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Italian Pages 18 Year 2024

DALL’ACACIA ALL’AKASHA: CRONACHE DI UN MONDO PERDUTO «Sulla Terra ipopoli nascono, si evolvono e scompaiono, sono quindi caduchi e transitori. Certe volte non rimane di loro che cenere o cumuli di rovine cancellate dal tempo. Ma il tempo non può e non potrà mai cancellare gli Dei, poiché il tempo è loro. Essi sono il tempo e vivono nel tempo, Essi vivono oltre il tempo. Possono trascorrere le ere, possono morire intere civiltà e risorgerne altre, magli Dei saranno sempre lì, mai dimentichi di noi, pronti a condurci per mano. Saranno sempre lì, pronti a manifestarsi a chi saprà vederli, pronti a parlare a chi saprà ascoltarli». (Boris Yousef)
Emblematica incisione tratta dal libro di Camille Flammarion L'atmosphère: météorologiepopulaire (1888)
La Terra può essere considerata un pianeta-prigione? Non so rispondere con certezza a una simile angosciosa domanda che spesso mi viene posta dai lettori dei miei saggi e da coloro che seguono le mie conferenze e tra smissioni on-line. Non so rispondere con certezza per ché, da storico, sono abituato a cercare sempre le prove e i riscontri, sia materiali che documentali, di ciò che affermo. Devo però dire che, anche se non dispongo di prove irrefutabili, gli indizi a riguardo esistono eccome, sono veramente tanti - addirittura troppi - e non pos sono essere ignorati.
Partiamo da un presupposto molto semplice: la storia della civiltà umana su questo nostro pianeta si spinge molto più indietro nel tempo di quanto ci venga inse gnato sui banchi di scuola e nelle università. Ovunque, infatti, dalle Americhe all’Egitto, dall’Italia alle sabbie del Sahara, dai Balcani alla Russia, fino alla Cina, all’india e all’Antartide, emergono prepotentemente le tracce e le vestigia di precedenti cicli di civiltà. Puma Punku, Tiahuanaco, Nazca, Teotihuacan, Bimini, Rapa Nui, Gornaja Shoria, Kara-Hora, Gòbekli Tepe, Visoko, Giza... Tracce e vestigia solo apparentemente mute ma che in realtà ci parlano di tempi lontani, di epoche incredibilmente re mote in cui, molto probabilmente, gli uomini vivevano fianco a fianco con gli Dei. Grandi ed evolute civiltà spaz zate via da terribili cataclismi e impatti cometari che, ciclicamente, hanno più volte fatto ripiombare il nostro mondo nella preistoria. Tracce e vestigia che, come nel caso delle pietre di Ica o degli scheletri di Castenedolo, ci parlano addirittura di altre umanità, persino diverse dall’Homo Sapiens. A tale presupposto, se vogliamo completare un mosaico “proibito”, dobbiamo unirne altri due. Il primo riguarda le nostre origini, in quanto Homo Sapiens. Come ho scritto chiaramente in diversi miei saggi, a cominciare da L'alba aliena dell'umanità. Il viaggio dell'uomo da Tau Ceti ad Atlantide (Edizioni Facciamo finta che)1, la scienza attuale non è assolutamente in grado di spiegare in termini convincenti l’evoluzione umana degli ultimi duecentomila anni, che presenta, alla luce delle comune
mente accettate teorie evoluzionistiche, delle enormi in congruenze e anomalie. Tanto che scienziati e biologi del calibro di Pietro Buffa e Marco Ragusa non esitano a par lare, in merito alla nascita del Sapiens, di “intervento di attori terzi”2. L’essere umano è infatti l’unico mammifero e primate al mondo la cui evoluzione non ha seguito le leggi della natura terrestre e il nostro stesso DNA, al pari della nostra postura eretta, della nostra anatomia e fisio logia, dei nostri tempi di gestazione e della nostra massa encefalica, ci parla di evidenti manipolazioni genetiche effettuate da “Dei creatori”. Ninmah-Ninhursag è stata semplicemente una Dea del pantheon sumerico-accadico, oppure può essere definita - come io ho fatto nei miei saggi - “la bioioga molecolare del Giardino dell’Eden”?
