30.000 anni fa la prima farina. Alle origini dell'alimentazione 8859615410, 9788859615415

Il volume prende spunto dalla scoperta in Toscana della farina più antica del mondo, risalente a 30.000 anni fa, per off

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Italian, English Pages 48/46 [46] Year 2015

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30.000 anni fa la prima farina. Alle origini dell'alimentazione
 8859615410, 9788859615415

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ANNA REVEDIN - BIANCAMARIA ARANGUREN - FABIO SANTANIELLO

30.000 ANNI FA

LA PRIMA FARINA Alle origini dell’alimentazione

30.000 ANNI FA LA PRIMA FARINA Alle origini dell’alimentazione Spazio Mostre Ente CRF - via Bufalini 6 - Firenze 18 settembre 2015 - 3 gennaio 2016 a cura di Anna Revedin Biancamaria Aranguren Fabio Santaniello Promossa, organizzata e realizzata da Ente Cassa di Risparmio di Firenze Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) in collaborazione con Soprintendenza Archeologia della Toscana (SAR-TOS) con la partecipazione di Dipartimento di Biologia, Università di Firenze Dipartimento di Lettere e Filosofia, Università di Trento Cultures et Environnements Préhistoire, Antiquité, Moyen Âge CEPAM - Nice Museo Archeologico di Massa Marittima Associazione Culturale Civiltà Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo Gruppo Archeologico di Scarperia Coordinamento Letizia Paradiso Comunicazione e Ufficio Stampa Riccardo Galli Alessandra Bandini Federica Checchi

Progetto allestimento Gigi Cupellini Progetto grafico e catalogo Claudio Chiarusi, Rosella Badessa Edizioni Polistampa - Firenze Allestimento Stampa in Stampa Testi Biancamaria Aranguren Anna Revedin Fabio Santaniello in collaborazione con Giuseppe Rotilio (Nutrizione e Paleolitico) Illustrazioni Massimo Tosi, Omar Larentis Traduzioni Brian Martin, Aelmuire Helen Cleary Ambientazioni Floriano Cavanna - Arké Paolo Gucci Lorenzo Modi Giorgio Bani (scultura del cervo) Video Yamaica De Marco

© 2015 ISTITUTO ITALIANO DI PREISTORIA E PROTOSTORIA - www.iipp.it www.polistampa.com © 2015 EDIZIONI POLISTAMPA Via Livorno, 8/32 - 50142 Firenze Tel. 055 7378711 (15 linee) [email protected] - www.leonardolibri.com ISBN 978-88-596-1541-5

Ringraziamenti: Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, Università di Siena (DSFTA) Museo di Storia Naturale, Sezione Zoologica “La Specola”, Università di Firenze Musée de Préhistoire Régionale, Menton Department of Anthropology, Faculty of Science, Masaryk University, Brno Moravian Museum, Brno Caverne du Pont d’Arc (SYCPA) Sprintendenza Archeologia della Puglia Paolo Agnelli, Almudena Arellano Alonso, Luca Bachechi, Maria Rosa Bagnari, Fabio Cavulli, Paolo Chisté, Lucia Dallafior, Mauro Del Sarto, Silvia Florindi, Patrizia Garibaldi, Stefano Grimaldi, Patrizia Guidi, Laura Longo, Roberto Magazzini, Marta Mariotti Lippi, Cristina Marsili Libelli, Piergiovanni Nagrini, Paolo Nannini, Martin Oliva, Caterina Pangrazi, Simona Pozzi, Stefano Ricci, Annamaria Ronchitelli, Andrei Sinitsyn, Jiri Svoboda, Barbara Wilkens.

Indice / Index

Presentazioni / Presentations Maria Bernabò Brea Umberto Tombari

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Introduzione / Introduction Biancamaria Aranguren - Anna Revedin

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LA DIETA NEL PALEOLITICO Homo come noi / Homo like us

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L’europa 30.000 anni fa / 30.000 years ago

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Archeologia: ritorno al futuro / Archaeology: back to the future

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I confronti etnografici / Ethnographic comparisons

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La dieta nel Paleolitico / Palaeolithic diet

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Nutrizione e Paleolitico / Nutrition and Palaeolithic

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LA PRIMA FARINA Lo scavo di Bilancino / The excavation of Bilancino

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L’accampamento e il territorio / The settlement and its territory

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Cacciatori e raccoglitori / Hunters and gatherers

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La prima farina in Toscana / The first flour in Tuscany

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Una visione europea / An european perspective

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Dalla raccolta all’agricoltura / From gathering to agriculture

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Bibliografia / Bibliography

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Presentazione / Presentation

La mostra “30.000 anni fa, la prima farina” ha il merito di portare all’attenzione del grande pubblico una scoperta archeologica già ben nota al mondo scientifico, che ha aperto una nuova pista di ricerca sul più lontano passato. Scoperta tanto più significativa in quanto non è frutto del caso: il ritrovamento, clamoroso, dei residui di farina di tifa su manufatti litici ha premiato un approfondito lavoro di indagine, che ha preso avvio da un intervento di salvaguardia in un sito paleolitico a rischio di distruzione ed è stato condotto con i più attenti metodi della ricerca preistorica, compresi quelli più innovativi . L’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e la Soprintendenza Archeologia della Toscana, in quanto istituti di appartenenza delle

autrici, sono orgogliosi di essere partecipi di questa ricerca; e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ne è partner a pieno titolo fin dal 2008, data della pubblicazione scientifica sul sito, e ora a maggior ragione per l’opera di valorizzazione costituita dalla mostra. Opera pienamente riuscita, grazie anche allo sforzo fatto dagli autori e dai loro collaboratori di rendere accessibile e accattivante il frutto di una rigorosa indagine scientifica, che in questo modo è reso disponibile a tutti.

The exhibition “30,000 Years Ago, the First Flour” has the merit of bringing to the attention of the general public an archaeological discovery already well known to the scientific world, which has opened a new line of research into the remote past. The discovery is all the more significant in that it does not result from chance. The sensational finding of the remains of flour made from cattails on stone tools has rewarded an in-depth study that began with an initiative to safeguard a Paleolithic site at risk of destruction, and has been conducted with the most thorough methods of prehistoric research, including highly innovative ones. The Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italian Institute of Prehistory and Protohistory) and the Soprintendenza Archeologia

della Toscana (Tuscan Archaeological Department), as the institutions to which the authors belong, are proud to participate in this research project; and the Ente Cassa di Risparmio di Firenze has been a worthy partner since 2008, the date of scientific publication of the site, and now even more so for the work of promotion and publicity provided by the exhibition.This activity has been rewarded with success, thanks also to the efforts of the authors and their collaborators to make the results of rigorous scientific investigation accessible and fascinating to all.

Maria Bernabò Brea Presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

Maria Bernabò Brea President of the Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

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Presentazione / Presentation

Questa originale esposizione è emblematica delle caratteristiche delle iniziative promosse e sostenute dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. È infatti multidisciplinare e riesce ad unire armonicamente contenuti di rilevanza storica, scientifica ed archeologica su un tema di grande attualità quale è l’alimentazione, fortemente rilanciato in questi mesi da Expo 2015. Attraverso un percorso narrativo di grande efficacia il visitatore viene accompagnato alla scoperta delle tracce del ‘pane’ più antico del mondo avvenuta nel nostro territorio alcuni anni fa. Ci è sembrato quanto mai opportuno indagare su questi aspetti relativi all’alimentazione dei nostri avi perché riteniamo, confortati dalle indagini degli esperti, che possano scaturire preziose riflessioni che ci possono aiutare nella elaborazione di nuovi protocolli in questo campo.

