Per esempio, secondo Pesch, l, 520, Gesù è diventato famo so, soprattutto per i suoi miracoli; partendo dai miracoli di Gesù (dia touto) si traggono delle conclusioni circa la sua persona. Owiamente Pesch trova difficol tà a spiegare il fatto che, grazie ai suoi miracoli, Gesù venga identificato con Gio vanni Battista, di cui non se ne narra nessuno . Hai dynameis, per di più, non si gnifica qui, determinato, « miracoli >> o fatti portentosi (c&·. Taylor, 360) in un sen so favorevole ma entità di carattere maligno che usano Gesù come loro strumen to (not. fil. ) . Nello stesso senso, Lagrange, 1 53 . Al contrario Gundry, 303: il pro nome autou, che si riferisce al Gesù dei w. 6b- 1 1 , mostra che la fama di Gesù è stata accresciuta dall'attività dei Dodici in 6, 1 2 - 1 3 ; cfr. Kazmierk:i, Jesus, the Son of God, 2 3 . 2 L o spirito immondo della sinagoga aveva identificato Gesù, per tentarlo, con > , «però>> , Reiser, 1 1 7 . =
CONTEN UTO E DIVIS I O N E L a pericope mostra, i n primo luogo, l'imprigionamento d i Giovanni or dinato da Erode e il suo motivo, la denuncia fatta da Giovanni dell'ille galità del matrimonio con Erodiade, moglie di un suo fratello. In secondo luogo espone, da un lato, il rancore di Erodiade verso Giovan ni e la sua intenzione di farlo morire e, dall'altro, l'atteggiamento di Ero de nei confronti di Giovanni e il rapporto che aveva con lui. La pericope può allora dividersi nel modo seguente : 6, 1 7- 1 8 : Imprigionamento di Giovanni e motivo. 6 , 1 9-20: Rancore di Erodiade e atteggiamento di Erode .
I N DICAZION I PER L' I NTERPRETAZIO N E l
.
2. 3. 4. 5. 6.
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Erode (v. 1 7), fondatore d i Tiberiade, considerato pagano dagli ebrei osservanti. Relazione del v. 1 7 con 1 , 1 4 «Quando consegnarono Giovanni» . Duplice designazione d i Erodiade come «la moglie d i suo/tuo fratel lo>> (vv. 1 7 . 1 8, cfr. Lv 1 8 , 1 6 e 20,2 1 ) , e sottolineatura dell'incesto di Erode. Giovanni non pretende da Erode l'osservanza dell'intera Legge, ma solamente la rottura del legame incestuoso (v. 1 8) . «giustO>> (v. 2 0 ) ; cfr. 2 , 1 7, dove s i applica agli osservanti della Legge. Giovanni, i l profeta, n o n rifiuta di conversare con il r e sulle abitudi ni pagane ma cerca di convincerlo (v. 20).
6, 1 7-20. Prigionia di Giovanni Battista
LETTU RA Prigionia di Giovanni
e
motivo
1 7- 1 8 Perché lui, Erode, aveva comandato di arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione incatenato a causa di Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo, con la quale egli si era sposato. Perché Giovan ni diceva a Erode: «Non ti è permesso avere la moglie di tuo fratello» . Mc torna indietro nel tempo per descrivere la prigionia e morte di Giovanni il Battista. Si collega così con 1 , 1 4 : «Quando consegna rono Giovanni» , dove non si spiegava né il motivo né l'agente. Erode priva Giovanni della libertà impedendogli di continuare la sua attività 1 • L'accenno a Giovanni è carico di tutto ciò che si è det to di lui nella sezione introduttiva al vangelo ( 1 ,2-8), particolar mente della sua esortazione al cambiamento di vita e della rispo sta in massa del popolo ebraico. L'azione di Erode non tiene con to d ella volontà del popolo ebraico che vedeva in Giovanni un in viato divino. Tuttavia, anche se è Erode a dare l'ordine di arresto e di carcera zione, c'è un'altra persona che ha istigato questa misura, ErodiadeZ, moglie di suo fratello Filippo3, che Erode aveva preso come moglie. Giovanni non è neutrale con i potenti e denuncia questa ingiustizia; ognuno deve emendarsi rispetto alla propria cattiva condotta. Va notato il contenuto della denuncia di Giovanni: non rinfaccia a Ero de il divorzio o la poligamia ma il fatto di essersi sposato proprio con la moglie di suo fratello4• La frase > , «gradire>> , che in que sto contesto ha una sfumatura intensiva. - ragazza, gr. korasion, «ragazza in età da marito>> (cfr. 5 , 4 1 .42) diminu tivo di kore, ma che ha perduto la sua forza, cfr. Zerwick, 485. - Chiedimi , gr. aiteo, con doppio accusativo (class . ) , id. v. 2 3 ; cfr. Mt 7,9; Gv 1 6,23; l Pt 3 , 1 5 ; con apo, Mt 20,20; con para , Gv 4,9. Robertson, 482, Moule, 3 3 , Blass, par. 1 5 5/2 . In voce attiva, perché esprime solo l'azione; nel v.24, voce media, preghiera a favore di chi parla; cfr. 1 0 , 3 5 . 3 8 ; Lagran ge, 1 6 1 , Robertson, 805, Zerwick, par. 234, Moule, 33, Gundry, 32 1 . Per Blass, par. 3 1 6/4, il cambiamento di voce è arbitrario. - che [te lo darò], gr. kai consecutivo, Reiser, 1 2 0 . 23 più volte , gr. polla (omesso d a alcuni codd . ) , avverbiale (cfr. l , 4 5 ) , Gundry, 305. - persino, gr. heos , « fino>> , preposizionale, cfr. 9 , 1 9; 1 3 , 1 9.27; 1 4 ,34, Ro bertson, 643 . - la metà , gr. hemisous (contrae. di hémiseos , attico) , che non viene assi milato al genere di tés basileias , Robertson, 6 5 5 , Blass, parr. 48/2, 1 64/9. Per la declinazione ellenistica del termine, cfr. Moulton-Howard, II, 1 76- 1 78. 24 gli chiedo , gr. aitésomai, cong. deliberativo (Lv. aitesomai, indie. ) , Robertson, 934, Taylor, 369. 25 subito, gr. meta spoudés, costruzione preposizionale al posto del da tivo modale, Robertson, 6 1 1 , Blass, par. 1 98/5 . 26 si intristì molto, gr. perilypos genomenos (cfr. 1 4 ,34), class. e LXX, Taylor, 369; in posizione iniziale enfatica, Gundry, 305. - dei giuramenti fatti dinanzi ai commensali, gr. tous horkous kai tous anakeimenous , endiadi, Zerwick, par. 460, Blass, par. 442/29 , Gundry, 32 1 . 2 7 guardia personale, gr. spekoulator, termine latino del linguaggio am ministrativo, Blass, par. 5/4; il suo significato originale era «battitore >> ,
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6,2 1 -29. Morte di Giovanni Battista
« esploratore>> , «corriere» , (v. 3 1 b)8, mostrando la grande risonanza che l'at tività dei Dodici ha avuto. Il termine « molti >> allude anche ai demoni espulsi e ai «molti>> curati nel corso di questa attività (6, 1 3 ) . L a gente che l i vede e l i riconosce desidera i l contatto con i l grup po. Perciò va per terra, con sforzo, di corsa, mostrando lo stra ordinario interesse e l'idea comune che la spinge. Ovunque c'è gente che partecipa all'ideale di rinnovamento proposto dai Do dici e da essi attribuito a Gesù. L'aspettativa si è estesa: vanno a le città. Non viene gente dai ) . Nonostante l'arrivo della gente, i di scepoli non hanno posto resistenza, giacché per loro la restaura zione d'Israele non può che avere inizio in un «desertO>>, il luogo classico ave avevano iniziato l'attività tutti gli agitatori . La gente che li vede durante il viaggio e, per terra, precede la bar ca vuole anch'essa essere presente nel . Con ciò impedirà la calma di cui Gesù ha bisogno per istruire i discepoli .
8 Cfr. Gundry, 323. L'espressione «per terra/a piedi>> ha nell'AT due connotazioni; la prima quella del la conta di uomini validi tra il popolo; la seconda, di natura militare, quella delle forze di fanteria (nota fil.). 9
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Mc 6,7-33: Sintesi 6 , 7 - 1 3 Gesù trascende l a realtà del suo tempo e prefigura un mondo nuovo molto diverso rispetto a quello che i suoi contem poranei potevano immaginare: un mondo di fratellanza tra i po poli, dove scompaiano gli odi razziali e religiosi, una società fra terna, solidale e creativa che appiani agli uomini la strada verso la loro pienezza umana. Questo è il progetto a cui vuole dare ini zio e per il quale è disposto a dare la vita. Per inaugurarlo ha chiamato alcuni uomini a seguirlo: sia indivi dui inquieti provenienti dall'ambiente ebraico ( 1 , 1 6-2 1 a) che altri, esclusi da quel popolo (2, 1 4 . 1 5 ), formando così due gruppi di se guaci: i discepoli, che costituisce come Israele messianico (3 , 1 4 : «< Dodici » ) , e il resto dei suoi seguaci (2, 1 5 : « erano molti e lo segui vano » ; 4 , 1 0 : ; 7, 1 4 e 8 , 3 4 : . Come nelle sezioni precedenti anche in questa si ha un'unità cen trale, 7, 1 -23 (cfr. 1 ,3 9-45 ; 4,35-5 , 1 ), che divide la sezione in due sequenze: 6 , 34-56, sequenza d'Israele e 7 , 24-8,26, sequenza dei pagani. L'unità centrale è chiaramente delimitata nel suo inizio (7, l) dai nuovi personaggi, farisei e certi scribi arrivati da Gerusalemme e dal tema che ruota intorno al problema di ciò che profana l'uomo. La cesura che segna la fine dell'unità viene indicata dal cambia mento di luogo (7 ,24: «Partì di là verso il territorio di Tiro» ) e di personaggi (7,25: donna sirofenicia e sua figlia). La struttura della sezione è quindi a grandi linee la seguente: A. Prima sequenza: Il Messia e Israele (6,34-56) B. Unità centrale: Ciò che profana l'uomo (7, 1 -23). C. Seconda sequenza: Il Messia e i pagani (7,24-8 ,26).
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A. PRIMA SEQ UENZA
I l Messia e Israele (6,34-56) Nella prima sequenza si distinguono tre pericopi, corrispondenti a tre temi: La distribuzione dei pani (6, 34-46), la traversata del lago (6,47-53 ) e le guarigioni (6,54-5 6). Bisogna giustificare i con fini di ciascuna. I:inizio della prima pericope (6,34) è stato stabilito delimitando la pericope precedente (6,30-3 3 ) . La fine della pericope si deve por re in 6,46 per i seguenti motivi: In primo luogo l'avverbio «subito» (v. 4 5 : euthys) unisce il tempo di 6,45-46 con quello di 6,42-44; invece le precisazioni temporali e locali presenti in 6,47 («Venuta la sera, la barca stava in mezzo al mare>> ) presuppongono il fatto che sia trascorso un lasso di tem po indeterminato rispetto alla scena precedente. In secondo luo go, nei vv. 45-46 si conclude il tema della relazione di Gesù con la moltitudine beneficiaria della distribuzione dei pani (v. 4 5 : «men tre egli licenziava la folla» ; v. 46: «appena li ebbe congedati » ) . A partire dal v. 4 7 riappare il gruppo dei discepoli, ora soli in barca in mezzo al lago (nuova localizzazione). La seconda pericope (6,47-53) ha per tema la traversata. La cesu ra che la separa dalla successiva si trova dopo 6 , 5 3 , infatti in que sto versetto viene indicata la fine del viaggio e il fatto di toccar ter ra. La pericope finale (6,54-56) descrive guarigioni fatte da Gesù. I: inizio della pericope, dove viene narrata la partenza della barca, sta in parallelo con 5,2 e 6,34. La sequenza ha pertanto la seguente struttura: I.
6,34-46: Il pane dell'esodo per Israele: distribuzione dei pani alla moltitudine ebraica e partenza dei discepoli verso Betsai da II. 6,47-5 3 : Traversata e arrivo a Genesaret. III. 6,54-56: Guarigioni. 58
l. Mc 6,34-46: Il pane dell 'esodo per Israele (Mt 1 4, 1 3-23a; Le 9, 1 1 - 1 7; Gv 6, 1 - 1 5) Sbarcando vide una grande folla; si commosse, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose .
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Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: - Il luogo è solitario ed è ormai tardi; 36 congedali perché vadano nelle campagne e nei villaggi vicini e comprino da mangiare. 37 Egli rispose loro: - Date voi loro da mangiare. Gli dissero: - Dovremo comprare pane per duecento denari per dare loro da mangiare? 38 Ma egli rispose loro: - Quanti pani avete? Andate a vedere. E accertatisi, dissero: - Cinque e due pesci. 35
39 Ordinò loro di farli sdraiare tutti sull'erba verde, a gruppi, 40 ma si sedettero formando quadri di cento e di cinquanta. 4 1 Prendendo lui i cinque pani e i due pesci e levando lo sguardo al cielo, pronunziò una benedizione, divise i pani in pezzi e comin ciò a darli ai discepoli perché li distribuissero; anche i due pesci divise per tutti. 42 Tutti mangiarono e si saziarono, 43 e di pezzi ne raccolsero dodici ceste piene, anche dei pesci. 44 Quelli che aveva no mangiato erano cinquemila uomini adulti.
Subito obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a preceder lo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli licenziava la folla. 46 Appena li ebbe congedati andò sul monte a pregare.
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6,34-56. Prima sequenza: il Messia e Israele
NOTE FI LOLOG I C H E 3 4 Sbarcando, gr. kai exelth6n , a l sing., cfr. 5 , 2 ; al plurale i n 6,54. - si mise a insegnare loro, gr. erxato didaskein ; didasko con doppio accu sat., Robertson, 733; Blass, parr. 1 5 5 , 1 ; 1 56, 1 . - si commosse, gr. esplagkhnisthe ep 'autous , cfr. 1 ,4 1 ; 8,2; 9,22; in Mc, ec cetto in 1 ,4 1 , con epi e accusat. (8, 1 ; 9,22); si trova pure con epi e dat. (M t 1 4 , 1 4; Le 7 , 1 3 ) , con peri (Mt 9,36) o solo con genit. (Mt 1 8 ,27), cfr. La grange, 1 67 ; nella traduzione il complemento è sottinteso. - come [pecore], gr. hos comparativo, Robertson, 1 1 40. - molte cose, gr. polla aggettivale, Robertson, 482; Pesch, 54 1 . Alcuni autori propongono il significato avverbiale; Moffat, « estesamente» ; Lagran ge, 1 67, «a lungo» o «con calore» , cfr. Taylor, 375, Gundry 323s. 35 Essendosi ormai fatto tardi, gr. ede horas polles genomenes, genit. as sol. per indicare il momento temporale, cfr. 6,2 1 ; la particella gr. ede (due volte nel vers . , cfr. 4,37; 8,2; 1 1 , 1 1 ; 1 3 ,28; 1 5 ,42 .44) segna la durata del l'insegnamento in corrispondenza con polla (v. 3 4 ) ; hora , cfr. 1 1 , 1 1 ; 1 3 , 1 1 .32; 1 4 , 3 5 . 3 7 . 4 1 ; 1 5 ,2 5 . 3 3 . 34; secondo Lagrange, 1 67, è tardi relati vamente al pranzo, ipotizza le due o tre del pomeriggio. - il luogo è solitario, gr. eremos estin ho topos, posizione enfatica di ere mos, linguaggio espressivo, Reiser, 93. I.:espressione è in relazione con le precedenti menzioni di un « luogo deserto » o « spopolato >> ( l , 3 5 . 4 5 ; 6,3 1 .32) e queste, a loro volta, con l a menzione «deserto>> ( 1 ,3 .4 . 1 2 . 1 3 ) . - gli si avvicinarono . . . e gli dissero , gr. proselthontes auto . . . elegon , cfr. 1 4,45: [Giuda] proselth6n auto legei, Reiser 1 34. 36 congedali, gr. apolyson, paratassi asindetica con vers . precedente, in relazione consecutiva, Reiser, 1 45 , Gundry, 324. - campagne , gr. agrous, campagne abitate (cfr. 5 , 1 4) , cfr. Mateos, Los Doce , parr. 295-297. - vicini , gr. kyklo ; lect. var. eggista (cod . D), Robertson, 279; Moulton Howard, Il, 1 64; Blass, 60,2. - comprino, gr. agorasosin , cfr. 6,37; 1 1 , 1 5 ; 1 5 ,46; 1 6, 1 . - da mangiare, gr. ti fagosin; ti equiv. al relat. ho, Robertson, 737; Zerwick, par. 2 2 1 ; cong . deliber. , Roberts on, 1 044; Z erwick, par. 3 4 8 ; Moulton-Turner, III, 1 1 7; Blass, par. 368,3. 37 [Date] voi, gr. hymeis, enfatico, per sottolineare il contrasto, Robert son, 678, Gundry, 324. - gli dissero, gr. legousin auto, pres . st. ; lo stesso nel v. 3 8ab. - dovremo comprare, gr. apelthontes agorasomen, relazione di fine, Reiser, 1 1 0; domanda con cong. deliberativo o futuro, Robertson, 875-876,934; Taylor, 378. - duecento denari, gr. denarion diakosion, genit. di prezzo, Blass, 1 79, 1 ; Taylor, 3 7 8 . U n denaro romano, moneta d'argento, era la paga per un giorno di lavoro in campagna, cfr. M t 20,2; corrispondeva al salario mi nimo dell'epoca ed equivaleva più o meno alla dracma greca, Taylor, 378, e a mezzo siclo ebraico, Lagrange, 1 68 . - per dare loro, gr. kai dosomen, kai finale-consecutivo, Reiser, 1 1 0; Blass, 442 ,2d; lett. var. domen, Moulton-Turner, III, 98; Blass, par. 95, 1 ; 366, 1 ,2 . 38 Ma egli rispose loro , gr. h o de legei autois; de avversativo; legei, pres. storico. - Andate a vedere, gr. hypagete idete, costr. asindetica di due imperativi,
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6,34-46. Il pane dell'esodo per Israele
Robertson, 949; Reiser, 1 5 3 ; Taylor, 378; Gundry, 3 2 5 ; caratteristica di Mc, Lagrange, LXX-LXXII; cfr. 1 ,44; 1 0,2 1 ; 1 6,7. - accertatisi, gr. kai gnontes, partic. aor. effettivo, con valore temporale. - dissero, gr. legousin, pres. storico. 3 9 Ordinò loro, gr. epetaxen autois, con dat. e infinit. (avente per sogget to Gesù, in 1 ,27 e 9,2 5 , rivolgendosi a spiriti immondi), Robertson, 1 084; Moulton-Turner, III, 1 3 8 ; Blass, par. 392 , 1 d,4; 409, 1 . - farli sdraiare , gr. anaklinai, causativo, cfr. Gundry, 33 1 ; nel class., piut tosto para- e kataklin6 , Taylor, 378. - sull'erba verde, gr. epi con dativo di luogo; cfr. 1 ,4 5 ; 2,4; 6,55; con valo re locale, normalmente con genit. o accusat. , Robertson, 604; khloros, unica volta in Mc; khortos, cfr. 4,28. - a gruppi, gr. symposia symposia, nominat. parentetico, Robertson, 487, o avverbiale, Moulton-Turner, III, 23 1 ; distributivo ebraico, ibid., 673; Zerwick, par. 1 5 7; Moulton-Howard, Il, 439; Taylor, 379; Le 9 , 1 4, con ac cusat. di risultato (klisias), classico, Blass, par. 1 5 8 . Per la ripetizione, cfr. 6,7: dyo dyo; secondo Blass, par. 493,2 e Zerwick, 1 5 7, la ripetizione di stributiva non è retorica ma popolare. Symposion significava un banchet to, la sala del banchetto o gli stessi convitati; qui, i gruppi di commensa li, Lagrange, 1 68s. 40 ma , gr. kai, avversativo (cfr. 5 , 1 8s; 6,33; 8, 1 6; 1 4,59), infatti la folla si dispone in maniera diversa da quella che Gesù aveva detto. Come sem pre, con cambiamento di soggetto, Reiser, 1 1 1 . - si sedettero, gr. anepesan, attivo, invece di anaklin6 in voce media; ana pipt6, «sedersi all'indietro» , nel gr. tardo, > , (vv. 3 7b. 38ab) . 1 2 . Il numero > (vv. 3 8 .4 1 ) corrisponde a quello dei libri della Legge. 1 3 . Il numero « sette>> (v. 38: cinque pani più due pesci) è metafora della totalità. 14. Il verbo «ordinare>> , che Gesù usa con i discepoli (v. 39), e che com porta il vincere una resistenza, si trova altre volte sulla bocca di Gesù in riferimento a spiriti immondi ( 1 ,27; 9,25) (nota fil. ) . 1 5 . Non viene riferito che i discepoli eseguano l'ordine d i Gesù d i far se dere la gente (v. 39). 1 6 . Mangiare sdraiati (v. 39) era tipico di uomini liberi (cfr. 2 , 1 5) . 1 7 . L'erba verde (v. 3 9 ) è promessa d i fecondità e abbondanza (Sal 72/ 7 1 , 1 6, cfr. Gn l ,29s) e luogo di riposo (Sal 23/22 ,2). La menzione in luogo deserto risulta incongruente. 1 8 . L'allusione al Sal 23/22 ,2: «in pascoli verdeggianti mi fa riposare>> (v. 39) presenta Gesù nell'atto di esercitare funzioni attribuite nell'AT a Dio. 19. La moltitudine non segue le istruzioni di Gesù. Invece di disporsi in « cerchi >> si dispone a « quadri di cento e di cinquanta>> (v. 40); cfr. le divisioni del popolo in Nm 1 8,2 1 s ; Dt 1 , 1 4s . 20. Non si dice che i discepoli portino i pani e i pesci a Gesù (v. 4 1 ) . 2 1 . «Pronunciare una benedizione>> (v. 4 1 ) prima di mangiare era il ge sto abituale del padre di famiglia ed era tipico della vita quotidiana. Diversamente da altri episodi (l ,25; l ,4 1 ; 2 , 1 1 ; 4,39), non ci sono pa role di Gesù che indichino un accadimento fuori del comune. 22. Il padre di famiglia ebraico abbassava lo sguardo per pronunciare la benedizione, Gesù invece leva lo sguardo al cielo (v. 4 1 ) . 2 3 . A differenza dell'usanza ebraica Gesù pronuncia l a benedizione con la gente ormai sdraiata (v. 4 1 ) . 24. Il testo non segnala che i discepoli servano di fatto i pani e i pesci . 2 5 . Il testo non dice che il cibo fosse stato moltiplicato, afferma solo che la gente mangiò a sazietà e che avanzò cibo (vv. 42.43). 26. Il soggetto indeterminato della raccolta dei pezzi avanzanti (v. 43) deve essere identificato con quello della frase precedente (v. 42 «tut ti>> ) . Non si annota che i discepoli partecipino alla raccolta. 27. Il numero (v. 43: dodici ceste) allude alle dodici tribù di Israe le (cfr. 5,25 .42). 2 8 . (v. 44), è multiplo di « cinque>> e di « cinquanta>> , nume ro, quest'ultimo, degli « Uomini adulti>> che componevano i gruppi profetici attorno a Elia e a Eliseo ( 1 /3Re 1 8 ,4.3; 2/4Re 2 ,7 . 1 5- 1 7) . Al-
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lusione a 2/4Re 4,3 8-44 , dove Eliseo fa mangiare cento uomini con venti pani. La costruzione del v. 44 esclude la presenza di donne e bambini tra i commensali. Non c'è alcuna reazione della gente, come sarebbe da attendersi dopo un fatto straordinario (cfr. 2 , 1 2) . I l verbo « obbligare» (v. 45) implica che i discepoli erano contrari a lasciare la folla e dirigersi verso un territorio al di fuori di Israele (Betsaida) . Gesù prega per seconda volta (v. 46), parallelismo con 1 ,3 5 .
