C'era una volta un beat. 10 anni di ricerca alternativa


187 56 10MB

Italian Pages 132 Year 1976

Report DMCA / Copyright

DOWNLOAD PDF FILE

Table of contents :
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_001
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_002
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_003
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_004
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_005
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_006
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_007
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_008
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_009
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_010
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_011
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_012
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_013
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_014
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_015
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_016
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_017
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_018
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_019
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_020
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_021
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_022
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_023
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_024
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_025
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_026
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_027
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_028
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_029
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_030
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_031
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_032
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_033
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_034
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_035
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_036
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_037
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_038
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_039
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_040
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_041
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_042
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_043
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_044
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_045
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_046
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_047
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_048
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_049
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_050
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_051
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_052
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_053
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_054
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_055
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_056
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_057
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_058
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_059
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_060
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_061
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_062
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_063
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_064
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_065
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_066
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_067
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_068
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_069
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_070
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_071
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_072
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_073
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_074
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_075
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_076
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_077
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_078
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_079
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_080
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_081
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_082
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_083
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_084
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_085
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_086
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_087
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_088
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_089
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_090
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_091
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_092
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_093
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_094
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_095
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_096
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_097
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_098
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_099
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_100
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_101
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_102
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_103
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_104
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_105
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_106
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_107
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_108
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_109
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_110
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_111
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_112
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_113
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_114
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_115
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_116
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_117
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_118
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_119
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_120
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_121
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_122
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_123
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_124
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_125
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_126
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_127
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_128
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_129
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_130
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_131
Fernanda Pivano - Cera una volta un beat_Pagina_132
Recommend Papers

C'era una volta un beat. 10 anni di ricerca alternativa

  • 0 0 0
  • Like this paper and download? You can publish your own PDF file online for free in a few minutes! Sign Up
File loading please wait...
Citation preview

(
>

© per le foto di Ettore Sottsass Le fotografie di questo libro sono di Ettore Sottsass trann IW ,,ofto: se11::.a defi11i::.iu11i, solrw110 co11 colloqui 111 una 11LWl'C1 società di co111w1ica::_iu11e, di ricerca, di fragili di111e11siu11i 11011 n1011w11e11tali. Quel giorno Sa11 Francisco Scene della {< Evergreen Re, ·ien' mostrcua nella Libreria di La Hu11e da Eduuard Rodili poliglulla ecce111ricu alla Oscar Wildc che più lardi 111i disse di G,·egurv Corso, la lc1tera ricevuta dal carcere con la richiest a di libri di poesia, lui orgoglioso di essere cercato come poeta ira una lraclu::.io11e scie111ifica e /'altra per sbarcare il lu11ario, e Gregury Corso che già si definil'a poeta e /acel'Ct il suo gesro di omaggio al poeta che alla sua età pare,·a già a11::.ia110 e comunque viveva a Parigi.

Cu.'>Ì il pu::.:)e fu cu111pletu. Il re.\lO fu 1uw 11uli11n'II· ticata av1 e111ura, 11us talgio di ansie e ccrte::.::.c, furore di suppliche " t'uoto, tenacia per c1 ùlc11:,c ch e i11utilme11te mi , ·e11i1•w10 respinte come mulini (I 1·e1110, mentre Eden si di,netteva in Inghilterra. McCarthv e Wilhe/111 Reich morivano catarticw11e11te in America, Muste fondava il Com111iuee /or No11 Viulent Actio11, si i11auguraw1 il Mercato Comune, cominciavano i 11101·h11e11ti w1tico11serwJ1ori i11 Cina con Mao in partenza per /\;fosca e c01ninciava11u i movimenti 11azJonalisti i11 Africa col Ghana prima colonia liberata, gli Angry Young Men facevano a Londra la loro Dec.:laration, il peyote diventava pupo/are a San Francisco e «Li/e,, pubblicava un articolo sulla psilocibina dei funghi « sacri ,, da due anni in voga nel Messico e altrove.

,1

IO

H

Whal1:n t!io\'anc L'LI En:rgrccn Rc\'ÌL'\\

1

1

Questa fotografia di Michacl McClure giovane era pubblicala sul N. 2 della « Evergreen Rcvicw » .

°"'' n-

IC

JackKH...Jc Cn t.Mroed

v111nç ;,,.. •• .'.-W Yozt,

u.,1

S\I,_. 1 \JnQ Krhtor • ;l. ... v;,ue , :..,1 ,-e ":.,oru q tae-~t• 11 vrot...,uitt•

oihr

'11.>ro I un •• cuce

ù 12

Edouard Roditi , poliglotta, poeta, saggista. I.•. nobbi quando Jamcs Laughlin, proprietario \ 1 • ;k; ~cw Dircction s di New York. lo incarico dì l ·t , i - L' ]'1..~d izionc curopL.·a di « ProspL'lli )), la ri\·ista li · ,.iata dalla Ford foundation: Roditi mi allid , ' 1 parte italiana . Poi litigO con Laughlin (mai c;1 ; pcn: ht·) e l'incarico passo ad altri, ma noi n::-.1. · mo amici . Fu lui a padarmi per primo di Grt.·.i Corso t.' a most1·armi nella Libr1..·ria La Hwh: Parigi il N. 2 della {( En.-rgrcl.'n Rcview >> int itol.• >,

Fu allora che cercai di far pubblicare On the Road 1958, freddo novembre insidioso, primi tentativi per far accellare On the Road dopo il « giudizio_» dato alla Mondadori più di un anno prima, saggw sulla Beat Generation affidato a Enzo Paci per« Aut Aut » ( uscito poi nel gennaio 1959 ), articolo mandato a « La Stampa » e respinto « perché non interessante per i lettori»; dopo l'aggressione del 12 marzo sul « Giorno », e l'unica voce di serena proposta da Mauro Calamandrei sul/'« Espresso » del 2 novembre. Ma il libro era fermo, 12 novembre 1959 conferenza all'USIS di Roma per abituare qualcuno all'idea del Nuovo Stile di Vita, facce interdette, vecchio parapsicologo unico fra il pubblico ad accettare, a voler comunicare, a venirmi a parlare con

la sua gran barba bianca e la sua rivista iniziatica, marijuana non ancora presa sul serio, direttore dell'USIS sul palcoscenico a finir la serata dicendo: « Mi dispiace, non sono venuto a offrirvi un joint_. soltanto ad annunciarvi il programma della settzmana prossima », molto sottogamba fra le risate generali, ma l'indomani alle nove di mattina telefonate: « Lo sai che Paolo Milano va dicendo che sei la prima Teddy Lady italiana? », io. testarda, caparbia, fanatica, dopo il viaggio da _Milano e le lunghe ore a Firenze e la lenta passeggiac_a sul Lungotevere passata a non lasciarmi convincere eh~ erano balle soltanto, che quelli erano un branco di amorali e basta, che non erano costruttivi, che non servivano né alla società né a se stessi né a nessuno,

a non /asciarmi convincere che era soltanto un inutile disastro e invece proposta a Giambattista Vicari 14 novembre 1959 di fare un numero unico del suo « Caffé », una piccola antologia dedicata ai beat coLA STAMPA

me si chiamavano allora ( povera proposta tenuta in ballo fino al 19 ottobre 1960 prima che perdessi fiducia e speranza) e presto conferenza ripetuta all'USIS a Milano, 22 gennaio 1960, barone universitario presente a fare ironie, giovane attore ex sguattero in prima fila a suggerirmi_ slang ancora esoterico, pubblico silenzioso e ostile, Establishment silenzioso e ostile, amici ( presto ex amici) silenziosi e ostili, quanti silenzi, quanta ostilità da allora. Mentre il mondo cominciava a cambiare la sua faccia, mentre i jeans cominciavano a minacciare le

sartorie e l'Alta Moda, mentre i sacchi a pelo cominciavano a minacciare gli alberghi di lusso, mentre le magliette cominciavano a minacciare i ristoranti con l'obbligo di cravatta, e intanto i capelli crescevano per gli uomini e si accorciavano per !e don~e, i passaporti venivano bruciati sulle pubbliche pzazze come i libri ai tempi di Savonarola, i bianchi parlavano col dialetto negro e i negri parlavano col dialetto ebreo, abbraccio di tutte le minoranze, lotta di classe scavalcata dall'abbraccio, sogno di scavalcare tutte le lotte, sogno di vivere soltanto per I' esistenza, sogno di liberarsi per sempre da Super lo e conformismi, da doveri senz'anima, da alienazioni senza futuro, denaro nemico, potere nemico, guerra nemica.

Mentre in America si fondavano « The Realist » e « Liberation », in Inghilterra si organizzava la prima Marcia per il Disarmo Antinucleare, Robert Frank schiaffeggiava gli schermi con Pull My Daisy, la Cina cominciava il suo gr1mde Balzo Avanti; mentre nasceva la Nuova Sinistra in America e Fide/ Castro marciava sull'Havana, il Living Theatre riapriva con The Connection e Joe Cino cominciava /'Off-Off Broadway, gli « incidenti» dilagavano da Cipro al Kenya al Congo, la Nouvelle Vague conquistava Cannes e l'Europa, la War Resisters' League cominciava a fare un bollettino bimensile di due pagine: mentre « Life », « Time » e Diane Trilling su « The Partisan Review » sferravano un attacco forse concordato certo in accordo sparando ~ zero sui Grandi Colpevoli di proporre comumcazwne e liberazione, di riproporre la vita. La vita.

u1u,·1-:ot

Ili

A~IJ-:NICAN'"-,

1

no■ \r1

:,,;o,·i-:MIIH~ J:,I

\"IA

~~,

,·~s1-::ro

OHl'l 111.sn. NJ-~l., 'l'J-:,'l.°l'llO

nt:LL'AMHAF.ICIATA

110,c

l•U.or1, 1'011"11• •oua&N1 • •1 CNda. oon ool'd1d1 ad11.h

Il 12 novembre 1958 mandai a • La Stam!'a » un articolo su Kerouac dicendo: • Ho fatt_o 1-l_ pezzo su Kerouac e gli scrittori bruciati amencam come eravamo d'accordo. Spero che Le piaccia ». Ecco la risposta del 24 novemb~e con _la fo~ula di rifiuto usata dal direttore d1 quegli anm.