Ma questa eccezionale scoperta ci permette anche di ricostruire le tappe dell’interazione tra uomo e ambiente aprendo scenari fino ad oggi inesplorati. Apprendiamo infatti che, per la prima volta in Toscana, 30.000 anni fa, prima dello sfruttamento intensivo dei cereali collegato allo sviluppo dell’ agricoltura, l’uomo poteva avere a disposizione un prodotto elaborato, facilmente conservabile e trasportabile e ad alto contenuto energetico. Per questi motivi abbiamo ritenuto opportuno promuovere la mostra che, siamo certi, segna solo una tappa, seppure molto importante, di un percorso che ci riserverà ancora molte sorprese.

This original exhibition is emblematic of the initiatives promoted and sustained by the Ente Cassa di Risparmio di Firenze. It is, in fact, multidisciplinary, harmoniously uniting contents of historical, scientific and archaeological nature around a subject that is especially topical today, namely food, forcefully relaunched in these months by Expo 2015. In a highly convincing narrative journey, visitors learn of the discovery of traces of the world’s most ancient “bread”, a discovery made in our territory some years ago. It appears crucially important to investigate these aspects of our ancestors’ nourishment because we believe, backed up by studies conducted by experts, that this can give rise to important reflections helping us to develop new protocols in this field.

But this exceptional discovery also allows us to trace the stages of interaction between mankind and the environment, envisaging scenarios never before explored. We learn, in fact, that for the first time, in Tuscany, 30,000 years ago, before the intensive exploitation of cereals linked to the development of agriculture, man had available a processed food that was easy to preserve and transport, yielding a high energy content. For these reasons we believe it opportune to promote the exhibition that, we are certain, marks only a stage, albeit a crucially important one, in a voyage holding many other surprises in store for us.

Umberto Tombari Presidente Ente Cassa di Risparmio di Firenze

Umberto Tombari President of the Ente Cassa di Risparmio di Firenze

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Introduzione

La mostra prende spunto dalla scoperta in Toscana della più antica farina datata a 30.000 anni fa per offrire un approfondimento sul tema dell’evoluzione del comportamento alimentare dell’uomo, in occasione di Expo Milano 2015: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Il tema del nutrimento deve necessariamente tener conto della lunghissima storia dell’interazione uomo-ambiente:gli adattamenti e gli stili di vita hanno plasmato il nostro profilo genetico fin dal Paleolitico, influenzando la salute e la vita della specie umana fino ai nostri giorni. Per la prima volta vengono esposte le due pietre che hanno riscritto la storia più antica: la macina e il macinello, scoperti durante lo scavo dell’accampamento paleolitico di Bilancino (Barberino di Mugello, Firenze), hanno rivoluzionato le nostre conoscenze sulla dieta dei primi Homo sapiens. Su queste pietre infatti – grazie alla collaborazione fra Soprintendenza Archeologia della Toscana, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze – sono stati trovati i resti di un’antichissima farina, prodotta utilizzando vegetali selvatici, come la tifa, migliaia di anni prima che l’uomo diventasse agricoltore. Le scoperte di Bilancino hanno prodotto per la prima volta la testimonianza diretta della preparazione di cibi vegetali complessi nella dieta umana e hanno suggerito di approfondire l’indagine in questa direzione. È nato così un progetto di ricerca dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria “Le risorse vegetali nel Paleolitico” che ha usufruito di un contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Sono stati individuati e analizzati altri strumenti per la macinazione, provenienti dai più importanti siti europei della stessa epoca di Bilancino: Pavlov e Dolni Vestonice nella Repubblica Ceca, Kostenki nella pianura del Don in Russia; i risultati della ricerca, pubblicata nel 2010, hanno avuto grande risonanza sulla stampa internazionale.

Gli ultimi sviluppi del progetto escono in questi giorni sulla importante rivista scientifica Proceedings of the NationalAcademy of Sciences (USA): a Grotta Paglicci in Puglia, su un pestello di 33.000 anni fa sono state trovate tracce di amidi di varie piante selvatiche. Per la prima volta è testimoniato l’utilizzo di un cereale – l’avena – che sarà coltivato solo migliaia di anni dopo. Inoltre le analisi di laboratorio svolte dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze hanno dimostrato che l’avena veniva tostata prima della macinazione, come ancora oggi viene fatto per migliorarne le proprietà alimentari. Le conoscenze del territorio e le capacità tecniche di sfruttarne le risorse ci appaiono con il procedere della ricerca sempre più estese e complesse fin dagli albori dell’umanità. Queste scoperte mettono in evidenza l’importanza della raccolta, attività tradizionalmente svolta dalle donne, e quindi degli alimenti vegetali nella dieta umana fin dal Paleolitico. Si ridimensiona così il ruolo finora attribuito alla caccia, dovuto al fatto che gli animali costituivano il soggetto principale dell’arte rupestre paleolitica e che le ossa degli animali si conservano molto meglio dei resti vegetali. Lo studio dei microresti vegetali ha cambiato il quadro delle conoscenze sull’economia e la vita di oltre 30.000 anni fa, dimostrando la capacità dei primi sapiens di produrre, conservare e trasportare un alimento altamente energetico, la farina, che doveva poi essere cotto per renderlo digeribile. I carboidrati complessi, sotto forma di farina, giocavano un ruolo importante in tutta Europa assai prima della ”invenzione” dell’agricoltura, nata circa 10.000 anni fa in Medio Oriente, ed hanno costituito uno dei motivi del successo della nostra specie e forse un primo passo verso la “dieta Mediterranea”. Biancamaria Aranguren - Anna Revedin

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Introduction

On the occasion of Expo Milano 2015: Feeding the Planet, Energy for Life, the exhibition offers a detailed analysis of the nutritional evolution sparked by the discovery in Tuscany of evidence of the oldest known flour, dating to no less than 30,000 years ago. The issue of human nourishment must factor in the long history of the interaction between man and the environment.Adaptations and lifestyles have shaped our genetic profile since the Palaeolithic, influencing the life and health of the human species up to the present. On display for the first time are the two stones that have re-written our most ancient history: the grindstone and the pestle-grinder discovered during the excavation of the Palaeolithic settlement of Bilancino (Barberino di Mugello, Florence), which have revolutionized our knowledge of the diet consumed by the earliest Homo sapiens. As a result of the collaboration between the Soprintendenza Archeologia della Toscana (Tuscan Archaeological Department), the Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italian Institute of Prehistory and Protohistory) and the Dipartimento di Biologia (University of Florence Biology Department), these stones have revealed traces of an ancient flour which was produced using wild plants such as cattails, many thousands of years before man began to farm the land. The discoveries at Bilancino yielded the first direct evidence of the processing of complex plant foods in the human diet and suggested the need for further studies in this direction. This gave rise to a research project carried out by the Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria on the subject of “Plant Resources in the Palaeolithic”, supported by a grant from the Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Other tools for grinding originating from the most important European sites coeval with Bilancino – Pavlov and Dolni Vestonice in the Czech Republic, Kostenki in the Don river plain in Russia – have been identified and analysed; the results of the research, published in 2010, were widely disseminated by the international press.