LETTU RA Condizione della folla ebraica. Insegnamento
34 Sbarcando vide una grande folla; si commosse, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose . I.:intenzione di Gesù nell'imbarcarsi con i Dodici al loro ritorno dal viaggio (6,3 1 s) era di stare da solo con loro per vincerne la re sistenza al messaggio universalista, infatti fino a quel momento le circostanze glielo avevano impedito (cfr. 3 , 20; 6,3 1 b) . I.:intenzio ne viene nuovamente frustrata dalla presenza della folla. Gesù non potrà istruire in privato i discepoli ed essi, pertanto, continueran no a essere aggrappati all'ideale della restaurazione d'Israele che hanno propugnato nella loro precedente attività ( 6 , 1 2- 1 3 ; cfr. 6,30s). La grande folla è formata dai molti che hanno riconosciuto il gruppo mentre andava sulla barca ed erano andati per terra e di corsa verso quel luogo da tutte le città (6,33). Ovvero continua la reazione popolare altamente favorevole all'azione dei Dodici, rea zione manifestata dall'andare e venire dei molti là dove stava Gesù con i Dodici (6,32). La folla attendeva il gruppo ma Mc separa Gesù dai discepoli che, per il momento, scompaiono dalla scena; sebbene sia stato l'inte ro gruppo a fare il viaggio in barca (6,33: «mentre andavano >>), egli annota solo lo sbarco di Gesù (> )1 e solo quest'ul timo entrerà in contatto con la folla. I discepoli > (cfr. 3 , 1 4) . Gesù s i rende conto della presenza e della condizione della folla e Mc sottolinea la reazione che questa provoca in lui: . È lo stesso sentimento che ha provato dinanzi al lebbroso ( 1 ,40 Lett.), l'emozione tipica dell'amore tenero di fronte alla sven tura, che comporta e rende esplicita la sensibilità dinanzi al male
1 Lo stesso cambiamento di soggetto si ha in 5,2, in occasione dell'arrivo a Gera sa; non ci sarà cambiamento in 6,54.
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altrui. È il sentimento attribuito a Dio stesso nell'AT e nel giudai smo: mostra la reazione di Dio dinanzi alla miseria umana e il suo desiderio di porle fine2• La ragione della commozione di Gesù non è che la folla non ab bia da mangiare, né questa manifesta assolutamente di attendersi di essere cibata da lui. È il fatto, invece, che questa folla «era come pecore senza pastore» ; disorientata perché non sa dove andare, non ha nessuno che la guidi e la difenda3• La gente è arrivata da tutte le città, vale a dire da tutti i luoghi dove c'è una sinagoga. Ciò lascia intravedere che tutto il popolo della Galilea soggetto all'in segnamento ufficiale si trova in questa situazione. Mc sta denun ciando la condotta dei pastori d'Israele4, infatti il popolo è diso rientato per colpa dei suoi capi, viene sfruttato da loro . È l'ingiu stizia, lo sfruttamento e l'egoismo di coloro che si proclamano capi/pastori d'Israele ciò che ha creato la deprecabile situazione della gente e le sue aspettative (cfr. Ez 34). È questo popolo deluso ad avvicinarsi alla proposta riformista e nazionalista dei Dodici. Ha visto nel gruppo dei discepoli i suoi
2 Cfr. Koster, splagkhnizomai, 553s. Eccetto che non si riferisca a Gesù, questo ver bo non caratterizza mai il comportamento umano, ma viene applicato soltanto a quello di Dio, cfr. Pesch, I, 544, nota 7; Gnilka, I, 259; Pikaza, Pan, Casa, Palabra, 161. 3 Pesch, l , 543 parla del simbolismo teologico-cristologico del racconto, che viene poi spiegato nel commento; così in l, 553: Il fatto che sia la condizione negativa della folla a costituirne il disorientamento ( « Come pecore senza pastore » ) e non la fame e che pertanto il suo bisogno primario sia l'insegnamento e non il cibo, colloca l'episodio fin dall'inizio in chiave simbolica; cfr. Schnackenburg, Marcos, l, 1 65 . Secondo Bravo, Marcos, 1 44, nella prima parte dell'episodio (6,34-38) pre vale il registro narrativo, nella seconda parte (6,39-44) quello simbolico . Gundry, 329, invece, è dell'opinione che la sovrapposizione dell'insegnamento e del dare cibo non rende la distribuzione del pane simbolo dell'insegnamento, così come neppure in 1 ,2 1 b-28 l'insegnamento accompagnato dall'esorcismo non rende que st'ultimo simbolo dell'insegnamento. Il ragionamento non è convincente perché in 1 ,23 Gesù non è entrato nella sinagoga per incontrarsi con il posseduto; anzi que st'ultimo interrompe l'insegnamento e si oppone a Gesù. 4 Jeremias, poimen , 484-489: «l pastori• designa sempre i capi politici e militari. «Pastore >> non è mai titolo di un sovrano regnante ma viene applicato al Messia. Nel tardo giudaismo vengono così designati i capi e i dottori della Legge. È una metafora tipica di una cultura rurale. Cfr. Strack-B., I, 574; II, 209, 536s; 538. Il testo ricorda diversi passi dell'AT: Nm 1 7,27, dove Mosè chiede al Signore che no mini un capo per la comunità (synagoge), affinché questa non rimanga come pe core senza pastore. In 1 !3Re 22, 1 7 (= 2Cr 1 0, 1 6) viene citato un detto di Michea che vaticinava che Israele sarebbe stato disperso per i monti come pecore senza pastore, cfr. Zc 1 0,2; 1 3,7. È celebre il passo di Ez 34, 1 -3 1 , dove Dio si scontra con i pastori d'Israele che non hanno cura del popolo ma lo sfruttano e assicura che lui stesso andrà alla ricerca delle sue pecore e darà loro come pastore il suo servo Davide; cfr. Gr 2,8; 3, 1 5; 1 0,2 1 ; 23, 1 -4; 3 1 , 1 0; Gnilka, I, 259, Gundry, 323. Tanto Mosè quanto Davide appaiono come pastori d'Israele, cfr. Jeremias, Moisés, 857; Pesch, 545, nota 9; Matera, «The Incomprehension » , 1 63s; Strack B., I, 755-972; II, 209, 536, 538. Radermakers, 1 79: Gesù assume la sua missione di pastore mes sianico come annunciato dai profeti (Ez 34,23; 37,24). Secondo Friedrich, , 20, Gesù realizza nella sua persona la pro messa di un Profeta come Mosè e del nuovo Davide.
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nuovi pastori e crede di avere trovato nella loro dottrina il cibo di cui aveva bisogno; ecco perché non si aspetta altro da Gesù. Però anche se i Dodici si sono presentati come guide del popolo, que sto continua ad essere disorientato come prima, infatti i Dodici non propongono nulla di nuovo perché continuano a pensare con le categorie ebraiche, incapaci di liberare la gente dall'oppressio ne patita. Mc scredita l'atteggiamento dei Dodici . Nel contesto di questa situazione Gesù assume la funzione di Pa store d'Israele, l'annunziato dai profeti che identificano con Davi de o con il suo rampollo, il Messia (Gr 2 3 , 5-8; Ez 34,23s). Poiché è la prima volta che Gesù assume questo ruolo5, Mc indica che, come Pastore-Messia egli esporrà in questo episodio il suo pro gramma messianico: ma non lo farà soggiogando le pecore/popo lo6, bensì dando loro cibo, offrendo insegnamento e pasto, secon do il doppio senso del cibo/pane dell'ebraismo7• Gesù comincia insegnando, vale a dire, partendo dall'AT mostra alla folla le caratteristiche del Regno di Dio8• Non viene esplicita to il contenuto dell'insegnamento, però questo viene descritto con la stessa frase con la quale è stato introdotto l'insegnamento pre cedente vicino al lago (4 ,2 e 6,34: «e si mise a insegnare loro mol te cose>> ) . Il testo rinvia in questo modo al contenuto delle para bole, soprattutto a quelle del Regno (4,26-29.30-32 ) . Invece, a dif ferenza di allora (4, 2.33), adesso Gesù non parla in parabole. Il cambiamento nel modo di insegnare si deve, certamente, al pro posito di contrapporsi al messaggio riformista e nazionalista pro posto dai Dodici, che ha suscitato l'aspettativa e l'entusiasmo po polare. Gesù deve parlare chiaramente perché la folla comprenda, ammonendola contro ciò che ha udito dai suoi discepoli. Non può esitare. Indirizzare la gente non era cosa facile, erano parecchi i punti che bisognava toccare e raddrizzare ( « molte cose>> ) . La folla ha biso gno di una lunga istruzione. Gesù le offre il «pane>> del messaggio, il cibo che può dare vita a questo popolo.
5 Fino a questo momento Gesù si era presentato come profeta (cfr. 6,4). 6 Masuda, «The Miracle of the Bread» , 2 1 3 : me d iante il tema del Pastore, si sot
tolinea che Gesù non è un leader politico ma una guida del popolo. 7 Cfr. Quesnell, The Mind of Mark, 1 90- 1 93 . 8 Cfr. Rengstorf, didaskein, 1 54 - 1 56: Didaskalos è colui che a partire dalla Torà
mostra il cammino di Dio. Infatti in Mc Gesù articola il suo insegnamento a par tire dalla Scrittura (cfr. 1 1 , 1 7; 1 2 , 3 5-37); in questo vangelo « Maestro>> è perciò co lui che facendo leva sulla Torà propone un insegnamento nuovo, cfr. Mateos, Los Doce, par. 46. Per questo Gesù insegna solo quando gli uditori sono ebrei. Infatti, nel corso della seconda distribuzione dei pani, che avviene in territorio pagano, non insegna; non c'è nessuna allusione al Pastore, personaggio che appartiene alla tradizione ebraica (si commuove perché la folla non ha niente da mangiare) e, poiché fuori d'Israele una allusione ai cinque libri della Legge sarebbe fuori luo go, i pani sono « Sette• (totalità) e c'è un numero imprecisato di pesci (8,5-7); cfr. Gundry, 323.
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Non c'è nessuna reazione della gente all'insegnamento, così come non ce ne fu alla fine dell'insegnamento in parabole (4,33s), per ché Gesù non lusinga il nazionalismo né si presenta come un lea der riformista. Questa mancanza di reazione contrasta con l'entu siasmo suscitato dall'insegnamento dei discepoli (cfr. 6,30s). Il problema del cibo. Incomprensione dei discepoli
35-36 Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «> . È così tanto ciò che egli deve comunicare alla gente che l'ora non conta. Neanche la gente pare far caso al tempo che è trascorso. Di fronte al prolungarsi dell'insegnamento, i discepoli9 lo inter rompono. Dicendo «gli si avvicinarono » Mc sottolinea che essi erano lontani da Gesù, vale a dire, che , come se avessero autorità su di lui. Cercano di forzarlo, prendono l'iniziativa, come in occasione del la traversata a Gerasa (4,3 5-3 7 Lett.). Non si preoccupano per se stessi: non propongono di andare a comprare pane per loro, ciò significa che hanno portato provvigio ni e hanno da mangiare14• Vogliono che la folla abbandoni il luo go deserto e torni in quella società non solidale dove ognuno deve procurarsi il sostentamento senza tenere conto degli altri ( > ) (nota fil.) I discepoli non chiedono a Gesù cosa conviene fa:re in questa situa zione. La soluzione da loro proposta è individualista. Si manifesta l'egoismo del gruppo: essi hanno da mangiare, che ognuno prov veda al > pane15• Dimostrano di non essere : si disin teressano del popolo, come i capi. Non hanno niente da offrire. 37 Egli rispose loro: . Gli dissero: . Mentre i discepoli affermano la necessità di congedare la folla, so luzione non solidale che evita il coinvolgimento, Gesù fa una inat tesa controproposta: . Devono occu parsi della folla, non possono disinteressarsi di essa. Cambia loro la prospettiva: tutti devono mangiare per opera dei discepoli.
13 Cfr. Pikaza, op. cit. , 93. 14 Gundry, 330: I discepoli vogliono mangiare (6,3 1 b), per questo prendono l'ini
ziativa (in 8, 1 -3, la moltitudine ha bisogno di mangiare e Gesù prende l'iniziativa). 1 5 I discepoli dimenticano il fatto che Dio ha cibato il popolo nel deserto con la manna (Dt 8,2-3); cfr. Radermakers, 1 79 .
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Il «dare» che chiede loro Gesù si oppone alla proposta che hanno fatto, che la moltitudine vada a «comprare» cibo (v. 36). Questo «comprare» comportava che ognuno doveva risolvere il problema per proprio conto; « dare» invece implica solidarietà e generosità. Sono due atteggiamenti diametralmente opposti: quello dei disce poli, che si accontenta che ciascuno cerchi soddisfare le proprie necessità materiali per mezzo del denaro («Comperare»), attenen dosi a ciò che è normale nella società; quello di Gesù, che apre una dimensione alternativa, quella di condividere ( e persino per «Vita eter na>> , cfr. Pokorny, « From a Puppy to the Child» , 324s.
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I discepoli pongono il problema della quantità di denaro necessa ria per dar da mangiare alla folla: duecento denari era più di mez zo anno di salario 19• La proposta di Gesù sembra loro irragione vole ( (Nm 1 1 ,29). Lo spirito di Mosè venne trasmes so ai capi (Nm 1 1 ,25), Gesù comunica lo Spirito di Dio a tutti co loro che rispondono alla sua chiamata ( 1 ,8 : ) . I n questo modo, con i l numero 5 . 000 (50x 1 00) M c sottolinea che la moltitudine beneficiaria del pane si è trasformata in una mol teplicità di comunità profetiche. Lo Spirito lo ricevono coloro che hanno accolto il cibo-messaggio, coloro che si sono aperti all'amo re: lo Spirito-amore è entrato in loro nel momento in cui hanno accettato e fatto proprio il pane-amore e si sono impegnati a con dividerlo . Coloro che erano «moltitudine>> vengono designati ora come (nota fil.), sottolineando così l'individualità e lo svilup po personale53• È il termine usato nei testi dell'AT precedentemen te citati per indicare i membri delle comunità profetiche. Mc indi ca in questo modo che lo Spirito conduce l'essere umano verso la pienezza. Allo stesso tempo indica che gli «Uomini adulti » hanno abbandonato le categorie della Legge nelle quali prima avevano concepito l'opera di Gesù: lo Spirito ha preso il posto della Legge. La comunicazione dello Spirito mediante l'accettazione del mes saggio ha sconfitto la deviazione originata dall'attività dei Dodici.
52 Cinquemila è pure il prodotto di 50 e 1 00, numero di individui nei quadri in cui la moltitudine si era disposta; cfr. Pesch, I, 552. Nell'opera di Luca, il numero cin quanta è quello dello Spirito (Pentecoste = cinquantesimo, At 2 , 1 ); cfr. Gundry, 325. 53 La costruzione della frase esclude dai commensali donne e bambini (Mt 1 4,2 1 ); Gundry, 326. Infatti, le donne e i bambini erano figura della debolezza, incompa tibile con lo stato adulto conferito dalla forza dello Spirito.
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I discepoli si imbarcano per Betsaida. Congedo della folla. Preghiera di Gesù
45 Subito obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a preceder lo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli licenziava la folla. Con una determinazione che fa supporre una resistenza ( « obbli gò» )54, Gesù allontana immediatamente i discepoli dalla moltitu dine. Contro il loro desiderio evita che continuino ad avere con tatto con essa. I discepoli, che non erano stati assieme a lui duran te l'accoglienza né durante l'insegnamento (vv. 34s), non saranno con lui neanche durante il congedo. Una volta che la moltitudine ha ricevuto lo Spirito con l'accettazione del pane e il proposito di continuare a condividere, non deve tornare a sperimentare l'in fluenza dei discepoli che non hanno cambiato la loro mentalità55• Con questa decisa separazione Gesù impedisce che i discepoli su scitino nella gente un entusiasmo che pretenda fare di lui un lea der popolare, come è accaduto all'inizio a Cafarnao ( 1 ,3 5-38). Là fu la popolazione della città a prendere l'iniziativa, aderendo alle posizioni riformatrici dei discepoli . Adesso il pericolo viene diret tamente da loro, il nuovo Israele, che pretendono di restaurare la gloria del popolo ebraico. Il viaggio in barca è figura della missione tra i pagani (4 , 3 5 Lett.). Gesù invia i discepoli a Betsaida, sulla riva nord del lago, oltre il Giordano, fuori dei confini di Israele56• Dinanzi all'insuccesso del primo invio (6,30-33) e l'incomprensione del messaggio che han no appena mostrato, devono ora andare direttamente in territorio non ebraico (cfr. 4,35-5, 1 ) per vedere se si aprono all'universalità del messaggio e della missione. Gesù congederà la moltitudine, la cui unica reazione è stata quel la di raccogliere gli avanzi di pane per continuare la distribuzio ne: coloro che hanno lo Spirito non interpretano la figura di Gesù come quella di un leader politico. All'inizio dell'episodio la molti tudine si era radunata per trovare il gruppo (cfr. 6,33), identifican do la posizione di Gesù con quella che i discepoli avevano propo sto nella loro attività. Tuttavia, come allora Gesù aveva accolto la moltitudine da solo per insegnare (6,34), così ora da solo vuole congedarla, una volta messo in pratica il contenuto del suo inse gnamento.
54 Cfr. Gundry, 3 3 5 : «obbligò» , verbo forte che implica che agiscono contro la loro
volontà. 55 Gundry, 339: Tra altri, Lane, 234s pensa che Gesù obbligò bruscamente i disce
poli ad andarsene perché non attizzassero il fuoco di una rivolta messianica (cfr. C.H. Dodd, Historical Traditimi , 2 1 2-2 1 6). Senza tenere in conto ciò che accaduto a Cafarnao ( 1 .32-38), Gundry, 339, da parte sua pensa che, dato che Mc non sug gerisce una rivolta e neppure un entusiasmo messianico, egli voglia solo enfatiz zare la separazione per dare rilievo all'incontro successivo. 56 Cfr. Mazzucco, E voleva oltrepassarli», 324. , Moule, 62; «la quarta vigilia>> , secon do l'uso romano di dividere la notte in quattro vigilie o veglie (cfr. 1 3 ,3Sb); questa divisione era di origine militare, venne però adottata nel la vita civile, cfr. Lagrange, 1 73 . Gli ebrei e i greci la dividevano in tre parti (cfr. Le 1 2 ,38); cfr. Bauer, s. v . , 4; Taylor, 386, Gnilka, I, 268; Mateos, Marcos 1 3 , par. 584; Gundry, 340. I.:ultimo quarto o vigilia della notte an dava dalle tre alle sei del mattino. - andò verso di loro, gr. erkhetai pros autous, pres . storico. - camminando sul mare, gr. peripaton epi tes thalasses; epi con accusat. o genit. (class . , gen. o dat. ) , cfr. Mt 1 4 , 2 5 , accusat.; 1 4 , 2 8 , genit.; Blass, 233, 1 ; Moule, 49-50. Con verbo statico, epi + genit. significa «accanto a>> (cfr. Gv 2 1 , 1 ; At. 6,23). - con l'intenzione di, gr. kai ethelen [parelthein autous]; secondo Swete, 1 3 8 , che cita Burton, 12 e Plummer, 1 76, imperfetto di conato, cfr. Gun dry, 386. Per la costruzione dell'infinito con thelo , cfr. Robertson, 400. I.:interpretazione di thel6 con il significato di mellein (cfr. Liddell-Scott Jones, ethelo, Il, l ; Lagrange, 1 74s; Taylor, 383, Cranfield, Mark, 226) che si trova in alcuni autori classici non compare nel NT; cfr. Snoy, « Mare 6,48: " . . . et il voulait les dépasser" » , 348s. Secondo Denis, « La marche sur les eaux>> , 23 3-247, c'è una sfumatura tra thelo e boulomai: il primo indi cherebbe soprattutto il desiderio, l'intenzione; il secondo, la decisione ri flettuta; cfr. Mazzucco, «E voleva oltrepassarli>> , 3 1 3ss. - passare accanto, gr. parelthein autous; parerkhomai, cfr. 1 3 ,30.3 1 ; 1 4 , 3 5 ; senza complemento può significare « andare verso>> , «raggiungere>> , cfr. Le 1 2 , 37; 1 7 ,7; At 24,7, però qui regge accusativo di persona (caso unico nel NT), costruzione che si trova nei LXX con il significato di «passare accanto a qualcuno senza fermarsi >> , cfr. Dt 2 . 8 ; Gb 9, 1 1 ; acquista sfuma ture diverse secondo i contesti, per es. Gn 1 8 , 1 3 e Is 33,22: «passare ac canto a qualcuno senza fargli caso>> , «passare discosto>> , «disinteressar sÌ» , «abbandonare >> ; Am 7,8 e 8,2 (metaf.) : «trascurare>> , ; Gb 1 4, 1 6 e Sir 1 4 , 1 4 (metaf.) : «dimenticare qualcosa>> , « non accorgersi di qualcosa>> ; Snoy, art. cit . , 3 50s, traduce: «et il voulait passer à còté d'eux>> ou «les dépasser»; cfr. Mazzucco, art. cit., 3 1 7 . Cfr. il doppio uso di parel thein in Es 3 3 ,22: henika d'an parelthe mou he doxa . . . , heos an parelthO. 49 però , gr. de, che indica contrasto, cfr. Gundry, 386. - vedendolo, gr. idontes, participio con valore temporale. Si noti l'inver sione dei termini: peripaton epi tes thalasses (v. 48), ed epi tes thalasses peripatounta (v. 49); cfr. Gundry, 336. - che fosse una apparizione, gr. hoti phantasma estin, conserva il tempo del discorso diretto, Robertson, 1 029; phantasma , « apparizione, spettro, fantasma>> . - cominciarono a gridare, gr. kai anekraxan, aor. incoativo; anakrazo, solo qui e in l ,23, con soggetto il posseduto della sinagoga. SO si erano spaventati, gr. etarakhthesan, da tarasso, med.-pass . : « essere spaventati, eccitati, alterati, turbati>> , determinato dal contesto; cfr. Le 24,38 e l Pt 3 , 1 4 , che confermano il significato «essere spaventati, terro rizzati>> , Taylor 386s. Qui, aor. ingressivo di stato: «spaventarsi, terroriz zarsÌ>> , Zorell, Bauer, s. v. , 2 .
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6,47-53. Traversata. Gesù cammina sul mare
- Ma egli, gr. ho de, costruzione awersativa. - parlò . . . loro, gr. elalesen met ' auton, costr. semitica com 'am (solo qui in Mc); in class., dativo o pros, Blass, 227; usata nell'AT per il discorso di Dio a uomini: Gn 3 5 , 1 3 . 1 4 . 1 5 ; Nm 1 1 , 1 7 ; Gdc 6, 1 7. Doppio verbo di dizione in tempo finito (solo qui in Mc), cfr. 7,28; 8, 33; 1 0,47; 1 1 , 1 7; 1 4 ,6 1 ; Rei ser, 1 32 . - dicendo, gr. kei [egei autois, pres. storico; s i noti i l cambiamento rispet to all'aor. elalesen, cfr. Gundry, 336. - Coraggio, sono io, non temete, gr. tharseite, ego eimi, me phobeiste, pa ratassi asindetica in relazione causale, Reiser, 1 4 3 , 1 4 5 ; cfr. tharsei, 1 0,49; Es 14, 1 3 ; 20,20; Sof 3 , 1 6 ; ego eimi, 1 3 , 6 ; 14,62; in bocca di Dio, Es 3 , 14; Dt 32,29; Is 4 1 ,4; 43, 1 0; 52,6; me phobeisthe, negazione con part. pres . , d i interruzione; cfr. Mateos, El Aspecto, par. 1 27; cfr. 5 ,3 6; Gn 1 5 , 1 (Dio ad Abramo); Gs 8 , 1 (Dio a Giosuè); Dn 1 0, 1 2 . 1 9 (il personaggio celeste a Daniele); Tb 1 2 , 1 7 (l'angelo) . 5 1 Salì, gr. anebe (cfr. v. 48: embenai ); i l termine del movimento non è più la barca bensì i discepoli (pros autous), Gundry, 34 1 . anabaino , > , classico (Omero, Tue, IV, 44 ) , Taylor, 387. - il vento cessò, gr. ekopasen ho anemos, cfr. 4,39. - il loro stupore era enorme, gr. , lian [ek perissou] en heautois existanto; existemi, cfr. 2 , 1 2 ; 3 ,2 1 ; 5 ,42, denota «essere fuori sé>> , per aver perso il giudizio ( 3 , 2 1 ) o causa dello stupore o della confusione ( 2 , 1 2 ; 5 ,42; 6 , 5 1 ) ; alcuni codd. aggiungono kai ethaumazon (cfr. At 2,7 ) che viene omesso in Nestle-Aland e The Greek NT; la variante ek perissou, in altri codd. pe rissos, è dubbia; en heautois, «dentro di essi » , è una indicazione di inte riorizzazione che precisa il significato di existamai; l'imperf. existanto è successivo rispetto all'aor. ekopasen , e indica uno stato che inizia e con tinua, cfr. Mateos, «El imperfectO >> , par. 53. Snoy, «La rédaction marcien ne>>, 44 1 , seguendo molti altri autori, propone di tradurre ek perissou con «smisuratamente>> , «eccessivamente>> , con una sfumatura peggiorativa. Si noti la forte enfasi mostrata dalla collocazione dei tre complementi (lian ek perissou en heautois) prima del verbo; cfr. Gundry, 337. 52 in occasione dell'episodio dei pani, gr. epi tois artois, dove epi + dat. oscilla tra tempo ed occasione. Robertson, 604; epi + dat. con significato casuale: 1 ,22; 3 , 5 ; 1 0,22 .24; 1 1 , 1 8 ; 1 2 , 1 7, cfr. Gundry, 338; con senso lo cale, 6 , 5 5 . - anzi, gr. alla (Nestle-Aland); l. v. [en] gar, cfr. Gundry, 3 3 8 . - la loro mente, gr. auton h e kardia (cfr. 3 , 5 ) , singolare distributivo, semitismo, Zerwick, par. 8; Moulton-Turner, III, 23; possessivo in posizione enfatica. kardia denota l'interiorità dell'uomo (l'animo: intelligenza, vo lontà, sentimento) in quanto statica e si costruisce con tempi di durata; nella fattispecie si riferisce in primo luogo alla mente o intelligenza, giac ché si tratta dell'incomprensione dei discepoli (cfr. 3 , 5 ) ; cfr. Snoy, «La rédaction marcienne>> , 449s, 454s. - continuava ad essere offuscata , gr. en peporomene, con riferimento alla situazione precedente; partic. pf. passivo . di poroo, indurire, nel NT solo metaf. : « essere offuscato/ostinato/caparbio >> , Zorell, Bauer, s.v., cfr. 3 , 5 , porosis; cfr. Taylor, 387s; Gnilka, Die Verstockung, 3 2 ; Snoy, art. cit . , 45 1 456. 53 Traversarono, toccarono terra a Genesaret, gr. kai diaperasantes epi ten gen elthon eis Genesaret, cfr. 5 ,2 1 ; può anche essere usata questa punteg giatura: «traversarono fino a toccare terra, giunsero a Genesaret>> .
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- attraccarono, gr. prosòrmisthesan, unica volta nel greco biblico, cfr. La grange, 1 77 .
