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Italian Pages 128 [132] Year 2022

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EDIZIONI MALAMENTE
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La Prima guerra mondiale, con le sue dimensioni estreme, vide l'irruzione massiva di feriti "dentro", invalidi con corpi apparentemente integri: per la psichiatria fu uno sterminato campo di studio e sperimentazione. Nella convinzione che per curare la mente bisognasse intervenire con forza sul corpo , le pratiche messe in atto contemplavano un vero catalogo di supplizi , compresa la cosiddetta terapia elettrica, intesa sia come strumento di cura per le nevrosi di guerra che come mezzo per smascherare i simulatori. D'altra parte, ogni soldato sofferente era visto e trattato come un presunto simulatore, quindi come un traditore della patria; specularmente, ogni insubordinato era guardato alla stregua di un malato di mente. L'orizzonte della cura si andò così perdendo , oscurato dall 'ideologia nazionalista e dal militarismo. "Il rovescio della guerra" restituisce alla memoria a lungo negata gli orrori subiti dai soldati al fronte e nei manicomi: carne da macello sacrificata per gli affari del capitale. Allora come oggi, per molti di questi soprawissuti più sensibili o fragili - vincitori o vinti - non resta che una vita da "scemi di guerra".
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Le nostre anime sono ben più desolate e devastate del mucchio di rovine che dobbiamo difendere. (Fritz Weber, "Tappe della disfatta")
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Il rovescio della guerra Psichiatria militare e "terapia elettrica" durante il Primo conflitto mondiale
Marco Rossi
EDIZIONI MALAMENTE
Giugno2022 ISBN 9791280497062 Edizioni Malamente, Urbino (PU) edizionimalamen te.i t [email protected]
Licenza Creative Commons CCBY-NC4.0 Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale consultabile su www.creativecommons.org
Collana: Ombre Progetto grafico: Federico Di Crescenzo
INDICE
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Prefazione di Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud
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1. Notizie dal fronte psichiatrico
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2. Tripoli suol del dolor
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3. Patriottismo psichiatrico
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4. Psichiatri in uniforme
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5. Contro la normalità della guerra
67
6. Il recupero impossibile
75
7. Caccia a simulatori e disertori
81
8. Correnti di guerra
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Appendice Diciassette casi di nevrosi traumatica
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Bibliografia
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Indice dei nomi
\.ntieroe, acrilico su carta, di Massimo De Micco
Prefazione
Generale, l'uomo fa di tutto. Può volare epuò uccidere. Ma ha un difetto: può pensare. (B. Brecht)
Continua la collaborazione con Marco Rossi, di cui da tempo apprezziamo il lavoro di indagine storica. In questa sua ricerca - avviata assieme - ricostruisce come durante la Prima guerra mondiale, quindi prima dell'invenzione dell'elettroshock, la corrente elettrica fosse stata già utilizzata sui soldati degli eserciti europei «per il trattamento delle nevrosi di guerra, oltre che per smascherare presunti simulatori». Siamo quindi di fronte alla prima affermazione, sul piano psichiatrico, della corrente elettrica come strumento di "cura" e disciplinamento. Durante il Primo conflitto mondiale migliaia di persone furono internate nei manicomi. La psichiatria militare rifiutava però di riconoscere nella guerra la causa delle psiconevrosi dei soldati, che erano considerate effetti collaterali che si manifestavano in individui "predisposti". Al periodo bellico e all'uso della corrente
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faradica sui soldati, seguiranno gli anni della sperimentazione di nuove terapie da shock consistenti nell'infliggere volontariamente un trauma, ritenendo che il controllo e la gestione dello shock cosl provocato potesse ponare a risultati terapeutici. Nei manicomi, nelle cliniche psichiatriche universitarie e religiose, cosl come successivamente nei lager, si perfeziona l'induzione di stati di incoscienza con l'utilizzo delle più svariate sostanze e procedure. Dal 1917 al 1935 si introducono in psichiatria la malarioterapia, la «cura dd sonno a permanenza» tramite iniezione ciclica di barbiturici, lo shock insulinico e la terapia convulsiva mediante iniezioni di Cardiazol. Ma è nel 1938 che la corrente elettrica si insedia ufficialmente tra gli strumenti di "cura" psichiatrici; a Roma, Cedetti sperimenta, prima sui maiali e poi sulle persone, l'ultima delle terapie da shock: l'elettroshock. Nonostante la brutalità di tali pratiche, tanto il coma insulinico come la convulsione da Cardiazol si diffusero immediatamente. Lo stesso avvenne poi per l'elettroshock, tuttora utilizzato e largamente praticato nel mondo e anche in Italia, dove sono sedici i centri, fra pubblici e privati, in cui viene utilizzata su circa trecento persone l'anno la cosiddetta terapia elettroconvulsivante (TEC ). 1 Dolore e terrore erano nei primi decenni del Novecento parte fondamentale delle pratiche psichiatriche di investigazione e recupero; ma ancora oggi queste non hanno mutato la loro essenza violenta e si manifestano attraverso la coercizione, l'obblig di cura, la contenzione meccanica e farmacologica. Il Disturbo da stress post traumatico (PTSD) è un concetto che è stato sviluppato in un contesto di guerra per descrivere l'esperienza del soldato. Si è evoluto in vari modi attraverso la «sindrome cardiaca del soldato», la «nevrosi da spavento», lo «shock