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The latest developments in the project are currently being published in the leading scientific journal, “Proceedings of the National Academy of Sciences” (USA): traces of starch from various wild plants have been found on a pestle dating to 33,000 years ago at Grotta Paglicci in Apulia. This is the first evidence to be discovered of the utilisation of a cereal – oats – that was to be cultivated only thousands of years later. Moreover, the laboratory analyses conducted by the University of Florence Biology Department have demonstrated that the oats were toasted before being ground, as is still done today to improve their nutritional properties.As the research proceeds, it is possible to appreciate the extent and complexity of knowledge of the territory, and the technical ability to exploit its resources, from the earliest human times. These discoveries highlight the importance of gathering, an activity traditionally carried out by women, and hence of plant foods in the human diet since the Palaeolithic, and puts a new perspective on the importance of the role hitherto attributed to hunting, due to the fact that animals were the main subject of Palaeolithic rupestrian art and that animals’ bones tend to be conserved much better than plant residue. The study of vegetal micro remains has changed the picture of our knowledge of the economy and life of over 30,000 years ago, demonstrating the ability of the first Homo sapiens to produce, preserve and transport a high-energy food such as flour, which then had to be cooked to make it digestible. Complex carbohydrates, in the form of flour, played a major nutritional role throughout Europe long before the ”invention” of agriculture some 10,000 years ago in the Middle East, and have been one of the reasons for the success of our species, and perhaps a first step towards the “Mediterranean diet”. Biancamaria Aranguren - Anna Revedin

LA DIETA NEL PALEOLITICO

HOMO COME NOI HOMO LIKE US Bifacciale in selce, strumento caratteristico del Paleolitico inferiore (S. Grimaldi) Flint bifacial tool, known since the Lower Palaeolithic

Alimentazione ed evoluzione sono un binomio indivisibile che ha accompagnato tutta la storia del genere umano. Le prime tracce del genere Homo sono state scoperte in Africa orientale e risalgono a circa 2,5 milioni di anni fa. Il nostro più antico predecessore, l’Homo habilis, viveva nella savana africana. L’habilis adottò una dieta ricca di carne che diede origine a un insieme di cambiamenti fisici e comportamentali fondamentali per l’evoluzione umana. Con l’affermazione di questa specie inizia il Paleolitico inferiore. La parola “Paleolitico” significa età della pietra antica, infatti, a

questo periodo sono attribuiti i più antichi strumenti in pietra creati dall’uomo. Da allora il genere Homo inizia un’inarrestabile evoluzione caratterizzata dalla nascita e dalla successiva scomparsa di varie specie come l’Homo erectus e l’Homo heidelbergensis. La storia del nostro genere non va, infatti, vista come una linea retta, bensì come un intricato cespuglio fatto di rami paralleli. Il più famoso di questi rami è l’Homo neanderthalensis. In Europa questa specie si afferma durante la fase media del Paleolitico, coabitando per poche migliaia di anni con i primi Homo sapiens che arrivavano dall’Africa. L’Homo sapiens, ovvero la nostra specie, si sviluppa in Africa per poi diffondersi sotto forma di piccoli gruppi no-

Ricostruzione dell’Homo neanderthalensis (O. Larentis) Homo neanderthalensis: reconstruction

Origine e diffusione dell’Homo sapiens / Homo sapiens: origin and diffusion 15

Pitture parietali dell’Homo sapiens, Grotta Chauvet - Francia (© SYCPA) Homo sapiens cave paintings, Chauvet cave - France

madici di cacciatori/raccoglitori in tutto il mondo. L’uomo moderno arriva in Europa circa 40.000 anni fa portando con sé un insieme di tecniche e comportamenti mai visti prima che caratterizzano il Paleolitico superiore.

Diet and evolution are a binomial that follows the entire history of the human genus. The first signs of the Homo genus were found in Eastern Africa and date as far back as 2,5 million years. Our most ancient ancestor, Homo habilis, lived in the African savannah. Habilis adopted a diet rich in meat, which contributed toward starting a set of physical and behavioural changes essential to human evolution. With the affirmation of this species, the Lower Palaeolithic began. The word “Palaeolithic” means ancient stone age: in fact, the oldest tools created by man are attributed to this period. Since then, the genus Homo began an unstoppable evolutionary process characterized by the birth and the disappearance of several species such as Homo erectus and Homo heidelbergensis. The story of our genus must not be viewed as a straight line, but as a bush composed of many parallel branches. Among these branches, the most famous is Homo neanderthalensis. In Europe, this species appeared during the Middle Palaeolithic, cohabiting for few thousands of years with the first Homo sapiens, who began to arrive from Africa. Homo sapiens, our species, developed in Africa and spread across the world in small groups of nomadic hunter-gatherers. The modern human arrived in Europe about 40.000 years ago, bringing never before seen techniques and behaviours typical of the Upper Palaeolithic. Scala del tempo del Paleolitico Palaeolithic timescale 16

L’EUROPA 30.000 ANNI FA EUROPE 30.000 YEARS AGO Durante la fase media del Paleolitico superiore, compresa tra 30.000 e 20.000 anni fa, l’Europa era ormai abitata solo da gruppi di Homo sapiens. Questi gruppi condividevano un bagaglio di conoscenze e comportamenti unico che viene definito con il termine Gravettiano. Quest’ultimo deve il suo nome al sito di La Gravette in Francia, dove per la prima volta fu riconosciuto il manufatto in pietra scheggiata tipico di questo periodo:la“Punta di La Gravette”,considerata l’espressione di nuove tecniche di caccia che si affermano in questo periodo. La diffusione del Gravettiano in tutta Europa avvenne in un arco di tempo relativamente breve e con una notevole uniformità, dalle pianure russe alla penisola iberica.

Tipiche di questo periodo sono le “Veneri”, cioè delle statuette femminili dai caratteri sessuali molto marcati e realizzate con grande dovizia di particolari. Le sepolture gravettiane, infine, hanno i più ricchi corredi funerari noti nel Paleolitico,segno evidente della coscienza di sé maturata da questi gruppi umani.I cacciatori-raccoglitori gravettiani vivevano in un ambiente molto diverso dall’attuale. Durante questo periodo si verificò un progressivo abbassamento delle temperature dovuto all’approssimarsi dell’ultimo massimo glaciale, datato a circa 20.000 anni fa. Il nord Europa era in gran parte ricoperto dai ghiacci. Nell’Europa centrale si diffusero larghi ambienti di steppa/tundra abitati da animali adattati a un clima freddo come le renne e i mammut. Nell’Europa meridionale i ghiacciai montani si ingrandirono causando l’estensione della foresta a quote più basse di quelle attuali e la diffusione di grandi mammiferi come i cervi. Poiché gran parte dell’acqua del pianeta era ormai ghiacciata si verificò un progressivo abbassamento del livello del mare, fino a 80-100 metri in meno rispetto a oggi. In Italia, il mare Adriatico si ritirò per molti chilometri facendo emergere una grande pianura. Invece, sul versante tirrenico, l’isola d’Elba e la Sicilia erano unite alla terra ferma e raggiungibili a piedi attraverso delle brevi pianure.

Venere di Dolní Veˇstonice, Repubblica Ceca (Moravian Museum, Brno) Dolní Veˇstonice Venus, Czech Republic 17

L’Europa durante l’ultimo massimo glaciale

Ambiente freddo tipico dell’Europa centrale tra 30.000 e 20.000 anni fa (123rf)

Europe during the Last Glacial Maximum

Cold environment typical of Central Europe between 30,000 and 20,000 years ago.