DELIM ITAZIONE, CONTEN UTO E DIVI SIONE L'inizio della pericope viene segnato dai nuovi dati cronologici e topici in 6,47 («venuta la sera » , , «a terra>> ) . La fine, dalla fine del viaggio e dall'ormeggio della barca (6,53). Un'inclusione verbale de limita la pericope (v.47: epi ten gen; v. 5 3 : eis ten gen ). L'episodio è in parallelo con la traversata precedente (4,3 5 -5 , 1 ), infatti entrambe vengono collocate prima di un viaggio in terra pagana, il pri mo di fatto (Gerasa), il secondo nelle intenzioni (Betsaida). C'è anche una chiara connessione: la prima traversata finiva con una domanda dei di scepoli: «Ma allora, chi è costui che perfino il mare e il vento gli obbedi scono?>> . Ora Gesù vuole rispondere a questa domanda. Pertanto il moti vo centrale della pericope è la manifestazione di Gesù ai discepoli: il fine è quello di vincere il loro attaccamento alla tradizione ebraica, che ha im pedito loro di capire l'episodio dei pani; egli mostra loro apertamente la sua condizione di Uomo-Dio per far intendere l'autorità divina del suo messaggio. Essi, tuttavia, non riescono a cogliere il senso della sua ma nifestazione e insistono nei loro principi giudaizzanti. Dopo l'esposizione della situazione (v. 47), Mc narra le difficoltà incon trate dai discepoli nel compiere l'ordine di Gesù (dirigersi verso Betsai da, fuori del territorio giudeo), a causa del vento contrario. Gesù si awi cina loro camminando sul mare, ma essi non lo riconoscono, lo conside rano un essere irreale e ne hanno paura. La salita di Gesù sulla barca e il cessare del vento sono causa di stupore tra i discepoli; ma ciò non cambia il loro pensiero, come preteso da Gesù. Non arrivano a Betsaida, in territorio pagano, ma a Genesaret, ia terri torio giudeo. La pericope può dividersi cosi : 6,47: Situazione di Gesù e dei discepoli. 6,48-52: Gesù manifesta la sua condizione divina ai discepoli. 6,53: Arrivo a Genesaret.
I N D ICAZION I P E R L' I NTE R P R ETAZIONE l . Come nella prima traversata (4,35-5 , 1 ) non appare nella pericope il nome di Gesù né il riferimento > . 2 . «Venuta la sera>> (v. 47); il buio è figura della mancanza di compren sione (cfr. 1 ,32 Lett. ; 4,35 Lett.). 3 . La barca (v. 4 7 : en mesò tes thalasses) ; cfr. il pas saggio del mar Rosso: Es 1 4 , 1 6 . 2 2 . 2 3 : eis meson tes thalasses ; Es 1 4,29: il popolo d'Israele camminò en mesò tes thalasses; Ne 9, 1 1 : pas sarono en mesò tes thalasses. 4. > (v. 47) (in gr. con l'articolo) può essere un'allusione alla ter ra promessa. 5. Il fatto che Gesù «veda» a gran distanza e in mezzo al buio la fatica dei discepoli (v. 48) è un dato storicamente inverosimile.
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6 . > (v. 48: basanizomenous), pure in forma verbale nell'epi sodio del geraseno (5,7). 7 . Il vento (v. 48) era, nel corso della prima traversata (4,37.39), figura di uno spirito contrario al messaggio universalista di Gesù. 8. Nella prima traversata (4,35-5 1 ) il vento causava alte ondate che met tevano a rischio la barca. In questa, invece, l'ostacolo per avanzare è solo il vento contrario (v. 48); non c� sono né tempesta né pericolo. 9. «andò verso di loro>> (v. 48), in gr. , presente storico (erkhetai). 1 0. «camminare sul mare>> (v. 48) appare in Gb 9,8 come sola prerogati va di Dio; cfr. Sal 77/76, 1 9 (LXX). 1 1 . «con l'intenzione di passare accantO>> (v. 48: kai ethelen parelthein au tous) , cfr. Es 33,22 nella manifestazione di Dio a Mosè. 1 2 . Il verbo «gridare>> (v. 49: anakrazo) , in Mc solo qui e in 1 ,2 3 , dove vie ne applicato allo spirito immondo. 1 3 . «parlare con >> (v. SO), costruzione non usuale in greco (nota fil.), usa ta però con una certa consuetudine nell'AT quando Dio si rivolge agli uomini: Gn 3 5 , 1 3 . 1 4 . 1 5 (a Giacobbe); Nm 1 1 , 1 7 (a Mosè); Gdc 6 , 1 7 (a Gedeone). 14. «dicendo >> (v. 50), in greco, pres. storico (legei). 1 5 . «Coraggio>> (v. SO), cfr. Es 14, 1 3 ; 20,20 (Mosè al popolo); Sof 3 , 1 6 (Dio a Gerusalemme: «Abbi coraggio . . . che le tue mani/braccia non si in deboliscano>> «non avvilirti>> ) . 1 6 . « Sono io>> (v. SO), formula che nell'AT viene messa sulle labbra d i Dio: Es 3 , 1 4 ; Dt 32,39; Is 4 1 ,4 ; 43 , 1 0; 52,6. 17. « non temere/temete>> (v. SO), in testi teofanici o di rivelazione divina: Gn 1 5 , 1 ; Gs 8 , 1 ; Dn 1 0, 1 2 . 1 9; Tob 1 2 , 1 7. 1 8 . « il vento cessÒ >> (v. 5 1 ) , frase identica a quella di 4,39. 1 9. L'offuscamento dei discepoli (v. 52) ricorda quella dei farisei in 3 , 5 . =
LETTU RA Situazione di Gesù e dei discepoli
4 7 Venuta la sera la barca stava in mezzo al mare ed egli era solo a terra. Lespressione iniziale, «venuta la sera>> , che indica il momento in cui si colloca l'episodio, è apparsa già due volte nel vangelo: in 1 ,32, come introduzione alle guarigioni a Cafarnao, e in 4 , 3 5 , du rante la prima traversata. Come è stato spiegato in questi passi, il senso dell'espressione va oltre la semplice cronologia; il buio che prevale dopo il tramonto (cfr. 1 , 32 Lett.) le conferisce un senso fi gurato: come in 4,35 (cfr. Lett.), significa qui l'incomprensione dei discepoli che sono sulla barca, fatto che sarà affermato esplicita mente alla fine della pericope (v. 52) 1 • La disposizione dei disce-
1 Per Pesch, I, 560, il farsi sera si presenta come il tempo dell'oscurità pericolosa; la barca si trova «in mezzo al mare>>, alla mercé della minacciosa potenza del caos, del vento contrario.
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poli all'inizio di questa traversata è la stessa che Mc ha descritto nella prima. Gesù e i suoi sono divisi, senza contatto, per iniziativa di Gesù2• Egli ha voluto allontanarli dalla folla e li ha inviati da soli alla vol ta di Betsaida; vuole farli uscire da Israele e inviarli in territorio non giudeo. L"espressione « in mezzo al mare » , che si usa nel con testo dell'esodo dall'Egitto (Es 1 4 , 1 6.22.23.29; Ne 9, 1 1 ), indica il fatto che Gesù pretende liberare i discepoli da una situazione di oppressione, in questo caso dall'oppressione ideologica che eser cita su di loro la società ebraica e che è causa della loro incom prensione nei riguardi del suo messaggio. Uscire dal territorio giu daico equivale a uscire dalle categorie dell'ebraismo. Nella prima traversata (4,35-5 , 1 ) , dal territorio giudaico a Gerasa, i discepoli sparirono dalla scena appena sbarcati e agì solo Gesù. Successi vamente Gesù li aveva inviati in un territorio di popolazione mi sta, senza dubbio la Galilea, ma essi si era dedicati solamente agli ebrei (cfr. 6,7- 1 3) . Adesso vuole ancora che escano dall'ambiente ebraico e ne affrontino un altro totalmente pagano, ma questo eso do viene interrotto («la barca stava in mezzo al mare » ) , sospeso, senza efficacia. L"intenzione di Gesù per il momento fallisce . Mc pone in risalto il contrasto: Gesù è «solo a terra» (così nel te sto greco), figura della definitiva terra promessa, la nuova realtà terrena e celeste ( > o « tormentandosi>> (cioè, ), sottolinea la difficoltà dei discepoli; inoltre, maggiore è la forza del vento più risalta, secondo Gundry, la condizione divina di Gesù quando questo cessa. • Cfr. Gundry, 3 3 5 : i discepoli hanno remato quasi tutta la notte senza riuscire ad avanzare. Per Taylor, 3 8 5 , l'espressione en meso tes thalasses non viene usata in senso geografico (così in Weiss, 1 04) ma è in opposizione al luogo ove rimase Gesù. Deduce che la barca non si trovava lontana dalla riva. Non dà sufficiente valore alle allusioni al libro dell'Esodo. 7 Cfr. Taylor, 382. 5 Gundry, 3 3 5 : L'uso di
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divideva in quattro (cfr. 1 3 , 3 5)8• Mc indica che Gesù si avvicina ai discepoli > o qualcosa di simile), colloca la scena nel contesto della missione pagana, in consonanza con la destinazione indicata da Gesù, Bet saida. Nell'AT, «camminare sul mare>> veniva considerato tipico ed esclu sivo di Dio (Gb 9,8 LXX: « Solo lui ha dispiegato i cieli e cammina sul mare come sulla terra ferma>>9; cfr. Sal 77/76, 1 9 LXX: «Il tuo cammino sta nel mare e i tuoi sentieri nell'oceano; le tue orme non si possono conoscere>> ) . Gesù mostrerà la sua condizione divina ai discepoli10, perché essi abbandonino finalmente le categorie del l'ebraismo e accettino il suo messaggio. All'autorità divina che essi attribuiscono all'insegnamento che hanno ricevuto nella sinagoga e agli ideali ebraici, Gesù oppone la vera autorità divina, la sua, per cercare di vedere se riesce a far loro accettare l'ideale univer salista di Dio. Questo è stato il contenuto della sua preghiera « sul monte >> (6,46). Gesù desidera che «coloro cui egli voleva bene>> (3 , 1 3 ) comprendano il segreto del regno di Dio (4, 1 1 ) . Gesù « andò verso di loro >> 1 1 • Il presente storico che l'evangelista usa (lett. «Va verso di lorO>> ) indica che Gesù non abbandona i se guaci che, aggrappati a certe ideologie, non riescono ad ammette re l'autorità divina del suo messaggio. Come segno del suo amo re, sarà disposto in qualunque occasione a dare prove della sua qualità di Uomo-Dio. La frase successiva: «con l'intenzione di passare accanto >> , che si ispira a Es 34,6: «e il Signore passò davanti a lui (Mosè)>> 12, sotto linea il carattere divino della manifestazione di Gesù. Ma c'è una differenza: in Es 33,22 viene esposto anticipatamente come sarà la manifestazione divina a Mosè: « Quando passerà la mia gloria,
8 Cfr. Lagrange, 1 73 ; Schreiber, Theologie des Vertrauens, 92; Taylor, 632; Pesch, Naherwartungen, 200s; Gnilka, II, 2 1 0; Rigaux, « La seconde venue•, 1 85; Mann, Mark, 305; Delling, nyx, 1 1 1 7. 9 Uno studio sul testo di Gb 9,8b nei LXX, in ebraico e nel Targum di Gb, in Heil.
Jesus Walking on the Sea , 4 1 -43.
10 Gundry, 336: solo un essere divino può camminare sull'acqua, cfr. Gb 9,8; 3 8 , 1 6 ; Sal 77,20/ 1 9; Sir 24,5-6, della Sapienza; Kratz, Rettunswunder, 1 09- 1 1 3 . Reitzen stein, Hellenistische Wundererziilungen , 1 2 5 esamina passi del greco extrabiblico e della letteratura latina; cfr. Gnilka, l, 269. Gundry, ibid. : «voleva• indica l'inten zione di Gesù di presentarsi come un essere divino; continua il tema della teofania. Brown, Indian and Christian Miracles, 3-29, 53-7 1 sosteneva già nel 1 92 8 che il racconto era stato preso dall'India. Su questa linea nota Pesch, l, 5 6 1 che l o stesso fatto viene narrato d i Buddha. Ma, Gundry, 3 4 0 precisa che non s i dice mai che Buddha camminasse sull'acqua, m a che l'avrebbe attraversata volan do o che fosse scomparso da una riva per riapparire poi sull'altra. 11 Secondo Pesch, l, 569, erkhomai ha qui un accento epifanico. 12 Per il testo di Es 34,6 e la sua applicazione a Mc, cfr. Heil, Jesus Walking on the Sea , 69-72.
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mare
ti metterò nella fenditura della roccia e ti coprirò con la mia pal ma fino a quando sarò passato; quando ritirerò la mano potrai ve dere la mia spalla, ma il mio volto non lo vedrai>> 13• Vale a dire, la rivelazione di Dio a Mosè fu parziale, il suo volto gli venne nasco sto; qui Gesù non nasconderà se stesso ai discepoli, vuole che lo vedano passare e che la manifestazione sia completa14• 49-SOa Essi, però, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse una apparizione e cominciarono a gridare, perché tutti lo ave vano visto e si erano spaventati. Già nella precedente traversata Gesù, calmando il vento ed il mare, aveva manifestato la sua condizione divina, ma i discepoli aveva no mostrato resistenza nel comprendere (4,4 1 Lett.). Neppure ora entra nella loro testa che un uomo possieda questa condizione, in fatti questa era un'idea contraria alla tradizione del giudaismo, che, insistendo sulla trascendenza divina, aveva scavato un abisso tra Dio e l'uomo 15• Pertanto interpretano spontaneamente il fatto come qualcosa di irreale, una apparizione o uno spettro che an nuncia disgrazia («grida» )16• Riconoscono Gesù ( «vedendolo» ), ma, per loro un Uomo-Dio non può essere altro che un'illusione 17• Questo modo di reagire impedisce ai discepoli di cogliere la ma nifestazione di Gesù, che voleva affinché riconoscesse ro la sua condizione divina. Hanno elementi più che sufficienti per coglierla, ma non l'accettano.
13 Cfr. Gundry, 336, 34 1 . « Passare al largo» indica nelle teofanie dell'AT una esten sione della divinità: Es 3 3 , 1 9 . 2 2 ; 34,5-6; 4/Re 23,3-4 LXX; 113 Re 1 9, 1 1 ; Gb 9,8. 1 1 LXX; Am 7,8; 8,2; Dn 1 2 , 1 LXX; cfr. Gnilka, l, 269; Schnackenburg, Marcos, I, 1 69- 1 7 1 ; Pérez Herrero, Marcos, 1 54; Pronzato, Marcos, l, 334s; Mally, Marcos, 96s; Lentzen-Deis, Marcos, 2 1 6s; Mazzucco, , e si dice che « mangiano» (esthiousin), al presente storico, che può essere di consuetudine o iterativo. Cuvillier, «Tradition et rédaction en Mare 7: 1 ,2 3 » : La menzione di «al cuni discepoli» indica la controversia tra la sinagoga e un gruppo specifico del nascente cristianesimo; cfr. Lambrecht. art. cit. , 73. 20 Schmid, Marcos, 1 95 : Le disposizioni di Es 30, 1 7ss circa il lavaggio delle m'ani avevano valore solo per i sacerdoti di turno nelle funzioni del culto, non per la loro vita privata. I.:estensione dell'obbligo ai secolari e per ogni pasto, attribuita dalla tradizione rabbinica a Hillel e Shammai, si spiega mediante il precetto della be nedizione prima d'ogni pasto, il che lo trasformava in un atto di culto. 21 Cfr. Pesch, I, 575: è un caso particolare di tutto un mondo che espone il giudeo alla minaccia di fargli infrangere il suo rapporto con Dio. Anzitutto si deve affermare la separazione, staccarsi da ciò che è quotidiano, poi mangiare28•
27 Il lavaggio delle mani si realizzava con un doppio versamento di acqua, detto
la prima e la seconda acqua. Per versare l'acqua si utilizzava un recipiente; era proibito utilizzare il cavo della mano. Si poteva lasciare scorrere l'acqua contem poraneamente su entrambe le mani oppure su una e successivamente sull'altra. In questo secondo caso si raccomandava precauzione, affinché la mano pura non fosse di nuovo resa impura dall'altra. I.:acqua che si utilizzava doveva naturalmen te essere pulita/pura e non essere stata utilizzata per nessun'altra faccenda; cfr. Meyer, katharos, 424. I.: acqua che gocciolava dalle mani si raccoglieva in un reci piente o si lasciava cadere in terra. Affinché le mani raggiungessero una reale pu rezza rituale mediante il lavaggio, bisognava fare attenzione particolare alle se guenti caratteristiche: l ) nel primo lavaggio non si doveva tenere in mano nulla che potesse impedire che l'acqua arrivasse a qualche luogo della mano stessa; 2) colui che si lava o si fa lavare le mani deve accompagnare il lavaggio con l'inten zione; 3) teoricamente l'impurità della mano arriva fino al polso. La prima acqua che si getta sulla mano toglie l'impurità della mano, ma l'acqua stessa resta im pura; il secondo getto non purifica la mano, che già è pura, ma soprattutto i resti della prima acqua che sono rimasti sulla mano, però soltanto fino al polso, non più in alto. Da ciò si deduce che la prima acqua doveva scorrere per tutta la mano fino al polso, altrimenti la mano sarebbe rimasta impura. Nel caso in cui la pri ma acqua passasse dal polso fino all'avambraccio, poteva succedere che il secon do getto, se aveva superato il polso, potesse ricadere sulla mano già pura renden dola di nuovo impura. Per impedire ciò, si raccomandava di tenere, durante il la vaggio, le mani con la punta delle dita rivolta verso l'alto, cosicché il polso rima nesse in basso. Le mani dovevano essere mantenute in tale posizione fino al mo mento di asciugarle, dopo il secondo lavaggio. Cfr. Strack-B., I, 698s; Taylor, 397s; Cohen, Talmud, 290s. 28 Alcune massime di rabbini: « Chi mangia il pane senza lavarsi le mani è come chi sta accanto a una prostituta» (Sota, 4b; Cohen, Talmud, 290; Strack-B ., l, 703). «La persona che disdegna di lavarsi le mani prima del pasto deve essere scomu nicata» (Berakot, 47b; Cohen 2 9 1) . R. Aqiba avrebbe preferito m orire piuttosto che mangiare senza lavarsi le mani (Erubim , 2 1 b; Bonsirven, 774). Gnilka, I, 280: Tan to gli esseni che i farisei si sforzavano per estendere ai laici gli usi e costumi sa cerdotali. Nella Mishna, dodici trattati (tutta l'ultima parte) sono dedicati a que stioni di purezza. I precetti minimi racchiudevano il pensiero e l'azione dell'uo mo religioso, per quanto non mancavano coloro che insistevano sul fatto che la purezza morale era più importante di quella rituale. La purezza dei !eviti doveva essere simbolo della purezza morale, perciò i profeti si videro costretti frequente mente a mettere in discussione l'esigenza !evitica della purezza esterna. Gesù con tinua la linea dei profeti. Cfr. Meyer, katharos, 425s.
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7, 1 ·23. Trittico centrale
Per il fariseo, il lavacro elimina l'impurità che si sia potuta con trarre; colui che non lo mette in atto, non apprezza la propria ap partenenza al popolo « santo>> . Si noti che, quando si parla del lavaggio dei farisei, il testo non dice che non mangino « il pane>> ovvero senza la varsi, poiché si tratta dell'alimento materiale. Ciò conferma il dop pio senso, materiale e figurato, dell'azione dei discepoli, i quali, senza lavarsi, mangiano « i pani>> . La pratica che i farisei si impongono è stata trasmessa dagli « ante nati>> o anziani, cioè da rabbini di prestigio, i dottori della Legge29; appartiene alla tradizione orale, alla quale essi > , cioè la professano con una fedeltà a oltranza, intransigente e osti nata; in essa trovano sicurezza e da essa dipende la loro identità. Per i farisei non c'era differenza tra un precetto della Legge e una prescrizione della tradizione. Di fatto l'opinione corrente tra di essi affermava che le tradizioni orali erano state rivelate da Dio a Mosè sul Sinai, come interpretazioni della Legge scritta; erano state tra smesse, insieme alla Legge, prima a Giosuè e ai capi successivi; più tardi, da uno scriba all'altro. Gli scribi ne erano i depositari30• Il col legamento tra Mosè e costoro (gli scribi della Legge) fu rappresen tato dai profeti, che gli scribi consideravano prima di tutto come interpreti della Legge sulla base di questa tradizione. I precetti del la tradizione non solo avevano il medesimo valore che quelli scrit ti, ma addirittura maggiore, fino al punto che una trasgressione alla Torah era considerata meno grave di una alla tradizione3 1 • 4 . . e, ciò che portano dal mercato, se non lo mettono a bagno non lo mangiano; e vi sono molte altre cose alle quali si aggrappano per tradizione, come purificare piatti, bricchi e pentole ) . .
Mc descrive i l contenuto d i altre tradizioni, relative anch'esse al l'ambito del cibo, alle quali > si attengono, che conside rano inviolabili. Dopo la purificazione delle mani devono purifi care > , le vivande, immergendole in acqua, per la eventualità che il contatto con altre persone oppure oggetti abbia a esse trasmesso impurità.
29 Pesch, I, 5 7 7 nota 9: A proposito di presbyteroi al tempo del Sinai, cfr. Nm
1 1 , 1 6s.24s; Dt 32,7; Gs 24,3 1 . Più tardi vengono chiamati così anche gli scribi or dinati, che si occupano della tradizione; cfr. Bornkamm, presbyteros, 660s. 30 cfr. Berakoth 1 ,3; Bonsirven, Textes rabbinique, 397, p. 92: Alla fine del I sec. d.C., per i giudei la Scrittura, la Mishna, il Midrash, gli Halakot e gli Haggadot avevano tutti lo stesso valore ed erano ugualmente vincolanti (cfr. Sifré Dt 33,3 334; Baba Qama 4b24; Strack-B ., N, 3 6 1 ), forse perché gli scribi, considerandosi successori dei profeti, si arrogavano il diritto di sospendere, interpretare é abolire la Legge scritta: Anche a Qumran, insieme con la Legge di Mosè c'erano tradizioni sacerdo tali-sadducee che il candidato doveva promettere di seguire ( l QS 5,8s; IQSa l , l ss). 3 1 Cfr. Leipoldt-Grundmann, El mundo del NT, I, 288.
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7, 1 - 1 3 . Il profano. Gesù rifiuta le tradizioni
Infine, perfino gli utensili di cucina (piatti, bricchi e pentole), an che se, stando in casa, non sono stati toccati da altri . Portano in tal modo la scrupolosità e la minuziosità a limiti estremi. Bisogna prendere precauzioni per tutto quanto può avere relazione con i pasti, perché essi rappresentano la penetrazione del mondo ester no nell'uomo e, per costoro, il mondo è sporco. Il cibo, che garan tisce la vita, si vede costantemente minacciato dal contatto con la sporcizia32• La tradizione regola le relazioni con l'esterno; non la scia posto alla libertà né alla spontaneità33• Per la purificazione degli alimenti e degli utensili Mc usa termini (baptizò, baptismos tradotti con > , 50; Pesch, I, 579; Gundry, 350. Taylor, 396 rileva, inoltre, che molte parole del testo profetico sono degli hapax, o comunque poco frequenti in Mc: laos ( 1 4,2); kheilos; tima6 (7, 1 0; 1 0, 1 9); porro; apekh6 ( 1 4,4 1 ); maten; sebomai; didaskalia; entalma. 38 Schmid, Marcos, 1 96 : Quanto dice Isaia sulla pietà formale del popolo della sua epoca è, ad un tempo, una profezia indiretta della pietà farisaica, e così l'attacco di Gesù si converte in una continuazione della lotta dei profeti per il vero culto divino. 39 Pesch, I, 579: L'hypocrytes è in origine «l'empio, che con le proprie azioni si è allontanato da DiO >> (cfr. Wilkens, hypokrinomai, 563), il senza Dio, che non osser va la legge di Jahvé. Visto che sostiene di essere giusto e timoroso di Dio, anche se sotto questo velo pratica l'empietà, è ipocrita. Gundry, 3 6 1 : L'esistenza di un tea tro greco a Sefore, vicino Nazaret, accresce la possibilità che Gesù usi il termine hypocritai nel senso di «attori, teatranti » , preoccupati, innanzi tutto, della propria immagine pubblica di pietà. Cfr. Taylor, 396. 4° Cfr. Gundry, 35 1 . 4 1 Lambrecht, «Jesus and the Law>> , 5 1 , sottolinea che, all'inizio, il testo d i Isaia si riferisce al popolo, però che, a partire dal termine didaskontes si centra su quelli che esercitano l'insegnamento. 36 L'invettiva presenta una struttura a chiasmo:
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sempre della fedeltà a Dio, però la loro disposizione intima, che disprezza coloro che non seguono la loro interpretazione della Legge e che rifugge il contatto con la maggior parte del popolo e con i pagani, non può essere più lontana ( «lontano da me>>) dal l'idea del Dio ricco in misericordia e dal comandamento «amerai il prossimo tuo come te stesso•• (Lv 1 9, 1 8) . Questa discrepanza tra l'apparenza e la realtà intima è ciò che costituisce l'ipocrisia. Perciò la loro misericordia e la loro osservanza sono vuote, perché ciò che costoro propongono per onorare Dio non è ciò che Dio vuole; non è un cuore sincero e vicino a lui grazie all'amore verso tutti, ma un complesso di precetti e insegnamenti umani. La pie tà dei farisei non nasce da dentro, s'è trasformata in una abitudi ne rituale42• 8 «Lasciate il comandamento di Dio per aggrappa1 (v. 14) è stato usato l'ultima volta per i Dodici (6,7). 2 . «La folla>> (v. 14), con articolo anaforico, rinvia a vari passi preceden ti, cfr. 2 , 1 5 : «erano molti e lo seguivano >> ; 3,32a: «Una folla stava sedu ta intorno a lui»; 5,24b: «lo seguiva una gran folla che lo soffocava>> . 3 . Lavviso di Gesù (v. 1 5) : «Ascoltatemi tutti e intendete >> allude a 4, 1 2 : «perché . . . per quanto ascoltino non intendono >> . 4. Il pronome « tutti » (v. 1 5) fa riferimento ai due gruppi presenti, i di scepoli e la folla.