Gianna Milano, In Italia si usa l'elettroshock su 300persone, 24 ago. 2017, . 1
PREFAZIONE
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da granata» e la «stanchezza in battaglia». Negli anni Settanta, DSM III (il Manuale statistico e diagnostico, terza revisione) ridefiniva il PTSD per tener conto delle reazioni dei veterani della guerra in Vietnam. 2 Oggi è considerato come la possibile risposta di un soggetto a un evento critico abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, attentati, azioni belliche, incidenti stradali, abusi sessuali, atti di violenza subiti o di cui si è stati testimoni, etc.). Al PTSD si risponde con trattamenti psico-farmacologici dagli esiti spesso letali. Tra i soldati statunitensi in Afghanistan, sono più quelli che si suicidano una volta ritornati a casa (a volte dopo aver sterminato anche la famiglia), che quelli morti in combattimento. 3 Analogamente, in Ucraina tra i reduci di guerra è stato segnalato un aumento di psicofarmaci del 170%. Con la stessa diagnosi di PTSD e il medesimo trattamento vengono gestiti i traumi delle vittime civili: antidepressivi e antipsicotici nei campi profughi, negli hotspot, nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione). Per le donne kurde yazide disperate per la perdita di figli e parenti, si aprono le porte dei manicomi turchi. Simile dramma viene vissuto dai bambini palestinesi della striscia di Gaza, costretti a vivere fin dalla nascita in quella prigione a cielo aperto su cui le multinazionali delle armi sperimentano sempre nuovi ordigni. Il 90% di loro soffre di disturbi psicologici; purtroppo molte fra le tante ONG (Organizzazioni non governative) occidentali che operano nella striscia si limitano a importare tout court diagnosi e cure farmacologiche come da DSM v. Un orribile quanto reale paradosso che rivela, oggi come allora, l'inganno e la strategia che vi stanno dietro: curare il sintomo, cioè la persona "disturbata", piuttosto che intervenire sulle reali cause del disturbo, cioè la guerra,
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Cfr. SarnahJabr, Sumud. Resistere all'oppressione, Roma, Sensibili alle Foglie, 2021. 3 Cfr. Afghanistan: morti più soldati ame ncani per suicidio (30.177) che in combattimento (2.312), 18 ago. 2021, .
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l'occupazione militare, i bombardamenti, l'embargo, la farne, la chiusura delle frontiere e le disuguaglianze sociali. Negli odierni conflitti, come in quelli del secolo scorso, non si è mai cessato di usare e di osservare i soldati come cavie per sperimentare gli effetti di nuove sostanze utili da un lato a potenziare l'efficacia del combattente, dall'altro a ridurre lo stress e l'eventuale "rimorso" che ciascun essere umano prova nell'uccidere un suo simile. Per tale scopo vengono assunte le cosiddette go pt'lls prima di azioni di guerra di lunga durata e le no go pt'lls prescritte al ritorno da tali azioni per "resettare" la propria coscienza e "normalizzare" la propria vita. 4 In tutte le nazioni, da sempre, l'industria militare riceve enormi finanziamenti che le permettono di anticipare e utilizzare le nuove scoperte scientifiche di almeno un decennio rispetto al successivo utilizzo civile. È un trend tanto più pernicioso con l'avvento dell'era cibernetica e del capitalismo digitale. Le nuove strategie militari prevedono non solo l'utilizzo di sostanze psicoalteranti, ma anche di esoscheletri che aumentano le prestazioni fisiche del soldato e l'applicazione al corpo di personal status monitor che dovrebbero consentire, attraverso l'utilizzazione di tecnologie di neuro imagt'ng di visualizzare regioni del cervello in modo da guidare i processi cognitivi e decisionali. L'assunzione, da remoto, del controllo di un soldato è già resa possibile, per esempio, dai caschi che vengono fatti indossare ai piloti dei caccia ns. Il comando giunge in automatico al pilota senza essere avvertito, perché utilizza sensori e arriva direttamente al cervello tramite il casco. 5 Anche per tutto ciò la psichiatria militare riveste un ruolo sempre più importante e ha avuto un grande incremento: le odierne imprese militari comportano l'utilizzo di stuoli di psichiatri al seguito delle truppe. Un segnale allarmante di come una disciplina
Cfr. Alessandro De Pascale, Guerra & droga, Roma, Castelvecchi, 2017. s Cfr. Renato Curdo, Identità cibernetiche, Roma, Sensibili alle foglie, 2020.