Sepoltura gravettiana di donna da Grotta Paglicci (F. Mezzena @IIPP) The burial of a gravettian woman from Paglicci cave

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During the middle phase of the Upper Palaeolithic, between 30,000 and 20,000 years ago, Europe was inhabited only by groups of Homo sapiens. These groups had a typical set of knowledge and behaviours defined as Gravettian. The name comes from a rockshelter in France called La Gravette, where the characteristic stone tool of this period were first identified: the La Gravette point, which is considered the expression of new hunting techniques that arose in this period. The diffusion of Gravettian culture occurred in a short time span and was characterised by considerable uniformity from the Russian plains to Iberian Peninsula.Typical for this period are the“Venus”,female figurines with strongly emphasized sexual characteristics that were made with careful attention to particular detail. Finally, Gravettian burials present the richest burial goods yet discovered for the whole Palaeolithic. It gives a clear sign of how these groups developed an understanding of self. Gravettian hunter-gatherers lived in a considerably different environment compared to the present day. During this period, a progressive reduction in temperature is recorded due to the approach of the Last Glacial Maximum, which occurred around 20,000 years ago. Northern Europe was largely covered by ice. In Central Europe, wide steppe/tundra environments developed which were populated by animals adapted to a cold climate,like reindeer and mammoths.In Southern Europe, mountain glaciers expanded. Forests grew at lower elevations than today. Large mammals like deer proliferated. As most of the Earth’s water was already frozen, sea level progressively dropped to 80-100 m less than today. In Italy, the Adriatic Sea receded several kilometres and a large plain emerged. Meanwhile on the Tyrrhenian coast,both the Island of Elba and Sicily were connected to the mainland and it was possible to reach them by foot by crossing the plains.

Scala del tempo del Paleolitico superiore italiano Italian Upper Palaeolithic timescale

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Paolo Graziosi ai Balzi Rossi (1929), Liguria - Italia (Archivio IIPP) Paolo Graziosi at the Balzi Rossi (1929), Liguria - Italy

ARCHEOLOGIA: RITORNO AL FUTURO ARCHAEOLOGY: BACK TO THE FUTURE L’archeologia non è la semplice ricerca dei resti del passato, bensì un insieme di tecniche mutuate da varie scienze il cui obiettivo è ricostruire come e perché un sito archeologico si è formato e conservato. In particolare, mancando ogni tipo di fonte scritta, un approccio pluridisciplinare è indispensabile per comprendere la vita degli uomini preistorici. Lo scavo archeologico è la prima tappa di un lungo percorso di studio. Lo scavo è un’attività distruttiva e non potrà essere replicata. Pertanto l’archeologo deve raccogliere ogni dato possibile sapendo che in pochi centimetri di profondità sono racchiusi millenni di storia umana. Vari sono i resti che possono essere rinvenuti all’interno dei siti paleolitici, tuttavia gli oggetti in pietra sono quelli più rappresentanti perché non si distruggono con il passare del tempo.

Lo studio dei manufatti in pietra fornisce dati sul gruppo umano che li ha prodotti, rivelando la provenienza geologica delle rocce utilizzate e conservando tracce dell’uso del manufatto stesso. Per datare i siti archeologici, in modo preciso, è possibile utilizzare diverse tecniche basate sul decadimento degli isotopi radioattivi. Tra i metodi di datazione il carbonio-14 è quello maggiormente utilizzato e permette di datare le materie organiche (legno, ossa, semi, carboni) comprese tra 100 e 50.000 anni fa. La ricostruzione dell’ambiente è il risultato dell’interazione di varie discipline. Geologia e sedimentologia permettono di comprendere come si è depositata la stratigrafia del sito distinguendo i fenomeni naturali da quelli prodotti dall’uomo, fornendo anche indicazioni sul clima. Le analisi polliniche ricostruiscono la vegetazione e insieme allo studio paleozoologico, che riconosce le specie animali, identificano le caratteristiche dell’ambiente circostante al sito.

Archaeology should not to be thought of as the mere recovery of the remains of the past, but as a set of techniques borrowed from various sciences. Its goal is to figure out how and why an archaeological site formed and was preserved.

Scavo archeologico di Poggetti Vecchi (2012), Grosseto - Italia (Archivio SAR-TOS) Archaeological excavation of Poggetti Vecchi (2012), Grosseto - Italy

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Collezione di confronto archeozoologica (B. Wilkens) Example of archaeozoological collection

Tracce d’uso e materia prima di uno strumento in pietra visti al microscopio Stone tool seen under a microscope: details of use-wear traces and raw material

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Pollini visti al microscopio (M. Mariotti Lippi) Pollen grains seen under a microscope

Without written resources, a multidisciplinary approach is essential to discovering many aspects of the life of prehistoric man. An archaeological excavation is the first step of a long scientific process. Excavation is a destructive activity that can’t be repeated. So, the archaeologist has to take care to collect every piece of data available, conscious that centuries of history are enclosed in a few inches of sediment.The remains available at a Palaeolithic sites vary. However, stone tools are the most represented as they are not consumed over time.The investigation of stone tools provides data about the human group that created them: it shows the geological source of the rocks used and conserves traces of how the artefact was used. To date an archaeological site precisely, a number of methods based

on decay of radioactive isotopes may be applied. Among these, the most widely used is radiocarbon dating.Also called the “C-14” technique, it can date organic material (wood, bones, seeds, charcoal) between 100 and 50,000 years ago. Reconstructing the environment results from the interaction of different disciplines. Geology and sedimentology show how deposits created the stratigraphy of a site, distinguishing natural phenomena from anthropic processes, and providing information about past climates. Pollen analysis provides an understanding of past vegetation, and paleozoology provides data about fauna. Together they allow researchers to identify the characteristics of the environment that surrounded the site.

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I CONFRONTI ETNOGRAFICI ETHNOGRAPHIC COMPARISONS punto di vista di un cacciatore-raccoglitore piuttosto che quello di un uomo contemporaneo. Le popolazioni di cacciatori-raccoglitori si sono adattate a ogni clima e ambiente, basti pensare agli Inuit diffusi nell’area artica del Nord-America o ai Boscimani del deserto africano. Inoltre gli studi etnografici confermano l’importanza dei prodotti e degli alimenti di origine vegetale nell’economia delle comunità di cacciatori-raccoglitori.

Paolo Graziosi durante una missione (1933), Fezzan - Libia (Archivio IIPP)

Ethnography, intended as a research method of cultural anthropology, emerged in the late 19th century and provided good results for the first half of the 20th century. Its use in investigating the last hunter-gatherers and on some ethnic farmers showed how the transition to a society devoted to agriculture and breeding is not an evolutionary step dictated by time, but rather an economic and social adaptation.

Paolo Graziosi during an expedition (1933), Fezzan - Libya

L’etnografia, intesa come metodo di ricerca dell’antropologia culturale, nasce sul finire del XIX sec. dando i suoi migliori frutti fino alla metà del ‘900. Lo studio degli ultimi cacciatori-raccoglitori e di alcuni gruppi etnici di agricoltori ha dimostrato che il passaggio a una società dedita all’agricoltura e all’allevamento non è una tappa evolutiva dettata dal tempo, ma piuttosto un adattamento economico e sociale. Esistono ancora popolazioni che vivono di caccia e raccolta in varie parti del mondo, anche se poche possono considerarsi intatte dopo il contatto con il mondo occidentale. Le ricerche etnografiche hanno raccolto una serie d’informazioni su riti, valori, manufatti e comportamenti che rendono possibile comprendere, almeno in parte, la cultura di queste società. I dati etnografici assumono un ruolo decisivo nella comprensione dei contesti archeologici. Infatti, il confronto dei dati archeologici con quelli etnografici offre nuovi spunti interpretativi, aiutandoci ad assumere il 24

Lavorazione di fibre vegetali, Ravenna, Italia (Associazione Culturale Civiltà Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo) Processing of vegetal fibres, Ravenna - Italy

Boscimane durante la caccia, Tanzania (istock) Bushmen hunting, Tanzania

Populations living by hunting and gathering still exist throughout the world, even though only few of them can be considered actually intact after having been in contact with the Western world.