Il 12 novembre 1959 tenni una conversazione nel Teatro dell'Ambasciata Americana in Via Veneto 119/C sul tema I Beatniks (sul biglietto beatnicks era scritto con la c). 13

Fu allora che cercai di far pubblicare Howl, Haked Lunch e l'Antologia

!'t.e'!Pfti!:> :.elf..ii~O ._. !10,,'t.t'O

c:ollOG"..:.10 t1 mepalo,

come r.o!to 1111port,:r:te p,:ir il .:.0·1:i,~•nto d.:i..1.:i.11. l!e1:'I. Genere'tl:lon, la -:.:n.:,1 8 :,owl èi All&n G1.nsbarg. La 1moi trov•\re Ul villio-

na zulla .. ~;:;;;r1:rn Rev~•Jl7~ Vol. l, H11 2. ·.rticlo però cba .;1oreb:Je t:roi:':lo treva :;,e:r unn ;l:ller•:lliaJ a ::.,:~o .:i:iu venis:-e AC•~o.n:s:•en·,t" .:I.a 1.n1, l\l.ngi; .9r"r .....11one, ':u.=tst~ ;,oee!ta ~ con~ider11tr, il :.i~nifinto del :oovt·~.,n.t,11 .ie•jao itntr:>re in ::11:rito ,ù atlO Ya:!.ore ':>oet1co. Ji!fettuosal!lenh.

Il 2 gennaio I 960 consigliai al mio editore la pubblicazione di Hoivl di Allen Ginsberg, che era bloccato da un'opzione di Feltrinelli, ed ebbi l'incarico verbale di tradurlo. Si arrivò ali'! I dicembre 1972, quando già avevo terminato da tempo la traduzione, prima che ricevessi il contratto. A vedere le documentazioni contenute in questa cronaca può venire il sospetto di trovarsi di fronte a un libro di memorie antieditoriali. E' un sospetto infondato. Non c'erano e non ci sono fatti personali tra me e le case editrici interessate ma c'era soltanto la fatica che si deve fare sempre per rompere le resistenze politiche, le paure culturali, le difese dei poteri che legano insieme strutture burocratiche, istituti codificati, monumenti e blocchi di marmo mentali degli Establishments quando da qualche parte arrivano urgenze nuove, necessità di aggiornamento, fresche energie di nuove generazioni; che nel caso mio erano rappresentate da torrenti di versi e pagine scritte, da torrenti di idee e di proposte, da torrenti di passioni e di sogni, da torrenti di rinunce e di sofferenze: torrenti la cui natura mi pareva così chiara, il cui percorso mi pareva così diretto e necessario, la cui forza mi pareva così purificante che ancora oggi rimango stupita se ricordo l'ostilità accanita con la quale tutto questo è stato ostacolato e bloccato. Nel caso di Ginsberg, Kerouac, Burroughs e Corso mi sembrava allora impossibile che qualcuno non dividesse con me l'esperienza di quel viaggio 1956 in America, quando il mio primo contatto col paesaggio della Lost Generation mi aveva consumato l'impatto di quella cultura e aveva reso evidente la necessità di altre energie per combattere tipi di alienazione e condizionamenti che cominciavano a delinearsi, a definirsi, a precisarsi in maniera nuova e sempre più pesante. 14

1960, anno di imprevista, stupita, chissà se giustificata battaglia. Proposta 2 gennaio all'editore di pubblicare Howl, totale insuccesso, lentezza a decidere, dubbi di collane, dubbi di pubblico, dubbi di poetica, finché un'opzione rivale sclerotiz.,ò il problema; e mentre i dubbi cominciavano a raccogliersi in cumulo la mia copia di The Subterraneans con la prefazione di Henry Miller prestata all'editore che ancora non la conosceva e diffidente proposta 26 febbraio di fare un'introduzione alla traduzione di Luciano Bianciardi da lui voluta anonima per troppe - vistose, mi disse - manomissioni editoriali; proposta accettata, tutto in f,·etta, per non perdere il passo con la proiezione del fìlm La Nostra Vita Comincia di Notte ( ricalcato in realtà su The Holy Barbarians di Lawrence Upton, strumentalizzatore ritratto romanzato della « generazione » ), polemiche sotterranee e pungenti ma pubblicata alla fine e subito discussioni per la presentazione del libro, incarico messo in crisi dalla calata a Milano del superanarchico figlio di 1111 mercante d'armi e sua proposta di approfittare chissà perché di Kero11ac per sfottere il Papa, delazione di un poeta/traduttore sbigottito, a cosa servono 1101111 e cognomi. Fantasmi allora cruenti adesso sbiaditi nel tempo, passioni e ansietà placate dallo scorrere dei fiumi nel mare, fanatismi annegati nella tragedia di disin: tegrazione e suicidi, much ado about nothing, ore dz telefonate, notti di batticuore, neri tunnel di lente giornate pesanti concluse in una seratina a modo cofinanziata dalla Metro Goldwyn Mayer, tutto per bene, poteri in palcoscenico, folla 26 novembre Cii Piccolo Teatro, Anna Proclemer nervosa a rileggere pagine dietro le quinte, quartetto di jazz di Enzo lannacci pronto a suonare per un pubblico deciso agli applausi, intervista in palcoscenico applausi a non finire, e il libro? Chi si interessava del libro? Intanto lettera 12 marzo 1960 ali' editore perché bloccasse il Naked Lunch di Wi/liam Burroughs con un'opzione ( opzione che venne chiesta) e lettera di Burroughs 19 aprile 1960 che mi chiedeva di essere io a tradurlo ( traduzione che poi non mi venne ordinata, difficile per sempre spiegare a Burroughs perché) e presto misteriose complicazioni editoriali, mentre io il 7 maggio 1960, una settimana dopo il party che lo aveva lanciato, proponevo all'editore il Minutes to Go di Burroughs, Gregory Corso, Brion Gysin, Sinclair Bei/es, pubblicato dalle Two Cities Editions (in attesa dell'edizione 1968 di Mary Beach), copertina celeste coi nomi scritti in quattro quadrati, neanche preso in considerazione, credo, con quel metodo del cui up, rifiutato e basta ( d'altronde intraducibile); messaggio di Naked Lunch raccolto, denuncia e orrore, incubo con-

temporaneo, stampa e media come incontrollabili strumenti di controllo, potere fine a se stesso diventato macchina di distruzione, denaro inesorabile come la droga, tortura di quel Centralino come procedimento normale per condizionare la gente a credere quello che le viene somministrato, criminalità ispirata dalla cronaca dei giornali, interesse mascherato della polizia nella criminalità, della Squadra Narcotici nella droga, de/l'Esercito nella guerra, non valeva la pena raccogliere questo messaggio e farlo conoscere a tutti? Mesi che passavano ansiosi, ma incarico italiano 22 novembre dell'Antologia proposta 25 luglio, come sembra lontano, che poi si chiamò Poesia degli Ultimi Americani e io volevo dire ultimi come Gli Ultimi Mohicani di Fenimore Cooper, forse presaga del disastro in agguato in America, sicuramente non presaga delle interminabili polemiche editoriali, contratto rinnovato soltanto il 13 febbraio 1963, volume consegnato 4 marzo 1964, ne riparleremo. Nel 1960 i futuri problemi erano imprevedibili, mentre battevo la testa al muro perché i libri uscis-

sero, testarda, caparbia, fanatica, ahimé, chi lu sa se valeva la pena. In quegli anni, dal 1957, mi pareva una questione di vita o di morte. Eppure, non credo avessi capito che lo era davvero, che la posta era davvero una certa vita o una certa morte: mentre si faceva il primo sii-in gandhiano negro nel North Carolina, si faceva un'altra marcia a Aldermaston con centomila presenti, si faceva un convegno ad Atlanta del partito di Stokely Carmichael ancora per la non violenza, gli studenti manifestavano a Berkeley contro la HUAC, l'espressione Nuova Sinistra diventava popolare nelle Università, veniva eletto John Kennedy coi suoi oceani di speranze se non di illusioni, Ginsberg prendendo la sua prima psilocibina da Timothy Leary iniziava il Movimento di Pace e Amore, il Partito Comunista d'America flirtava con Kennedy, l'Inghilterra legalizzava la parola fuck al processo per Lady Chatterley, i libri di Wilhelm Reich venivano bruciati in America in un rogo hitleriano e i tecnici sovietici venivano ritirati dalla Cina con inizio della grande crisi economica cinese.

•:rnt i h· ~ i ,... ,,r-1 r. 1 ,!'..\'.'.'I' ;.;n:rs ,\~..,;

., 11· \'.

1

,·;:, r""""{'eir 1•: l I ,1"

Gentile rii.;r.o'"'.'c

I'

·----------···········--

'1r. Fern:J:n< ·i Pi vano SottRl:'P.S via Cap_puccio 19 ~il ano ?!il ano, 4

l':'l:>.!"ZO

1 ~:$C'

C:1r:1, Pivano, grazie dello. conecl:mti notizie r:~-2 mi rie.i. A!!!p~tto -..~:,str. ;-,..,.'!f:!.:?innP, N:itnr~]men-

te non mi azzarderò a toccare ur ~i.~o. Non so se ha i. v1 '1 t~ l 'uJ. timo numero .della Evergreen : vi si o.!'.fP.::-ma, con _!l'?."f'I'.-~, che il Percepied dei 11 Sotteraanei 11 ~ :poi une proiezione bop di .Baudela.ire ••• I miei mis::-J1r,=1 s:ill!'ti.