LETTU RA 1 4a
E convocando questa volta la folla disse loro :
«La folla» rappresenta il secondo gruppo di seguaci di Gesù, quelli che non vengono dal giudaismo 1 • Questo gruppo non è stato pre-
1 Questo passo contrasta con quelli precedenti in cui appaiono le folle: Gesù non le ha mai convocate né chiamate, esse sono andate spontaneamente da lui (2,4. 1 3 ; 3,7b-8: plethos poly; 3,20; 4, 1 ; 5 ,2 1 ; 6,3 3-34). Al contrario d i 3,22, qui non si tratta della convocazione di nemici, ma di seguaci: è una folla che risponde alla convo cazione e ascolta le parole di Gesù. Inoltre, l'avvertenza iniziale è in evidente re lazione con 4, 1 0- 1 2 , il che vuoi dire che il complesso formato dalla folla e dai di scepoli («tutti» ) è in grado di ascoltare e intendere, e si differenzia in tal modo da «quelli di fuori>> , incapaci di ciò in quanto non è stato loro comunicato il segreto del regno di Dio (4, 1 1 ) . Dunque, coloro che conoscono questo segreto e allo stes so tempo si distinguono dai Dodici/i discepoli, sono « quelli del gruppo intorno a lui>> (4, 1 0- 1 1 ) . Si deduce, pertanto, che la folla che appare qui, indica questo stes so gruppo, ovvero i seguaci non israeliti. Questa folla di seguaci appare suggerita già in 2, 1 5 : > alla critica alla legge scrit ta dell'AP . I n effetti Gesù espone i l nuovo principio affermando che ciò che allontana l'uomo da Dio non è l'esterno; l'uomo non viene estro messo dall'ambito divino a causa del contatto con realtà che si tro vano al di fuori di lui. Il mondo esterno non si presenta come ne mico dell'essere umano o come pericolo per la sua relazione con Dio; non è profano né trasmette impurità6• L'essere umano può essere aperto, senza alcun timore per il contatto o la vicinanza con cose o persone7•
4 Lagrange, 1 88: Gesù oppone l'ordine materiale all'ordine morale. Il significato
del primo membro è definito, per il lettore, dalla controversia precedente: ciò che l'uomo mangia non lo rende impuro, anche se non si lava le mani. Nel secondo membro la parte enigmatica è e alla « impurità>> ; bisogna riferire questi termini all'uomo stesso come totalità, alla sua dimensione periferica e a quella centrale, il suo cuore (v. 2 1 ). Secondo Lambrecht, «Jesus and the Law>>, 56, Gesù risponde con tali pa role alla domanda di 7 , 5 . Uno studio sul concetto di purezza rituale nell'AT e nel giudaismo, in Schmid, Marcos, 2 0 1 -204. 5 Cfr. Lambrecht, « Jesus and the Law>> , 74; Kiimmel, « Aiissere und innere Reinheit», 35-46; Ouesnell, The Mind of Mark, 93; Gundry, 354. 6 Schmid, Marcos, 1 98 : In questa frase, una delle più grandi di tutte le religioni (Montefiore) viene espresso il principio di ogni moralità. 7 Pesch, I, 589: La nuova versione data da Gesù dei concetti religiosi fondamen tali di «puro>> e « impuro>> è, dunque: non ciò che è esterno, che tocca l'uomo solo in superficie, può renderlo impuro, bensl quello che esce dal suo intimo, dal suo cuore malvagio (v. 2 1 ) . L'impurità non è connaturata all'uomo. Derret, «koinos » , 73: « L'insegnamento d i Gesù pare essere questo: il recipiente che è l'uomo, si fa
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7,14-15. Ciò che rende profano l'uomo
Dunque, nel momento in cui Gesù dichiara che non c'è nulla di esterno che di per sé possa rendere profano o impuro l'uomo, si mette contro la Legge scritta, annullando il fondamento delle pre scrizioni di purezza dell'AT8, e, di conseguenza, tutto quanto si ri ferisce alle proibizioni alimentari, segno di identità del popolo ebraico nei confronti dei pagani9• Tali osservanze e il significato di profano/impuro applicato alle persone, che impediva o rende va difficile trattare con esse, provocava l'isolamento del popolo ebraico. Gesù abbatte tutti i tabù relativi non solo agli alimenti, ma anche alle persone. In tal modo Gesù nega che l'appartenenza a Israele delimiti l'am bito del « santo» . In linea di principio, nulla è profano né si collo ca lontano da Dio; Dio si interessa di tutto quanto ha creato, in special modo dell'essere umano. Chiarisce così il «segreto del re gno di Dio» (4, 1 1 ), formula che sintetizza il progetto divino di dare la vita a tutti gli uomini, indipendentemente dalle differenze tra popoli, culture, religioni. Dio ama tutti gli esseri umani, il loro mondo e tutto quanto contribuisce al loro bene e aspira a farli cre scere affinché raggiungano il pieno sviluppo. L'essenza di tale «segreto» era stata spiegata mediante due episo di: quello del lebbroso ( 1 ,39-45 Lett.) e quello del paralitico (2, 1 1 3 Lett.). Nel primo Gesù aveva annullato la base della discrimi nazione religiosa di Israele, principio che si è spiegato nella peri cape precedente (7, 1 - 1 3), negando la necessità della purificazione dopo essere stati a contatto con una folla di giudei; in quello del paralitico aveva annunciato l'accettazione dei pagani nel Regno
(non impuro ma) profano (e pertanto inadatto a essere abitato dallo Spirito), non a cau �a di ciò che entra ( nello stomaco), bensì a causa di quello che esce (''dal cuore ) » . 8 Pesch, I , 589: L a prima metà dell'affermazione s i oppone alla Torah, che preve de realmente cose • impure» e che, pertanto, rendono impuri (Lv 1 1 - 1 5 ; Dt 1 4,3ss). Se veramente non c'è nessuna realtà esterna che possa separare l'uomo da Dio, si annulla il fondamento del codice di purezza levitico. Bisogna riconoscere la vera impurità in ciò che l'uomo dice e fa; Gnilka, l, 284. Per le leggi sugli alimenti nel l'AT, cfr. Lv 1 1 ; Dt 1 4,3-2 1 ; cfr. Dn 1 , 5 . 8 - 1 6 ; Est 1 4, 1 7; Tb 1 , 1 0- 1 2 ; Gdt 1 0, 5 ; 1 1 , 1 2 ; 1 2 , 1 -2 ; 1 Mac 1 , 62-63; 2Mac 6,5 . 1 8-3 1 ; 7, 1 8-28; 7, 1 -2 .42; Gundry, 3 5 4 . Cfr. Lamb recht, •Jesus and the Law>> , 76s: I:affermazione di Gesù si oppone alla Torah. Il Gesù storico era contemporaneamente anti-Torah (Legge) e anti-halaka (tradizio ne); Schmid, Marcus, 1 98 : Con questa frase Gesù attacca, continuando la predi cazione dei profeti (cfr. Am 5,2 1 ss; Is 1 , 1 1 ss; 58, 1 ss; Ger 7,2 1 ss), non solo la reli gione legata ai rituali e la morale dei farisei, ma perfino lo stesso AT (cfr. Lv 2 1 , 1 1 ; Nm 1 9, 1 1 ss). 9 Derret, •koinos >> , 71 e nota 8 : Le leggi sugli alimenti differenziavano i giudei dai pagani; questo era il loro obiettivo, cfr. Gn 43,32; Lv 20, 24-26; Os 9,3 (akatharta phagontai). Cfr. Belo, Mare, 1 99 : Con l'affermazione di Gesù, l'ultima frontiera tra ebrei e pagani viene cancellata. Pikaza, Marcos, 1 00s: Le leggi relative agli alimen ti differenziano il popolo ebraico dagli altri popoli della terra, visto che non pos sono condividere con essi la tavola o la famiglia. Laddove non devono rispettarsi i principi di separazione nei pasti, cadono le differenze tra ebrei e gentili; a que sto livello restano solo esseri umani; cfr. Bravo, Marcos, 1 50.
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7, 1-23. Trittico centrale
dopo la cancellazione del loro passato da peccatori e la comuni cazione della vita, e tale promessa si fonda sul principio enuncia to in questa pericope: nulla, né la sua origine etnica né la sua dot trina religiosa può rendere > dimostra che il versetto non conclude 8 , 1 -9, bensì inizia 8, 1 0-22a. Cod. D: anebe. - barca, gr. ploion, termine che appare in Mc 1 6/ 1 8 volte: una volta al sin golare indeterminato (4, 1 ), una al plurale indeterminato (4,36) ed il re sto al singolare determinato ( 1 , 1 9.20; 4,36 . 3 7 bis; 5,2. 1 8 . 2 1 [criticamen te dubbio] ; 6,32.45.47 . 5 1 .54; 8, 1 0 . 1 3 [criticamente dubbio]; 14). - direttamente, gr. euthys, in posizione iniziale, che però si riferisce al ver bo principale della frase (elthen), indicando l'immediatezza della narra zione, cfr. Mateos, «Euthys » , par. 5 1 . Cod. D: autos. - la regione, gr. ta mere, (solo qui in Mc, in luogo di ta horia, Gundry, 403), «le parti>> ; quando indica un territorio, «regione>> , «provincia>> , Bauer, me ros l g. l. v. ta horia D . - Dalmanuta, località non identificata, senza dubbio sulla riva occiden tale del lago. Per le letture varianti, cfr. Nestle-Aland 2 7 , Novum Testamen tum Graece . 1 1 Vennero , gr. exelthon ; Mc usa sempre exerkhomai per indicare la pro venienza o la meta del movimento o contemporaneamente entrambe le cose ( 1 ,25.26.28.29.35; 38,45; 2 , 1 2 . 1 3 ; 4,3; 5 , 2 . 8 . 1 3 .30; 6, 1 . 1 0. 1 2 .24.34.54; 7,29.30 . 3 1 ; 8 , 1 1 .27, ecc. ) . Solo qui e in 1 4,48 non c'è indicazione di luo go ( 1 4,48, di intenzione : syllabein me) e nessun altro verbo indica avvici namento a Gesù. - i farisei, gr. hai pharisaioi, articolo con valore di totalità, la fazione fa risea in quanto tale, cfr. 3 , 1 -7a; 7 , 1 ss . - discutere, gr. syzeteò, «discutere >> , > , Robertson, 94; Zerwick, par. 400; Mou le, 1 79 ; Blass, par. 454,5; l'espressione si trova in Gn 1 4, 2 3 ; Nm 1 4 , 3 0 ; (per rifiutare l'entrata nella terra promessa) ; 3 2 , 1 1 (id.); Dt 1 , 34 (id . ) 1 Sam/ 1 Re 3 , 1 4 ; 1 4 , 4 5 ; ecc . ; Sal 95/94, 1 1 ; 1 3 1 / 1 3 2 , 3 .4. dothesetai , forma passiva divina. Nel NT la costruzione con ei si trova solo qui e in Eb 3 , 1 1 ; 4 , 3 . 5 , citazio ni del salmo 9 5/94, 1 1 : « non accederanno mai alla mia quiete >> , Moulton Turner, III, 3 3 3 ; Doudna, l l Os; Lagrange, 207; cfr. Mt 1 2 . 3 9 ; 1 6 ,4; Le 1 1 ,29 (ou dothesetai). Tra i passi citati dell'AT solo nel Salmo 95/94 si met te in relazione la frase imprecativa con « questa generazione>> , concreta mente quella di Mosè, che fu infedele nel deserto (v. 1 0 ) . - [a questa] generazione, gr. [te] geneiì [taute], sempre dispregiativo : 8,38; 9, 1 9 ; 1 3 ,30; cfr. Mateos, Marcos 1 3 , parr. 5 1 5-5 1 7 . 1 3 s i imbarcò nuovamente, gr. palin embas, i n anafora rispetto a l v. 1 0 . I l cod. D aggiunge: eis t o ploion. - verso l'altra sponda , gr. eis to peran, cfr. 4,3 5 ; 5 , 1 .2 1 , verso la sponda orientale del lago/mare. 14 Si erano scordati, gr. epelathonto, da epilanthano (solo qui in Mc); nel contesto, l'aoristo equivale al trap. pross. italiano . Il cod. D aggiunge: hoi mathetai. - che un pane solo/eccetto che un solo pane, gr. ei me, spesso senza verbo, « eccetto » , «all'infuori di» , Blass, par. 376, 1 ; per la costruzione con ei me, Lagrange 207s cita Erodoto; cfr. Taylor, 43 1 . Uno studio della lettura va riante hena monon artin ekhontes, in Quesnell, The Mind of Mark, 242. 15 li stava ammonendo, gr. diestelleto , impf. progressivo; con hina e il congiuntivo, 5,43; 7,36; 9,9. - Guardate, attenzione a, gr. horate , blepete apo, asindeto tra imperativi, cfr. Mt 9,30; Mc 1 3 , 3 3 ; Blass, par. 467, 1 ; Reiser 1 53 . La costruzione ble pete apo è strutturata sulla tipologia phylassesthai apo (Sen Cyr, II, 3, 9), dato che blepo acquista il significato di fare attenzione, Lagrange, 208; cfr. 1 2 ,38; in Fil 3,2, con accusat. , tous kynas, ecc. Robertson, 47 1 , 577; Blass, par. 1 49, 1 ; non puro ebraismo, Reiser, 3 1 , 460. - lievito , gr. zyme (solo qui in Mc) . In senso proprio indica il lievito del pane (M t 1 3 ,3 3 ; Le 1 3 ,2 1 ) o il pane fermentato (Strack-B . , I, 728s); in sen so figurato, dispregiativo, si riferisce in generale all'ideologia o modo di pensare, altre volte ad atteggiamenti (Le 1 2 , 1 , ipocrisia) o dottrina (Mt 1 6, 6 . 1 1 ) . - gli erodiani, gr. ton herodianon (al posto d i Herodou), lett. var. comune nei secoli III e IV (P45 W D U ecc.), l'unica che è coerente con il signifi cato del passo (si tratta di appartenenti ad una ideologia) e con il conte sto del vangelo: cfr. 3,6; 1 2 , 1 3 .
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8 , 1 0-22a. Traversata. L'ideologia dei farisei e degli erodiani
1 6 Ma [essi], gr. kai avversativo, Reiser, 1 1 1 ; Gundry, 408. - stavano discutendo fra loro, gr. dielogizonto pros allelous, impf. di dura ta; dialogizomai, «parlare, conversare, dialogare>> (Bauer, s. v. 2); in sen so più forte: > , 9,34 (pros allelous ); 1 1 ,3 1 (pros heautous}, Taylor, 433. Gundry, 4 1 3 : dielogizonto si riferisce ad una discussione ra gionata, non ad uno scontro verbale (2,6.8; 1 1 ,3 1 }, però l'aggiunta pros allelous conferisce il senso di una discussione con forte scontro verbale e accuse reciproche (cfr. 9,34}. - perché non avevano pani, gr. hoti artous ouk ekhousin , con Greek NT e Nestle-Aland; per la variante hoti artous ouk ekhomen , in stile diretto, cfr. Metzger, Textual Comm . 98; ouk eikhan D. Secondo Gundry, 408, hoti può essere episegetico, interrogativo indiretto o diretto o esplicativo piutto sto che causale. In questo testo, comunque, introduce il motivo della di scussione. Il tempo della proposizione principale è al passato (dielogizon to}, quello della subordinata, al presente (ekhomen), in relazione con il punto di vista dei discepoli; cfr. Blass, par. 324. 17 Accortosi, gr. gnous, aoristo che indica l'inizio di una condizione in LexEst: « notare, rendersi conto di qualcosa>> ; Mateos, El Aspecto , par. 1 50. Numerosi codd. (Sin A C D W ed alrti) aggiungono ho Iesous. - disse loro, gr. legei autois , «dice loro » , pres . storico. - Perché . . , gr. ti, cfr. v. 1 2 . Alcuni codici, dopo ti dialogizesthe aggiungono en heautois , oligopisto i (cfr. Mt 1 6 , 8 ) ; cod. D . : en tais kardiais hym6n . - Ancora non . . . ?, gr. oup6, «Ancora non . . . ? » , in traduzione idiomatica, cfr. 4,40; 7, 1 8; 8,2 1 . - riflettete , gr. noeite, pres. di durata; noe6 , (7, 1 8 ; 1 3, 14}, Bauer, s.v. 2 . - capite, gr. syniete, pres. esatto d i LexRes, esprime i l risultato (inesisten te) della riflessione; cfr. 4 , 1 2 ; 6,52; 7 , 1 4; 8,2 1 . - avete . . .offuscata , gr. pep6r6menen ekhete, l'ausiliare ekh6 sottolinea la durata della condizione indicata dal perfetto, Robertson, 360; Blass, par. 270, 3; il participio non declinato funge da predicato, Moulton-Turner, III, 1 85 ; si rilevi la posizione iniziale, che sottolinea l'offuscamento, Gun dry, 409. Cod. D: peper6menén , da pero6, (v. 1 0) ; «si imbarcò nuovamente-se ne andò >> (v. 1 3 )- (v. 22a). Comin cia con una indicazione geografica (v. 1 0: (v. 1 3 ) : uscita dal territorio ebraico verso il territorio pagano. 1 0 . Contrasto tra > è posto in dubbio dalla critica. Le tre traversate che descrive Mc finiscono o dovrebbero finire, sempre in territorio fuori di Galilea (5, 1 : Gerasa; 6,45: Betsaida, per quanto il vento fa deviare la rotta verso Genesaret, cfr. 6,53; 8, 1 0.22a: Dalmanuta/Betsaida). Rispetto ai discepoli, «la barca>> è una figura equi valente a (3,20; 7, 1 7; 9,28: ho oikos), però indica il movimento; in ciò si differenzia da immobile. Questa, pertanto, è il luogo dove (cfr. 3 , 1 4a), mentre > è il luogo dove si viaggia con Gesù e corri sponde alla missione (cfr. 3 , 1 4b ) ; cfr. Mateos, Los Doce , parr. 5 5 7 - 5 6 3 . 2 Lagrange, 204s e Lohmeyer, Markus, 1 54s, riportano diverse ipotesi a proposito della individuazione di Dalmanuta. Pesch, I, 63 1 : In Mt, eis ta horia Magadan , lo calità altrettanto sconosciuta quanto Dalmanuta, per quanto alcuni la identifichi no con Magdala; studia l'uso di ta meré e ta horia in Mc e in M t, Gnilka, I, 306: La cosa più probabile è che Dalmanuta si identifichi con Migdal Nunaya (Torre dei Pesci), località che Dalman identifica anche con Magdala. Schmeller, , 48, la colloca senza avere dubbi sulla riva occidentale del lago, in territorio ebraico; così pure De la Calle, Situaci6n , 1 4 1 . 3 Questa traversata è in parallelismo con la precedente (6,47-5 3 ) . L'ostacolo rap presentato Il dal vento contrario (6,48), è qui rappresentato dai farisei (w. 1 1 - 1 3 ) o , meglio, d a « i l lievito>> , owero i l modo d i pensare d i farisei e d erodiani (v. 1 5) . Come nel caso precedente (v. 6,52), anche qui risalta l'incomprensione dei disce poli (w. 1 7- 1 8.2 1 ) . Taylor, 427, crede probabile che l'evangelista abbia introdotto la presente narrazione in qualità di contrasto rispetto al segno della moltiplicazio ne dei pani.
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8 , 1 0-22a. Traversata. L'ideologia dei farisei e degli erodiani
penetrato in loro conducendoli alla riflessione; sono completa mente refrattari al suo messaggio. Riconoscono la straordinaria personalità di Gesù, però sono in pro fondo disaccordo con lui: non approvano in assoluto la sua attivi tà liberatrice rispetto a coloro che sono esclusi da Israele e rispet to ai pagani. Per questo esigono che, dimenticandosi di loro, offra garanzie di essere il Messia liberatore di Israele mediante un «Se gno dal cielo>> 4, un segno che proceda senza dubbio alcuno da Dio. Il segno che chiedono risponde a quelli che vengono indicati nel libro dell'Esodo, che erano segni che Mosè offriva come creden ziali per vincere l'incredulità del popolo 5 e che avevano come ul timo fine quello di portare fuori Israele dall'Egitto. Ovvero, i fa risei esigono che Gesù dia un segno di potere simile a quelli che dette Mosè nel primo esodo e con il medesimo scopo: liberatore per Israele e distruttore per i suoi nemici 6• Non concepiscono una liberazione di Israele che non sia a svantaggio dei pagani . Come Mosè liberò gli israeliti schiacciando gli egizi, pensano che anche adesso bisogna liberare il popolo umiliando e sconfiggen do i pagani, che, come in molte circostanze durante la storia, sono i loro dominatori 7 • In relazione con l'episodio precedente
4 42-47: «Fenomeni apocalittici che incarnano o indi cano l'inizio dell'aiuto e della consolazione per gli eletti da Dio e/o l'ira che si spe rava che Dio scatenasse contro i suoi nemici e quelli che minacciavano il suo po polo>>. Cfr. Sifré Deut, 1 8 , 1 9 : « Se un profeta comincia a profetizzare ed offre un se gno o un portento, lo si ascolti; altrimenti, non lo si ascolti » . 5 I l luogo dove appaiono i segni (semeia) che D i o dà a Mosè per vincere l'incredu lità degli Israeliti è Es 4, 1 -7. 6 Dt 6,2 1 : «eravamo schiavi del Faraone in Egitto ed il Signore ci portò fuori dal l'Egitto con mano forte, il Signore mandò segni grandi e funesti contro il Farao ne e tutta la sua corte dinanzi ai nostri occhi » ; cfr. 7, 1 9; 1 1 , 3 . Cfr. Es 8 , 1 9 (cala mità delle mosche) : « farò distinzione tra il mio popolo (quello di Dio) e il tuo (quello del Faraone). Domani verrà questo segno » . 7 Cfr. van Cangh, « La multiplication>> , 3 3 5 : «Lassioma rabbinico "Come il primo Liberatore così pure l'ultimo" (Midr. Qoh. , l, 28, su 1 ,9) esigeva dal Messia la rea lizzazione dei miracoli di Mosè>> .
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Mc 7 , 24- 8 , 26. Seconda sequenza
dei pani, chiedono a Gesù di rettificare: deve smettere di interes sarsi ai pagani per accorrere in difesa di Israele e restaurarne la gloria nazionale. Per questo l'evangelista fa notare che i farisei chiedevano il segno «per tentarlo>> 8• Mirano ad allontanarlo dal suo progetto universale, per fare di lui un Messia nazionalista, che, secondo loro, doveva avere l'aureola del potere dominante. Il segno dal cielo, che sarebbe una riaffer mazione di detto potere, darebbe a Gesù l'investitura. Questa «ten tazione>> materializza quella che Mc ha descritto in modo figura to ne «il deserto>> ( 1 , 1 3 : «tentato da Satana>> , Lett.). I farisei che chiedono un segno a Gesù sono in posizione paralle la rispetto al faraone oppressore che lo chiese a Mosè (Es 7,9); il faraone non voleva concedere la libertà al popolo israelita, i fari sei vogliono impedire che gli altri popoli siano liberi come Israe le 9• Con questo, Mc lascia intravvedere che il popolo di Dio è l'umanità intera 1 0 • Come tanti altri gruppi storici, i farisei non concepiscono una li berazione degli oppressi che non avvenga in detrimento degli op pressori . Si cerca sempre la liberazione di una parte dell'umanità, non quella di tutti . Per Gesù, invece, la liberazione avviene in modo diverso: garantendo lo sviluppo umano e la maturazione personale degli oppressi, per impedire che possano essere sotto messi; e anche quelli degli oppressori, affinché accettino la nuova situazione e rinuncino al potere. La liberazione deve essere univer sale, deve essere realizzata dando la vita a tutti, non la vita ad al cuni e la morte ad altri. Per i farisei, le azioni realizzate finora da Gesù non sono valide: apportare benefici all'uomo (libertà, autonomia, sviluppo) per loro non sono segni. Appaiono in tal modo i due programmi contrap posti: quello di fiducia/amore e quello di dominio/potere. Si rende
8 Cfr. Lagrange, 206. Pesch, I, 635: Il verbo peirazo indica che vogliono mettere alla prova la pretesa di Gesù o il suo valore. Non viene detto che abbiano intenzioni ostili. Pesch non fa attenzione all'atteggiamento precedente dei farisei nei con fronti di Gesù (cfr. 3,6; 7 , 1 ) né all'uso di peirazo con il soggetto « Satana>> in 1 , 1 3 . Gnilka, I , 306: L a richiesta viene fatta per tentarlo; i l senso della tentazione è qui completamente diverso da 1 , 1 3 . I suoi awersari si accostano a lui sperando che non sia in grado di rispondere alla loro richiesta, con che potranno rivelare che non è un vero profeta. Questo autore non tiene in conto che con l'episodio dei pani Gesù s'è presentato come Messia. Per Gundry, 404, i farisei sperano o che sbagli nel segno o che dica di non volerlo dare, perdendo i n tal modo il proprio pre,ti gio dinanzi al popolo. 9 Per l'ostinazione del Faraone che non voleva permettere a Israele di essere libe ro, cfr. Es 7, 1 3.22; 8, 1 1 .28; 9,7. 1 2 . 34s; 1 0,20.27; 1 1 , 1 0. 10 È la terza volta che Mc insinua che l'intera umanità è il popolo eletto: Il cinghia le o porco selvatico, che in Sal 80/79, 1 3- 1 4, era figurazione degli oppressori di Israele, ora lo è degli oppressori dei popoli pagani (5, 1 1 Lett.); la folla di esclusi e pagani si sdraia «sulla terra>> (8,6), termine che si applica alla terra promessa. Adesso, il programma liberatore del Messia si estende anche ai non ebrei.