Donne di ritorno dalla raccolta, Mali (M. Mariotti Lippi) Women returning from gathering, Mali

Donna Sotho durante la macinazione di vegetali per la produzione di farina, Sud Africa (istock) Sotho woman making flour by grinding plants, South Africa

Ethnographic researchers collected information on rituals, values, artefacts and behaviours that enable us to understand, at least partly, the culture of these societies. Ethnographic data play a key role in comprehending archaeological context. In fact, by comparing archaeological evidence with ethnographic ones, it is possible to find new interpretative clues by adopting the hunter-gatherer’s point of view rather than that of modern man. Hunter-gatherer populations can adapt to any climate and environment, the Inuit inhabit the North American arctic while the Bushmen live the African desert. Ethnographic research has also confirmed the importance that objects and food of vegetable origin have in hunter-gatherer communities. 25

Rapporto tra gli isotopi dell’Azoto e del Carbonio per la ricostruzione della dieta Nitrogen and Carbon isotope ratio for the diet reconstruction

LA DIETA NEL PALEOLITICO PALAEOLITHIC DIET Per lungo tempo l’immagine dell’uomo preistorico è stata associata a quella del cacciatore, sottovalutando il ruolo svolto dall’attività di raccolta nell’alimentazione paleolitica. Tutto ciò è dovuto al fatto che tra i resti di pasto le ossa di animali si ritrovano più facilmente dei residui vegetali. Inoltre, le raffigurazioni d’arte rupestre delle grotte paleolitiche, come quelle franco-iberiche, hanno come soggetto quasi esclusivo gli animali cacciati dall’uomo. Oggi nuovi metodi d’indagine ci consentono di riconoscere anche i resti microscopici della dieta umana permettendo di ritrovare anche le tracce deperibili degli alimenti vegetali. In questo modo è possibile delineare un panorama più preciso delle abitudini alimentari dei gruppi paleolitici, tenendo presente che come avviene oggi, l’uomo del Paleolitico era capace di adattare la sua alimentazione all’ambiente in cui viveva. L’archeozoologia studia i resti ossei degli animali evidenziando le tracce frutto dell’attività umana, come i segni di taglio sulle ossa prodotti dalla macellazione della carne e visibili sulle ossa. Lo studio dei denti umani analizza le tracce dovute alla masticazione e permette di riconoscere il consumo prolungato di cibi duri come alcuni tipi di vegetali.

Usura dei denti dovuta all’uso di cibi di origine vegetale (P. Chistè, C. Pangrazi) Dental use-wear due to the consumption of vegetal foods

Resti vegetali visti al microscopio (M. Mariotti Lippi) Vegetal residues seen under a microscope

I granuli di amido e i fitoliti sono i micro-resti fossilizzati delle piante. Essi possono conservarsi all’interno del tartaro dentario o sulla superfice di vari manufatti. Il loro rinvenimento, effettuato con un’attenta analisi microscopica, rivela l’utilizzo di alimenti di origine vegetale. Infine, alcuni isotopi stabili presenti nelle ossa, come carbonio e azoto, forniscono indicazioni sulle abitudini alimentari di un individuo, ricostruendo gli elementi principali della sua dieta fino a 10-15 anni prima della morte.

Prehistoric man has long been associated with the idea of the hunter, underestimating the role that plant gathering played in the Palaeolithic diet.This is due to the fact that it is easier to find 27

Granuli di amido visti al microscopio (M. Mariotti Lippi) / Starch grains seen under a microscope

Tracce di macellazione su vertebra di cervo (A. Arellano Alonso) / Butchery traces on a deer vertebra 28

animal bones than vegetal material among the remains. Moreover, in Palaeolithic caves where rock art is present - as with the French-Iberian ones animals are practically the only subject portrayed: the prey of human hunters. Today new investigation methods allow us to determine even the micro-remains of the human diet, identifying traces of vegetal foods. In this way, we can reconstruct more precisely the dietary habits of Palaeolithic groups, and remind ourselves that - as we do today - Palaeolithic man could modify his diet according to the habitat. Archaeozoology analyses animal skeletal remains and highlights signs made by man, like butchering marks visible on bones. Human teeth are investigated to identify chewing traces and to identify the prolonged consumption of hard textured vegetal food. Starch grains and phytolithes are fossilised vegetal micro-remains. They are preserved inside dental tartar or on the surface of various tools. Their discovery, by means of a meticulous microscopic analysis, reveals the use of vegetable food. Finally, stable isotopes present in bones such as carbon and nitrogen provide information about dietary habits of the individual, reconstructing the main elements dietary elements in the 10-15 years before death.

NUTRIZIONE E PALEOLITICO NUTRITION AND PALAEOLITHIC Attraverso gli alimenti noi, come ogni altro animale, riusciamo ad accumulare l’insieme di sostanze indispensabili per la sopravvivenza. La nutrizione è il processo mediante il quale gli alimenti forniscono le molecole (nutrienti) e l’energia necessarie alle funzioni essenziali degli organismi. Questa trasformazione è operata dalle reazioni chimiche del metabolismo, che nell’uomo, come in tutti gli animali e molti microrganismi, dipende dall’ossigeno dell’aria come fonte primaria di energia. Il metabolismo umano è il risultato della nostra stessa evoluzione. Le condizioni ambientali hanno prodotto una graduale selezione dei genotipi, cioè quei gruppi geneticamente adattati a sfruttare gli alimenti di un determinato habitat, grazie alla produzione dei tipi di enzimi più efficienti. A causa dei cambiamenti ambientali e tecnologici i primi gruppi di Homo hanno sviluppato una dieta basata sull’uso frequente della carne, selezionando un genotipo portato alla conservazione del glucosio sotto forma di grasso. Nell’ultima parte del Paleolitico, in cui si afferma un’unica specie

Gruppo di cacciatori-raccoglitori paleolitici in ambiente glaciale (123rf) A group of Palaeolithic hunter-gatherers in a glacial environment

umana su tutto il pianeta, l’alimentazione degli Homo sapiens fu arricchita dall’utilizzo di farine ricavate da piante selvatiche. Questa innovazione introdusse nella dieta una fonte conservabile di amidi aumentando la possibilità di scorte energetiche e selezionando genotipi capaci di estrarre glucosio da carboidrati complessi, preparando così la rivoluzione nutrizionale dell’agricoltura neolitica. La nutrizione paleolitica è stata determinante per l’aumento di longevità e di successo riproduttivo della specie umana. Attualmente, il nostro genotipo è ancora legato alla dieta paleolitica ed è adattato a conservare energia e nutrienti utili alla sopravvivenza in habitat ben più faticosi del nostro divano. Una crescente sedentarietà e l’uso eccessivo dei carboidrati, culminato con l’adozione universale di zuccheri in molti alimenti quotidiani (dolci, bibite ecc), sono la causa di varie malattie da scompenso metabolico tipiche dell’età contemporanea. Si potrebbe quindi fare “qualche passo” anzi “qualche corsetta” all’indietro nel tempo di tanto in tanto.