-

/~

.~":·r ~rltr I irtr c 1·C' i I bn•r" 5•, '"lrst '►•

Intanto traducevo la Bomba di Gregory Corso, che era a Venezia in casa del poeta Alan Ansen, 3219 San Samuele, certo molto diversa dalla mia, forse più congeniale della mia, bohème ospitale, memorie di quando fece da originale a un personaggio di The Subterraneans di Jack Kerouac, e a Venezia

c'era Dos Passos con Elizabeth e Lucy e lì dovevo incontrarli dopo qua/Ira anni che ero stata ospitata da loro, e così ci fu una strana cena a Venezia con

Corso e Dos Passos e Ansen più tesi di un tamburo della Nuova Guinea, domande insolenti di Gregory, >

risposte sempre

più calme di fohn a m isura che Gregory era sempre più ubriaco e fohn era sempre più sobrio, sapienza e pazienza degli anni lontani di fiumi di gin, di oceani di sesso, di antivilloriane rivolte. Di giorno, mattine e pomeriggi passati sulla terrazza del Grilli di hemingwayana memoria a tradurre la Bomba con Gregory, Gregory calmo finché era solo, nervoso appena arrivava qualcuno, fatica di cui non resterà alcuna traccia e finalmente l'ultimo verso, finalmente ritorno a Milano. A Milano il 23 luglio arrivò Gregory di passaggio verso Berlino, dove fece un'antologia come quella che mi aveva visto preparare a Milano e a Parigi, ]unge Amerikanische Lyrik , Herausgegeben von Gregory Corso und Walter Hèillerer, Cari Hanser, Munchen, introduzione di Gregory Corso, perché no, caro Gregory, spero che tu ti sia divertito. 1960, anno di incontri imprevisti e stupiti, anno di impreviste e stupite battaglie per far uscire Howl e l'Antologia. li lieto fine era lontano a venire. In quel momento c'era soltanto lenta e costante emarginazione, lenta e costante ostinazione, lenta e costante fatica. (9

Qui Grl'g-or~· Cot·su l.· con un gio\·anc pol'ta suo amico, bili11gu1...·, clk' mi dièdc i primi rudimenti di un lin gu a gg io 1...'Soh:rico al quale fac e \·o fatica ad ~1bituarmi . FaL'L'\·u fatica ad abituarmi anche ad altre CUSL'. })L' r \.:sempio a uno Stile di Vita im1111...-rso in un limbu fuuri del te mpo L' dello spazio. L'arri\'o di (Jl'L'g"UI'\ Corso a Milano fu il primo contatto IÌ:-,ì cu con la cultura ddla f!L'Ikrazione cu:-;iddl'lu lk'at (della generazione bt'ala alla Kcroua c e battuta alla G1:-c2:on· Corso). Fu anche la prima \'olta cl11...· l'ing r1...·ss~ cl.i un pu . .'ta ndla notra casa t rasformo di L·ulpo tutti i ritmi, sov\'ertì le di st an 1.1. .· e le rL·laziuni, \·anifìcO i miti familiari quotidiani. dissac rò parole e fra s i che da sempre ci ..._•rano s . . . mbrai....' a . . 'CL'll ahili e funzionali. Si cominciò a chiac . .·hiL-rarL' su tto\·ucL' a strappi, a salti, si cuminci ù a lit i!..!.1. J'L' furiu sa mente e ad abbracciarsi IL'n cra m L'llk. A~lk di....·ci di mattina si tirarono giù k- p . . T:-..iallL' L' s i ~,cccs . .·ru le luci L' per g iorni n. .on si ~ua r d:1ronu pili µ: li oro logi L' si cominciò a dondoLtrL' in unu spa1.iu nL·I qual...- non c'era niente se non nui ..,,L·ss i . il nostro mudu di sederci \"icini o {l d i.,t~1 n1. a , I...· nustrL· n h.:i cunlL'ntc u assunnatL', e ni . . ·r u-.· ~tltru: \·ugliu d ire nel quale s i era raggiunlo

uno stato totale di comunicazione interna del riecolo gruppo che eravamo. Questa non fu soltanto una piccola av\'entura , non fu un'avventura da hoy

scout o da campeggiatori: fu un'esperienza che rer la prima volta ci riversò addosso il probkma del rapporto sostenibile o insostenibile tra qu,·llo che normalmente si chiama una cultura e il modo di vi\'en:• , o come si direbbe oggi il rapporto tra il software e lo hardware. Eravamo abituati a pol'I i

intellettuali borghesi che arrivavano con più o meno bei \'L'stiti e cravatte e si scde\·a no sui di \":111 i chiacchierando più o meno piacevolmente, più t> meno presuntuosi, più o meno intelligenti. più n meno colti, ma non erano poi tanto divers i l'u 110

dall'a ltro e comunque loro stavano sempre di l.1 e noi s ta\·a mo sempre di Gregory Corso fu din:rso s uoi sguardi . il suo modo in maniera g lobale e nun

qua . M a quando arr i, t 1 pl'rché le sue paruk . i di fan: ci coìnvolge\·~1 11 i J si riusciva più a rcs ta i·1·

di qua: o si anùa,·a di b. con le parole. con µi, orari. coi \'L'Stiti, coi cibi, con le pause, coi r ipo -, :. con le mu s id11...·. insomma co n tutto, oppure nu·• c'era maniera t,,

M~~ tr6 :5 76'0~ ( '{o lb'/ ~~

p;p

U.~4-

_,,/}v,._ ~ ~~~

Stabilito che « L'Antologia Ginsberg » andava bene si trattava di decidere il titolo. Vittorini propose Poesia come Urlare, Ginsberg contropropose il 4 marzo 1964 The Hydrogen Jukebox in questa lettera: « No proprio non mi piace il titolo Poetry like bowling, è troppo lungo e non è abbastanza poetico. Prova The Hydrogen Jukebox se in italiano suona bene. (O altrimenti La Morte è un Lettera che non è mai stata mandata) (oppure L'agnello 34

(;f. 4>y_isita all'ospedale celebrata con 11na cena con Neal e Carolyn Cassady, colazione da Thomas Parkinson che scrisse il primo libro serio sulla Beat Generation, To111 appena rimesso dalla ferita terribile delle revolverate alla spina dorsale di ww studente fascista in piena Berkeley, visita ( nel pala::.::.ollo tappe::.::.aro di velluto rosso e intallo o e.rnt-

William Burroughs, qui fotografato nel 1968, quando lo incontrai per la prima volta a Londra. Eravamo entrati in corrispondenza nell'aprile 1960 a proposito di Naked Lunch, quando pareva che lo 38

tamente ricostruito preincendio famoso) a/l'avvocato Me/vin Belli The King of Torts ( San FranciscoRoma-Tokyo sulla carta da lettere, camicia coi volants di pizzo e i bottoni di perle, gomito appoggiata al caminetto come un protagonista di Dickens, poi difensore di Jack Ruby killer de/l'assassino di Kennedy e radiato dall'albo, scambio di autografi perché anche lui era a11tore di libri, Ready for the Plaintiff 1 1956, telefonata perentoria alla società di assicura::.ione con la quale invano lottavo da un mese, « I am Mr. Belli,, e l'indo,nani prima di par-

tire /'assegno fu pronto) e la vigilia della par1n1za reading di Robert Creeley, pareva proprio che uon mancasse nessuno nella mia collana di eroi .~e11z.a 111acchia e senza paura, che piano piano avrehhcro

avuto qualche macchia e col passare del /cr,po sen1pre più paura. Ma ancora non lo sapevo. lnta11to l'India e la Cina rasentavano la guerra, A.·ruscev e Kenned_v giocavano a scacchi con Cuht;, le eroine dello spionaggio infuriavano nel/'Europero sogno sen:::.a speranze .

dovessi tradurre io. La corrispondenza continuò, specialmente quando convinsi l'editore a pubblicare Junkie.

Questa e la copertina del secondo numero di « Room East 128 Chronicle », sottotitolo The Voice of the West, My Life on the Plains, or: Personal Experiences with lndians, 19 giugno 1962, stampato da Roben Van Valkenburg, spedito come lettera/bollettino adi amici che si interessavano al decorso della m;lattia di Ettore Sottsass durante la sua degenza all'ospedale di Palo Alto. Era uno dei molti l'/"J-e,,,..A

.o;,_,;

'::_;;J~ .

~""

~.. y ~.........~

;J,.1-C.-w.Mi -,

i,f

. . . w , w ~ ',;,,

wC:w-t... ;

;;~21g~

iA:o~Lo..,... cl...t ·;~-v..::

i

.i,..~ :

f

- . , ~ ~ ~ . - , ; , - ~ ~,w

·w~"':

.

dd -1"1-•IP•l?ç;; ;/:

·i.....a~ ""'·y~.,t

~ ~-~ ;,......, u~.,H~•J";J~ ry,'C.,,:._,....,,_;...,_,;.N.,-.,._ J Y ~ _ . v ~ j t ~ ,._.._.:.,,;;

4"

~•t.•·vt

-~

f

.:. 74

Nella fo tografia Merce Cunningham durante le prove.