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PREFAZIONE
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medica, basata da sempre su esami diagnostici inesistenti, stia sempre più allargando i suoi confini. Guerre, controllo psichiatrico mascherato da intervento umanitario e business delle multinazionali del farmaco, sono un pericoloso mix che dovrebbe renderci più vigili su ciò che il futuro prossimo sembra riservarci. Il rovescio della guerra ha il grande pregio di restituire alla memoria - a lungo negata - gli orrori subiti dai soldati al fronte e nei manicomi: carne da macello sacrificata per gli affari del Capitale. Allora come oggi, per molti dei sopravvissuti più sensibili o fragili (vincitori o vinti), una vita da "scemi di guerra".
Collettivo Antipsichiatn·co Antonin Artaud, Pisa
lattaglia della Somme, 15 settembre 1916, fotografia di William I. Castle, in )epartment ofNational Defence/Library and Archives Canada
Sono uomini ai quali i Morti' hanno rapt"to la mente. La memon'a frnga omt'cidi net' loro capelli'. Ne hanno visti' dt' omicidi" in massa. Guadando pantani di carne questi' t'nermt' vagano, calpestando sangue da polmoni' che amavano ridere. Per sempre sono dannati a vedere esentire cannoneggiamenti: muscoli' che volano a brandelli; supreme carnefidne e spreco d 'uomt'ni troppo fitti' ammassatt'per districarli'. Se le loro pupille an-etrano torturate fin dentro cervello, èperché ai loro occhi sole pare una macchia di sangue, nera dt' sangue la notte; l'alba si scht'ude sangut'nante come una fen'ta fresca.
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(Wilfred Owen, Casi mentali')
)spedale militare italiano, Prima guerra mondiale, [s.l., s.d.]
1. Notizie dal fronte psichiatrico
La stretta correlazione tra guerra e follia per lungo tempo
è stata affidata soltanto alla letteratura, mentre il riconoscimento ufficiale della sofferenza interiore causata dall'impatto bellico nella vita umana è giunto tardivamente, nonostante l'inquietante realtà rappresentata da eserciti di traumatizzati che hanno attraversato la storia del secolo scorso. Fu durante la Prima guerra mondiale, immane conflitto di masse nazionalizzate e spersonalizzate, che questa dimensione alienata investl senza distinzioni fronti e armate e, di questa condizione, i primi ad averne consapevolezza furono gli stessi soldati, cosl come emerge da due testimonianze dal fronte italo-austriaco nel 1915: non ho più la testa a posto, tra lo schianto delle artiglierie e le stragi quotidiane mi sono come intontito, inebetito, non ho più altra voglia che di piangere. E intorno a me sono tutti cosi, credi[ ... ) La civiltà ne ha trovato dei mezzi per distruggere e ammazzare: le granate, le mine sotterranee, i reticolati ad alta corrente su cui ci abbattiamo impotenti e folli da mesi. 1
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Lettera di fante italiano dalla zona di guerra, datata 27 dicembre 191S, in
Luigi Botta, «Ft"gli; non tornate!» (1915-1918). Lettere agli emigrati nel Nord Amen·ca, Torino, Aragno, 2016, p. 133.
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Un giorno un epilettico sale a precipizio le scale. Una bava verdognola esce dalla sua bocca; in pugno stringe un'accetta. Urla come una bestia arrabbiata[ ... ] Egli si calma di colpo e si raggomitola in un angolo[ ... ] Lo sciagurato si lamenta e piange come un bambino. Gli fanno un'iniezione di morfina e durante la notte lo trasportano fuori, legato su una barella [... ] Le nostre anime sono ben più desolate e devastate del mucchio di rovine, che dobbiamo difendere.2
Una prima ammissione da parte di un'istituzione militare - il War office britannico - giunse nel 1916, al terzo anno del conflitto in corso, e riguardava il cosiddetto shell shock, quale disordine mentale a seguito di uno scoppio ravvicinato, ma esclusivamente da un punto di vista "organico", ossia come conseguenza di una. lesione interna neurologica, che poteva comportare attacchi di panico, amnesie, confusione mentale, sordo-mutismo, tremori convulsivi, nonché stati dissociativi o angosciosi, sino al suicidio. 3 In Germania fu denominato nervos Erschopfte e in Francia come choc traumati'que e analogamente si riteneva che fosse un'esplosione di un proiettile o di una bomba, col relativo spostamen2
Dalle memorie di un tenente d'aniglieria austriaco: Fritz Weber, Tappe della
disfatta, Milano, Mursia, 1965, p. 37, 38, 42. Il termine shell shock venne introdotto per la prima volta nel 1915 dallo psi-
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cologo inglese Charles Myers sulla rivista medica "The Lancet", ipotizzan_do che le lesioni cerebrali fossero effetto della vicinanza a bombardamenti o scoppi di granate, per lo spostamento d'aria, al rumore eccessivo o all'intossicazione da monossido di carbonio. L'espressione - generalmente tradotta in italiano come "trauma da granata" - faceva riferimento alla posizione rannicchiata, a conchiglia (shell), assunta dai soggetti colpiti dagli effetti traumatici da esplosione. Cfr. Ilaria La Fata, "Scemi· di'guerra": trafolli'a e n'belli'one, "Germina!", n. 120/121, 2014. Tale componamento era stato registrato anche in Libia da Placido Consiglio in un milite della Croce rossa che «essendogli scoppiato dappresso un shrapnel turco[ ... ] si rannicchiava spaventato e tremante».