La vita quotidiana ai giorni nostri (123rf) Modern daily life

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Confronto tra genotipo paleolitico e genotipo moderno Comparison between Palaeolithic and modern genotypes

Like all animals, we get nourishment essential to life from eating. Nutrition is the process by which food is converted into nutrients and energy necessary for vital functions of organisms.This transformation occurs through chemical reactions of the “metabolic” process – common to humans, animals and many other kinds of organisms – which depends on oxygen as preliminary resource of energy. Human metabolism is the result of evolution. Environmental conditions progressively selected for certain genotypes, in other words, those groups genetically better adapted using the food of a given habitat and producing more efficient enzymes. Because of environmental and technological changes, the first Homo species adopted a diet based on frequent consumption of meat. This resulted in the selection of a genotype that preserves glucose in the form of lipids. At the end of the Palaeolithic, one human species was present all over the world. The diet of Homo sapiens was enhanced by the use of flour made of wild plants.This innovation introduced a source of storable starches, increasing the potential for consuming high energy foods frequently. It lead to the selection of genotypes that could obtain glucose from complex carbohydrates, and it prepared the way for the nutritional revolution of Neolithic agriculture. Palaeolithic nutrition increased longevity and supported the reproductive success of our species. In fact, our genotype is still linked to the Palaeolithic diet. We are well adapted to storing energy and nutrients, and to surviving in a habitat far harder than a living room sofa. Modern man is increasingly sedentary and over indulged in carbohydrates such as the complex sugars used in many of today’s foods (sweets, drinks, etc.). This is at the root of a many metabolic diseases that are now wide spread. In this sense, it would be wise to “walk” or better “run” back to our past. 30

LA PRIMA FARINA

Ricostruzione dell’ambiente di Bilancino 30.000 anni fa (M. Tosi, © IIPP) Reconstruction of the Bilancino environment around 30,000 years ago

LO SCAVO DI BILANCINO THE EXCAVATION OF BILANCINO Il sito di Bilancino, situato nella valle del Mugello in provincia di Firenze, è stato scoperto nel 1992 durante i lavori per la costruzione di un invaso artificiale. I primi rinvenimenti fecero comprendere l’importanza del giacimento archeologico, che in base alla morfologia degli strumenti in pietra scheggiata fu attribuito al Gravettiano. Bilancino è uno dei pochi abitati all’aperto noti per questo periodo. Lo scavo del sito, svolto tra il 1995 e il 1996 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana, ha portato alla luce una superficie di abitato unica nel suo genere che rappresenta una vera e propria fotografia del nostro passato. Le sue condizioni di formazione hanno permesso la conservazione di tutti i reperti nella stessa posizione in cui erano stati lasciati al momento dell’abbandono dell’accampamento. Sono stati raccolti oltre 40.000 reperti, mettendo in luce anche due focolari che hanno permesso di datare il sito a circa 30.000 anni fa, utilizzando il metodo del carbonio-14. Le indagini paleoambientali hanno rivelato che, durante il Gravettiano, l’area di Bilancino era caratterizzata da eventi alluvionali e colluviali.

Bilancino

Localizzazione del sito Geographical location of the site

Il sito, frequentato durante il periodo estivo, si trovava in una zona molto umida con pochi alberi e caratterizzata dalla presenza di piante erbacee e palustri come la tifa.

La paleosuperficie con alcuni manufatti in pietra scheggiata (Archivio SAR-TOS) The palaeosurface with some flaked stone artefacts

The site of Bilancino, situated in Mugello Valley near Florence, was discovered in 1992 during construction of an artificial basin. The first findings highlighted the importance of the archaeological site, which was assigned to Gravettian culture because of the morphology of lithic tools. 33

The excavation of the site, carried out between 1995 and 1996, by the Soprintendenza Archeologica of Tuscany, brought to light an occupation surface that is unique in its kind and that can be considered a real picture of our past. The conditions of site formation allowed for the preservation of all archaeological findings in the exact position they were at the moment of the camp was abandoned. More than 40,000 remains have been collected, among them two hearths that made it possible to date the site to about 30,000 years ago, using the C-14 technique. Paleoambiental investigations revealed that, during the Gravettian, the Bilancino zone was characterised by alluvial and colluvial events. The site, frequented during the summer, was situated in a particularly humid area with few trees, characterised by the presence of herbaceous plants and hygrophile plants such as cattails. Uno dei focolari di Bilancino (Archivio SAR-TOS) One of the Bilancino hearths La pianta di tifa tipica degli ambienti umidi The cattail, a plant typical of humid environments

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L’ACCAMPAMENTO E IL TERRITORIO THE SETTLEMENT AND ITS TERRITORY Durante le fasi di scavo ogni reperto è stato disegnato e posizionato sulla pianta del sito, questo ha permesso di ricostruire la distribuzione di tutti gli oggetti all’interno dell’area di abitato. Un grande accumulo di manufatti nella zona est del sito è stato interpretato come un’area per lo scarico dei rifiuti di produzione. Mentre nella zona ovest la ripartizione dei manufatti ha evidenziato la presenza di due strutture in base alla distribuzione dei resti delle attività umane. Queste aree sono state interpretate come due capanne, una rettangolare vicino all’estremità ovest dello scavo ed una circolare posta attorno ad un focolare di pietra. Il sito di Bilancino ha restituito migliaia di manufatti in pietra che hanno permesso di ricostruire il modo in cui erano fabbricati gli strumenti. Le rocce silicee utilizzate provengono sia dall’area vicina al sito sia dagli Appennini umbro-marchigiani distanti circa 100 km. Il rinvenimento di residui di ematite ha evidenziato un altro aspetto della vita a Bilancino. L’ematite veniva tritata per produrre del

colorante, ma i suoi giacimenti sono rari e distanti vari chilometri dal sito. In base alle analisi chimiche, l’ematite di Bilancino proviene dai giacimenti dell’Isola d’Elba. Durante il Gravettiano l’isola d’Elba, distante circa 140 km dal sito, era unita alla terra ferma ed era quindi raggiungibile a piedi dagli uomini preistorici. L’origine dell’ematite e delle rocce usate per i manufatti in pietra evidenzia lo sfruttamento di un territorio molto vasto che corrisponde all’incirca alla Toscana attuale. Questo permette di ipotizzare che i gruppi di Bilancino si muovessero all’interno di questo territorio, compiendo dei lunghi spostamenti tipici tra i cacciatori-raccoglitori.

During excavation every finding was drawn and positioned on the site map: this allowed researchers to reconstruct the distribution of all remains within the occupation area. The main accumulation area east of the site was interpreted as a zone where production wastes were discharged. Meanwhile, the distribution of

Distribuzione spaziale dei manufatti rinvenuti e ricostruzione del villaggio preistorico (F. Cavulli, M. Tosi, © IIPP) Spatial distribution of the findings and reconstruction of the prehistoric settlement 35

Ciottolo con residui di ematite macinata

Manufatti in pietra prodotti su diaspro locale (Archivio SAR-TOS)

Pebble with ground hematite residues

Stone artefacts made of local jasper

Provenienza dell’ematite (isola d’Elba) e delle rocce silicee (Appennino umbro-marchigiano) Provenance of hematite (Elba island) and flint (Umbrian-Marchigian Apennines)

artefacts in the western part of the site revealed the presence of two “latent features”, that is to say, the negative imprints of buildings from an earlier period. These structures blocked the random

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distribution of objects on the site. Both structures have been interpreted as huts: a rectangular one located near the west end of the site, and a circular one situated around a hearth. The site of Bilancino provided thousands of stone artefacts that allow us to reconstruct the way in which tools were manufactured. The siliceous rocks used come either from the neighbouring areas of the site or from the Umbrian-Marchigian Apennines about 100 kilometres away. The discovery of hematite remains underlined another interesting aspect of life in Bilancino. Hematite was ground into powder to produce pigment. The deposits are rare and found several kilometres from the site. According to chemical analyses, the hematite of Bilancino comes from deposits on the Island of Elba. During the Gravettian, the island – about 140 kilometres far from the site – was connected to the mainland and could be reached on foot. The origin of both the hematite and the rocks used to manufacture stone tools indicates that a very wide territory was exploited, corresponding more or less to the present day extent of Tuscany. It is conceivable that Bilancino groups moved within this territory, making long treks that hunter-gatherer societies are well know for.