DALL'ACACIA ALL'AKASHA.CRONACHE DI UN MO...
La Dea sumerica Ninhursag in un dettaglio della Stele di Untash Napirisha, Re di Anshan e Susa, 1340 a.C. ca. (Parigi, Museo del Louvre). Ninhursag (eti mologicamente, "Signora delle colline"), figlia illegittima di An, nota anche come Ninmah, la "Signora maestosa", Nantu, "Colei che partorisce", o Nintur "Signora delle nascite" è indicata nella tradizione sumerico-accadica come la creatrice dell’umanità. Si noti come qui viene raffigurata con nelle mani delle corde intracciate come serpenti, a simboleggiare i filamenti del DNA
Nella Tradizione Misterica Eleusina, come del resto nella Teogonia di Esiodo (a tutti gli effetti un testo rive lato, al pari della Bibbia, del Sacro Corano e dell’Avesta), l’umanità sarebbe stata creata dai quattro figli del Dio Titano Giapeto: Atlante, Menezio, Prometeo ed Epimeteo. Ma, a questo punto, sorge spontanea una domanda: si tratta della stessa umanità creata dagli Annunaki e da Ninhursag o di una creazione “successiva”? A mio parere la risposta è la seconda. Gli Annunaki, tramite gli esperimenti di ingegneria genetica della Dea “in ca mice bianco” Ninhursag crearono l’Homo Sapiens, ma nipolando la genetica dell’Homo Erectus e introducendo loro geni in questo loro “prodotto”. Ma lo fecero con un preciso scopo: utilizzarlo come forza lavoro, vale a dire - è inutile girarci intorno - come schiavo. Un essere po tenzialmente perfetto, l’Homo Sapiens, comparve infatti tanto misteriosamente quanto improvvisamente circa 200.000 anni fa, ma nacque con delle limitazioni strate gicamente imposte: un certo limite nella durata della vita e una serie di “lucchetti” genetici applicati alle sue facoltà mentali e spirituali. Come schiavo, infatti, non doveva porsi troppe domande. Doveva solamente lavorare, docil mente, al servizio dei suoi padroni “divini”. Non a caso, il Sapiens è l’unico mammifero in natura (a parte quelli da
noi allevati e addomesticati) a presentare marcati segni di domesticazione... Questa situazione perdurò fino a quando un’altra stirpe stellare di “attori terzi”, giunta nel Sistema Solare oltre 90.000 anni fa e stabilitasi sulla Terra nell’emisfero oc cidentale - una stirpe di umanoidi azzurrei, originaria del quarto pianeta orbitante attorno alla stella Tau Ceti, che da molto tempo stava intraprendendo un’operazione di esplorazione e colonizzazione di altri sistemi stellari dette inizio ad una propria “creazione”. Attorno al 92.120 a.C., secondo quanto riportano le no stre fonti, una grossa spedizione esplorativa azzurrea proveniente dal sistema della stella Vega e guidata dai Tau Phykkhe’sh Uàn (a loro volta coloni dei Phykkhe’sh Tau), raggiunse per la prima volta il nostro Sistema So lare, avviando un’opera di esplorazione e colonizzazione di alcuni pianeti: dapprima il pianeta che esisteva tra Giove e Marte, successivamente esploso, i cui frammenti hanno portato alla formazione dell’attuale fascia di aste roidi; successivamente Marte, Venere e la Terra. Sul nostro pianeta, che gli Azzurrei chiamarono Tàéa, la colonizzazione sarebbe stata avviata attorno al 92.040 a.C. I testi ci narrano che i Tau Phykkhe’sh Uàn - che, giunti nel Sistema Solare avevano assunto la denomina zione di Tau Phykkhe’sh Hyi, mentre i loro coloni in sediatisi sulla Terra avrebbero successivamente assunto la denominazione di Tau Phykkhe’sh En’n - si sarebbero insediati esclusivamente nell’odierno emisfero occiden tale, stabilendo il loro comando operativo su un vasto