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8 , 1 0-22a. Traversata. L'ideologia dei farisei e degli erodiani
evidente l'opposizione esistente tra due modi di concepire Dio: per Gesù i veri segni di Dio sono quelli del suo amore per tutti gli uo mini (cfr. 4, 1 1 : il segreto del regno di Dio); i farisei, invece, chiedo no un segno a favore di Israele e contro i pagani. Per essi, Dio non è amore universale, bensì potere dominatore e discriminatore. Se Gesù non potrà dimostrare di essere Messia nazionalista, essi gli si metteranno contro. Se non rispetterà la condizione fonda mentale, saranno suoi nemici fino alla morte. Vogliono allontanar lo dalla sua linea di condotta e portarlo sul proprio terreno. Se ac cetta questo, essi saranno alleati di lui 1 1 • Tenendo conto del fatto che Gesù ha violato il precetto del sabato (2,23ss; 3 , 1 -7a) e quelli della purezza rituale ( l ,45: lebbroso; 5 ,4 1 : morte; 7, 1 ss: alimenti), ovvero, che non rispetta la Legge data da Dio a Mosè, finora non s'è comportato, secondo i farisei, come un inviato di Dio. Per questo gli chiedono di cambiare completamente comportamento. Per loro, Dio è strettamente legato alla Legge e alla tradizione e non si può allontanare da esse. In tal modo, la posizione farisea non solo uccide la libertà dell'uomo, bensì anche quella di Dio, e impedisce loro di riconoscerlo quando egli si pre senta col suo vero volto. 12 Ma , dando un profondo sospiro, disse: « Come!, questa genera zione pretende un segno? Ve lo assicuro, mai a questa generazione verrà dato un segno» . Questo versetto descrive un sentimento di pena di Gesù (un pro fondo sospiro) 1 2 , e una reazione irata espressa mediante parole. Il passo mostra un parallelismo con la reazione di Gesù dinanzi alla cecità dei farisei nella sinagoga, dinanzi alla quale provò ugual mente un sentimento doppio, di ira e di pena (3,5 Lett.). Continua la medesima cecità degli oppressori religiosi dell'essere umano. La pena che prova Gesù è dovuta al fatto che i farisei, che egli non esclude dal suo amore, a causa della loro cecità, si avviano verso la rovina; l'ira, al danno che fanno al popolo sottomettendolo, fo mentandone l'odio ed il disprezzo nei confronti dello straniero ed alimentando aspettative impossibili da realizzare. Mc adopera per il detto di Gesù il presente storico ( « dice»), rive landone la validità anche nell'epoca in cui sta scrivendo. La inter 3 rogativa iniziale è retorica 1 • La formula «Ve lo assicuro» , che in-
11 Pikaza, Marcos, 1 07 : Se Gesù desse tale segno, si trasformerebbe nel messagge ro della forza di imposizione di Dio, delle sue supposte leggi di potere e separa zione. 1 2 Pesch, l, 6 3 5 : La commozione pneumatica (cfr. 7,34) che indica l'inspirazione imminente, caratterizza Gesù come profeta. Gnilka, I, 307s, al contrario, interpre ta il sospiro come lamento per l'incredulità: Secondo Gundry, 402 : Il prefisso in tensivo ana- sottolinea la forza della dichiarazione di Gesù. Il presente storico le gei dà ancora più enfasi alla dichiarazione stessa. 1 3 Cfr. Gundry, 402 .
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Mc 7 , 24 - 8 , 26 . Seconda sequenza
traduce la risposta negativa di Gesù a proposito del segno, confe risce enfasi e solennità, sottolineando l'importanza del detto 14• La frase che segue ( « mai a questa generazione ... » ) inizia in greco con la particella condizionale ( « Se a questa generazione . . . ») (nota fil. ) . È una costruzione semitica, equivalente in forma enfatica a «no » , «mai » , «giammai» , e indica un'imprecazione implicita: > soltan to nel Sal 95/94, 1 0- 1 1 , stabilisce un parallelismo tra la generazio ne del deserto, che al tempo di Mosè si ribellò a Dio, e quella di Gesù, che è quella del Messia 1 7 ; Gesù fronteggia quest'ultima e la condanna. I farisei sono gli esponenti di «questa generazione>> .
14 Secondo Dupont, > do minatore non renderebbe gli uomini liberi, bensì schiavi; e, essen do un messia nazionalistico, dovrebbe liberare Israele e vincere e sottomettere i popoli pagani che lo avevano oppresso. Tale messia dovrebbe restaurare e rinnovare le istituzioni di Israele, gli otri vecchi incapaci di contenere il vino nuovo (2,22 Lett.). Questa idea è diametralmente opposta all'amore universale di Dio, che vuole dare vita a tutti gli uomini e popoli, amore che Gesù ha manifestato nella doppia distribuzione di pani, facendo vedere che l'esodo liberatore per gli ebrei (6,34ss, prima distribuzione) non si oppone a che i pagani abbiano anch'essi un esodo parallelo (8, 1 ss: seconda distribuzione). Gesù equipara, pertanto, questa idea del Messia a uno spirito im mondo, opposto in modo definitivo allo Spirito di Dio o Spirito Santo. Questo è forza d'amore e vita che rinvigorisce la libertà di tutti gli uomini e li spinge alla crescita umana. Lo spirito immon do, invece, è un fanatismo che divide gli uomini in amici e nemi ci, in degni di amore o di odio, per favorire i primi e distruggere i secondi. Tale è l'idea di messia implicita nella dichiarazione di Pie-
1 9 Gesù utilizzerà ancora lo stesso verbo per dirigersi allo spirito muto (9,25). No nostante quanto citato nella nota 1 1 , Pesch, II, 63, constata che la proibizione è comparabile con quella indirizzata ai demoni (3 , 1 2) dopo il riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio (3, 1 1 ) .
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8,27-30. Dichiarazione messianica di Pietro
tro 20• I discepoli non si sono liberati da > (3 , 1 1 ) . I n questi due casi e i n quello attuale s i tratta di dichiarazioni di significato equivalente (il Consacrato da Dio-il Figlio di Dio-il Messia) e nei tre casi, alla dichiarazione segue anche, da parte di Gesù, un ordine di mantenere il silenzio, con l'utilizzazione sem pre dello stesso verbo ( «intimare>> ) . Per i due casi precedenti, il parallelo più vicino è quello di 3, 1 1 - 1 2 , che presenta la medesima costruzione grammaticale: 3 , 1 1 - 1 2 : « "Tu sei il Figlio di Dio" . E [Gesù] intimava loro una vol ta e l'altra che non lo diffondessero >> . 8,29-30: > (v. 3 1 ), e l'opposizione di Pietro: > , sostantivo usato come aggettivo, Taylor, 4 5 5 ; in senso fig. dell'AT, « idolatra>> , detto del popolo che ha ab bandonato Dio, suo sposo, per altri dei, cfr. Os 2,2ss; Is 1 ,4.2 1 ; Ger 3 , 3 ; Ez 1 6 ,32. - miscredente , gr. hamartol6, cfr. 2 , 1 5- 1 7; 1 4 ,4 1 . - il Figlio dell'uomo, gr. h o hyios tou anthr6pou , cfr. 2, 1 0 .28; 8,3 1 . - verrà, gr. elthé, aoristo imperfettivo, cfr. Mateos, El Aspecto, parr. 367, 368. - gloria , gr. doxa , cfr. 1 0,37; 1 3 ,26. - del Padre suo, gr. tou patros autou , modo di indicare Dio, cfr. 1 1 ,25-26; 1 3 ,32; 1 4, 3 6 . - gli angeli, gr. t6n aggel6n , cfr. 1 ,2 (LXX) . 1 3 ; 1 2 ,2 5 ; 1 3 ,2 7 . 3 2 . - santi, gr. hagi6n ; sulla bocca d e l narratore o di Gesù, hagios si adotta in tutti gli altri casi riferito allo Spirito, cfr. 1 , 8; 3,29; 1 2,36; 1 6, 1 1 ; sulla bocca del posseduto, in 1 ,24, a Gesù; sulla bocca di Erode, in 6,20, a Gio vanni il Battista. 9 , 1 Vi assicuro, gr. amén leg6 hymin , formula solenne, cfr. 3,28; 8 , 1 2 ; 9 ,4 1 , ecc. - alcuni, gr. tines, Robertson, 742 . - coloro che sono qui presenti, gr. t6n estékot6n, pf. di histémi, « stare in piedi » , «Stare » ; si noti l'uso determinato di hostislhoitines , Robertson, 957; D aggiunge met'emou . - non, gr. ou mé, negazione enfatica (class.) riferita al futuro, Zerwick, par. 444; cfr. 9,4 1 ; 1 0, 1 5 ; 1 3 ,2, etc. Taylor, 457. - moriranno, gr. gerusontai thanatou, lett. «proveranno [la) morte » , con genitivo, Blass, par. 1 69; senso figurato: «sperimentare la morte» , «mo rire » . Espressioni analoghe si trovano nella letteratura rabbinica, cfr. Strack-B, I, 75 1 .
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8,34-9,29 1ìittico
- senza aver visto, gr. heos an idosin, lett. , > . I:aggiun ta di «ogni giornO>> in Le 9,23, conferma che la frase non veniva intesa come pati re il martirio. Cfr. Gundry, 436.
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8,34-9,29 Trittico
gura per rendere consapevoli i suoi della serietà del loro impegno con luF. Il detto, pertanto, non implica un vaticinio sul destino di ogni seguace, però indica che chi decide di andare dietro a Gesù deve accettare in anticipo che la società lo rifiuterà; deve essere pronto a sopportare il discredito, l'emarginazione, la persecuzio ne e, in casi estremi, la morte. Colui che aspira a essere seguace deve perdere la paura della censura o condanna della società in cui vive; come per Gesù, questo rifiuto è la conseguenza inevitabile (cfr. 8,3 1 : « deve») della sua scelta e della sua attività; se non lo ac cetta in anticipo, sarà incapace di impegnarsi seriamente. La prima condizione conferisce all'uomo la libertà di agire; la se conda, la massima dignità, il coraggio di essere coerente con se stesso, rendendo possibile in tal modo l'efficacia della sua opera8• Rispettare le due condizioni è la soglia del discepolato: chi le ac cetta può cominciare a seguire Gesù ( «allora, mi segua>> ) . Egli in dica un cammino, propone un modo di procedere e indirettamente definisce ciò che conduce l'essere umano alla pienezza (il Figlio dell'uomo) : rinunciare ad ogni interesse egoistico per dedicarsi a procurare il bene di tutti, e ciò nonostante una ostilità che può ar rivare fino a limiti estremi9• Tale modo di comportarsi corrispon de a > (3,35), poiché l'essere umano si realizza nella relazione d'amore, nell'of ferta che mette in comunione la vita. Il motivo che può spingere l'uomo a seguire Gesù è il medesimo che ha spinto Gesù al proprio impegno durante il battesimo e che gli è valso per essere definito : l'amore per l'uma nità, che comincia con l'amore per la giustizia. Non è un motivo teologico né imposto, bensì umano e spontaneo, basato sulla soli darietà che nasce dall'appartenenza al medesimo genere umano. Gesù, pioniere e modello di detto impegno, offre a tutti la possi bilità di associarsi alla sua opera per la comunicazione della vita. Le condizioni della sequela esprimono con esattezza, nell'aspetto individuale e sociale, la preparazione necessaria per portare a ter mine un'opera efficace e duratura a vantaggio degli uomini, che è, allo stesso tempo, il cammino per la realizzazione della propria persona10•
7 Cfr. Gnilka, II, 23. 8 Le condizioni per la sequela coincidono, nel contenuto, con la prima e ottava beatitudine di Mt 5 , 3 . 1 0 : e «beati quel li che vivono perseguitati per la loro fedeltà>> . 9 Pesch, II, 9 7 : L a composizione d i M c indica l e conseguenze che derivano per tutti dal destino del Figlio dell'uomo . . . e al contempo definisce il loro cammino, in analogia con quello di Gesù, come cammino per salvare la vita nel regno di Dio. 1 0 Le condizioni per la sequela tracciano il percorso dello sviluppo umano, poiché esigono che vengano superati gli istinti animali che portano l'uomo all'egoismo (prima condizione: ) e perfino l'istinto di conservazione che non ammette valori che trascendano la vita fisica (seconda condizione: ) . Cfr. Ferry, El Hombre-Dios, 85: > ( 8 , 3 1 ) . Gesù dimostra così che quanto esige, in apparenza tanto duro, è l'unica possibilità razionale per l'uomo, l'unica che evite rà la sua rovina16• Viene provato ancora una volta il carattere di inclusione della definizione «il Figlio dell'uomo >> e si conferma il proposito dell'insegnamento di Gesù. La frase: «Chi vorrà mettere in salvo la propria vita>> oppure «met tersi in salvo » , esprime il modo di essere egoistico di chi fa del proprio interesse il valore supremo. A tale modo di essere si op pongono le due condizioni della sequela, che implicano la rinun cia alle ambizioni e un dono di se stesso che può arrivare perfino all'offerta totale 17• Il detto di Gesù espone il motivo che porta l'uomo a una dedizio ne di tal genere: l'adesione a lui (), che realizza la pienezza dell'essere, e l'annuncio del messaggio ( > della dicotomia ellenistica, né il nephesh dell'AT, che designa la vita, l'anima, l'io, in quanto limitati alla vita terrena. Lagrange, 223, cita gli Aboth di Rabbi Nathan II, 35 (secolo VIII o IX) : che prepara il cammino del Messia ( 1 ,2). D'altra parte, la comunica zione dello Spirito fa di Gesù «il Figlio di Dio>> (Mc l , l Os) e con verte anche i suoi seguaci in « figli di Dio>>25• Da lì deriva che in questo passo, dove la denominazione «il Figlio dell'uomo>> si adot ta esclusivamente per Gesù come paradigma di Uomo, i suoi se guaci possano essere definiti « angeli>>26, termine equivalente, se condo la concezione dell'AT27, a «esseri divini>> o « figli di Dim>28•
22 Cfr. Is 57,3; Ger 3 , 1 -4,2; 1 3,27; Ez 1 6,23; Os 1 .3; 5,3-4; cfr. Sicre,
Los dioses ol
vidados ; Gundry, 438. 23 , cfr. Mt 1 7 , 3 ; Le 1 , 1 1 ; 9,3 1 , ecc . , Zo rell, s. v. , 3b; Bauer, s. v. , l a, delta. La forma ophthe appare in Mc solo in questo passo; cfr. Mateos, El Aspecto , par. 320; Chilton, , 1 1 7 . - Elia con Mosè, gr. Elias syn Moysei; l a prepos. syn pone i n primo piano il personaggio da essa preceduto, cfr. 2,26; 4, 1 0; 8,34; 1 5 , 1 7; 1 5 ,32, cfr. Mateos, , 20 1 -204.
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9,2· 13. La trasfigurazione di Gesù
- stavano discorrendo con Gesù, gr. kai ésan syllalountes to Iésou (syllaleo solo qui in Mc); uso del participio in forma perifrastica, Moulton Howard, II, 452; Blass, par. 3 5 3 , 8 ; in luogo del puro participio (cfr. Mt 1 7, 3 ) o infinito, Reiser, 1 3 1 s ; costruzione con kai in luogo del relativo, Blass, par. 442, 1 2 . 5 Reagì . . . dicendo, gr. apokritheis . . .legei; quando apokrinomai non è pre ceduto da una domanda, ma da un avvenimento, significa > (cfr. 5,43: «avvertì» ; 7 , 3 6 bis ; 8, 1 5 ) . - a nessuno , gr. medeni, in posizione iniziale enfatica. - raccontare, gr. dieges6ntai (cfr. 5 , 1 6 ) . - fino a che, gr. ei me hotan , lett. « eccetto quando» , con ellissi del verbo, Robertson, 1 02 5 . - il Figlio dell'uomo, gr. h o hyios tou anthr6pou , cfr. 2 , 1 0.28; 8 , 3 1 . - fosse risorto, gr. anaste, cfr. 8,3 1 . - dai morti, gr. ek nekr6n; nel testo greco, i n posizione enfatica prima del verbo, Gundry, 462. 10 si attennero a quest'ordine, gr. ton logon ekratesan ; krate6 nel senso metaforico di > , bensì «appaiono>> , senza caratteri glo riosi, a vantaggio dei discepoli (v. 4). 13. Elia e Mosè «discorrono>> con Gesù (v. 4), però non si rivolgono ai di scepoli; > (Es 34,35, di Mosè) , significava riceve re da lui istruzioni e mandati (Es 34,34). 14. (v. S), lett. , pres . storico. 1 5 . (v. 5), utilizzato per i dottori della Legge; in questo vangelo, solo sulla bocca di Pietro (cfr. 1 1 ,2 1 ) e di Giuda ( 1 4 ,45). 16. (v. 6 : verbo intensivo, ekphobeomai, invece di phobeomai), cfr. Dt 9, 1 9 ; Mc 4,4 1 ; 6,49. 1 7. Una > (v. 7), cfr. Es 24, 1 6 ; 40,29s. 1 8 . La nube non copre i discepoli, bensì Gesù con Mosè ed Elia. 1 9 . «ci fu una voce dalla nube>> (v. 7), cfr. 1 , 1 1 : «Una voce dal cielo>> . 20. > (v. 9), cfr. 8 ,3 1 . 24. « risorga dai morti>> (v. 9), cfr. 8,3 1 . 2 5 . > (v. 1 3) , cfr. 1 ,6 . 26. > , l e t t . > (v. 1 3 ) , cfr. 6, 1 9.22.25.26.
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9,2- 13. La trasfigurazione di Gesù
LETIU RA Salita al monte e trasfigurazione di Gesù
2a Dopo sei giorni. . . L'espressione «dopo sei giorni» sorprende per l a precisione, dato che nelle scene precedenti non si è indicata nessuna datazione. In ogni caso, nella precedente predizione della morte-resurrezione appare una formula simile: , determinato, è simbolo della sfera di Dio in contatto con la storia umana9• Mc parla qui di un monte
4 Sull'intervallo di sei giorni, Lagrange, 228, intende che Mc abbia indicato l'in tervallo tra la confessione di Pietro e la trasfigurazione, poiché questi avvenimenti costituiscono il punto culminante del suo vangelo, per quanto questa datazione stupisca, poiché è l'unica precisa al di fuori della passione; cfr. Taylor, 462; Gnilka, n. 3 3 . Pesch, n. 1 1 9 : La datazione «Sei giorni dopO >> , indica che la composizione è legata a un contesto (8,27-33). Radermakers, 227: I «sei giorni» alludono alla Festa delle Capanne, che veniva celebrata sei giorni dopo il Giorno dell'Espiazio ne e celebrava la reale assunzione al trono di Jahvé. Gundry, 457 collega i sei gior ni con la predizione dell'avvento del regno di Dio in 9, 1 , vedendo nella trasfigura zione il compimento di essa. Nessuno di questi autori confronta i casi in cui ap pare la prepos. meta con valore temporale. cfr. A. del Agua, art. cit. , 345; Wenham Moses, «There are Some Standing Here . . . », 1 4 8- 1 5 1 . 5 Pesch, II, 1 1 8 ; cfr. 1 0,32. 6 La resistenza di Pietro è apparsa con chiarezza in 8,33, dove Gesù gli aveva at tribuito l'appellativo «Satana» . Quella di Giovanni apparirà nell'episodio di colui che scacciava demoni (9,38) e quella dei due fratelli, nella pretesa di occupare i primi posti nel regno del Messia ( 1 0,35). 7 Per i soprannomi dati da Gesù a Pietro, Giacomo e Giovanni e il loro significa to, cfr. Mateos, Las Doce, par. 594-598, 629-634; Mateos-Camacho, Il vangelo di Marco, I, 3 1 1 -3 1 3. 8 Gli stessi tre discepoli saranno presi da parte da Gesù a Getsemani ( 1 4,33). 9 Cfr. Mateos-Camacho, Evangelio, figuras y sfmbolos, 60-62.
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9,2· 1 3 . La trasfigurazione di Gesù
alto ; probabilmente, senza nominarlo, allude al Sinai, monte sul quale tanto Mosè che Elia, personaggi che appariranno sulla sce na, furono testimoni di una teofania (Es 34, 1 -8; 1 /3Re 1 9, 8- 1 8) . Gesù, pertanto, su questo Sinai simbolico, s i manifesterà prenden do il posto di Dio. Per questi discepoli, rappresentanti dell'Israele messianico, avrà luogo una importantissima («alto» ) epifania di vina10; Gesù li fa salire, poiché essi da soli sarebbero incapaci di arrivare a tale esperienza. La precisazione in disparte allude, come nei contesti precedenti (4,37; 7,33), all'incomprensione di questi discepoli 1 1 • Se li porta in disparte, solo loro, i più noti, quelli che influiscono sull'atteggiamento del gruppo 1 2• Negli episodi precedenti, i discepoli avevano già riconosciuto Gesù come il Messia (8,30), però hanno interpretato male il suo messia nismo: «vedono, però non percepiscono» (4, 1 2 ) . Gesù ha voluto correggere l'errore con il proprio insegnamento, in cui esponeva il destino del Figlio dell'uomo (8,3 1 ), però ha fallito (8,32). Adesso Gesù cerca di nuovo di far sì che i tre discepoli più reni tenti modifichino la loro falsa idea messianica e che accettino le conseguenze dell'adesione a lui (cfr. 8,34). I..: epifania della quale saranno testimoni farà loro vedere la sua condizione gloriosa dopo la sua vittoria sulla morte. Vuole mostrare loro la condizione fina le di chi offre la propria vita per dare vita all'umanità (cfr. 8,3 1 . 3 5 ) . Come h a indicato l a datazione « dopo sei giorni» , l a scena antici pa quella che sarà la condizione dopo risorto. Le due azioni di Gesù con i discepoli: «li prese con sé» e «li fece salire >> , si trovano nel testo di Mc al presente storico («li prende con sé>> , «li fa salire>> ) . In tal modo l'evangelista fa capire che nel la sua epoca i discepoli continuano ad avere la medesima neces sità d'una esperienza che li porti ad accettare il destino del Figlio dell'uomo. 3 . . .e si trasfigurò davanti a loro: le sue vesti divennero di un bian co splendente, come nessun lavandaia sulla terra è capace di rende re bianche. Gesù cambia aspetto ( ). Mc descrive questa trasfor mazione sottolineando il candore risplendente delle sue vesti. Que ste sono espressione della persona ed equivalgono all'umanità di
10 Per le diverse proposte di identificazione del « monte alto» , il Tabor, l'Ermon o altri, cfr. Taylor, 462. Secondo Gnilka, II, 33, il monte alto, luogo preferito delle teofanie, non si deve identificare con precisione e ricorda il monte di Dio, il Si nai; cfr. Rivera, «>, 1 00; Chilton, «The Transfigura tion>> , 1 22 . 11 Il termine (gr. kat 'idian), che appare per la prima volta in 4,34 (nota fil. ) indica sempre in Mc l'incomprensione dei discepoli, cfr. Mateos, Los Doce, par. 346-352; Mateos-Camacho, Il vangelo di Marco, I, 395. 12 Infatti, sono i tre unici discepoli dell'elenco dei Dodici che pronunciano parole in questo vangelo. Andrea è menzionato fuori elenco, ma non parla (cfr. 1 ,29; 1 3,3).
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8,34-9,29 Trittico
Gesù 13; allo stesso tempo la designano collocandola in una catego ria: il bianco abbagliante simboleggia la gloria divina14• Pertanto, si manifesta la condizione divina di Gesù, colui che ha dato la pro pria vita per gli uomini. L'epifania eclissa e cancella l'aspetto di fallimento caratteristico della morte. Mc sottolinea l'origine non terrena di tale splendore. Di fatto, la menzione del lavandaio serve a spiegare che il bianco straordina rio, la gloria che si mostra in Gesù non è puro frutto dello sforzo umano, bensì effetto dell'azione divina in risposta al suo impegno a vantaggio dell'umanità. Il testo greco esplicita l'avverbio « COSÌ» ( « non è capace di rendere così bianche»), il cui significato è incluso nel «come» iniziale. Ov vero, grazie al proprio impegno e alla propria dedizione l'uomo può giungere a una certa somiglianza con Dio, però la completa condizione divina si deve alla risposta di Dio a questo atto15• La trasfigurazione, in relazione con la resurrezione e, di conse guenza, con la morte del Figlio dell'uomo, esprime il trionfo della vita sulla morte; allo stesso tempo rivela la qualità di tale vita, che raggiunge la pienezza della condizione divina. Se i discepoli interpretano bene quello che stanno vedendo, per deranno il timore della morte, con il che saranno completamente liberi, e, se fosse necessario, sarebbero disposti a offrire la propria vita (8,34 .35), sapendo che questa offerta sfocia nella condizione divina dell'uomo, ovvero, nella salvezza definitiva. Si mostra in tal modo la portata completa di quanto aveva affermato Gesù: « Chi perderà la propria vita per causa mia e della buona notizia, la met terà in salvo» (8,35)16 •
13 Identificazione della veste con Gesù: 5,30: « Chi mi ha toccato la veste (ton hi mation)?>> ; 5,3 1 : > chiarisce la relazione tra Dio e Gesù; allude al figlio unico Isacco, che doveva morire, però visse (Gn 22,2); il Padre/Dio accetta l'impegno di Gesù, che
(autois, che allude al v. 6); cosi Gundry, 460. Al contrario, Gnilka, II, 3 5 : La nube copre il glorificato e le due figure celesti; questa relazione appare chiara per l'unione col v. S. L'appari· zione della gloria del Signore e della nube, come si era visto al tempo di Mosè, era attesa, secondo 2Mac 2 , 8 , per il tempo finale. Come in Es 24, 1 6 , Dio parla dalla nube. Si può aggiungere che, dal punto di vista del narratore, il fatto che la voce proceda dalla nube (ek, « dalla nube • ) indica che i discepoli non sono coperti da essa; cfr. Schmid, Marcos, 248. 4 1 Gundry, 460: La nube che copre con la sua ombra corregge la proposta di Pie tro; del Agua, art. cit. , 349. 42 Cfr. Chilton, > (v. 2), «apparve loro Elia con Mosè>> (v. 4), adesso ritorna il punto di vista dei discepoli . «Non videro nessuno>> allu de a Mosè e a Elia; vedono soltanto «Gesù>> , che sta solo, indipen dente dal passato. Si constata che la visione si è conclusa. Gesù sta «COn lorO>> , come era sempre stato: la gloria manifestata non separa Gesù dai suoi . Contro la proposta di Pietro, Elia e Mosè sono scomparsi, ormai non hanno più missione nella storia,
44
Radermakers, 2 1 0: Il titolo «il Figlio amato» di Dio, che ricorda al tempo stes so la regalità messianica (Sal 2,7), e il destino del Servo di Jahvé (Is 42, 1 ) , confer ma la veridicità di quello che Pietro non ha ancora accettato: che la glorificazio ne del Messia si realizza attraverso la sua sofferenza. 45 Gnilka, II, 36: «Il Figlio amato>> deve essere preso come un titolo messianico; come figlio di Dio Gesù ha anche le caratteristiche del profeta escatologico.