7,

\;L, ; lu~lio 1966 cominciarono k ,·is ilc di ra2:azzi clw a v~•y3no le tto Gi ns iJL•rl!, Kerouac e l'Anloi'of!ia. Il 26 lugli o si incontr3run~ da 111L' Poppi RanchL:tti. nel la fo to a sinistra. che cura\·a una riv ista d i poes ia intitolata / lw,~l,i Piedi del/'Uo1110 e An to nio Mariani detto Anio di l'vlonza, che a,·eva fondato il Beatnik Clan. I giovan i compagn i, che allora s i chiamavano (con sca rsa soddi s fa zione di tutli) , co min ciarono ad arrivare alla spicciolata. Si ferma,·ano pochi minuti, spaventati, e da ,·ia si fermarono sem p re più a lungo; poi vennero sempre di più e s i fini per chiacc hierare ins ieme , si può immaginare di che cosa, intieri pomeriggi e notti.

li 26 luglio 1966 Antonio Mariani, Pucci Paleari e alcuni altri ragazzi di Monza vennero a portarmi la tessera del Bcatnik's Clan che avevano organizzato a Monza. Era una tesse ra minuscola, fondo nero, scritta bianca e alcune lettere e decorazioni stampate in rosso . li clan si riuniva in un Club, che era poi una s tanza in Via Bramante 23 a Monza, e fu chiuso dalla polizia quando vi si fermarono a dormire più o meno a insaputa degli organizzatori alcuni minorenni scappati da casa. 76

Il gruppo dei ragazzi che arrivavano era eterogeneo e alcuni continuarono a venire per anni a portarci

la loro ansia , le loro esperienze, i loro problemi. Qui si vedono Clara e Caroline, Kay e Graziella, Maurizio e Ivana. I cognomi non importano perché a quei tempi i cognomi facevano parte delle strutture aborrite: i cognomi interessavano la polizia. Così com'è questo gruppo di amici e compagni,

ognuno dei quali oggi è andato nel mondo chissà dove. non ha certo l'aspetto orgiastico, immorale, disi mpegnato che la gente normalmente attribuiva ai protagonisti della scena: sembra piuttosto un gruppo di ragazzi impauriti, perplessi, disillusi. che guardano in un vuoto di cui nessuno conosce il fondo. 77

Fu allora che Kerouac venne

a Milano

Gianni Scarpelli, uno dei personaggi più popolari e emblematici della scena. Ha fondato il gruppo Palumho.

\o ~otto t i 1wote~ta ,_ . 1"

Antonio Mariani, un giovane operaio, faceva il pittore e infatti si affermò anni dopo in modo brillante. Si divertiva a fare magliette e sciarpe dove scriveva i pensieri che voleva trasmettere a tutti senza bisogno di parlare. Una delle sue magliette preferite aveva sulla schiena la scritta: « Io porto la zazzera per protesta contro il conformismo che opprime l'attuale società perciò viva i beats »; e sul davanti aveva la scritta verticale « beatnik » affiancata dai nomi Kerouac, Dylan, Burroughs, Ginsberg, Pivano, Baez. I primi giovani compagni che arrivarono avevano per gli autori letti e per quelle idee e quelle proposte di vita una specie di venerazione fanatica, come altrj giovani hanno venerazioni fanatiche per cantanti o motociclisti o in generale eroi. La differenza era che le idee questa volta le potevano provare e sperimentare - e le provavano, le sperimentavano - su se stessi e soprattutto le potevano provare fisicamente e psichicamente ogni giorno, ogni minuto, nel confronto della società che li circondava: dalla famiglia allo stato, dal camionista di passaggio alla polizia armata. 78

Il 21 settembre 1966 Luciano Budigna allora nella TV mi avvertì che arrivava a Milano Kerouac; diffi• ci/e dirgli che non ero stata avvertita dall'editore italiano. Appena arrivato, il 28, telefonata agghiacciante: « I am desperate, I will teli them off, mi stanno avvelenando con delle iniezioni, vieni im. mediatamente a vedere che cosa mi stanno fa• cendo ». Oh Jack, Jean Louis, Ti-Jean, ti scongiuro stai calmo, finché riuscii a scavalcare gli sbarramenti e a portarlo a casa dove sulla terrazza di Via Cappuccio 19 passò qualche ora di quiete, I need calmness, of course you do, ma alle 19:30 non trovò la calma in televisione dove dovetti intervistarlo in un colloquio disperato per entrambi, poi incalzato alla Libreria Cavour per la presentazione di Mario Spinella, lui che mi teneva per mano perché non me ne andassi, io che me ne dovevo andare perché non ero stata invitata, insindacabili politiche editoriali, qualcuno ha scritto non ricordo dove « la grande assente »; poi lunghe telefonate da Milano prima di partire per Roma e da Roma prima di partire per Napoli, a Roma già sconvolto dall'indiscrezione di giornalisti che gli frugavano nelle tasche per cercare notizie e curiosità e ragazze che gli si offrivano perché sapevano chi era o lo rifiutavano perché non lo sapevano, conferenze stampa tragiche con giornalisti impettiti negli abiti blu e le cravatte ( completi di accendini Dunhi/1) o in televisione braccato come un leone ferito ma ancora tenuto al sicuro dietro /'inferriata della gabbia con un bravissimo interprete che per l' emozione non riuscì a capire la sua espressione prefe• rita « boycott ». Addio Ti-Jean con la tua camicia da boscaiolo e il tuo bagaglio perduto in non so quale scalo, la tua sbronza in aereo quando ti rinfacciarono i mille dollari pagati per fare la pubblicità al cinquecentesimo volume della Medusa coi quali pagare l'affitto per la madre e quella tua madre diventata paralitica poche ore prima che tu partissi per l'Ita. lia, viaggio funesto, accoglienza funesta, motivi funesti, addio Ti-Jean con la mia gonnellina verde e la mia maglietta celeste, bottiglie di champagne e rosari per te che non te ne stancavi mai, di• scorsi ubriachi e imprevista conclusione paranoica ( cuore spezzato anni dopo quando la seppi) che io ero una spia ebrea comunista.

Il 28 settembre I 966 Jack Kerouac venne a Milano invitato dalla Mondadori che gli diede mille dollari per il lancio di Big Sur, scelto a celebrare non ricordo quale numero progressivo della collana della Medusa. Arrivò affranto e venne a cercare pace sulla nostra terrazza. Portò con sé ansia e disperazione, indomita volontà di non lasciarsi sconfiggere e amore irresistibile per la vita, ribellione a qualsiasi forza condizionante e nostalgia per la giovinezza insidiata dagli anni. Come avvenne con Gre-

gory Corso fece calare la nostra casa in un magma fuori del tempo e dello spazio, dove orologi e appuntam~nti erano altrettanto assurdi che impegni voluti da Io o Super Io. Dove c'era lui (dove c'erano loro) non c'era posto per l'Establishment. L'Establishment confusamente lo capiva o inconsciamente lo intuiva e reagiva emarginandolo, senza sapere che in realtà era Kerouac che emarginava l'Establishment. Il gioco era pesante e finì in realtà con la morte di entrambi. 79

Aveva un vestito di stoffa grossa, forse tweed, certamente comprato fatto, forse comprato da sua madre senza che lui neanche lo misurasse, e anche la camicia era da proletario americano, e anche le scarpe che non c'entravano niente, tonde, lucide, che sembravano di plastica. Era un proletario americano, con grosse mani, la testa semp lice e dura , il corpo largo; d i tutti quelli che vennero nell'antica casa di via Cappuccio lui forse rimase il più « sbagliato », il più fuoriposto : un uomo americano che faceva il frenatore nelle ferrovie della sua America e che della sua America conosceva veramente e soprattutto un conta tto instabile, forte, ansioso delle strade e della gente sulla strada. Gli facevo dei trucchi, con quel bicch iere che aveva sempre in mano: fingevo di riempirglielo e 80

invece gli versavo soltanto poche gocce del vekno che lo stava ucc idendo. Non se ne accorgeva neanche . L'idea era di avere in mano il bicchiere.

Dopo un po' si ca lmò e non ebbe più bi sogno del bicchiere. Cominciò a chiacch ierare tranquillo dimenticandosi il Circo che lo aspettava.

Aveva addosso la melanconia alla quale mi abituata gli scrittori e gli artisti che la sorte riservato per amici. Mi di sse con sommessa gnazione: « Ti aspettavi di vedermi come in fotografie, vero ? ».

hanno mi ha rassequelle

Alla 1ck,·is ionc, do\·c Luciano Budii.ma mi chiamò a int er\"istarlo, riL'ùm inciù a recitar~ il suo personaggio .

]I suo personaggio pubblico, insolente e arrogante. era infinitamente meno vero, e dunque meno gradevole del suo personaggio privato, incerto e dis perato.

Cercavo di costringerlo a rispondermi, perché quell'intervista si doveva pur far..:'; ero sempre più imbarazzata perché le sue risposte erano sempre più slegate dalle mie domande e il personaggio pubblico prendeva sempre di più il sopravvento.

Lavorai due giorni e due notti in televisione con l'aiuto di un tecnico gentilissimo di cui purtroppo non ricordo il nome e che non ringrazierò mai abbastanza: senza di lui non avrei mai potuto presentare a Budigna un'intervista completamente ricucita con frasi coerenti e un discorso che sembrava seguire un filo logico.