continente che a quel tempo su estendeva nell’odierno oceano Atlantico settentrionale. I coloni imperiali, in fatti, si resero conto fin da subito che non erano stati i primi a colonizzare la Terra, in quanto l’emisfero orien tale (in particolare l’attuale continente asiatico e il Medio Oriente) vedeva la presenza di basi di altre civiltà avan zate e intelligenti extrasolari, caratterizzate però da razze non di tipo umanoide. I rapporti tra i coloni azzurrei e gli “altri”, date le considerevoli divergenze di natura biolo gica, mentale, esistenziale e anche strategica, presto arri varono a deteriorarsi fino al punto che venne stabilito, in una sorta di compromesso, di dividere il pianeta in due zone d’influenza: da una parte quello che venne definito l’”Azzurro Occidente”, dall’altra il “Purpureo Oriente”. Il confine venne stabilito lungo le catene dei Monti Urali e del Caucaso. Proprio quel Caucaso che - guarda caso - avrebbe, successivamente, visto il supplizio del Titano Prometeo, punito dall’usurpatore Zeus per aver ridonato agli esseri umani il fuoco stellare della Conoscenza. Dal 92.120 al 69.120 a.C., secondo la Tradizione Miste rica Eleusina, vi fu la favolosa Età del Rubino, succe duta all’Età dello Smeraldo. Tra il 69.120 e il 34.560 a.C. seguì l’Età del Topazio, un’era in cui questi coloni dalla pelle azzurra decisero di creare, a loro immagine e somi glianza, una nuova stirpe umana, che noi siamo portati a identificare con l’Uomo di Cro-Magnon, una variante potenziata e perfezionata dell’Homo Sapiens che fece la sua comparsa, prevalentemente nell’Europa Occidentale e in Nord Africa, proprio in quel periodo. I Testi della
Disciplina Arcaico-Erudita ci narrano che questa “crea zione” ebbe luogo nell’ambito di un progetto denomi nato A.M.P.E., una sigla composta dalle iniziali dei nomi dei quattro Titani figli di Giapeto: Atlante, che infuse nell’uomo la Conoscenza; Menezio, che gli donò la forza; Prometeo, che gli infuse il seme maschile; e Epimeteo, che provvide a quello femminile.
Piero di Cosimo: Il mito di Prometeo, 1515 ca. (Munchen, Altepinacothek)
Secondo la Tradizione Misterica, Prometeo prese una parte di Notte, ovvero lo spirito, l’intelligenza e lo stesso concetto di anima, una parte di terra e una di acqua, e modellò l’uomo a immagine sua e dei suoi fratelli. Atlante gli soffiò in bocca il suo alito, animandolo e con ferendogli quindi la vita, mentre il “celeberrimo Menethe” (così Esiodo chiama Menezio) lo cingeva di muscoli per dargli la forza di stare in piedi, lo alzò, e, messa gli una lancia di frassino in mano, lo chiamò “Taàhiv”,
cioè uomo. Similmente Epimeteo creò la sua paredra e la chiamò Pandora (“tutta doni”). In verità, c’è da supporre che dietro queste tradizioni di carattere misterico e mitologico si celi una delle ve rità scientifiche più importanti di tutto il percorso della storia umana e della civiltà sulla Terra, cioè che questi coloni, coadiuvati dalla loro tecnologia e dalle loro cono scenze bio-mediche e scientifiche, abbiano manipolato, fisicamente ma soprattutto geneticamente, alcuni esem plari di Homo Sapiens, specie che, come sappiamo, a quel tempo già era presente sul nostro pianeta, creando un nuovo tipo di umanità che recasse in sé la loro impronta genetica e la loro essenza animica: il Cro-Magnon. Secondo la Tradizione, quindi, i quattro figli del Dio Ti tano Hyaphethos (Giapeto, in Greco Ianeróc;), Atlante (in Greco ’Atàcic;), Menezio (in Greco Mevoltloq o Mevoltit|c;), Prometeo (in Greco npop.r|0EÓ(;) ed Epimeteo (in Greco ’E7up.r|0EU(;), crearono l'uomo e la donna a loro imma gine e somiglianza. Cosi scrivono a riguardo i Testi Sacri dell’Eleusinità: «Presa Prometheus una parte di Notte, una parte d'Acqua e una parte di Terra, le impastò e plasmò a immagine e somiglianza sua e dei suoi fratelli una figura. Presola suo fratello Atlanthe, le soffiò in bocca donandole l'alito sacrale, mentre suo fratello Menethios la cingeva di nervi e di muscoli e, rizzatola in piedi, la chiamò uomo. Si milmente Epimetheus creò la donna». E ancora: «...prese le bestie che vagavan sul suolo di Taea (sulla Terra, n.d.A.), le rimodellarono a loro impronta e so miglianza e, vistoli Lan e Thn (femmina e maschio, n.d.A.),
li dissero Taahiv e Skefsket (uomo e donna, n.d.a.). Così essi si perpetuarono, così nacque l'umana progenie dell'Azzurro Occidente».
Prometeo plasma l’umanità. Rilievo romano del 111° secolo (Parigi, Museo del Louvre)
L'Eleusinità ci insegna che Atlante donò all'uomo la Conoscenza e la Vita, Menezio la Forza sia interiore che esteriore, Prometeo il seme maschile ed Epimeteo quello femminile. I Titani poi, congiuntamente, donarono aH'umanità la "Notte", un termine che esprime un con cetto superiore a quello di "anima" che comunemente in tendiamo, il concetto stesso dell'essenza divina titanica,
che, tramite e grazie all'opera di questi quattro Titani, al berga oggi in ogni uomo e donna Fra i Testi della Disciplina Arcaico-Erudita, abbiamo scelto alcuni brani significativi, uno dei quali, menzio nando il Dio Titano Menezio, riporta quanto segue: «...che cingesti di nervi e muscoli la mortai stirpe di Hyaphethe, Tu fosti, dopo che Phlemethe (Prometeo, n.d.A.) la plasmò e Hathlanthe le donò l'alito, a rizzarla in piedi, ed eretta la ponesti innanzi a Te, e, vedendola indifesa, le ponesti la tua lancia in mano. Qual Dio poné l'arma sua in mano alla sua creatura? Tu solo, o celeberrimo Tan, concedesti tutta la tua fiducia». Si tratta di un brano, questo appena riportato, che non necessita, a nostro avviso, di superflui commenti e sul quale invitiamo i nostri lettori ad una profonda rifles sione. Ci troviamo infatti di fronte ad una creazione de cisamente diversa da quella perpetrata dagli Anunnaki. I Titani, infatti, dotano la loro creatura della parte ani mica immortale e le conferiscono pari dignità. Non più, quindi, un essere umano schiavo, addomesticato, docile, metaforicamente (ma anche materialmente) imprigio nato nella Caverna platonica e costretto a lavorare senza porsi domande, ma un essere senziente libero, cosciente di sé e delle proprie potenzialità e pari in dignità ai suoi creatori. Un Uomo-Dio, dotato di anima immortale e di quello stesso Fuoco Sacro degli Dei. Detto questo, arriviamo infine all’ultimo dei nostri pre supposti: la lunga storia della presenza umana sulla Terra è sempre stata verosimilmente intrecciata con