299
8,34-9,29 Trittico
rimane solo Gesù, ed è questo Gesù di sempre che bisogna ascol tare; è lui l'unico maestro e profeta. Il pericolo che temevano i discepoli è scomparso, senza che acca desse loro nulla. Gesù sta con loro come prima e neppure li rim provera per il loro comportamento. Però, finito il terrore, non rea giscono; per quanto sia evidente che l'interpretazione che lo ha provocato era sbagliata, non fanno alcun commento. Perfino la ri velazione divina non ha fatto vacillare le loro convinzioni. Ci si aspetterebbe da loro almeno una parola di rettifica, riconoscimen to oppure omaggio, però l'evangelista non la inserisce. Discesa dal monte. Ordine di mantenere il segreto
9 Mentre scendevano dal monte ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto fino a che il Figlio dell'uomo non fos se risorto dai morti. Il racconto della discesa dal monte descrive il ritomo dalla sfera del divino alla storia. Adesso non si nomina più Gesù; nella prima parte del racconto il suo nome è apparso quattro volte (w. 2 . 4 . 5 . 8) . Gesù prende l'iniziativa. L a mancanza d i reazione positiva dei di scepoli ha fatto vedere che il cambiamento richiesto non s'è rea lizzato. Per questo Gesù proibisce loro di divulgare quanto hanno visto, owero, tutta l'esperienza precedente, che hanno mal inter pretato, in chiave di potere; invece di correggere la loro idea mes sianica, i discepoli si sono riconfermati in essa, e Gesù non vuole che la diffondano, poiché indurrebbe altri nel medesimo errore46• Solo quando la sua gloria sarà collegata con il rifiuto e morte di lui potranno raccontarlo. La resurrezione si vedrà allora come la riabilitazione di colui che morì sulla croce e il coronamento glo rioso della sua dedizione; allora non ci sarà più alcun equivoco e si potrà dare la vera interpretazione di quanto hanno visto, collo carlo al suo posto, come conseguenza del dono della vita. Quello che è successo si racconterà come l'anticipazione della resurrezio ne stessa e servirà per interpretarla47• Il detto di Gesù pone la scena della trasfigurazione sotto il segno del Figlio dell'uomo48• Gesù tenta in tal modo di inculcare ai disce-
46
Gundry, Mark, 462, attribuisce la proibizione al fatto che una diffusione prema tura di quanto è accaduto annullerebbe tanto l'insegnamento di ciò che il Figlio dell'uomo doveva patire quanto l'esortazione a caricarsi della croce (8,3 1 .34). Hoo ker, Son of Man , 1 28 - 1 29, non spiega l'episodio. Pesch, Il, 1 27: La sofferenza del Figlio dell'uomo si comprenderà solo dopo la sua resurrezione. 47 Gnilka, Il, 4 1 : Con il v. 9 Mc indirizza il racconto della trasfigurazione verso la resurrezione. 48 Pesch, II, 1 2 7 : La proibizione di parlare indica che ciò che i discepoli hanno vi sto in anticipo è lo splendore della resurrezione del Figlio dell'uomo. Bonnard, Maleo, 382, nota inoltre che Mc usa lo stile indiretto, Mt quello diretto, rendendo più chiara la narrazione, e che cambia il verbo diesteilato di Mc con eneteilato, ca-
300
9,2- 1 3 . La trasfigurazione di Gesù
poli il fatto che il loro destino è lo stesso di lui, che l'attività in fa vore degli uomini provocherà anche nei loro confronti un'opposi zione che potrà giungere a provocare loro la morte, però che que sto finale non sarà il fallimento che essi temono: anch'essi sono destinati a raggiungere la condizione gloriosa che si è manifesta ta in lui e che è il punto massimo della condizione umana. Le parole di Gesù sulla resurrezione, che fanno riferimento alla morte ( > . Per questo interpreta il v. 1 2a come afferma zione di Gesù, invece che come opinione degli scribi, il che è privo di fondamen to. Sulla medesima linea Gundry, 464s, apina che Gesù attende un ritorno di Elia prima della fine ) della classe umile della regione ebraica. I.: impo tenza dei discepoli a scacciare questo spirito mostra le conseguenze del la loro maniera di comportarsi, poiché continuano a professare gli idea li dell'ebraismo e non hanno fatto propria l'alternativa di Gesù. Non han no soluzioni da proporre per liberare la folla oppressa di Israele. La pericope può essere divisa nel modo seguente: 9, 1 4- 1 5: 9, 1 6- 1 8 : 9, 1 9-24: 9,25-27:
Circostanza e personaggi. Dialogo: il motivo della discussione. Gesù e il posseduto. Gesù scaccia lo spirito malvagio.
INDICAZIONI PER L'INTERPRETAZIONE l. ) . Gesù chiede che gli portino i l posseduto; affronterà l a situazione23• 20-22 Glielo portarono e, appena lo vide lo spirito, com inciò a scuoterlo: cadde per terra e si rotolava spumando. Gesù chiese al padre: «Da quanto tempo gli accade ciò?>> . Rispose: «Fin da picco lo; e molte volte lo ha buttato nel fuoco e nell'acqua per finirlo. Se puoi, commuoviti per noi e aiutaci». Lo spirito non sopporta la presenza di Gesù e dimostra dinanzi a lui il potere che ha sul figlio. Si rivela la veridicità delle parole del padre, e si vede la corrispondenza tra ciò che costui aveva descritto (a) e quello che succede con il posseduto (b): a) lo spirito lo afferra - b) gli prendono le convulsioni; a) lo getta a terra - b) cade; a) schiuma, digrigna i denti - b) si rotola spumando; rimane rigido. La situazione è giunta ai limiti estremi: il popolo oppresso si op pone con tutte le forze a che lo avvicinino a Gesù; ha perduto ogni speranza; teme d'essere vittima d'un nuovo inganno.
20
Lagrange, 239: I:invettiva di Gesù è diretta a tutti: padre, discepoli, farisei, fol la. Achtemeier, «Miracles•• , 479, rileva che, secondo l'invettiva di Gesù, il fallimen to dei discepoli si deve alla loro mancanza di fede. 21 Dt 32,20: > ) e, spingendo il popolo oppresso a rinunciare a un risentimento tanto radicato, pare che gli tolgano la vita («rimase come un cadavere>>) . Questa è l'impres sione generale («tutti dicevano che era morto>> )35: agli occhi di tut ti, questa rinuncia è stata un suicidio. Nuova menzione del nome di Gesù (cfr. vv. 23.25) che infonde la vita. Nonostante l'apparenza di morte, lo spirito malvagio era l'ostacolo per una vita pienamente umana. L'azione di Gesù, sta in parallelo con quel la dell'episodio della figlia di Giairo: , che era morta (5,4 1 ). si utilizza nel vangelo solo quando l'interessato è ebreo (cfr. anche 1 , 3 1 ) . Significa il richiamo alla vita. Rispondendo alla preghiera del padre e venendo in aiuto alla mancanza della sua fede, Gesù solleva il figlio e gli conferisce la capacità di mettersi in piedi da solo, come in altra occasione alla figlia di Giairo36• I due verbi che usa Mc: e > sono quelli classici per in dicare la resurrezione37; di fatto, a questo equivale l'azione di Gesù: come il popolo rappresentato dalla figlia di Giairo, anche questo era un morto in vita. Comunque, al contrario che nell'episodio di Giairo, Gesù non dà istruzioni su come bisogna comportarsi col fanciullo liberato; non si rivolge né a lui né al padre; nuovo indizio del fatto che entram be le figure rappresentano la folla stessa, alla quale Gesù ha infu so la speranza nella sua persona e nella sua opera. Mc non indica alcuna reazione all'azione di Gesù, nemmeno da parte del padre. Neppure indica che il fanciullo comincia a parla-
34
Lagrange, 242 : La confusione tra lo spirito e il fanciullo è ancora più forte che nel v. 20, però per lo meno le forme maschili kraxas k. sparaxas sono più lontane dal termine pneuma . Taylor, 475s: È caratteristico di questi racconti che l'azione si attribuisca indistintamente allo spirito o all'indemoniato (?). Pesch, II, 1 5 1 s : Con le grida e l e convulsioni s i mira a d alludere a l superamento della resistenza e constatare il successo del taumaturgo. 35 Pesch, II, 1 4 1 , 1 52 : Reazione scettica: la folla non constata il successo, bensì il fallimento. 36 Pesch, II, 1 56: Gesù, garante della resurrezione (9,2- 1 3) , si rivela anche vinci tore d'un demonio (?) che provoca la morte (vv. 22.26s). Gnilka, II, 49: Uscire da una malattia viene equiparato alla resurrezione d'un morto, Sal 30,4; ! OH 3, 1 9s; 5 , 1 8s; 6,24. Per Gundry, 488, che non considera il senso figurato dell'episodio, lo spirito muto impediva di parlare solo durante gli attacchi; secondo lui, per que sto non si menziona al v. 2 7 la restituziòne della parola (cl':t� 7,35). 37 Cfr. Radermakers, 2 3 1 .
321
8,34-9,29 Trittico
re; non riflette, pertanto, il risultato reale dell'attività di Gesù. La scena è ideale: descrive soltanto la forza vivificatrice di Gesù di fronte all'estrema disperazione del popolo38• * * *
C'è un contrasto tra questo posseduto e quello della sinagoga ( 1 ,23-27), gli unici due che non sono stati definiti indemoniati. l . Il posseduto della sinagoga era fanatico sostenitore della istitu zione religiosa e la difendeva. - Questo è assolutamente distante dalla istituzione. 2. Quello aveva speranza, illuso dagli ideali di restaurazione e di gloria nazionale, che credeva sostenuti da Dio; non era sordo, per ché ascoltava l'insegnamento di Gesù, né muto perché si rivolse a lui. - Questo non s'aspetta nulla; la sua condizione è stata sempre miserabile e nessuno ha fatto nulla per lui ; ormai non crede in niente e in nessuno. Il Dio della istituzione, che, mentre promette glorie future è indifferente alla sofferenza degli oppressi, non ha credibilità. Le glorie passate di Israele, tanto decantate dai soste nitori del sistema, sono andate di pari passo con l'abbandono e la miseria del popolo. Ormai non ha nessuno da cui andare, è stan co di chiedere giustizia (muto) e di ascoltare promesse che non vengono mai mantenute (sordo). 3 . Quello aveva fiducia in un Dio nazionalista che avrebbe rifon dato la gloria di Israele. - Questo non si fida di un Dio che sta con i potenti e che promette potere e dominio, e non crede in un Dio amore. È un popolo del tutto deluso che non vede alcuna soluzio ne per la propria vita. Non ha fede, perché non si fida di Dio né gli si accosta. Si può dire che questo posseduto rappresenta il punto estremo della miseria e dell'oppressione in Israele. In molte occasioni , le folle accorrevano da Gesù aspettandosi da lui guarigione o salvez za. Questo si oppone con tutte le sue forze ad avvicinarsi a lui .
38
Per indagare la storicità dell'episodio, Achtemeier, «Miracles», 483ss, studia le testimonianze di guarigione a Epidauro e quelle riportate nella Vita di Apollonia di Tiana. Conclude che c'è un nucleo storico in questo esorcismo, però non tiene conto del significato che Mc dà ad esso. Per una valutazione dei cosiddetti di Apollonia, cfr. Padilla, Los nzilagros de la Vida de Apolonio de 1ìana " , 1 6 3 - 1 76. «
322
CHIU SA Mc 9,28-29 : In casa con i d iscepo l i
28 Quando entrò in casa i discepoli gli chiesero in disparte: - Perché non abbiamo potuto scacciarlo noialtri? 29 Egli rispose loro: - Questa specie non può uscire se non chiedendolo.
NOTE FILOLOGICHE 28 Quando entrò, gr. eiselthontos autou, uso del genit. assol. invece di concordare il participio con il complemento autou, Lagrange, 242 ; Moul ton-Turner, III, 322; Blass, par. 423; cfr. 5 ,2 . 1 8; 1 0, 1 7; 1 1 ,27; 1 3 , 1 . 3 . - in casa , gr. eis oikon, con valore determinato, ultima volta che appare, cfr. 3,20; 7, 1 7; Mateos, Las Doce, parr. 222, 232-239. - gli chiesero, gr. eperoton , (cod. D er6t6n) . - in disparte, gr. kat'idian, 4 , 3 4 ; 6,3 1 . 32; 7 , 3 3 ; 9 , 2 ; 1 3 ,3; cfr. Mateos, Las Doce, parr. 348-352; Mateos-Camacho, El Evangelio de Marcos, I, 405 . - Perché, gr. hoti, interrogativo nello stile diretto, Robertson, 729s; Mou le, Idiom , 1 59; Zerwick, par. 222; Moulton-Turner, III, 49; Pesch, II, 1 5 5 ; Blass, par. 3 00/4; l.v. dia t i , cfr. Mt, 1 7 , 1 9. - scacciarlo , gr. ekbalein, aoristo perfettivo. 29 Questa specie, gr. touto to genos, > ; nel contesto, in relazione con ephobounto auton eperotèsai: ; Pesch, II, 1 60: .
- queste parole, gr. to rèma, con art. in anafora. - avevano timore di chiedergli, gr. ephobounto auton eperotèsai; per la costruzione dell'infinito, cfr. Blass, par. 392,3a. 33a giunsero , gr. elthon, Lv. elthen; cod. D : elthosan . - Cafarnao , gr. Kapernaoum, terza e ultima menzione d i questa città; cfr. 1 ,2 1 ; 2 , 1 .
DE LIMITAZIONE, CO NTENUTO E DIVISIO NE La pericope è delimitata dalla opposizione in inclusione costituita dalla menzione della partenza che segna l'inizio del percorso (9,30) e dell'arri vo a Cafarnao (9,33a); è un compendio del viaggio. La scena seguente si apre con una nuova indicazione di luogo (9,33b: ) . Inoltre, per quanto riguarda i personaggi, il soggetto di (8,33). Gesù intende insiste re, perché si tratta di un punto cruciale.
1 Lagrange, 243: «di là» indica la regione di Cesarea di Filippo piuttosto che il monte della trasfigurazione. Al contrario, Taylor, 479. Pesch, II, 1 58 : I l punto di partenza > nemici de > sottolinea la brevità dell'intervallo
dividui o di popoli. La medesima realtà viene espressa nella prima parabola del regno di Dio (4,26-29) e nei due episodi dei pani (6,34-46; 8 , 1 -9). 9 Tra questi si trovano i gruppi dirigenti ebraici menzionati nel primo annuncio (8,3 1 ); cfr. Gundry, 572; Mateos-Camacho, El Hijo del hombre, 79-82. 10 Per Pesch, II, 1 5 8s, «viene consegnatO>> è una forma passiva riferita a Dio: Dio abbandona il Giusto. In modo simile, Lagrange, 243; Taylor, 480; Gnilka, II, 54. Tale opinione è in linea con la interpretazione, in 8,3 1 , dell'impersonale dei come indicazione di un disegno divino, interpretazione basata di solito sul parallelo con Is 53,6. 1 2 LXX, parallelo che in realtà non esiste; cfr. Gundry, 506. I:allusione a 3 , 1 9, dove si affermava che Giuda doveva consegnare Gesù, pesa anche contro l'in terpretazione come passiva divina. Lo stesso verbo verrà usato da Mc in 1 0, 3 3 ; 1 5 , 1 . 1 5 , in passi dove sono sempre agenti umani quelli che consegnano Gesù; cfr. Gundry, 506 (contro Hooker, Son of Man , 1 3 5 ; Stock, Boten, 1 5 8) . Infine, nota Gundry 506s, quando, come si dice, Dio consegna qualcuno nelle mani di altri, lo fa sempre mosso dalla collera o dall'animosità, il che, nel caso di Gesù, sarebbe impensabile. 1 1 Anche la consegna di Giovanni il Battista fu opera di agenti umani (cfr. 6, 1 7). 12 Gundry, 504: La seconda menzione della morte mostra fino a dove si ponga l'ac cento su una violenza priva di misericordia. Questo accento contribuisce all'apo logia di Mc: nonostante le apparenze, Gesù non morirà come un criminale, bensì per mano di criminali.
339
9,30- 1 0,3 1 . Quinta sezione.
Istruzioni alla comunità
tra la resurrezione e la morte o, meglio, il fatto che la morte non riesce a sopprimere la vita13•
Incomprensione e timore dei discepoli 32 Ma essi non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. In ogni caso, il desiderio di trionfo terreno che ispira il messiani smo dei discepoli impedisce loro di accettare quello che dice Gesù14• Imbevuti dell'ideologia dell'ebraismo, vogliono un Messia che, agendo con forza, restauri la gloria di Israele e ponga fine al l'oppressione e all'ingiustizia. Non gli entra in testa quello che Gesù insegna loro, che l'esistenza d'una società nuova e giusta (fase storica del regno di Dio), dove non ci sia il dominio dell'uo mo sull'uomo, non può essere opera d'un Messia dominatore. Non ci sarà società nuova se non c'è promozione umana di tutti (mes sianismo condiviso). L'incomprensione dei discepoli è assoluta (v. 32). L'insegnamento di Gesù è talmente contrario ai loro presupposti, che sono inca paci di comprenderlo; d'altra parte, hanno timore di chiedergli spiegazioni, perché intravedono che la spiegazione farebbe crolla re la loro aspettativa di trionfo15• La loro sicurezza ideologica co mincia a vacillare, ma preferiscono restare legati a quello che cre devano prima, per quanto non appaia loro tanto sicuro; si oppon gono a rettificare, poiché per loro la morte di Gesù comportereb be il crollo definitivo delle speranze messianiche nazionalistiche. Visto che il loro interesse principale non è l'opera a vantaggio del l'umanità, bensì, in linea col ristretto orizzonte della loro ideolo gia, il trionfo terreno e la gloria della loro nazione, non si interes sano di una vita dopo la morte .
Arrivo a Cafarnao 33a
E giunsero a Cafarnao.
È la terza e ultima volta che appare il nome di Cafarnao in questo vangelo. Lì Gesù cominciò la sua attività pubblica ( 1 ,22b-34) e fu
13
Cfr. 8,3 1 , Lett. e Gundry, 504. Pesch, II, 1 60: «non comprendevano>> , si trova nell'ambito della protesta di Pie tro (8,3 1 -33) e della domanda dei tre discepoli durante la discesa dal monte (9, 1 0) e si trasforma cosi in «non volevano comprendere>> . Gnilka, II, 5 5 : I discepoli se guono il loro maestro nel suo cammino, ma la loro attitudine è sempre più distan te dall'essere una vera sequela. 1 5 Lagrange, 244: La prima volta Pietro protestò, ma fu fortemente ripreso; ades so non osano domandare nulla. 14
340
9,30-33a. Secondo annuncio della morte-resurrezione
la gente di Cafarnao quella che volle fare di lui un capo politico ( 1 ,35-38). Nella medesima città Gesù tornò dopo la sua predica zione in Galilea e per la prima volte espose, alla folla riunita « nel la casa>> , il proprio messaggio universalistico, che fu accettato (2, 1 1 3 ) . I l primo frutto d i questa universalità fu Levi, l'escluso da Israele, chiamato da Gesù (2 , 1 4) e, in seguito a quella chiamata, venne costituita di Cafarnao, la prima comu nità mista, nella quale stavano a tavola con Gesù sia i discepoli che gli esattori e i miscredenti, ovvero, tanto coloro che facevano par te di Israele che quelli che erano esclusi dal popolo (2, 1 5) .
34 1
PRIMO TRITTICO
(Mc 9,33b-50)
Contrasto tra i due gruppi di seguaci Nelle scene del primo trittico si riflette la difficile convivenza dei due gruppi che costituiscono la comunità di Gesù, quello dei Do dici/i discepoli, strettamente legati all'ebraismo, e quello dei segua ci a esso estranei . Mc fa vedere che sono proprio questi ultimi a cogliere il messaggio e a metterlo in pratica. Tanto « il ragazzino >> (9,36-37) quanto «quello che scacciava i demoni » (9,38) e «i pic coli » (9,42) rappresentano questo gruppo, mentre i discepoli cer cano di impedirne l'attività e imporre loro l'ideologia dell'ebraismo con le sue categorie gerarchiche (9,34: « chi fosse il più grande» ) . I n tal modo, i l primo trittico mette i n risalto i l contrasto tra i due gruppi di seguaci, tanto nella qualità della loro adesione a Gesù quanto nell'attività. Di fatto, così come > ) ,
3. 4.
5. 6. 7. 8.
9. 10. 11. 1 2. 13. 14. 15. 16. 17. 18.
M c indica solo l a presenza di Gesù nella casa (v. 3 3 b : > ) . « La casa>> (v. 33b; gr: h e oikia), come i n 2 , 1 5 , dove era figura della co munità in cui erano presenti i due gruppi di seguaci ( « i discepoli>> e «gli esattori e i miscredenti>> ). Immediatamente Gesù domanda ai discepoli (v. 33b). Ripetizione dell'espressione «lungo la via>> (vv. 33b.34), cfr. 8 , 2 7 . «Tacevano >> (v. 3 4 ) , come i n altra occasione i farisei nella sinagoga (3,4). Gesù «si siede >> (v. 3 5 ) , ma non insegna. Cambia la denominazione «i discepoli>> della pericope precedente (cfr. 9,3 1 ) con quella de «i Dodici >> (v. 3 5 ) . Incongruenza narrativa: per quanto si trovino nella stessa casa, Gesti «chiama>> i Dodici (v. 35), ai quali ha appena finito di porre la doman da. Mc non dice che essi s'avvicinano. «disse lorO>> (v. 3 5 ) , lett. «dice loro>> , pres . storico. Gesù prende il «ragazzino » (v. 36), senza necessità di chiamarlo. Doppio significato del termine paidion (v. 36): «ragazzino » e «picco lo servo » , « servetto» (nota fil. ) . « i l ragazzino » (v. 3 6 ) , con art. determinativo, designa i l piccolo servo della casa. «lo pose in mezzo a loro » (v. 36), cfr. 3 , 3 . «lo abbracciò » (v. 36), gesto d i identificazione e affetto. La precisazione « uno di questi ragazzini » (v. 37) indica che Gesù non parla di ragazzini qualsiasi, bensì di quelli rappresentati dal serve tto . Il verbo «accogliere » (v. 37) è stato utilizzato precedentemente, nel contesto dell'invio dei Dodici (6, 1 1 ) . L a designazione d i Dio come «colui che m i ha mandato » (v. 3 7) raf forza l'allusione all'invio.
345
9,33b-50. Primo trittico
LETTURA
Nella casa. Domanda di Gesù. Ammonizione 3 3b Quando fu in casa chiese loro: «Di che cosa parlavate lungo la via?». A Cafarnao si stabilì per la prima volta la casa-focolare di Gesù e dei suoi (2, 1 5 , Lett.) 1 , figura della comunità aperta che ammette nel suo seno tanto i seguaci procedenti dall'ebraismo (i discepoli/ i Dodici) che altri non collegati ad esso (esattori e miscredenti) . Per quanto il gruppo dei discepoli fosse arrivato a Cafarnao con Gesù, Mc indica che solo Gesù si trova nella casa/comunità (gr. genomenos , al singolare). Appena arrivato, domanda ai suoi discepoli (cfr. 9,30), che lo han no accompagnato nel viaggio attraverso la Galilea, che tipo di con versazione hanno tenuto lungo «la via>>, termine con cui Mc, a par tire da 8,27, descrive l'itinerario verso Gerusalemme, dove Gesù verrà condannato a morte2• Essi, durante il viaggio, non hanno osato domandare a Gesù il senso della predizione della sua mor te-resurrezione; adesso, senza indugio, egli domanda loro. L'immediatezza della domanda suggerisce l'urgenza e l'importan za della questione. I discepoli non hanno esternato alcuna reazio ne né hanno fatto alcun commento all'insegnamento di Gesù du rante il viaggio attraverso la Galilea (9,30-33a), però hanno tenu to una conversazione alla quale Gesù non ha preso parte. Cono scendo bene l'ideologia che li domina, Gesù ha interesse a che par lino con sincerità e gli dicano di che cosa hanno parlato.
1
La definizione del luogo (Cafarnao) e l'articolo anaforico ( > . 2 Il tema del cammino, iniziato in 8,27, precisamente con l'ingresso in Gerusa lemme. Gnilka, II, 56: La via verso Gerusalemme è il cammino verso il luogo del la manifestazione messianica, che essi immaginano in modo assai diverso da come avverrà. Contro, Gundry, 508.
346
9,33b-37.