1. NOTIZIE DAL FRONTE PSICHIATRICO
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to d'aria e le esalazioni tossiche, la causa materiale di lesioni ai vasi sanguigni del cervello, anche quando non vi erano state ferite alla testa per schegge o shrapnel. Tale individuazione, circoscritta a un deflagrante fattore esterno, «più che una malattia, designava l'inevitabile conseguenza della guerra industriale»4, senza considerare gli effetti destabilizzanti sulla psiche della «routine macabra» (parole del poeta Clemente Rebora5) dentro la guerra di logoramento, acuiti nel girone infernale delle trincee, ma già innescati fin dalla separazione forzata delle reclute dalle famiglie oppure che, in molti casi, si sommavano ai traumi già vissuti combattendo in Libia. D'altronde, l'esperienza diretta della guerra si pone intrinsecamente in antitesi all'istinto umano di sopravvivenza e l'istituzione militare svolge per sua natura una funzione in contrasto con questo principio costitutivo dell'essere umano. Gli effetti destabiliu.anti della guerra sarebbero stati formalizzati nella nomenclatura psichiatrica soltanto nel 1980, sulla base degli studi effettuati durante e dopo il conflitto in Vietnam (1955• Bruna Bianchi, Il trauma della modernità. Le nevrosi di guerra nella storiogra-
fo wntemporanea, in Dalle trincee al manicomio. F.sperienza bd.lica e destino di matti e psu:hiatn: nella Grande guerra, a cura di Andrea Scartabellati, Torino, Marco Valerio, 2008, p. 38. ~
Clemente Rebora, allora sottotenente, dopo essere rimasto sepolto e ferito
alla testa per lo scoppio di una granata d'obice da 305 (e forse anche intossicato dall'iprite) sul Podgora nel 1916, fu ricoverato per un «pericoloso esaurimento nervoso» in vari ospedali e manicomi ( tra cui Reggio Emilia e Milano), subendo anche la «cura elettrica», finché nel 1918 venne congedato con diagnosi di infermità mentale. Paradossalmente, durante il ricovero al San Lazzaro di Reggio Emilia, di fronte alla sua crisi interiore, uno psichiatra gli aveva diagnosticato la «mania dell'infinito». Cfr.: Clemente Rebora, La mia luce sepolta. Lettere
di guerra, Negarine, Il Segno, 1996; Fiammetta D½ngdo, La grande guerra di Clemente, Roma, Studium, 2017.
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1975) e su pressione dei reduci e degli attivisti no war, venendo classificati con l'acronimo PTSD (Post traumatic stress disorder), in italiano, disturbo post-traumatico da stress. In realtà, dalla prima formulazione del PTSD, ossia «un evento psichicamente traumatico che è generalmente al di fuori dell'esperienza umana consueta» ma comunque circoscritto alle situazioni di guerra, alle catastrofi naturali e agli incidenti con conseguenze debilitanti, il concetto è stato poi esteso ad altri eventi qualificabili come traumatici, dalle molestie sessuali agli attentati terroristici sino a presunti rapimenti alieni, allargando anche il numero di persone - civili come militari - potenzialmente soggette a stress post-traumatico e quindi accrescendo pure il numero dei clienti dei professionisti della salute mentale, ma perdendo di vista e banalizzando la specificità della guerra con i suoi crimini. 6 • Fu quindi la Prima guerra mondiale, con le sue dimensioni estreme, che vide l'irruzione massiva di feriti "dentro", invalidi con corpi apparentemente integri, rappresentando per la psichiatria e la psicanalisi uno sterminato campo di studio e sperimentazione, nonché incontrastata occasione di sviluppo della materia, sostenuto dagli Stati preoccupati dalle drammatiche entità numeriche che, in ogni esercito, l'alienazione bellica andò assumendo su tutti i fronti. In prC