CACCIATORI E RACCOGLITORI HUNTERS AND GATHERERS Di cosa vivevano questi gruppi umani? Per rispondere a questa domanda sono state svolte una serie d’indagini multidisciplinari sui manufatti di Bilancino. Tra gli strumenti rinvenuti i “Bulini di Noailles”, caratteristici della fase media del Gravettiano, sono i manufatti maggiormente rappresentati. Con il termine bulino s’identifica uno strumento appuntito utile a incidere. Nel sito di Bilancino, i bulini erano utilizzati per lavorare elementi vegetali come dimostrato dalle analisi funzionali e dal ritrovamento di residui vegetali. Il confronto etnografico con l’arfinden ha permesso di capire che i bulini erano usati per sfibrare la tifa. Infatti, l’arfinden era uno strumento utilizzato durante l’800 nelle zone palustri del ravennate per lavorare la tifa e ottenere delle fibre intrecciabili, utili a produrre corde, stuoie, ceste ecc. Il confronto è stato avvalorato da un’attività sperimentale svolta su delle re-

La vita quotidiana nell’accampamento (M. Tosi, © IIPP) Daily life inside the settlement

pliche moderne dei bulini. Le repliche hanno permesso di sfibrare perfettamente la tifa e alla fine della lavorazione presentavano le stesse tracce di usura viste sui bulini di Bilancino. Oltre alle punte di La Gravette utili alle attività di caccia, una tipologia di manufatti molto rappresentata è quella dei grattatoi. Il grattatoio è un oggetto in pietra lavorato in modo da ottenere un margine utile a raschiare. Le analisi funzionali hanno rivelato tracce d’uso e residui organici attribuibili alla lavorazione della pelle degli animali cacciati. Infine, sono state ritrovate due pietre in arenaria che hanno cambiato il nostro modo di vedere la preistoria. Queste due pietre, ottenute da un solo grosso blocco, presentano chiare tracce di abrasione riferibili ad attività di macinazione. Ma cosa macinavano? E perché?

What did these human groups live on? To answer this question a series of multidisciplinary research investigations were performed on the artefacts of Bilancino. Among all the discovered tools, the “Noailles burins”, which are characteristic of the middle stage of Gravettian, are the most widely represented category. The term burin refers to a sharp tool useful for incisions. At the site of Bilancino burins were used to process vegetable elements, as proved by functional analyses and plant remains.The ethnographic comparison with arfinden brought the understanding that burins were used to extract the fibres from cattail. In fact, the arfinden is a tool that was used in swampy areas near Ravenna during the XIX century to process cattail and to ob37

Confronto tra l’arfinden (sinistra) e il bulino di Noailles (destra) durante la separazione delle fibra di tifa (© IIPP) Comparison between the arfinden (left) and the Noailles burin (right) during the separation of cattail fibres

tain twistable fibres useful in manufacturing wickers, baskets and other items. The comparison has been confirmed by an experimental activity carried out on burin reproductions. These replicas made it possible to perfectly separate the cattail fibres and, at the end of the processing phase, they showed the same traces noticed on Bilancino burins. In addition to the La Gravette points suitable for hunting activities, the typology of end-scrapers is well represented too.The end-scraper is a stone artefact shaped in order to create a scraping edge. Functional analyses revealed use wear traces and organic residues due to leather treatment of the hunted animals. Finally, two sandstone rocks were found which changed our vision of prehistory. These two rocks, obtained from a single large block, show clear evidence of abrasion attributable to grinding activity. But what did they grind? And why?

Grattatoio (sinistra) e bulino di Noailles (destra) (Archivio SAR-TOS) End-scraper (left) and Noailles burin (right)

I due frammenti del ciottolo di arenaria utilizzati come macina e pestello-macinello (Archivio SAR-TOS)

Lavorazione delle fibre di tifa, Ravenna - Italia (Associazione Culturale Civiltà Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo)

The two sandstone fragments found in Bilancino used as grindstone and pestle-grinder

Processing of cattail fibres, Ravenna - Italy

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LA PRIMA FARINA IN TOSCANA THE FIRST FLOUR IN TUSCANY

Granuli di amido di tifa rinvenuti sulla macina di Bilancino (M. Mariotti Lippi)

I rizomi di tifa (© IIPP)

The starch grains of cattail found on the grindstone of Bilancino

Cattail rhizomes

I due frammenti di arenaria rinvenuti a Bilancino sono stati interpretati rispettivamente come una macina e un macinello-pestello. Le tracce rinvenute su questi manufatti hanno dato il via ad un intenso percorso di ricerca che ha accertato la produzione della più antica farina del mondo. La macina è stata campionata raccogliendo i residui conservati all’interno delle tracce di abrasione. Le analisi al microscopio hanno permesso di riconoscere vari tipi di granuli di amido, prodotti dalla macinazione di vegetali selvatici, ma soprattutto della tifa. Per comprendere se e come fosse possibile produrre della farina di tifa è stato ricostruito sperimentalmente l’intero processo di lavorazione. Alla fine dell’estate sono stati raccolti i rizomi di tifa nel momento in cui sono più ricchi di amido. I rizomi, ovvero la parte basale del fusto della tifa, una volta essiccati sono stati macinati con una replica della macina e del macinello di Bilancino. La farina ottenuta è stata impastata con acqua e stesa per creare delle gallet-

te. Infine, le gallette sono state cotte su un focolare ricostruito sulla base di quello trovato a Bilancino. La macina di Bilancino è attualmente la più antica conosciuta, la sua scoperta ha fornito elementi nuovi per la comprensione delle popolazioni preistoriche. Alla luce di questa scoperta, la lavorazione delle piante a scopo alimentare non è più un’innovazione del Neolitico ma piuttosto il risultato di un processo adattativo nato almeno 15.000 anni prima dell’agricoltura.

The two sandstone fragments recovered in Bilancino have been interpreted as a grindstone and a pestle-grinder. The traces detected on these artefacts opened up an intense research vein that verified the production of the oldest flour in the world. Samples from the grindstone were collected from residues preserved within the abrasion traces. Microscopic investigation per39

La macinazione dei rizomi per la produzione della farina (© IIPP)

La cottura delle gallette ottenute dalla farina di tifa (© IIPP)

The grinding of rhizomes to produce flour

The cooking of the “cakes” made of cattail flour

mitted researchers to identify various types of starch granules produced by the grinding wild plants, mainly cattails. To understand if and how it was possible to produce flour from cattail, experiments were set up.At the end of the summer, when the plant is richer in starch, cattail rhizomes were collected. The rhizomes, which correspond to the base of the plant stem, were first dried and then ground using replicas of the Bilancino grindstone and the pestlegrinder.The flour obtained was kneaded with water and the dough was

rolled in order to create a sort of cakes. Finally, these were cooked using a hearth that matched the one discovered at Bilancino. At present, the Bilancino grindstone is the oldest one we know of. Its discovery has provided new elements for understanding prehistoric populations. In the light of this discovery, plant processing for food is no longer an invention of Neolithic period, but rather the result of an adaptive process that began at least 15,000 years before agriculture. Prelievo di campioni dalla macina (© IIPP) Grindstone sampling

Ipotesi di utilizzo della macina e del macinello di Bilancino (Archivio SAR-TOS) Use of the grindstone and the pestle-grinder found at Bilancino 40

UNA VISIONE EUROPEA AN EUROPEAN PERSPECTIVE

Il macinello-pestello di Grotta Paglicci con tracce di macinazione (L. Longo) The pestle-grinder of the Paglicci cave with grinding traces

Localizzazione dei siti europei studiati Geographical location of the European sites considered

Le scoperte di Bilancino hanno messo in moto un processo d’indagine in tutta Europa. Il progetto “Le risorse vegetali nel Paleolitico” promosso dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria ha avviato una serie di collaborazioni per favorire lo studio di manufatti simili alla macina di Bilancino, provenienti da siti italiani ed europei del Paleolitico superiore. Su alcuni dei manufatti analizzati sono state ritrovate tracce di amidi: sui pestelli-macinelli provenienti dalla Grotta Paglicci in Puglia, dai siti di Pavlov e Dolní Veˇstonice in Repubblica Ceca e su un manufatto multifunzionale proveniente da Kostenki in Russia. I siti studiati appartengono ad ambienti molto diversi che vanno dall’area mediterranea alle pianure orientali, una zona famosa per aver restituito le veneri preistoriche e i resti dei grandi mammut.