quella di molteplici civiltà aliene, alcune sicuramente molto avanzate dal punto di vista scientifico e tecnolo gico ma non per questo necessariamente benevole nei nostri confronti; civiltà spesso animate da diverse inten zioni e finalità, dallo sfruttamento delle risorse e delle materie prime, di cui il nostro pianeta è ricco, fino al do minio e al controllo delle specie a loro inferiori, non solo da un punto di vista fisico, materiale, ma anche spirituale ed energetico. Gli Dei Titani, quella stirpe stellare dalla pelle azzurra che, a loro immagine e somiglianza, avevano creato il Cro-Magnon, da cui discende l’odierna umanità occiden tale, infondendogli non solo i loro geni ma anche la loro stessa essenza animica e il loro stesso Fuoco Stellare, sono stati sconfitti oltre ventimila anni fa nell’ambito di una grande guerra galattica che ha visto coinvolti molti sistemi stellari, incluso il nostro. Sono stati sconfitti da razze aliene ostili ed aggressive, prevalentemente non umanoidi, che si erano coalizzate per attaccare l’impero Galattico dei Phykkhe’sh Tau. Una guerra terribile che vide la distruzione di molti pianeti e che lasciò sulla Terra macerie, morte e distruzione. Una guerra che Esiodo ci ha narrato nella sua Teogonia, ma la cui memoria è ancora oggi presente nelle mitologie e nelle tradizioni religiose di tutti i popoli del mondo.
Veduta degli scavi nel sito di Gòbleki Tepe in Turchia
Secondo Esiodo, la maggior parte dei Titani sconfìtti venne imprigionata nel Tartaro (una dimensione paral lela? Un carcere extradimensionale?) e il tentativo di Pro meteo di restituire aH’umanità il Sacro Fuoco ha avuto il triste epilogo che conosciamo. In sintesi, quindi, dopo gli esiti della Titanomachia, il nostro mondo (oserei dire anche l’intero Sistema Solare) è passato sotto il controllo dei cosiddetti “Nuovi Dei”, che hanno schiavizzato l’uma nità sotto ogni aspetto: politico, religioso, economico, ma anche spirituale, energetico, animico, eterico. Hanno creato religioni fondate sul dogma, affinché fosse vie tato agli uomini porsi domande, hanno riscritto la Sto ria, affinché venisse cancellata la memoria del “prima”, hanno sfruttato e depredato le risorse e le materie prime
del nostro mondo servendosi di servi umani a cui hanno conferito, di volta in volta, briciole di potere, servi che hanno collocato al vertice di nazioni, di imperi. Zeus, un mortale, fu solo uno di questi, uno dei tanti: una ma schera, una sorta di Mago di Oz, dietro la cui facciata si sono abilmente celati i veri “gestori della Matrix”. Sì, per ché di Matrix si tratta. Hanno creato artificialmente le Fasce di Van Alien. Hanno creato “cieli” artificiali, piani dimensionali prigione dove coinvogliare le anime umane dopo il trapasso e vampirizzarle energeticamente. Hanno trasformato il nostro mondo in una gigantesca Caverna platonica, in cui gli esseri umani vedono e vivono solo una frazione infinitesimale della realtà che li circonda. E, non soddisfatti, ogni qual volta, nel corso della Storia, l’essere umano ha tentato di rialzare la testa, di prendere coscienza di sé, delle proprie origini e delle proprie poten zialità, della propria natura titanica, di ribellarsi ai bu rattini e ai burattinai, puntualmente lo hanno accusato di “hybris” infliggendo morte, distruzione e devastazione (basti pensare ad Atlantide). Veri e propri “reset”, dei quali il lungo percorso della civiltà umana sulla Terra è costellato. Consapevole di tutto questo, ho accettato con entusia smo di pubblicare il nuovo lavoro propostomi dall’amica Fiorella Rustici. Io sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo è indubbiamente un testo forte, diretto, terribile e spietato. Un testo che ci fornisce innumerevoli spunti di riflessione (o di intuizione parmenidea, in base al li vello di consapevolezza del lettore). Se volete (e se vi fa