82

Fu allora che incontrai "Don't Count on Me" e il resto li 6 sel/embre 1966 incarico di Feltrinelli di curare una Antologia della Pace, primo volume della Collana Out, operazione culturale italiana antiguerra in Vietnam (con l'industria discografica che non permise di includere Bob Dylan e Fabrizio De André), che non si pubblicò mai perché a un certo punto a Giangiacomo passò altro per la testa; il 3 ottobre incarico di Feltrinelli di curare la parte italiana di Don't Count on Me, raccolte di interviste nei vari paesi del mondo per mostrare che i giovani« non ne volevano più sapere ». Prima intervista già il 4 ottobre a Poppi Ranchelli e ai suoi amici, poi il 13 a Vittorio di Russo che aveva appena strappato il passaporto per fare il ci/ladino del mondo e il 15 a Maurizio Orioli che dormiva nelle caverne del Castello Sforzesco senza neanche il sacco a pelo, fragile adolescente rinunciatario orfano di un architel/o di Salsomaggiore. Quella noi/e del 15 rientrando da non so dove trovai addormentato sul mio zerbino ad aspettarmi Gianni Milano, maestro di scuola comunista e buddhista, con un amico, mi pare si chiamasse Marco, e l'indomani mentre lo intervistavo arrivò Vittorio di Russo con Paolo Gerbino futuro eroe della Tendopoli di Nuova Barbania dove si sarebbe fatto chiamare il Profeta Bianco, subito messo in sospello dall'oratoria e

dialettica di Gianni Milano e dalla mia accoglienza al manoscritto del romanzo che si portava sotto il braccio ( uscito poi 1967 ); ahimé, accoglienze mai abbastanza stellanti e comunque sempre sbagliate, fiumi di manoscrilli da allora , montagne di accoglienze sempre più monolitiche, quante pagine, quante migliaia di foglie/li magari strappati da quaderni di scuola ( quasi sempre scritti a mano con le calligrafie nuove I passarono davanti ai miei occhiali, tulle con /'a/lesa sicura ( mia crescente incertezza I di venir pubblicate da un « grande» editore? Impensabile che l'editore non fos se grande, difficile spiegare il senso della stampa underground, di poesie pubblicate a ciclostile come qui si publicavano i volantini anarchici, di racconti trasmessi da smilzi fascicoli come da noi si trasmellevano gli opuscoli partitici, underground americano irripetibile in Italia dove c'erano partiti di Sinistra (legati a testi monumentali e a metodologie storiche) e dunque meglio boicol/are un clandestina/o politicamente creativo; e comunque le frange minoritarie del soltoproletariato italiano erano troppo esigue e forse non abbastanza creative o forse terrorizzate dalla monumentalità dei testi e dalla storicità delle metodologie: o forse la creatività ( anche quella politica) è rara , costa molto coraggio e molta forza e moltissimo isolamento, a parte il fallo che in Italia le frange minoritarie non erano di sottocultura ma di sottoproletariato, non erano di gente che si sottraeva alla scuola e rinunciava volontariamente ai privilegi borghesi ma erano di solloproletari ansiosi di impadronirsi di quei privilegi, quali che fossero.

83

Il 26 maggio 1966 Giangiacomo Feltrinelli mi propose di curare una collana di libri per la pace. Fu la prima di molte sue proposte, nessuna delle quali diede risultati, forse perché il mio lavoro, che pure fu lungo e accurato, non sembrò soddisfacente all'amico editore. In Italia l'idea di una società che si formasse più o meno lentamente passando attraverso il raggiungimento di consapevolezze private destinate a diventare pubbliche, una società che oggi si chiama della partecipazione e dell'impegno pubblico, era impensabile per l'Establishment culturale (e ancora di più per l'Establishment politico) e forse lo è ancora adesso. Giangiacomo Feltrinelli inseguiva un sogno rivoluzionario che per definizione storica non avrebbe potuto non passare attraverso la violenza: a un punto tale che può diventare difficile definire la pasta della violenza. Giangiacomo ha pagato cara l'imprecisione, mentre tanti altri, meno disposti a pagare, rimanevano se84

duti sulle loro sedie di potere a benedire o a maledire, arroccati a ideologie, retoriche e demagogie che poi la forza delle masse distrusse, spolpò, svuotò usando i suoi poeti, che furono anche i poeti dell'underground americano. Ma come ho detto era difficile capire allora che quei poeti erano voci della Sinistra, voci antifasciste, anticapitaliste: erano poeti e letterati che annunciavano l'unica e possibile via della politica, quella della partecipazione; annunciavano per strane, magiche, sotterranee relazioni storiche quello che fu il tentativo della Rivoluzione Culturale, cioè annunciavano la necessità e la possibilità di un tentativo globale di comunicazione pubblica. Per Giangiacomo era difficile mettersi in sintonia; per gli altri, meno sbilanciati di lui, era assolutamente impossibile scalfire la scorza del nuovo messaggio. Forse per questo tutto il lavorò che ho fatto per Feltrine!H in quegli anni rimase inutilizzato.

Il 3 ottobre 1966 Feltrinelli mi confermò l'incarico dato a voce un mese prima di curare la parte italiana di Don't Count on Me, una raccolta internazionale di interviste fatte a giovani protestatari, che due anni dopo si sarebbero chiamati contesta-

tori. I giovani si rifiutavano di parlare davanti a un registratore e questo mi costrinse a scrivere a mano centinaia di pagine per ricavare quelle che poi non vennero mai utilizzate.

Qui Carlo de Paoli , un giovanissimo anarchico, una specie di enfant prodige che a quattordici anni sapeva a memoria Bakunin e molto più tardi sarebbe diventato pensatore e guru nel grande canale del misticismo indiano. 85

Andavo avanti dal mattino alla sera a scrivere interviste, senza sospettare che non sarebbero servite perché aderivano alla realtà degli intervistati invece di rientrare negli schemi predisposti di una

Il 15 settembre 1966 venne a farsi intervistare Maurizio Orioli , adolescente rinunciatario che per qualche tempo ci adottò e diventò assiduo della nostra casa di Via Cappuccio 19. Questa immagine , ritratta durante il nostro trasloco in Via Manzoni 14, è abbastanza emblematica. L'idea era quella di guardare con distacco e calma gli avvenimenti circostanti dei quali non si riconoscevano e non si accettavano per buone le relazioni, né tantomeno i rapporti di causa ed effetto. Il problema era di andare oltre, trovare la strada per un'esistenza che 86

impostazione partitica contenuta in un canale diverso da quello che in America era stato definito il Movimento Pace e Amore.

si costruisse adagio dal di dentro invece che essere determinata dal di fuori, che potesse cogliere vibrazioni e relazioni di origine più profonda e più lontana, non corrotte e non alterate dalle manipolazioni di strutture più o meno stabilite, il cui fine ultimo non è quello della vita ma della riuscita nella scalata sociale, sia quella determinata dal successo economiéo sia quella determinata dal potere politico o di qualunque specie. Allora si diceva: « Non contate su di me »; più tardi lo si disse riferendosi alla partecipazione alla guerra in Vietnam.

Fu allora che incontrai

i capelloni italiani

Cominciai a capirlo in quell'ottobre 1966, incarico di Feltrinelli di curare un Numero Unico di Protesta dei giovani ma senza dimenticare l'azione della « Zanzara », precorritrice protesta studentesca più in linea coi movimenti attivisti del futuro che con gli utopistici sforzi interclassisti/internazional/nomadistici, interrazzisti/interreligionari/intersessisti e comunque sempre anarchico tribalisti e dunque anticapitalisti, antiautoritari, antimilitaristi. Non fui la sola a capirlo, minuscolo convegno I° novembre di Giorgio Bertani, attivista dello PSIUP, rocambolesco rapitore di non so che console a scopo esclusivamente politico e senza intenti di lucro, rappresentante della Feltrinelli (giusto dieci anni dopo drammatico protagonista di una cronaca a lieto fine e in mezzo fondatore di una sua casa editrice 1973); minuscolo convegno in casa sua a Verona, proposta dello PSIUP come via d'uscita ai leaders cosiddetti beat, freak-out di Vittorio di Russo portato in ospedale e affidato alle cure di Paolo Gerbino, lieto fine dopo diluvi di telefonate e di paranoia, e il 4 adunata antimilitarista a Torino, ego trip di Gianni Milano, Vittorio di Russo infuriato in Cordusio, io sbalordita di essere messa in mezzo alle prese com'ero con le mie interviste divulgatrici, la mia collana dove pubblicare almeno una parte delle montagne di manoscritti che mi passavano in casa, la mia crescente insistenza a far pubblicare esempi di underground americano per « dare l'idea »: un'idea che restasse anarchico-tribale, antimilitarista, anticapitalista, antiautoritaria, anticlassista, anticonsumista, decondizionante, internazionalista, eccetera.

Lettere a Feltrinelli per far pubblicare ( 20 novembre) Ed Sanders e (23 novembre) Ken Kesey, proposte respinte, e 25 novembre Convegno a Bologna degli antimilitaristi di Giorgio Balandi, Daniele Doglio e amici che già facevano gli scioperi della fame per ottenere il servizio civile obbligatorio in sostituzione del servizio militare, Vittorio di Russo e Paolo Gerbino decisi a fare Mondo Beat, ancora miei amici, e chiedermi di fare l'articolo di fondo che per imperscrutabili reazioni poi sdegnarono ( prima che io lo avessi fatto) nell'insopportabile ( per me assurda) ipotesi che lo facessi paternalistico, e finalmente venne un ragazzo messaggero di ostilità, in paranoia con occhiali neri e modi chissà perché minacciosi a portarmi il primo numero, in realtà per me speranza nel vedere finalmente qualcosa di « fatto », copertina ingenua ma indirizzo felice, « piazza del duomo presso statua equestre, numero unico progressivo auspicato e patrocinato da Vittorio di Russo cittadino del mondo ciclostilista e strillone, collaborazione aperta a tutti ad ecce-