Il desiderio di preminenza
34 Essi tacevano, per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. La domanda mette in imbarazzo i discepoli. Il loro silenzio è pa rallelo a quello che osservarono i farisei della sinagoga, segno della loro cecità (3 ,4)3; qui dimostra l'ostinazione dei discepoli, per quanto conoscano l'infondatezza del tema su cui hanno discusso: chi avesse un rango maggiore o una posizione più importante al l'interno del gruppo ( « chi fosse il più grande» ) . Il silenzio rivela che sono consapevoli che Gesù non avrebbe approvato le loro aspi razioni e che temono la sua reazione; allo stesso tempo, non si la sciano convincere da lui . I.:insistenza di Mc nella menzione de > nella casa-focolare (oikia). Non si siede mai nell'oikos, la casa-abitazione (cfr. 2 , 1 ss; 3,20; 7, 1 7; 9,28). Per Taylor, 482; Lohmeyer, 1 92, nota 2; Schmahl, Die ZwOlf, 89; Stock, Boten, 1 1 5; Gundry, 508, «sedersi>> indica la po sizione del maestro. Gnilka, II, 56, ha dubbi tra l'espressione di dignità o la posi zione del maestro. Lagrange, 244, pensa che Gesù si sieda, piuttosto che come maestro, perché è stanco per il cammino. Pesch, II, 1 04, rileva la differenza tra ka themai che precede i due grandi discorsi di Gesù (4, 1 ; 1 3,3), e kathiz6, che si ap plica a Gesù in 9,35 e 1 2 ,4 1 . Di fatto, in 1 2 ,4 1 , Gesù non si siede per insegnare, cfr. Best, Mark's Use, 20, nota 57. In questo passo, l'istruzione impartita ai disce poli è motivata dall'azione della vedova; «Si siede di fronte al tesoro>>, come in 1 3,3: «mentre stava seduto . . . di fronte al tempio>> , mostrando il suo costante antagoni smo rispetto agli uni e agli altri. Solo in un caso (4, 1 ) , «stare seduto>> precede il momento dell'insegnamento, mentre in nessun'altra occasione in cui Gesù insegna si dice che lo faccia seduto ( 1 , 2 1 .22; 2 , 1 3 ; 4 , 1 a; 6 , 2 . 3 4 ; 8,3 1 ; 9,3 1 ; 1 0, 1 ; 1 1 , 1 7 ; 1 2,35); Pesch, I I , 1 66, rileva c h e i l testo d i 9,35 non u s a i l verbo «insegnare » (di dask6), bensi semplicemente «dire» (/ego) . Pertanto si può concludere che Mc non mette in relazione i verbi «Stare sedutO>> o «sedersi>> con l'insegnamento, bensì con la stabilità o permanenza, cfr. Mateos, Las Doce, par. 403; Marcos 1 3 , par. 1 0 1 . 9 L a maggior parte degli autori accoglie l'identificazione dei discepoli con i Do dici in questo passo; cfr. Fleddermann, «The Discipleship Discourse», 59; Taylor, 482, il quale attribuisce la differente denominazione all'uso di due diverse fonti. Alcuni, comunque, si mostrano leggermente indecisi. Cosi Schmahl, Die Zwolf, 89: «praticamente identici>> ; Stock, Boten, 1 1 4, lascia aperta la possibilità di una cer chia più ampia in 9,3 1 e considera > la connes sione realizzata da 9 , 3 3 . Per Gundry, 509, invece, > distingue il piccolo gruppo di apostoli dal grande gruppo di discepoli, con lo scopo di dare una indi cazione numerica al contrasto tra il primo e l'ultimo, ovvero tra il primo e il do dicesimo. Comunque, visto che la lezione che Gesù imparte ai Dodici in 9,3 5-37 mira a correggere l'ambizione che hanno mostrato i discepoli lungo la via, (9,34), i destinatari dell'ammonizione devono necessariamente essere gli stessi che sono incorsi nell'errore; cfr. Mateos, Las Doce, par. 57; Reploh, Markus-Lehrer, 47: (6,35.4 1 .45; 8,27.33.34; 9 , 1 4.28.30); Schmahl, Die Zwolf, 1 1 2 : ; cfr. anche Stock, Boten, 1 48s. Per l'identità dei soggetti che compongono e il gruppo dei disce poli, cfr. Mateos, Las Doce, parr. 70-75. 7
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9,33b-37. Il desiderio di preminenza
Se, pur stando nella stessa casa, Gesù deve > ) . M c utilizza il presente storico ( >) per introdurre questa avvertenza di Gesù; con tale tecnica suggerisce, come di solito, l'attualità alla sua epoca del problema al quale si trova di fronte Gesù. Innanzitutto, Gesù avverte i Dodici che devono rinunciare a ogni pretesa di preminenza; non ammette che alcuno possa aspirare a un rango più elevato ( ) 14• Vuole mostrare loro qua-
10 Il verbo phòneò appare in bocca a Gesù solo in questo passo e in 1 0.49, dove chiama il cieco che sta seduto vicino al camino ed è figura dei Dodici, cfr. Acht meier, «And He Followed Him », 1 1 5- 1 45 ; Matera, , gesto d'affetto e di identificazio-
23
Cfr. 3,32 .34; 4 , 1 0: «quelli che stavano intorno a lui >> ; 3 , 3 2 ; 5 , 24b; 7, 1 4; 8,34; 9 , 2 5 : «una/la folla» ; Mateos, Los Doce , par. 3 3 5 . Swete, 206: «Si vede questo ra gazzino come il rappresentante della sua classe, o, meglio, della classe di disce poli che simboleggia» . Gundry, 509: Gesù, mettendolo al centro ( « in mezzo a loro • ) , indica visibilmente che un ragazzino credente (cfr. 9,42) appartiene alla cerchia dei discepoli. Questi autori non distinguono con chiarezza tra i due grup pi di seguaci. Riassumendo: Il ragazzino/servetto rappresenta un gruppo (v. 37: > ) . Il secondo gruppo, che non proviene dall'ebraismo, intende e accetta le condizioni per la sequela pro poste da Gesù ai due gruppi (8,34) e adotta il suo stesso atteggia mento di umile servizio; di qui la sua personificazione nella figu ra del « servetto>> .
Cosl Taylor, 483. Lagrange, 245: Il ragazzino non rappresenta Gesù, bensl è sta to inviato da lui, come lui è stato inviato dal Padre . . . Si tratta, dunque, di disce poli. Secondo Lane, 34 1 , Mc 6,7- 1 3 offre la chiave per 9,37, dove il arriva in nome di Gesù, come suo rappresentante. «> rappresenta Gesù solo se è stato inviato da lui, secondo il principio che l'emissario è come chi lo invia; cfr. Mateos, Los Doce, par. 407. L'idea che l'inviato è come colui che lo in via è fondamentalmente ebraica, cfr. Strack-B, I, 590; Rengstorf, apostello, 400. 3°
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I l . Mc 9,38-40 : Escl usivismo dei Dod ici
(Le 9 ,49-50) 3 8 Giovanni gli disse: - Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni invocando il tuo nome e abbiamo cercato di impedirglielo perché non ci se guiva. 39 Ma Gesù gli rispose: - Non glielo impedite, perché nessuno che agisca con potenza come se fossi io stesso può subito parlare male di me. 4° Cioè, chi non è contro di noi è per noi.
NOTE FILOLOGICHE 38 Gli disse, gr. efe aut6, cfr. 9, 1 2 ; asindeto (cfr. 1 0,29; 1 2 ,24), Taylor, 485; Blass, par. 46 1 , 1 ; Reiser, 79; sono numerose le varianti che mirano a mitigare l'asindeto. - Giovanni, gr. ho 16annes, cfr. 1 , 1 9.29; 3, 1 7; 5,37; 9,2; solo in questo pas so appare come protagonista. - Maestro, gr. didaskale, cfr. 4,38; 5 , 3 5 ; 9, 1 7. - che scacciava i demoni, gr. ekballonta daimonia, part. pres. che indica azione iterativa; ultima volta che si fa riferimento a questa attività; cfr. 1 , 34.39; 3 , 1 5 .22; 6 , 1 3 . - invocando il tuo nome, gr. e n t6 onomati sou (unica volta i n Mc), lett. «in nome tUO>> , strumentale, . Mateos, El Aspecto , parr. 2 1 5 , 223; Blass, par. 336,4. - che agisca . . .può, gr. poiesei. . . dynesetai, futuri indie. che si possono tra durre come futuri o presenti, cfr. Bratcher-Nida, A Translator's Handbook an the Gospel of Mark, 297. - agisce con potenza , gr. poiesei dynamin , «compiere un atto di forza o potenza>> , cfr. 6 , 5 . - come se fossi io stesso, gr. epi to onomati mou , cfr. 9,37. - può, gr. kai dynatai; per la costruzione, cfr. Reiser, 1 1 7 . - subito , gr. takhy (solo qui in Mc), > ; cfr. Blass, par. 1 02,2. - parlare male , gr. kakologesai (inf. aor.), cfr. 7 , 1 0 : ho kakologon (part. pres.), dove si riferisce alla condotta con i genitori. La forma all'aoristo indica un atto di maledizione che esprime rottura: cancellare l'adesione che si era data a una persona e rinnegarla. 40 Cioè, gr. gar epesegetico. - contro noi, gr. kath 'hemon , genit. di persona, in senso ostile; cfr. 3 , 6 ; Blass, par. 225, 1 . I codd. A D, l a maggior parte d i quelli della koinè e va rie versioni leggono hymon qui e nel secondo membro. Nestle-Aland, La grange, 248, Taylor, 486, Pesch, Il, 1 74, Gnilka Il, 59; Gundry, 522, adot tano la lettura hemon. - per noi, gr. hyper hemon , in opposizione a kata, Robertson, 630; Moule, Idiom, 64; Blass, 23 1 , 1 ; l. v. : hymon .
D E L I M ITAZION E , CONTEN UTO E DIVISION E L'ini zio della pericope è indicato dal cambiamento dei personaggi e della tematica: scompaiono la figura del « ragazzino >> e il tema dell'am bizione; appare, invece , la figura singola di Giovanni (v. 38) in qualità di portavoce del gruppo dei Dodici (v. 3 8 : « abbiamo visto >> , « abbiamo cercatO >> ) , e il tema si centra su un individuo che, servendosi del nome di Gesù, scacciava demoni, attività che i Dodici hanno cercato di im pedire. La fine di questa pericope è indicata dai parallelismi tra 9,37ab e 9,4 1 .42, come verrà detto nella delimitazione della pericope successiva. Il gruppo dei Dodici non ha manifestato alcuna reazione alla lezione impartita da Gesù nella pericope precedente (9,33b-37), contrapponen do l'atteggiamento del « ragazzino >> a quello loro . Adesso, al centro del trittico, si trova l'intervento di Giovanni, uno de >6• Il pronome «noi» sta al posto dei Dodi ci, o, piuttosto, dato che Giovanni ha chiamato Gesù « Maestro » , professandosi suo seguace, del gruppo formato d a Gesù e dai Do dici (cfr. 6 , 3 3 ) , il Maestro e i DiscepolF. La pretesa di Giovanni non è giustificabile: identificando Gesù con il gruppo dei Dodici esclude la possibilità di sequela di Gesù che non comporti anche seguire essi, per quanto Gesù ha sempre invitato a seguire esclu sivamente lui stesso (cfr. 1 , 1 8; 2 , 1 4 . 1 5; 8,34: fa ricordare l'autorità di Gesù. Cfr. Mateos, Los Doce, parr. 629ss; Mateos-Camacho, Il vangelo di Marco, I, 3 1 3 . 5 Cfr. Gnilka, II, 59. • Gnilka, II, 59: L'espressione invece dell'atteso «non ti segue>> , mo stra che si concepisce il discepolato come un gruppo chiuso e suggerisce che nel fondo c'è una problematica posteriore rispetto alla comunità; cfr. Gundry, 5 1 1 . 7 Secondo Gundry, 522, il fatto che Gesù debba essere informato lo esclude da quei «noi>> che hanno visto colui che scacciava i demoni; questo sosterrebbe il fat to che il «noi>> che l'individuo non seguiva non includa Gesù. Gundry non tiene conto dell'identificazione realizzata da Giovanni tra il gruppo e Gesù utilizzando l'appellativo «Maestro>> .
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9,38-40. Esclusivismo dei Dodici
dare lo spirito muto (9,28). La reazione di Giovanni in nome di tutti è, pertanto, di intolleranza8: né essi liberano, né permettono che altri liberino. Come è successo precedentemente con gli seri bi arrivati da Gerusalemme, che diffamavano l'azione liberatrice di Gesù senza guardare ai suoi frutti (3,22), neanche i Dodici pre stano attenzione al valore dell'attività dell'individuo anonimo né al bene dell'uomo; non riconoscono la legittimità dell'azione, per quanto essa presenti tutti i segni di autenticità: viene realizzata invocando il nome di Gesù e ha come effetto una liberazione ( «scacciare demoni ») come quella che ha realizzato Gesù9• In ogni caso, i Dodici sostengono la superiorità del loro gruppo; vogliono controllare l'attività degli altri, monopolizzare Gesù10• Nella pericope precedente (9,33b-37), Gesù aveva corretto all'inter no del gruppo l'ambizione individuale di essere più degli altri, cer cando di far comprendere loro che erano tutti uguali. Adesso Gio vanni va oltre e afferma la superiorità del gruppo ebraizzante su tutti quelli che vogliono agire sulla linea di Gesù, attribuendo ad esso l'esclusiva della missione. Non si occupa di ciò che viene fat to, bensì di chi lo fa. Comunque, nel testo non si dice che i Dodici riuscirono a impedire l'attività di colui che scacciava demoni .
Replica di Gesù 39 Ma Gesù gli rispose:«Non glielo impedite, perché nessuno che agisca con potenza come se fossi io stesso può subito parlare male di rne». Gesù biasima il tentativo di impedire quell'attività ( « Non glielo impedite » ) 1 1 • La formula > per le sue grandi dimensioni, Lagrange, 249; Taylor, 489; Gundry, 5 1 2 . =
43 t i mette i n pericolo, gr. skandalizé se, iterativo rispetto alla realtà pre sente, cfr. Mt 5,29; Robertson 1 0 1 8s; posto all'inizio della frase per enfa si; qui e in w 45,47, l. v. ean skandalizé. - la tua mano, gr. hé kheir sou , , (cfr. 3 , 1 ) - tagliatela , gr. apokopson autén, cfr. V. 45. - è meglio, gr. kalon estin se . . , lett. , positivo in luogo di comparativo; Lagrange, 25 1 ; Zerwick, par. 1 4 5 ; Taylor, 490; Moulton-Turner, III, 3 1 ; Black, Approach , 1 1 7; Doudna, 90-92. Asindeto enfatico, Gundry, 5 1 3 , in una relazione causale, Reiser, 1 4 3 ; lo stesso ai w 45 e 47. - monco, gr. kyllon (solo qui in Mc; cfr. Mt 1 8,8); posizione enfatica di nanzi al verbo. In Mt 1 5 ,30s, , Taylor, 490. - entrare nella vita, gr. eiselthein eis tén zoén ; il termine zoé non viene qua lificato da aionios (cfr. 1 0 , 1 7)e, pertanto, non deve appartenere esclusi vamente al tempo futuro (cfr. 1 0,30). - che, gr. é, di comparazione con un termine positivo, Robertson, 66 1 ; Moulton-Howard, II, 442; Blass, par. 245/4 . Lo stesso al v. 45. - andare ... nell'inceneritore, gr. apelthein eis tén geennan ; apelthein eis, cfr. 6,32.36 .46; 7,24.30; 8, 1 3 . La forma intransitiva può stare al posto di una passiva (> (v. 42) e «Uno di questi ragazzini» (9,37). S. Relazione tra «darmi la loro adesione» (v. 42) e > ; il termine è preso dai LXX, Lagrange, 2 5 6 . - dall'altra parte del Giordano, gr. [kai] peran tou lordanou , cfr. 3 , 8 ; 4,35, con ellissi della preposizione eis, cfr. Blass, par. 479/2 . Adottiamo la lettura del
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10, 1 - 1 2. Episodio centrale
cod. D e altri, che omettono kai, in modo che «la Giudea dall'altra parte del Giordano>> sarebbe un modo per designare la Perea, Lagrange, 256; così Gnilka, II, 69,7 1 ; cfr. Metzger, Textual Commentary, 1 03 ; Taylor, 497. - Questa volta accorsero folle verso di lui durante la strada, gr. symporeuon tai palin okhloi pros auton. palin , «questa volta>> , non «di nuovo >> , visto che è l'unica occasione in cui Mc usa il plurale okhloi, Taylor, 497, e la prima volta che la gente accorre da Gesù durante un viaggio; cfr. Mateos, «Palin en el NT» , 65-80; symporeuontai, pres. storico; l'aggiunta «duran te la strada>> completa il senso di symporeuontai. - ancora una volta, gr. palin, cfr. Mateos, art. cit. - come era solito, gr. hos eiothei; eiotha è il perfetto di etho, ma ha valore di presente; pertanto, il ppf. eiothei equivale a un impf. ; cfr. Robertson, 90; Moulton-Turner, III, 82; h6s con indicativo, Robertson, 968, cfr. 4,26. La frase deve riferirsi al contenuto dell'insegnamento, poiché la ripetizio ne di questo è indicata da palin.
2 Si avvicinarono i farisei, gr. proselthontes[hoi] farisaioi; la l. v. ho i pha ris, è in parallelo con 8 , 1 1 , dove anche si awicinano a Gesù per tentarlo; l'omissione dell'articolo può essere dovuta a un pregiudizio storicistico. Il cod. D e alcuni altri omettono queste parole. Contro l'omissione, Gun dry, 535; a favore, Taylor, 498; Gnilka, II, 69. Tuttavia, l'intenzione della domanda ( > ) non è tipica della folla, ma caratteristica dei farisei, cfr. 8, 1 1 ; 1 2 , 1 5 .
- per tentarlo, gr. peirazontes auton ; peirazo «mettere alla prova, tentare>> , cfr. 8, 1 1 , partic. pres. finale, cfr. Mateos, El Aspecto, par. 3 6 3 . Si rilevi l a successione participio (proselthontes ) , verbo i n forma personale (eper6t6n) ; participio in asindeto (peirazontes), Reiser, 1 5 8, nota 44. - se è permesso, gr. ei exestin , stile indiretto, Robertson, 9 1 6; Blass, par. 440/5 ; cfr. 2,24; 3 ,4. - al marito, gr. andri, « all'uomo>> , che, in opposizione a «donna>> , signifi ca «maritO>> . La mancanza di articoli mette in risalto la condizione di marito e moglie, Robertson, 794; cfr. 1 3, 1 2 . - ripudiare la moglie, gr. gynaika apolysai; apolyo, « mandare via>> , 6,36; in questo caso, in cui si rompe un vincolo, «ripudiare>> . 3 Egli, gr. ho de, cfr. v. 4; hoi de, v. 5 : ho de, che mettono in risalto la vi vacità del dibattito, Gundry, 529. - rispose loro, gr. apokritheis eipen autois; in questo contesto, apokrino mai indica una reazione verbale che, però, non è realmente una risposta. - vi ha ordinato, gr. hymin eneteilato; entellomai, in greco classico, nei LXX e nei papiri, quasi sempre alla Vb ce media, significa « ordinare, prescrive re» , Taylor, 498; cfr. v. 5: egrapsen ten entolen tauten . Lenfasi del pronome hymin collocato dinanzi al verbo si esprime con il pleonastico «a voi » .
4 ha permesso, gr. epetrepsen, cfr. 5, 1 3. - di scrivere un atto di divorzio, gr. biblion apostasiou grapsai; grapho: scri vere o redigere un documento, certificato o atto. Nei LXX, il termine apo stasion si utilizza sempre con il significato di « divorzio>> , cfr. Kennedy, Sources , 1 2 1 , citato da Brachter-Nida, A Translator's Handbook of the Go spel of Mark, 309; Lagrange, 257s. - e di ripudiarla, gr. kai apolysai; per la costruzione paratattica di Dt 24, l e il suo significato ipotattico, cfr. Beyer, Semitische Syntax, 267. 5 Per la vostra contumacia , gr. pros ten sklerokardian hymon ; pros, «per, a causa di, in vista di>> , Zerwick, par. 98; Moule, Idiom , 5 3 ; Blass, par.
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10, 1 - 1 2 . n ripudio: uguaglianza dell'uomo e della donna
239; sklérokardia, « durezza di cuore/di mente » , « Ostinazione » , « testar daggine» ; riferita alla disobbedienza di chi si ribella a Dio, « Contuma cia » ; cfr. Dt 1 0, 1 6; Ger 4,4; Sir 1 6, 1 0 LXX; Mc 3 , 5 ; 6 , 5 2 ; Taylor 499; La grange, 2 5 8 . - vi lasciò scritto, gr. egrapsen, azione che connota l o stadio successivo. - precetto, gr. entolén, cfr. 7,8. - questo, gr. tautén , posposto, con sfumatura negativa, Pesch, II, 1 9 3 . 6 Ma, gr. de . S i rilevi l'uso delle particelle i n questo passo d i M c : de (v. 6), hOste (v. 8), oun (v. 9), Reiser, 1 60; Gundry, 530. - inizio , gr. arkhé, «principio >> , > , cfr. 1 , 1 . - creazione, gr. ktisis , , senza articolo, cfr. Blass, par. 2 53/a; visto che si tratta dell'unione dell'uomo e della donna, indica il genere uma no; per Lagrange, 259, ha senso attivo e designa l'atto della creazione; varianti critiche in Taylor, 499. - maschio e femmina, gr. arsen kai thély, lett. «maschio e femmina>> , cfr. Gn 1 ,27; 5 , 1 ; posizione iniziale enfatica, Gundry, 530. 7 per questo, gr. heneken toutou, come nei LXX, cfr. Moule, Idiom, 7 1 ; Blass, par. 208/3 . - l'essere umano, gr. anthropos, termine che, per sua natura, comprende l'uomo e la donna, cfr. Gundry 530s; senza articolo, in senso generico. Per Black, Approach , 1 07, equivale all'indefinito tis . - lascerà, gr. kataleipsei, da kataleipo, , . - suo padre e sua madre, gr. ton patera autou kai tén métera . - La frase e si unirà a sua moglie, gr. kai proskolléthésetai pros tén gynaika autou, viene omessa da eccellenti codd. ed è incongruente con il conte nuto della pericope, cfr. vv. 1 1 - 1 2 ; così Lagrange, 259; Pesch, II, 1 94; Gni lka, II, 69; Gundry, 530. 8 e i due saranno un solo essere, gr. kai esontai hoi dyo eis sarka mian; la costruzione esontai eis è la traduzione letterale, nei LXX, dell'ebraico hayah l•, e significa semplicemente > , > ; cfr. Bratcher-Nida, op. cit. , 3 1 1 ; Lagrange, 259; Moule, Idiom, 1 83 . Il termi ne hoi dyo non si trova nel testo masoreta, ma si trova nei LXX e in mol ti documenti antichi, cfr. Gundry, 539; Lagrange, ibid. . . - un solo essere , gr. eis sarka mian ; sarx concretamente indica l'essere umano nella sua natura transitoria, mortale; cfr. 1 3 ,20: pasa sarx, cfr. Mateos-Camacho, Evangelio, figuras y sfmbolos , 1 3 2- 1 3 5 ; l'espressione deriva dai LXX, in cui si traduce troppo alla lettera l'ebraico le con eis . La costruzione appare anche nei papiri, cfr. Moulton, l, 72-76; Moulton Howard, II, 462. - sicché, gr. hoste, che con l'indicativo esprime una conseguenza reale, Taylor, 500; Moule, Idiom, 1 44. 9 ciò, gr. ho, pronome relativo neutro che si riferisce all'unità preceden temente menzionata. - ha congiunto, gr. synezeuxen, da zeugos, , cfr. lat. coniux, coniu ge; syzeugnymi si utilizzava in greco per indicare l'unione matrimoniale, Taylor, 500; Pesch, II, 1 95 . - un essere umano, g r. anthropos, cfr. v. 7 . - non lo separi, gr. m é khorizeto; khorizo (solo qui i n Mc), , > . L'imperativo presente accentua la proibizione, Gundry, 53 1 . Il verbo appare in greco classico, nei LXX e nei papiri, Taylor, 500.
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1 0, 1 - 1 2. Episodio centrale
1 0 nuovamente , gr. palin, riferito alla casa, Gundry, 5 3 3 . Mc usa palin riferito a una locuzione e al movimento, però, quando ci sono entrambi, si riferisce sempre al movimento (eis) . - in casa , gr. eis ten oikian , cfr. 9,33b; eis a l posto d i en , con valore d i luo go, Lagrange, 260; Doudna, 26; Blass, 205; costruzione significativa, che implica l'idea d'un cammino percorso, Zerwick, par. 99. - i discepoli, gr. hoi mathetai, senza il possessivo autou . - lo interrogarono, gr. eperoton , cfr. v. 2 . - su ciò, gr. peri toutou . 1 1 disse loro, gr. kai [egei autois , presente storico, cfr. Doudna 40ss; Gun dry, 532. - chi ripudia la propria moglie, gr. hos an apolyse ten gynaika autou. - e ne sposa un 'altra , gr. kai gamese allen ; allos al posto di heteros, Robertson, 746s; secondo Reiser, 1 30, kai può esprimere un rapporto finale, «per sposarsi con un'altra » . - commette adulterio, gr. moikhatai, cfr. 7,22: moikheia ; moikhaomai equi vale al classico moikheuo, Taylor, 500. - contro , gr. epi , « rispetto a >> in senso ostile, cfr. 3 , 2 4 . 2 5 . 2 6 ; 9 , 1 2 ; 1 3 , 8 . 1 2 ; 1 4 ,4 8 . Secondo Blass, par. 2 3 3/4, semitismo, cfr. Gundry, 5 3 2 ; n e l caso in c u i i l pronome auten fosse riferito alla seconda moglie, si gnificherebbe > , Moulton-Turner, III , 272, però Mc non utilizza epi con questo significato, Gundry, 5 4 1 (cfr. Ger 5 , 8 LXX), e l'immediata ripetizione del pronome aute al v. 1 2 , dimostra che si tratta della pri ma moglie. - la prima, gr. auten , si traduce così per eliminare l'ambiguità del prono me e attribuirlo alla precedente moglie. Per le varianti del testo, cfr. Taylor, 50 1 . 1 2 e se ella, gr. kai ean aute, il pronome in posizione iniziale enfatica, Gundry, 532. - ripudiando il marito, gr. apolysasa ton andra autes, cfr. v. 1 1 . - si sposa con un altro, gr. gamese allon, cfr. v. 1 1 . - commette adulterio, gr. moikhatai; il testo omette « contro di lui >> . Le varianti cercano di alleggerire il testo, cfr. Gnilka, Il, 7 5 .