stare più tranquilli) potete prenderlo come un romanzo di fantascienza e potete comodamente fermarvi al primo livello di lettura. Oppure potete considerarlo quello che io ritengo realmente sia: un messaggio canalizzato dalla memoria akashica. Gli archivi akashici esistono, ne ho avuto più volte per sonalmente la prova. Essi racchiudono e conservano le informazioni e le memorie di ciò che è stato, di ciò che è e, molto probabilmente, di ciò che sarà. Akasha è un termine sanscrito che indica quello che noi identifichiamo come “etere”. Nell’Induismo è utilizzato per indicare l’essenza base di tutte le cose del mondo materiale. Akasha è uno dei Panchamahabhuta o “Cin que Grandi Elementi”, la cui caratteristica principale è Shabda, il suono. Sì, il suono, il potere della parola crea trice, che è essa stessa magia. Per le scuole filosofiche hindu Nyaya e Vaisheshika l’Akasha è la quintessenza, un substrato della qualità del suono, una sostanza fisica eterna e impercettibile che tutto pervade. L’Akasha, l’etere dunque, come ha saputo in maniera esemplare definirla Caterina Luisa De Caro, è «quella sostanza cosmica invisibile agli organi di senso umani nella quale ogni cosa esistente è immersa. Un grande inconscio collettivo generatosi prima dalla formazione dei quattro elementi primordiali: fuoco, aria, acqua e terra». L’etere o Akasha è quindi «la prima sostanza cosmica asso ciata alle Grande Madre, originata dal suo amore». Secondo Rudolf Steiner, «l’Akasha, in virtù della sua capa cità di contenere e collegare insieme ogni evento dello spazio
e del tempo, rappresenta una sorta di biblioteca universale che riunisce tutte le conoscenza del mondo». Augusto Dorrucci, un grande iniziato, 33° del Rito Scoz zese Antico e Accettato e una delle menti più eccelse del Grande Oriente d’Italia nel periodo della rinascita masso nica italiana dell’immediato dopoguerra, in un suo bellis simo articolo pubblicato nell’Aprile del 1948 sulla rivista L’Acacia massonica, è andato ben oltre, associando sim bolicamente l’Akasha all’Acacia, «l’albero che inviluppa col groviglio delle sue radici il sarcofago di Hiram nell’oscurità della Madre Terra, che eleva il suo alto fusto con i rami ri vestiti di foglie alla gloria del sole». È questa, secondo Dor rucci, «la più bella immagine simbolica dell’Akasha, il più grave dei quattro Stati d’Essere della Virtù Infinita, del Sole dei Soli, del Grande Architetto dell’universo, dell Assoluto». Se avete visto (ma soprattutto capito) Interstellar, lo straordinario film di fantascienza del 2014 diretto da Christopher Nolan e interpretato da Matthew McConaughey, forse vi sarete fatti un’idea di cosa sia realmente l’Akasha e delle sue implicazioni e potenzialità.
Questa “biblioteca universale” esiste ed è possibile acce dervi, è possibile entrare in connessione con i suoi archi visti, farsi aprire i suoi innumerevoli cassetti, come riesce a fare da una vita la sensitiva Laura Casu e come ritengo che abbia saputo fare Fiorella Rustici. Io sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo è un potente e incisivo messaggio dal passato che può provenire solo dagli archivi akashici. Ed è diretto a noi, al nostro pre sente, affinché possiamo capire chi siamo e quale straor dinario Fuoco Stellare prometeico alberga in ognuno di noi. Un Fuoco Stellare che potrebbe spezzare le nostre catene e liberarci per sempre dalla Matrix, trasformando un Pianeta-Prigione in un nuovo Giardino delle Esperidi, inaugurando una nuova Età dell’Oro. Nicola Bizzi, Firenze, 18 Dicembre 2024.