zione degli onanisti mentali», era quasi l'underground che speravo: underground già articolato in molte esperienze e retate, cave di Piazza Brescia fuggita in Piazza del Duomo fuggita nello yé yé del Metro di Piazza Cordusio o alla Casa Europea dei Beats ( problematico scantinato di Umberto Tiboni a Cinisello Balsamo, dove una folla accompagnò i funerali del buddhista Gennaro di Miranda, carismatico ragazzo sbranato da un'automobile là a Viale Zara); mentre consegnavo i primi volumi della Collana della Pace ( già chiamata Edizioni di Libreria) e mentre finivo il Numero Unico di Protesta coi programmi dei vari gruppi della protesta, che forse non rispose alle aspettative di Giangiacomo Feltrinelii già avviato verso il suo drammatico sogno di rivoluzione e eversione. Il 24 dicembre con lui (diffidente) in una dimostrazione di strada ( una delle pochissime alle quali partecipai di persona), Piazza del Duomo a mezzanotte, gran trambusto di poliziotti colti di sorpresa all'ora della Messa sul sagrato, gran sfilata per la pace che presto diventò una specie di balletto, con le due fazioni (per la violenza e per la non violenza) che marciavano in direzioni contrarie e ogni tanto si fronteggiavano e poi si schivavano per fare un lungo cerchio e tornare a fronteggiarsi, la fazione della non violenza guidata da Antonio R. vestito di bianco alla Provo con le due mani alzate, la fazione della « guerra giusta » guidata da compagni con un braccio alzato e il pugno chiuso. I giornali non ne parlarono, forse perché i giornalisti erano a Messa o in sciopero o a qualche cenone e fu l'ultima dimostrazione di tutte le forze giovanili raccolte in una protesta che invocava la pace e l'eguaglianza al di là delle vecchie metodologie partitiche, del vecchio odio di classe, delle vecchie barriere ideologiche. Indimenticata intensità di giorni incalzanti, Natale passato col troppo lungimirante Pinelli al Sacco e Vanzetti di viale Muri/lo 1, un non identificato imbecille che per gioco diede il falso annuncio del/' arrivo della polizia gettando nel panico alcuni renitenti alla leva, Pinky dolce idealista anarchico che si era fatto legare 27 novembre con le manette all'uscita della metropolitana di San Babila e una sera arrivò con la testa squarciata dal manganello di un poliziotto a cercare rifugio, la garro/a portata in piazza del Duomo 26 dicembre con due Provo olandesi vestiti di bianco che si fermavano a fare azioni dimostrative davanti ai finestrini dei tram, Vittorio di Russo a San Vittore arrestato il 29 dicembre mentre usciva il secondo numero di « Mondo Beat » con la sua fotografia in copertina e l'annuncio del suo arresto e intanto trasloco da Via Cappuccio 19 a Via Manzoni 14, senza più la terrazza coi lunghi tramonti rosati dietro le montagne lontane sul grande parco di cedri, senza più la certezza di credere in qualcosa di GIUSTO con le lettere tutte maiuscole, senza più l'energia di chi si butta a capofitto con l'illusione di arginare il disastro del mondo. Una fase della mia vita era finita. 87

Ecco quella che sarebbe stata la copertina del Numero Unico, che doveva chiamarsi semplicemente Numero Unico, al quale ho lavorato quasi due anni ed era costituito da alcuni capitoli programmatici. Un capitolo si chiamava Le Condizioni da rispettare e conteneva i programmi di tutti i gruppi del dissenso, da quello di Wilhelm Reich allo Amnesty Jnternational (allora estremamente esoterico), dal gruppo locale dell'Onda Verde ai gruppi anarchici federati, dalla Bertrand Russell Peace Foundation al Partito Radicale ancora sparuto ma già attivis-

88

simo nell'azione per l'obiezione di coscienza e per il disarmo. C'erano poi capitoli intitolati Cronache con reportages dei protagonisti del dissenso ( uno riguardava il digiuno organizzato a Bologna « per una diversa interpretazione del 4 Novembre » ), Gioco Giardino, che presentava poesie e prose di quelli che allora si chiamavano « i ragazzi », e avrebbe dovuto esserci una scelta di liriche di cantautori che però non era stato possibile fare perché gli editori interessati (detentori dei diritti) si erano rifiutati di dare il permesso di pubblicazione.

I capitoli chiave, per mc, erano Le Cu11diz,011i da Rispel/are e La Collana di Fiori, c he raccoglieva i dati delle principali retate di ragazzi fatte per motivi politici. La mia premessa diceva : « Qualunque cosa facciano i ragazzi se sono più di cinque la polizia interviene per impt,dire, a ogni buon conto, che la facciano. L'Autorità interviene ovunque: nelle strade e sulle piazze, nei locali pubblici e nelle scuole. Ci proponiamo qui di evidenziare le iniziative dei giovani denunciando le calunnie e le ingiurie alle quali sono stati sottoposti da parte degli organi di stampa controllati dal potere economico e politico)) .

A questa premessa seguiva la cronaca di una serie di repressioni poliziesche e di aggressioni giornalistiche di cui avevo già cominciato a raccogliere i documenti quando il 25 ottobre 1959 era apparsa sul « Secolo d'Italia » una notizia di 14 righe che sotto il btolo « Milizia Romana contro la Teppa » diceva tra l'altro: « Stante l'intensificarsi degli atti di teppismo i giovani di Milizia Romana hanno costituito squadre antiteppa ». Il problema delle squadre antiteppa era finito in Parlame nto dove alcuni deputati presentarono una mozione in proposito e l'episodio costituì il primo documento che consentì di definire fascista l'atteggiamento retrivo dell'opinione pubblica contro i giovani precontestatori. Così cominciai a raccogliere ritagli e quando pre-

parai la Collana di Fiori per ;1 Numero Unico li scelsi a partire dal 4 Novembre 1965 e arrivai fino al maggio 1967. Sfogliandoli adesso si vede come la proposta della non violenza e dell 'a ntimilitarismo prese sempre più chiaramente l'aspetto di una protesta contro la guerra in Vietnam e d 'a ltra parte come la reazione della polizia diventò sempre più violenta. Incominciai, ripeto, col 4 novembre 1965, quando il Partito Radicale distribuì a Milano in Piazza Cavour un volantino nel quale si chiedeva il riconoscimento dell'Obiezione di Coscienza e l'Abolizione delle Forze Armate provocando l'arresto e la denuncia di sette giovani; ma sarebbe lungo riassumere adesso tutti i documenti destinati al Numero Unico. Per esempio del I 966 riportai la notizia, pubblicata il 29 aprile sulla « Stampa », di un gruppo di giovani neofascisti armati di pugni di ferro che nel corso di una votazione studentesca avevano aggredito gli studenti con abbastanza violenza da uccidere il diciannovenne Paolo Rossi; riportai anche la notizia pubblicata sulla « Gazzetta del Popolo » del I 8 luglio che riferiva della Marcia della Pace Universale organizzata a Torino da un centinaio di giovani provenienti da tutta Italia e conclusa con l'intervento della polizia che arrivò con dieci autoradio, cinque camions e un centinaio di agenti guidati dal vice-questore e sette funzionari. L'articolo 89

diceva: « I poliziotti hanno cominciato a caricarli ... Hanno dovuto prenderli di peso e trascinarli fino alle camionette. 67 beatniks sono stati deferiti all'Autorità Giudiziaria e una dozzina sono stati espulsi col foglio di via ». Era la metodologia della dimostrazione non violenta che cominciava in Italia. Da questo momento l'elenco degli arresti, dei fermi e dei fogli di via è così lungo che riferirlo non finirebbe più. Il 25 settembre una trentina di giovani protestarono davanti al Consolato tedesco di Torino per il raduno delle ex SS che si era tenuto a Norimberga: alla carica della polizia effettuarono resistenza passiva e ne furono fermati nove. A Firenze il 29 settembre il Gruppo Unitario di Azione Pacifista organizzò 32 gruppi di persone, per un totale di 130 attivisti, ciascuno con un chilo di Ducotone rosso e un pennello per dipingere una dimostrazione antiguerra Vietnam sui muri della città non ancora alluvionata : furono arrestati sette giovani.

tariamente in Questura, dove già erano stati trattenuti dieci attivisti radicali, fatto che l'indomani provocò una protesta durante la quale i dimostranti lanciarono contro la sede della Questura due bottiglie piene di volantini: i tempi delle Molotov erano ancora lontani. Tutto quel novembre 1966 fu denso di protesta. Il 13 novembre un gruppo di giovani organizzò una manifestazione a favore del divorzio ammanettandosi volontariamente in segno di protesta per ottenere una televisione libera, nonostante l'intervento di un imponente schieramento di milizia. Il 24 novembre degli studenti serali di Milano che avevano chiesto inutilmente di essere ricevuti dal Preside organizzarono un corteo di protesta di 600 persone: « l'Unità » pubblicò che « la Celere ha scatenato i poliziotti contro _i giovani. I manganelli sono calati sulla testa degli studenti ... »; e si cominciò a parlare delle brutali cariche della polizia. Il 27 novembre un centinaio di obiettori di coscienza si riunì a Mi-

lano e 20 giovani furono fermati mentre 8 venivano denunciati a piede libero: la « Stampa Sera » . del 28 scrisse: « Otto dimostranti, quelli che spiccavano per trascuratezza di abbigliamento e per la loro somiglianza ai capelloni, si sono ammaneùati

alla ringhiera della metropolitana di Piazza San Babila», mentre la «Notte» dello stesso giorno diceva:

(
.

Il 30 novembre la «Stampa»

pubblicò la notizia che il Piper di Torino era stato chiuso per ragioni di ordine pubblico perché su un tavolo all'ingresso del locale erano state esposte cartoline che rappresentavano la carta geografica del Vietnam e la scritta « Fate l'Amore Non Fate la Guerra» .