CONTEN UTO E DIVISIONE Gesù continua i l viaggio verso Gerusalemme. Durante i l cammino, folle di persone accorrono verso di lui ed egli approfitta dell'opportunità per insegnare loro. Ha luogo un nuovo incontro di Gesù con i farisei, quelli che gli avevano chiesto una dimostrazione di potenza (8 , 1 1 : ) a fa vore del popolo ebraico. Adesso vogliono la sua opinione a proposito d'un potere esercitato in ambito domestico : quello del marito sulla moglie, avallato dalla legge di Mosè. Si intavola una discussione tra Gesù e i farisei. Gesù la conclude affer mando che il progetto di Dio è che l'uomo e la donna siano una coppia di persone uguali; il ripudio è un'ingiustizia contraria al piano di Dio: la donna non è un oggetto di cui l'uomo possa disporre a proprio arbitrio,
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1 0, 1 - 1 2. Il ripudio: uguaglianza dell'uomo e della donna
bensì forma con lui un solo essere. Non c'è legge umana o essere umano che possa invalidare tale fatto. La pericope termina con un ritorno alla casa/comunità, dove il gruppo dei discepoli propone a Gesù la medesima domanda dei farisei, segno che non hanno compreso o accettato il principio di Gesù. Egli insiste chia rendo l'eguaglianza dell'uomo e della donna. La pericope può essere divisa come segue: 1 0, 1 : 1 0,2: 1 0,3-4: 1 0,5-9: 1 0, 1 0- 1 2 :
Durante il cammino: insegnamento di Gesù alle folle. Domanda dei farisei. Domanda di Gesù e risposta dei farisei. Replica di Gesù. Nella casa. Domanda dei discepoli e risposta di Gesù.
I N D ICAZIONI PER L' I NTE RPRETAZIO N E l . > (v. 4), riferendosi a Dt 24, 1 , invece di «ordinare>> , usato da Gesù (v. 3). 7. Gesù insiste, utilizzando la parola «comandamento>> (v. 5). 8 . Nella sua risposta Gesù unisce vari testi della Genesi (vv. 6,8), modi ficandone il senso. 9 . Mc nomina «la casa-focolare>> (v. 1 0), però in un luogo diverso da Ca farnao (cfr. 9,33b). 1 0. «disse loro>> , lett. « dice loro>> (v. 1 1 ), presente storico.
LETTURA
Durante il cammino: insegnamento di Gesù alle folle Di là si recò nel territorio della Giudea dall'altra parte del Gior dano. Questa volta accorsero folle verso di lui durante la strada e, ancora una volta, si mise a insegnare, come era solito. Questo versetto costituisce un'introduzione alle scene successive1 , che s i svolgono durante l a strada verso Gerusalemme. « D i là>> può
1 Cfr. Gnilka, II, 69.
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10, 1 · 1 2. Episodio centrale
indicare la casa o la città di Cafarnao, dove si sono svolte le scene precedentF. In questo versetto Mc adopera due presenti storici: «si reca» e ; alla fine della pericope ne utilizzerà un al tro (v. 1 1 : > . Risposero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di divorzio e di ripudiarla» .
Gesù non si fa prendere nella trappola che gli tendono i farisei né entra nella controversia delle scuole; chiede ai suoi avversari qua le sia il fondamento della loro posizione e lo fa adoperando il ver bo «ordinare» (> , con articolo, in anafora; cfr. 9,33b (in 7,24, senza articolo). 35 Pesch, II, 1 96: La dinamica della composizione di Marco si rileva se ci si chie de come è possibile che Gesù disponga di nuovo di una casa nella quale può inse gnare ai suoi discepoli. Pesch non tiene conto del significato figurato de > . In entrambi i casi, il genit. in dica il termine a cui si riferisce l'azione definita dal sostantivo. 1 5 Ve l'assicuro, gr. amen lego hymin , cfr. 3,28; 8 , 1 2 ; 9, 1 . 4 1 ; introduzio ne solenne della consecutiva, Reiser, 1 4 5 . Asindeto iniziale, Gundry, 545. - [chi non] accoglie , gr. dexetai, cfr. 6 , 1 1 ; 9,37; l'asindeto (omissione di hoti dopo un verbo di locuzione) conferisce forza alle parole, Gundry, 545; tre volte in Mc ( 1 0 , 1 5 .29; 1 4,9), Reiser, 1 4 8 . Il soggetto della propo sizione relativa è anche il soggetto della principale, cfr. Beyer, Semitische Syntax, 1 66 . - il regno d i Dio, gr. h e basileia tou Theou ; basileia, i n senso attivo, l'azio ne di Dio sull'uomo. Subito dopo, con il verbo « entrare>> , significa il luo go e il gruppo umano sul quale Dio regna; cfr. Lettura. - come un ragazzino, gr. hos paidion (soggetto in nominativo), cfr. Black, Approach , 22 1 : « come un servo (talya) >> , in relazione con 9,35b; alcuni autori lo interpretano come accusativo dell'oggetto: , però i parallelismi sostengono la prima interpretazione, cfr. Taylor, 505 . - non entrerà, gr. ou me eiselthe, negazione enfatica, cfr. 9, l . 1 6 dopo averli abbracciati, gr. enagkalisamenos aula , cfr. 9,36, partic. aor. reale. Il participio aoristo indica anteriorità dell'azione rispetto al verbo successivo. - li benediceva, gr. kateulogei (solo qui nel NT, cfr. 6,4 1 : eulogei), impf. ite rativo; il prefisso verbale kata , in sé perfettivo, può avere significato in tensivo: , , ; cfr. 14,45; kate philesen , > (v. 1 4) è il medesimo che ave va dato ai Dodici in riferimento a colui che scacciava demoni (9,39). 9 . «coloro che sono come questi>> (ton toiouton) (v. 1 4), come in 9,37. 1 0. Gesù non chiarisce perché la potestà di Dio si esercita sui «ragazzi ni>> . 1 1 . Gesù accoglie questi «ragazzini » (v. 1 6) con i l medesimo gesto ( « ab bracciarli>>) che aveva fatto prima con quello della casa (9,36). 12. Mc usa un intensivo di «benedire>> (v. 1 6: kateuloge6) in luogo della forma semplice (euloge6, cfr. 6.4 1 ) .
40 1
10, 1 3 -3 1 . Secondo trittico
LETTU RA
Nuovi seguaci vengono portati da Gesù. Reazione dei discepoli 1 3 Gli portavano ragazzini perché li toccasse, ma i discepoli si mi sero a intimarli. Come la scena precedente ( 1 0, 1 0), anche questa si svolge nella casa 1, figura della comunità di Gesù costituita da due gruppi di seguaci: quello dei discepoli/i Dodici, provenienti dall'ebraismo e l'altro gruppo, quello di coloro che non provengono da esso; solo nella pericope successiva ( 1 0, 1 7) si indicherà che Gesù esce dalla casa2• Mc fa vedere che la comunità è il luogo in cui si può incon trare Gesù. C'è un tentativo di portare i ragazzini da Gesù. Mc non precisa chi li porta, indica solo lo scopo a cui mirano: che Gesù li tocchi. Gli individui anonimi che li portano non sono di certo i discepoli, che si oppongono a che essi si avvicinino; sono uominP, che, per il fat to che hanno possibilità di accedere alla casa-comunità, devono essere seguaci di Gesù e si identificano senza alcun dubbio con coloro che non procedono dal giudaismo4; questi seguaci portano i , indicando in tal modo che hanno il medesimo
8
Si può ricordare la ) . L a regalità d i Dio si esercita s u d i essi mediante i l dono dello Spi rito-vita12; godono in tal modo dello speciale amore e protezione di Dio; sono i cittadini del Regno. Il regno di Dio non è qualcosa di futuro, bensì è presente; viene esercitato su coloro che rispon dono al suo amore essendo fedeli a Gesù e seguendolo13• In modo indiretto la frase di Gesù esclude dal regno di Dio i di scepoli, che non accettano questo messaggio. È un avvertimento e un nuovo invito a prendere una decisione. 1 5 « Ve l'assicuro: chi non accoglie il regno di Dio come un ragaz zino, non entrerà in esso>>. Gesù conclude con parole solenni ( .
405
1 0, 1 3-3 1 . Secondo trittico
no ( 1 , 1 5 ), ma addirittura presente; la loro scelta ha colmato la di stanza che li separava ed entrano in tal modo nell'ambito in cui regna Dio16• «Accogliere/accettare» il regno di Dio come un bambino significa compiere le condizioni della sequela espresse da Gesù ( 8 , 34) e, nello specifico, la prima ( «rinneghi se stesso »), esplicitata in 9 , 3 5 : «essere l'ultimo d i tutti e servo d i tutti» . S i può rilevare che i n questo contesto M c usa due volte l a mede sima parola greca (basileia) con due significati diversi. La prima volta è associata al verbo « accogliere/accettare» , che si utilizza per le persone, per un messaggio, o per un dono, ma non per un luo go; perciò, in questa occasione la parola basileia indica , che va ri ferito a un luogo, il che conferisce a basileia il significato di , ossia l'ambito in cui viene esercitata la potestà18• La frase di Gesù presuppone che ci sono diversi modi per accoglie re o accettare la potestà di Dio19, offerta a tutti, però uno solo di essi è valido, quello rappresentato da > , ossia quello che fa proprio l'esempio di Gesù. Anche i discepoli desiderano il regno di Dio, però in termini di potere, prestigio e gloria. Sentono che il regno arriva con Gesù, però non accettano il modo in cui egli lo propone. Gesù mette di nuovo in discussione la mentalità dei discepoli, facendo vedere
1 6 Secondo Taylor, 503, Gesù trasformò le concezioni escatologiche del regno e lo presentò come un dono di Dio (cfr. 505; Gnilka, II, 8 1 ) e come una esperienza della quale può essere partecipe l'uomo qui e ora, se ha la capacità di ricezione d'un bambino. Pesch, II, 206: A causa della mancanza di una motivazione per la pro messa del regno di Dio ai bambini, i commentatori hanno costantemente analiz zato le caratteristiche del bambino, però è più opportuno supporre che la promes sa del regno ai bambini debba essere intesa come rivelazione della grazia di Dio, che è destinata ai poveri, agli indifesi (Mc 1 1 ,25), ai bambini. Gundry, 545: Prima Gesù si era servito di un ragazzino per mettere i suoi discepoli sull'avviso contro l'ambizione di grandezza; adesso lo fa diventare modello per gli adulti; nella sua fase iniziale con la comunità di Gesù. 1 9 Pesch, II, 208: Gesù non adopera semplicemente la formula rabbinica di con versione: «prendere su di sé il regno (o il giogo del regno) del cielo >> . La formula zione di Gesù deve essere considerata affine all'idea di cercare (Mt 6,33; Le 1 2,3 1 ) e riuscire a trovare (Mt 1 3,44-46) i l regno di Dio.
406
1 0 , 1 3 · 1 6 . I discepoli e i nuovi seguaci
loro che quanto attendono è falso; non si può attendere il regno di Dio e concepire ambizioni di dominio individuale o nazionale di qualsiasi tipo. « Lidea di Dio» non è « quella degli uomini» che essi continuano ad avere (9,33). Il regno di Dio esige l'uguaglian za tra gli uomini e i popoli ed esclude qualsiasi dominio degli uni sugli altri .
Accoglienza dei nuovi seguaci 1 6 E, dopo averli abbracciati, li benediceva imponendo loro le mani. Gesù come aveva fatto prima con un «ragazzino » (9,36), anche adesso abbraccia questi, mostrando loro la propria identificazio ne e affetto20• Mc descrive così la relazione che Gesù instaura con tutti i suoi seguaci, la più diversa dalla distanza e dalla severità; non assume l'atteggiamento di « Signore» rispetto ai suoi, bensì quello di amico e familiare. Come si è spiegato precedentemente (9,37), questa effusione di Gesù trova corrispondenza con quanto egli stesso ha affermato allorché, quando era circondato da segua ci non israeliti, andarono a prenderlo sua madre e i suoi fratelli: > . In tal modo Gesù capovolge la pre scrizione rabbinica: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te» , cor rispondente all'aspetto negativo dei comandamenti etici della Legge. 24 Cfr. Pikaza, Marcos , 142: Gesù dice al ricco che non aspetti che gli tolgano la sua fortuna, che la consegni da sé e la metta al servizio dei poveri, per farsi cari co a livello personale del nuovo progetto e realtà del regno. 2 5 Diversa era la situazione dei primi discepoli, cfr. 1 , 1 6-2 1 Lett. 26 Bravo, Marcos, 1 83 : Il ricco è preoccupato per se stesso. Non si informa della vita degli altri qui sulla terra; egli, che ha ben assicurata questa vita, domanda in formazioni della vita eterna. Gesù, tuttavia, lo richiama all'impegno con gli altri; lo invita a uscire dallo stretto ambito della preoccupazione per se stesso, per far si responsabile della vita dei poveri.
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1 0 , 1 3 -3 1 . Secondo trittico
La proposta di Gesù va oltre la domanda dell'uomo. Non si tratta solo di raggiungere la vita definitiva dopo la morte, bensì di avere vita piena in questo mondo e di aiutare gli altri a raggiangerla. Gesù indica l'ostacolo che potrebbe impedire al ricco di decidere di seguirlo: l'attaccamento alla ricchezza. I.:uomo dovrà disfarsi di «tutto ciò che possiede» , per non stare tra coloro che, per i posse dimenti o il desiderio di denaro, posizione sociale o potere, pro vocano la disuguaglianza nella società e l'infelicità degli esseri umani. Deve eliminare ogni commistione con questi modi di fare, dimostrare con le azioni il proprio amore senza riso:: rve verso l'umanità; solo così potrà contribuire a costituire una �ocietà che 1 favorisca il pieno sviluppo dell'uomo. Infatti, il non arrecare danno personale agli altri, come prescrivo no i comandamenti della Legge, era compatibile neJa società ebraica con l'attaccamento alle ricchezze e alla posizione sociale, che si consideravano persino come un segno della benedizione di vina27, però che provocavano diseguaglianze, povertà e dipenden za. Sebbene in termini diversi, Gesù pone dinanzi al r'cco la pri ma condizione della sequela: «rinnegare se stesso>> (8,34·), ossia, ri nunciare a tutte le ambizioni egoistiche di denaro, posizione socia le e potere, che sono i fattori dell'ingiustizia. I.:etica p1;oposta nei comandamenti promulgati da Mosè non è sufficiente pòr cancella re la diseguaglianza e non conduce a una società veram·�nte giusta. A coloro che furono chiamati per primi, di classe umile; Gesù non pose condizioni per la sequela, li invitò direttamente ( 1 , 1 ).20; 2, 14 ), ed essi;' gente anticonformista, lasciarono spontaneatùente i loro magri possedimenti per seguire Gesù, nel quale vedevano un leader in grado di capeggiare un cambiamento sociale. Al contrario, al ric co, Gesù pone una condizione preliminare: vendere tutto ciò che ha e darlo ai poveri, ovvero, disfarsi definitivamente di tutti i propri possedimenti, senza eccezione alcuna («tutto>> ) e senza speranza di poterlo riavere (> (9,35)32• Si contrappongono in tal modo due scale di valori: quella della so cietà, che ha come valore supremo la ricchezza, con le sue conse guenze di prestigio e di potere, e quella di Dio, per il quale i valori supremi sono la generosità e la solidarietà, espressioni dell'amore verso tutti, che conducono l'uomo alla pienezza della vita33 • Il ricco aspirava alla vita dopo la morte; Gesù gli offre fin da ora di condividere la vita di Dio. Essere ricco non lo ha fatto crescere nella sua qualità umana, poiché il suo amore per il prossimo è sta to minimo, dal momento che non è stato solidale né lm preso iHi ziativa alcuna per procurare il bene degli altri. Lo sviluppo uma no si realizza solo grazie all'amore attivo, e l'ostacolo per mette1·-
30
Nel suo battesimo Gesù mostrò il suo impegno assoluto per la giustizia e il bene dell'umanità, per il quale il Padre gli comunicò la pienezza del suo Spirito (cfr. l ,91 1 Lett.). 3 1 Taylor, 5 1 2 : «tesoro nel cielo>> significa un tesoro accanto a Dio nella vita del Regno; Dio sarà la sua ricchezza. Pesch, II, 2 1 7s: Gli manca avere un tesoro nel cielo, che si guadagna con l'elemosina. I..: i mmagine del tesoro nel cielo trasferisce sul piano escatologico l'antica concezione dell'azione decisiva: le azioni dei giusti vengono accumulate nel cielo; questo concede la vita eterna, cfr. Gnilka, II, 87; Strack-B ., I, 429-43 1 ; Leal, El seguimiento, 1 06s, 1 2 1 . Gundi)', 554: Data la doman da dell'uomo, il tesoro nel cielo significa la vita eterna. Né la carità [verso i pove ri] né l'osservanza dei comandamenti sono sufficienti per conseguirla; l'unica ca rità che conta è quella che arriva come premio del discepolato. Questi au tori dan no alla locuzione en to aurano un valore di luogo statico; tuttavia, analizzando la costruzione di ouranos in Mc, si capisce che più che luogo statico, indica qualità e luogo di procedenza (nota fil.). 32 Leal, op. ci t. , 1 76, interpreta la figura d e l paidio11 come quella d'un semplici.! bambino. 33 Questa contrapposizione ricorda quella cLc l1a espresso G esti di fronte alla re�i stenza d i Pietro: > . Cfr. supra, nota 5 . 34
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1 0 , 1 7-22. Il ricco proprietario
scelta, ma non tiene conto o non apprezza la promessa di Gesù, e la rinuncia gli pare assolutamente negativa. Sebbene a livello personale non sia stato ingiusto, quest'uomo è coinvolto, per la sua ricchezza, nell'ingiustizia della società. Il suo amore per gli altri è relativo, non arriva al livello richiesto per se guire Gesù. Non è disposto a lavorare per un cambiamento socia le, per una società giusta; gli è sufficiente l'antica. Doveva sceglie re tra l'amore per l'umanità e l'amore per la ricchezza. Preferisce il denaro al bene dell'uomo. Non aspira nemmeno alla pienezza umana. Dinanzi al rifiuto del suo invito, Gesù non insiste né muove alcun rimprovero all'uomo; rispetta la sua decisione. Come in altri episodi, Gesù esprime la propria richiesta usando una formulazione portata agli estremi: la rinuncia a tutto è figura dell'amore senza condizioni per l'umanità e del desiderio di evita re qualsiasi complicità con l'ingiustizia. Gesù non propone un modello (cfr. 8,34), vuole indicare anzitutto che l'amore non ha li mite: se in qualche caso fosse indispensabile questo distacco to tale per essere fedeli alla giustizia, non si esclude37• La sicurezza ultima dell'uomo non sta nel denaro, bensì ne (solo qui in Mc); trymalia , da try6 , « Consumare » , si usa nei LXX per in dicare il buco o perforazione di una roccia (Gdc 1 5 , 8 ; Ger 1 3 ,4 ecc . ) , Taylor, 5 1 5 ; articolo prima di entrambi i sostantivi, Moulton- Howard, II, 430; Moule, 1 77; Blass, par. 259/2 . - un ricco, gr. plousion , sostantivato. 26 estremamente colpiti, gr. perissos exeplessonto, lett. > (v. 24). 6 . (vv. 23 .24), cfr. 9,47; 1 0, 1 5 . 7. Impressione dei discepoli (v. 26), come in 1 ,22; 6,2; 7,37. 8 . (v. 2 6 : sothenai); cfr. il doppio significato di sozo in 8,35. 9. > (v. 2 7 ) , cfr. 9 , 2 3 : . 1 0 . Pietro « comincia a dire» a Gesù (v. 28); cfr. 8,32: . 1 1 . > (v. 30). 15. (v. 30), cfr. 4 , 1 7.
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1 0 , 1 3-30. Secondo trittico
LETTU RA
Parole di Gesù sulla ricchezza 23 Gesù, guardandoli uno ad uno, disse ai suoi discepoli: « Quan to difficilmente entreranno nel regno di Dio coloro che possiedono il denaro!». I discepoli non fanno domande a Gesù, è lui che prende l'iniziati va. Il suo sguardo si ferma su ognuno affettuosamente (cfr. 3,34)1, sottolineando l'importanza di quanto sta per dire e preparandoli alla novità di ciò. Gesù riassume quanto è accaduto con il ricco, mettendo in risalto l'ostacolo rappresentato dalla ricchezza2 per entrare nel regno3• Il ricco che s'era recato da Gesù era un proprietario terriero (>) a l presente (v. 24: «è entrare>>; v. 2 5 : «che passi» ) trasforma le parole da predizione in massima. 8 Per Snoy, «La rédaction marcienne>> , 445, lo sconcerto dei discepoli rivela an cora una volta la loro incomprensione.
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1 0, 1 3-30. Secondo trittico
dall'amore, li chiama affettuosamente « figli»9• Questo appellativo lo ha utilizzato precedentemente per rivolgersi al paralitico (2,5), figura dell'umanità pagana, e alla emorroissa (5,34: «figlia»), figu ra emblematica degli emarginati nella società ebraica; nel dialogo con la sirofenicia ha parlato del pane > . Celada, , 22 1 , riferisce la domanda alla salvezza messianica di Israele. Meglio Pikaza, Marcos, 1 44 , il quale accoglie come primo significato della domanda: Chi potrebbe salvarsi in questo mondo se si devono lasciare le ricchezze per il Regno?: il progetto di Gesù getterebbe gli uomini sulla terra senza difesa né sicurezza, poi ché non esiste altra difesa se non quella che consente la ricchezza. 14 Per sfuggire alla difficoltà provocata dalla lettura breve, Pesch; II, 222, afferma che la domanda dei discepoli deve intendersi riferita alla salvezza escatologica dei ricchi: tis=tis plousios . In realtà, la domanda dei discepoli, intesa secondo la spie gazione, conferma la lettura estesa del vers. 24b.
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10,1 3-30. Secondo trittico
I discepoli speravano che la comunità avesse l'esistenza assicura ta grazie ai potenti che sarebbero stati ammessi in essa. Non si rendono conto della dipendenza che questo provocherebbe per molti dei suoi membri : l'uguaglianza tra tutti e, di conseguenza, la libertà, sarebbero impossibili o illusorie. 27 Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: « Umanamente, im possibile, ma non con Dio; perché con Dio tutto è possibile ». Gesù guarda fissamente i discepoli, come aveva fatto con i l ricco, sottolineando la comunicazione personale, prima di proporre loro un nuovo programma per la loro esistenza. Lo sguardo di Gesù prepara, come nel caso del ricco, un invito 15• Di fatto, la dichiarazione che fa Gesù cambia il punto di vista: essi guardano alla questione della sussistenza da un'ottica puramente umana e la giudicano secondo l'esperienza della loro società: con questa prospettiva, il problema della sopravvivenza non ha altra soluzione che il denaro. Però, sopravvivere è anche possibile in modo diverso, alternativo: mediante la solidarietà che esiste nel regno di Dio. La dichiarazione è importante: attenendosi ai principi di una so cietà egoistica, per coloro che non hanno mezzi materiali è im possibile sopravvivere; ma non a fianco di Dio, nel regno dove esiste l'amore che diffonde lo Spirito. La frase: > )36• L'abbondanza è frutto della rinuncia all'egoismo espressa in pre cedenza da Gesù nella prima condizione della sequela (8,34: ) ; la persecuzione corrisponde all'ostilità della so cietà espressa nella seconda condizione (8,34 : ) . Il discepolo deve dare ciò per scontato. Inoltre, questi seguaci erediteranno, senz'altro, la vita definitiva37, vinceranno la morte, però dopo una vita piena in questo mondo38•
35 Cfr. Pikaza, Marcos, 1 4 5 : I beni e gli affetti abbondano solo lì dove si condivi dono, trasformati in segni del dono gratuito del Regno. Dio non si riflette nella miseria, bensì nell'abbondanza. 36 Gundry, 568, ritiene che l'inciso « tra persecuzioni>> esprime la ragione per la quale i suoi seguaci devono fuggire di casa in casa, di famiglia in famiglia, di fat toria in fattoria. Però, enunciando le possibili rinunce, Gesù non ha parlato di fuga, bensì di abbandono volontario. 37 Pesch, II, 225: La massima non propone condizioni per ottenere la vita eterna, bensì promesse per azioni determinate. Gnilka, II, 92: La rinuncia terrena com porta un ricco premio. Lo schema era noto all'ebraismo, soprattutto nei libri apo calittici, però si trattava di ricompensa nell'altra vita. La differenza con questi li bri sta nel motivo: non si ricompensa per l'osservanza della Legge, ma per segui re Gesù nella fedeltà, e per il vangelo. Gundry, 559: Gesù promette vita eterna, ciò che il ricco desiderava. Bisogna osservare, tuttavia, che prima ha promesso una pienezza umana in questa vita, cosa che non rientrava nella prospettiva del ricco. 3 8 È curiosa la lettura del codice D : « chi lascerà la sua casa ecc. avrà cento volte più in questo tempo; e chi lascerà la casa, ecc. con persecuzione, avrà la vita eter na» ; cfr. Lagrange, 273.
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C H I U SA D ELLA S EZIONE Mc 1 0,31 : Tutti ultimi per essere tutti pri m i
L a chiusa ( 1 0, 3 1 ) non conclude soltanto l'ultimo trittico ( 1 0, 1 330), chiude tutta la sezione (9,30- 1 0, 3 1 ) . Infatti, costituisce inclu sione con 9 , 3 5 , come testimonia il fatto che Gesù si rivolge al me desimo uditorio, lì indicato come > , RT 80 ( 1 980) 1 8 1 -2 1 5 . Fitzmyer, J . : El Evangelio segun Lucas III. Traducci6n y Comen tario (caps. 8,22- 1 8, 1 4 ) Madrid 1 987. Fleddermann, H . : , CBQ 43
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