I risultati dimostrano che la lavorazione di varie piante spontanee per la produzione di farina era una pratica diffusa in tutta Europa attorno a 25.000-30.000 anni fa. La preparazione della farina e la cottura, necessaria per renderla digeribile, sono il risultato di un processo complesso tipico del comportamento dell’uomo moderno. Il tempo e l’energia spesi per la produzione di questo alimento ci fanno capire che era un elemento importante della dieta paleolitica, perché il suo apporto calorico, unito alla facilità di trasporto e conservazione, la rendeva un alimento fondamentale. Una dieta diversificata e adattabile a condizioni climatiche e ambientali differenti è stato uno degli elementi che ha portato al successo evolutivo dei nostri antenati sapiens, che hanno progressivamente sostituito i neandertaliani in Europa diventando l’unica specie di Homo esistente. 41

Il sito di Grotta Paglicci, Puglia - Italia (S. Ricci, DSFTA) The site of the Paglicci cave, Puglia - Italy

Il sito di Kostenki, Russia (A. Sinitsyn) The site of Kostenki, Russia

I siti di Dolní Veˇstonice e Pavlov, Repubblica Ceca (J. Svoboda) The sites of Dolní Veˇstonice and Pavlov, Czech Republic

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Il progetto IIPP “Le risorse vegetali nel Paleolitico” The IIPP project: “Vegetal Resources in the Palaeolithic”

VEGETAL RESOURCES IN THE PALAEOLITHIC Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) Research Team Coordinator: Anna Revedin (IIPP) The discovery of Bilancino set in motion a Europewide research project. The “Plant Resources in Archaeology and experimentation: Biancamaria Aranguren (Soprintendenza the Palaeolithic” project is promoted by the IstiArcheologia della Toscana SAR-TOS), Anna Revedin (IIPP) tuto Italiano di Preistoria e Protostoria. The instiPaleobotany: Marta Mariotti Lippi (Biology Dept., Florence University) tute set up a series of collaborations to encourUse wear analysis: Laura Longo (Nanyang Technological University, Singapore) age analysis of artefacts from Italian and EuroChemical and nutritional analysis: Emanuele Marconi (Agriculture, pean Upper Palaeolithic sites with similarities to Environment Agricultural, Environmental and Food Dept., Molise University) Research at Bilancino: Biancamaria Aranguren (SAR-TOS), Anna Revedin (IIPP) the Bilancino grindstone. A few artefacts have alResearch at Kostienki: Andrei Sinitsyn (Russian Academy of Sciences, St. ready been examined: three pestle-grinders from Petersburg) Grotta Paglicci in Apulia and from the sites of Research at Pavlov and Dolni Vestonice: Jiri Svoboda (Anthropology Dept., Pavlov and Dolní Veˇstonice in Czech Republic.AnFaculty of Science, Masaryk University, Brno) other analysis has been done for a multifunctionResearch at Grotta Paglicci: Annamaria Ronchitelli (Physical Sciences, Earth al tool discovered in Kostenki, Russia. and Environment Dept., Siena University) The analysed sites are situated in very different environments ranging from Mediterranean to East Funded by: IIPP, Ente Cassa di Risparmio di Firenze European plains. The latter is already well known for several prehistoric “Venus”, as well as large mammoths remains. The results show that processing wild plants to produce flour was combined with ease of transportation and preservation made it an a widespread practice in the whole of Europe 25–30,000 years indispensable food. ago. Flour preparation and cooking – which makes flour edible – A diet that was both diversified and adaptable to climatic and enviare the result of a complex process typical of modern humans.The ronmental conditions could have been one of the factors that led to time and energy spent in producing this food shows it was an imthe success of our ancestor sapiens. They gradually replaced Neportant component of the Palaeolithic diet. The high caloric intake anderthals in Europe, becoming the only living species of Homo.

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DALLA RACCOLTA ALL’AGRICOLTURA FROM GATHERING TO AGRICULTURE L’utilizzo delle risorse vegetali era una pratica diffusa fin dal Paleolitico. Tuttavia è solo con il Neolitico che l’uomo smette di raccogliere ciò che trova disponibile in natura e inizia a coltivare la terra per produrre le risorse di cui ha bisogno. La nascita dell’agricoltura è un fenomeno molto complesso che si verifica separatemene in varie parti del mondo dall’Eurasia alle Americhe. Lo sviluppo del Neolitico e dell’agricoltura nel vecchio mondo ha origine nella cosiddetta Mezzaluna fertile nel Vicino Oriente, attorno a 12.000 anni fa. Il passaggio da un’economia di caccia e raccolta a una fondata su agricoltura e pastorizia fu causa ed effetto dell’aumento della sedentarietà e di un incremento demografico. L’agricoltura permise di aumentare la produzione e di creare riserve di cibo. La progressiva domesticazione delle piante, inoltre, fece in modo che fossero scelte, generazione dopo generazione, le piante più produttive creando una vera e propria selezione antropica delle specie. Le società neolitiche crebbero e si diffusero ovunque, dando origine alle grandi civiltà legate a sistemi di produzione sempre più comples-

si, ma che fondano le loro origini nell’evoluzione dei comportamenti paleolitici. La storia dell’Homo è legata indissolubilmente alla sua dieta e alle scelte fatte su cosa mangiare e come ottenerlo, perché parafrasando Feuerbach: “Siamo quello che mangiamo” e, aggiungiamo, “quello che mangiavamo”.

The use of vegetal resources has been a widespread practice since the Palaeolithic. However, only during the Neolithic man stop gathering what he found in nature and start cultivating land to produce the resources he needed. The emergence of agriculture is a very complex phenomenon that took place separately in various parts of the world from Eurasia to America. In the OldWorld,the development of the Neolithic and of agriculture originated in the so-called Fertile Crescent, about 12,000 years ago. The transition from a hunter-gatherer economy to one based on agriculture and pastoralism has been both the cause and the effect of an increase of sedentariness and of a gradual demographic growth.Agriculture permitted increased production and stocking of food reserves. Furthermore, the progressive domestication of plants involved, generation after generation, choosing the most productive species, leading to true anthropic selection. Neolithic societies grew and spread all around the world, giving birth to great civilisations tied to increasingly complex production systems.Yet the origins of these civilization remains rooted in behaviours that evolved in the Palaeolithic. The history of man is inextricably linked to his diet and the choices he made on what to eat and how to get it. Paraphrasing Feuerbach: “We are what we eat” and also “what Ricostruzione di un villaggio Neolitico (Z. Burian) / Reconstruction of a Neolithic site we ate”. 44

Localizzazione della Mezzaluna fertile Geographical location of the Fertile Crescent

Terracotta egizia di una donna che macina (Archivio SAR-TOS) Representation of an Egyptian woman grinding

Semi di frumento fossilizzato (M. Mariotti Lippi)

Campo di grano (123fr)

Fossilized seeds of wheat

A modern wheat field

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Finito di stampare in Firenze presso la tipografia editrice Polistampa settembre 2015