Con l'incrudirsi della reazione ai reati d'opinione la violenza della polizia nel d-i cembre 1966 diventò il pane quotidiano. Il 18 dicembre « Paese Sera» pubblicò la notizia che una settantina di giovani si erano sdraiati a Milano sul sagrato di Piazza del Duomo reggendo cartelli che dicevano: « Armiamo la polizia con un fiore e la polizia adoperi margherite » distribuendo poi qualche garofano (regalato da un fioraio di Piazza Cordusio) agli agenti accorsi per farli sgombrare , ma che gli agenti ne fermarono e denunciarono a piede libero una cinquantina . L'indomani il gruppo Provos Fatebenefratelli fece circolare un volantino che denunciava gli agenti di avere picchiato i giovani fermati . Anche Pietro Stoppani, animatore del Centro di Raccolta di Adesioni per l'Abolizione del Servizio Militare ObbJ.igatorio, fece circolare nella stazione del Metro Cordusio un volantino, in cui dichiarava che uno di quei ragazzi era stato picchiato nei locali della Questura con tale violenza da essere stato accompagnato dalla Polizia stessa nel vicino ospedale Fatebenefratelli ( ma questi avvenimenti sono stati descritti dal « Corriere della Sera » del 19 dicembre in questa forma : « Capelloni e sbandati continuano

QJ

ad occupare la stazione della Metropolitana di Piazza Cordusio mo lestando i viaggiatori. Anche ie~i una cinquantina di neobarboni ha incominciato a infastidire con irritanti richieste di oboli . Fra essi figurava anche un professore noto alle cronache per avere accusato il Preside della sua scuola di insidiare le allieve: l'insegnante non chiedeva l'elemosina ma portava una borsa piena di volantini che stigmatizzavano l'intervento della polizia contro l'ultima discesa dei Provos in piazza. Alla fine sono dovuti intervenire gli agenti e 6 giovani sono stati fermati »). Nel pomeriggio del 24 dicembre alcuni giovani organizzarono una manifestazione nel centro di Milano per protestare contro i bombardamenti a mericani nel Vietnam effettuati nonostante la tregua natalizia: la polizia li imbottigliò in Via Tommaso Grossi bloccando le due uscite e li caricò ferendon e gravemente alcuni; un giovane buttò un sacchetto di vernice bianca su un poliziotto. I giovani distribuivano un volantino firmato da 14 associazioni, tra le quali le federazion i giovanili dei vari partiti (naturalmente di Sinistra), il Movimento Non Violento per la Pace, il Comitato per l'Obiezione di Coscienza. il Movimento per l'Abolizione del Servizio Militare Obbligatorio. La sera, durante la messa di mezzanotte nel Duomo, i giovani fecero circolare il volantino distribuito il 18 dicembre da Piet ro Stoppani in occasione dei

92

maltrattamenti subiti dai r agazzi che si erano costituiti in Questura per solidarietà con gli amici arrestati il giorno prima sul sagra to di Piazza del Duomo. La polizia si offese. Un funzionario che circolava sul sagrato gremito di giovani disse all'architetto Susini appena uscito dal carcere per l'obiezione di coscienza: « Far circolare i volantini in chiesa. Che vergogna. Proprio voi che dovreste dare il buon esempio ». I giovani lo seppero subito e improvvisarono una ripresa della manifestazione interrotta nel pomeriggio : alcuni col braccio sinistro alzato e gridando: « Via gli Americani dal Vietnam ,>, altri a mani alzate, camminando in cir• colo e gridando : « Pace in tutto il Mondo» , seguiti a qualche passo di distanza dai compagni che urlavano l'altro slogan. La polizia non li caricò e i giornali non diedero la notizia perché erano in sciopero. Nei giorni 24 , 25 e 26 dicembre 1966 si tenne al Circolo Anarchico Sacco e Vanzetti il Congresso Europeo della Gioventù Anarchica e alla fine dei lavo ri i giovani, tra i quali erano presenti alcuni Provos olandesi, sfilarono per le vie della città trasportando sul sagrato del Duomo una garrota e improvvisarono un giro ton to intorno all'albero di Natale addobbato sulla piazza. La polizia sequestrò la garrota e arrestò, chissà pe rché, una ragazza svedese.

La situazione non migliorò nel 1967. Il 7 gennaio i Provos sfilarono nelle vie del centro di Milano al grido di: « Johnson, il boia» , distribuendo volantini antiamericani e antibellici . li 9 febbraio gli studenti universitari di Torino occuparono la sede delle facoltà umanistiche per contestare il piano di riforma che tendeva a escluderli dalla sua elaborazione e il Rettore fece sgombrare l'edificio dalla polizia («l'Unità» dell'I I febbraio commentò i fatti sotto il titolo: « Studenti malmenati , banditi in libertà »). Il 7 marzo circa 200 giovani bloccarono il traffico in una via del centro di Milano recando cartelli di protesta contro le Forze dell'Ordine con slogans come: « Non sedate le nostre coscienze »: il « Corriere della Sera » dell'8 marzo pubblicò la notizia che 44 capelloni vennero accompagnati in stato di fermo in Questura, 43 vennero denunciai-i a piede libero e due ricoverati al Policlinico; il « Giorno» dell'8 marzo invece parlò dello scontro « più serio e più violento verificatosi

finora tra polizia e capelloni. C'è stata una carica della Celere. Sono volate manganellate alla cieca. Sono stati visti ragazzi portati a braccia e svenuti dentro il portone della Questura. Non sono mancate le barelle che trasportavano sanguinanti alcuni protagonisti di questa assurda battaglia ». Il 12 marzo « La Stampa » annunciò che la polizia aveva chiuso un circolo privato frequentato da giovani anticonformisti precisando che « un centinaio di giovani sono stati accompagnati in Questura , 2 sono stati rimandati a casa con il foglio di via ». Il 2 aprile « l'Unità » riferì che in occasione della visita a Firenze di Hubert Humphrey, Vice-Presidente degli U.S.A., i giovani fecero una dimostrazione contro la guerra in Vietnam e uno di loro lanciò agrumi marci contro Humphrey, precisando che « decine di poliziotti si sono avventati sullo studente colpevole e lo hanno selvaggiamente picchiato tanto che un medico, temendo per il peggio, ha tentato di intervenire ma è rimasto anche lui col95

pilo ... In serata sono stati fermati 30 giovani». L'8 aprile la Federazione giovanHe del Partito Repubblicano ottenne l'autorizzazione a una dimostrazione a Milano a favore dei diritti e delle libertà dei giovani contestatori (in realtà la dimostrazione era organizzata dal periodico « Mondo Beat » che il 3 aprile aveva presentato un esposto in Procura chiedendo garanzie per l'integrità personale contro l'azione della polizia). Fu la prima volta che i giovani anticonformisti. definiti dalla stampa capelloni, sfilarono indisturbati per le vie del centro confermando l'ipotesi che l'abituale furore poliziesco e dell'opinione pubblica fosse suscitato dalla loro mancata conoscenza dei fatti: questi capelloni non si capiva da dove venissero e che cosa volessero, invece i partiti organizzati e autorizzati non

suscitavano né ansietà né perplessità , perché si sapeva con assoluta certezza dove andavano a parare.

Il 15 april e circa 300 studenti iniziarono a Torino una Marcia della Pace per protestare contro la guerra in Vietnam, poi si sdraiarono in mezzo a

Via Roma bloccando il traffico; 20 persone vennero fermate e 3 dimostranti arrestati e trasferiti in carcere. Il 29 aprile un centinaio di giovani marciarono per le vie del centro di Milano protestando contro la Guerra in Vietnam e il Colpo di Stato in Grecia. La polizia intervenne ad arrestare e bastonare; ma questa volta (credo la prima nella storia delle manifestazioni precontestatarie) fermò anche 4 dimostranti neofascisti. Queste cose sembrano lontane di un secolo e ho scelto quasi a caso poche notizie nell'oceano della mia Collana di Fiori, ansioso capitolo di un Numero Unico ansfoso fatto di molti capitoli ansiosi basati sulle ansiose realtà che in quegli anni lontani ci incatenavano attenzione e passione. Ma il Numero Unico non uscì mai . Il Movimento Studentesco ereditò e organizzò gli interventi e le azioni, seguito da attivismi politici e sindacali che a loro volta ereditarono e organizzarono gli interventi e le azioni preesistenti . La ruota della vita, buddhista o no, non si è mai fermata.

Il I' novembre 1966 Giorgio Bertani, attivista dello PSIUP e allora rappresentante della Feltrinelli a Verona, organizzò un minuscolo convegno in casa sua a Verona per proporre lo PSIUP come via

d'uscita ai leaders cosiddelli beat. Il leader che faceva più gola era Vittorio di Russo, futuro direttore di « Mondo Beat», qui nella fotografia, a si-

Un momento della riunione in casa di Giorgio Bertani a Verona il I' novembre 1966: un gruppo di compagni dello PSIUP spiega a Vittorio di Russo,

qui nella foto accanto a Paolo Gerbino, allora impiegato dell'Alitalia e futuro leader della tendopol i di Nuova Barbonia, il programma del Partito.

nistra, con Giorgio Bertani.

97

Vittorio di Russo quel giorno partì in un pessimo trip. Lo PSIUP aveva organizzazioni troppo razionali per il Re di Piazza del Duomo e del Metro di Cordusio.

ISTITUTI

OSPITALIERI

DI VERONA

05?fDAlf CIVllE MAGGI ORE

!a somma di L.

pe,

. 1,,/,_,_ ?.>-


n• han,io scatno:to ,abato contro ,ru,1. L4 coppia )\Ù oli aoentl della Volante, /eren• •~diCI done sette, t ,tata ,ollanto 1'"1· d1cl -

Oscar, di di ortogra/(a. owuto cerU/lcato· .

~ l~~-~i:f:::~:TJrif~:!~

.

1

" di ,,. Ripom~li. """" .... ' ,, rato .1e Jtcua. Peno ognl rl• ui .; OVVffO 11 ,o~o luclati lnprerem:a oe tegno. f nco--barbo,d erano gfu,a.. cfdcre i poi.li 1hu1tri e l1anno di un numero 1uce.1.1arìo di con1:, ti al punto di ccltbrarc matrl• unito le Jerlte per '!lf1clltore 1l /rate/li •· ~ ,tf~~~~~~.. t IS-

~0:'=t':~i;,~~:~~0:!: =rr: J~:i~:::c1:i;:rm,4;;;,~~:

ord·nato I a cento agen t·I

·I rastrellare · all,alba ·I neobarbom· I ~lamNnf' all 'al" -H• I'• lll'f"l'atlllnf rapPlh111I • . Allt: /'i.IO

!,,' ~~~~u!..! l!!t°m?J,'i;',:~~f'~"~r!~~~l;.;;;~:;;i•:~~;-~IIL~;:~

107

•~=:; •~•~~; .=t:...-..:

108

"1Ql~¼~i

=!~ :u~;

::~::•HG~'!!-;; ~,i"::"~•)~~:.~=: ~~d~~:~•1i.~1•"':-.~: i~~::•~,~::::.•1•t::;.~•~•1.::.:;~~t;:•::;ft~::;1•.~~1r::~•:~,~,.;1~:~•~:1::•i

Fu la signora Em ma Giovanni ni che nel maggio 1967 invocò l'intervento dell a polizia per trovare il fig lio sedicenne Mauriz io Busnari nascosto nella Tendopoli. La polizia accorse, accolta da una sassaiola ma sostenuta da 21 « Pantere». Il traffico stradale rimase bloccato per due chi lometri mentre poliz ia e capelloni si picchiavano e la polizia non mancò di usare le a r m i. Il ris ultato della zuffa fu che 45 ragazzi, co lpevoli di vivere in una Tendopoli per mancanza di altra abitazione, furono condotti in Questura e alcu ni furo no arres tati.

LA

11 GUERRA 11

giovani scacciati dalla Tendopoli rimasero per qualche tempo sul terreno che era stato bruciato coi lanciafiamme. Non sapevano veramente dove andare a dormire e rimasero lì all'aperto con le loro coperte. La polizia intervenne a fare un nuovo rastrellamento e intanto i ragazzi di « Mondo Beat » si riunirono per organizzar€: una marcia con l'intenzione di riconquistare un terreno che dopotutto era stato dato loro 'Ìn affitto. La marcia fu organizzata ma senza risultati. Il vero risultato fu che i gruppi della Tendopoli furono dispersi con un buon numero di fogli di via ( e di arresti per i recidivi al foglio di via) o di ricoveri all'Istituto Pini.

DI NUOVA BAABONIA

Provifs7t~/l,n; minattiano una «martia su Milano» per domani Di nuovo rutreUati aU'alba gruppi di zazzeruti che bivacca• vano •uU'area deUa tendopoli beat sgomberata lunedì dalla polizia: tra eo•i vi erano tredici minorenni fuggiti da casa

109

Fu allora che Ginsberg venne in Italia

Altro da pensare a Milano, dove il Living Theatre era arrivato in Aprile e stava andando a Torino, solita saga del Living, cena di Julian Beck al Bar Commercio con una fetta di bambù, a Torino a vedere Frankenstein al Teatro Alfieri in piazza Solferino, Gianfranco Mantegna sorridente plublic relations, terrore in scena quando un attore rischiò di impiccarsi perché un certo gancio che doveva tenere una certa fune venne male agganciato ( in realtà senza danni ma con Judith svenuta in scena) e il 13 maggio presentazione del New Cinema di Jonas Mekas a Torino, 14-17-19-20-21, giornate intense, a Milano al lavoro fino a sera e poi di volata in macchina a Torino a vedere films underground ancora sconosciuti, a presentarli eroicamente « sulla parola » fidandomi di Jonas e degli amici, Robert Breer e Storm De Hirsch, Peter Kubelka e Harry Smith, Cari Linder e Bruce Conner, Ed Emshwiller e Marie Menken, Taylor Mead e Shirley Clarke, Jerome Hill e Sian Vanderbeek, Ron Rice e Jonas Mekas, Stan Brakhage e Bruce Baillie, lungo film di Brakhage durata quattro ore e mezza, tutta una domenica, confortati da un canestro di Angelo Pezzana dove la madre aveva messo « chiacchiere » e bottiglie, orgia di New Cinema e, ancora ubriaca di anticonsumismo, presentazione di What's Happening consumistico di Antonello Branca al Circolo Turati a Milano starring Allen Ginsberg, Gregory Corso, Andy Warhol e altri. Ogni tanto qualche eco dei « ragazzi », l'adunata di Francesco Leone/ti in piazza del Duomo il 14 giugno, Gianni de Martino che fece pubblicare a Feltrinelli l'ultimo numero di Mondo Beat più o meno mentre ricevevo la lettera che decideva conclusa la mia consulenza per Giangiacomo, ma di nuovo avevo altro da pensare perché il 5 luglio doveva arrivare Ginsberg a Roma. E Ginsberg arrivò a Roma alle 11, ci raggiunse al. 110

l'Hotel de la Ville, lo portammo a colazione da Cesaretto in via della Croce e alle cinque partimmo per Spoleto dove doveva incontrare Menotti in al· tesa del reading, reading 8 luglio dopo una mat· tina passata a Montefalco a vedere sbalorditi in un convento di clausura i calcoli pietrificati di non ricordo che Santa, e appena finito il reading, sulla stellante piazza davanti al Duomo, arresto di Ginsberg per oscenità. Per oscenità. Per oscenità, in questo paese annegato nel sesso ( con donne seminude a far pubblicità a stufe e/et• triche e frigoriferi, con coiti e stupri di ogni genere in technicolor su tutti gli schermi, con réclames cinematografiche laidamente pornografiche), venne arrestato Ginsberg per una poesia distribuita al pubblico del reading su pochissime copie stampate. al ciclostile, parole tabù « uccello » e « culo », Con chi essere Gentile, Who Be Kind To, poi pubblicata integrale in Mantra del Re di Maggio, ma tant'è si dovette aspettare alcuni anni che il processo per oscenità finisse in una misteriosa insabbiatura giudiziaria basata su incomprensibili procedure. Quella sera a Spoleto alcune ore passate in Commissariato a fare da interprete, poi finalmente fuori all'aperto, in cerca dell'appuntato che aveva causato ignaro il disastro con la sua denuncia, per offrirgli ( offerta imprevista) un mazzo di fiori per la sua certo gentile signora. L'indomani difesa di Meno/ti e Alfonso Gatto in teatro ( protesta contro l'arresto) mentre Ginsberg andava con Ezra Pound a sentire non ricordo che cosa, incontro da lui sognato che sarebbe stato il primo di molti; e il 10 da Spoleto tornammo a Roma, dove Ginsberg mi regalò gli I Ching e io dimenticai in libreria la borsa con documenti e tutto. Poi lui andò a Parigi/Londra (padre in attesa) e io a Lucca al Terzo Salone dei Comics e a Bordighera (giuria con Antonio Pietrangeli) e a Carrara (giuria che premiò Pierfranco Marcenaro), eccetera, finché Ginsberg ritornò, questa volta a Milano, il 5 settembre, ospite nostro fino alla metà di novembre quando ripartì mentre io ero in clinica a farmi operare da Antonio Chiatellino. Saga di Ginsberg in Italia, fiumi di ragazzi che lo volevan conoscere, file di intellettuali curiosi che volevano venire a vederlo, e intanto noi lavoravamo otto ore al giorno a tradurre insieme TV Baby Poem,

esoterismo inaccessibile, e ogni tanto Ginsberg cu- mento di armonium e li portammo in siem e a cinava alla griglia agnello che poi si doveva man- Portofino, coda di tre ore per entrare nella « Perla ,, gia re e il 12 sellembre si tirarono gli I King per de- di non so che cosa, breve sosta alla solita Cri /l a, cidere se fare o no " Pianeta Fresco ,, dolce, cara, Pound che rispondeva '110' a qualunque domanda indimcnticata rivista nata da tenerezza ed amore, tranne quando gli chiedemmo se voleva ritornare a falla per tenerezza ed amore, finita con la fine di casa per fargli dire finalmente un sì. li 24 Camogli 1e11 crez.z.a ed amore. e San Fru/luoso e ritorno a Milano, registratore in 13 sc11e111bre Firenze, film di Pasolini e uno del macchina, la storia finalmente di com 'erano sucp11 hhlico che chiese al poeta: " Are you Mr. Gin- cesse le cose, tutto in fila per la prima volta dopo sbrr.~ ' " e lui che rispose: " One of · them ", il 14 anni di attesa. gli Uffizi e Orsanmichele col murale in Pia zza del Poi la High Life milanese o gli incontri da me, il 26 Quasimodo, il 27 Eco e Filippini, il 29 Antoniani e D1w1110 ( « Ginsberg, you are a God »), il 15 Bargello e S a11 Miniato e una festa per fargli vedere le Cera- il 30 partenza per Napoli per il reading alla Villa m 11 -l1e Sba gliate conservate in una fabbrica ( con Pignatelli ( dov'era stato Kerouac) organizzato dalla Libreria di Mario Guida ancora con Pellegrino Sarw :11 gran folla di ragazzi apparentemente contesta/Uri 111a in realtà ansiosi di parlargli, raccolti per no, i ragazzi arrampicati sulle statue sotto gli occhi del direi/ore terrorizzato, /'automobile sollevata da Sl (